mercoledì 5 marzo 2025

Scritta in Latino

 Numquam est fideli cum potente societas: testatur haec fabella propositum meum.

Vacca et capella et patiens ovis iniuriae socii fuere cum leonis in saltibus.

Hi cum cepisset cervum vastis corporis, sic est locutus, partibus factis, leo: "ego primam tollo, nominor quoniam leo; secundam, quia sum socius, tribuetis mihi; tum, quia plus valeo, me sequetur tertia; malo afficietur si quis quartam tetigerit".

Sic totam praedam sola improbitas abstulit.

 

Esopo e successivamente Fedro

A dimostrazione che le Fabulae parlano di realtà sempre attuali e ciascuno  traduca questa come meglio crede, secondo il proprio pensiero


lunedì 3 febbraio 2025

C'era una volta......


 Proprio così! C'era una volta il giornalino di carta.

Che non era un giornalino come tutti gli altri, nel senso che non era usato per fare politica, o gossip, ma soltanto per scrivere cose che venivano veramente e intensamente vissute nei luoghi di appartenenza, dal quale usciva furtivamente, specialmente nei primi tempi di pubblicazione, quasi si vergognasse.

Non vi aspettate che ci scrivessero penne blasonate, anche se qualcuna alla fine c'è stata,ma ogni articolino pubblicato parlava di fermento, di attività, di voglia di esserci e di stare insieme, e allora ciò che forse si perdeva in qualità letteraria, si acquistava in vivacità di contenuti, in semplicità di comunicazione, in gioia dei fatti vissuti in un mese.

Chi non ricorda il giornalino che pubblicavano gli studenti, magari una volta all'anno,con i nomi più strampalati, uno che ricordo bene si intitolava I Brinzelloni, dove venivano raccolti gli articoli scritti via via, per ricordare eventi o situazioni simpatiche in cui studenti e professori incappavano durante l'anno scolastico? Me ne è capitato uno sott'occhio proprio recentemente, e mi ha fatto fare belle risate, specialmente guardando le vignette allegoriche che qualcuno bravo in disegno, aveva fatto all'acido muriatico, dei professori. Bei tempi quelli!

Insieme a quello ho ritrovato anche un giornalino scritto dai Lupetti degli scout. Si intitolava "Oltre l'arcobaleno", un piccolo giornalino dove bambini dagli otto agli undici anni scrivevano articolini, sulle uscite che venivano fatte. Avventure che  rimangono per tutta la vita e che tornano nitide davanti agli occhi, rileggendo quelle poche righe, dove gli errori di ortografia e non solo, ne garantivano l'autenticità. Mi è venuto spontaneo un moto di allegria quando ho letto che un lupetto non aveva potuto mangiare la minestra di fagioli,(sbobba abituale degli scout) perché i fagioli gli davano problemi al  tendine di Achille. 

E che dire del giornalino parrocchiale?

Questi giornalini nascevano in tutte le parrocchie,  non fose altro che per pubblicare gli orari delle Messe, e delle varie liturgie  che venivano svolte all'interno della Parrocchia. Un foglio  ripiegato era l'inizio di un giornalino che veniva messo in Chiesa, in modo che chi voleva poteva sempre prendere visione degli orari e leggere un invito da parte del Parroco a scrivere. 

Stava poi alla fantasia, alla creatività, alla voglia di fare dei parrocchiani, cominciare ad arricchirlo, con articoli che a volte erano riflessioni  spirituali, altre volte semplicemente sulla vita, oppure con poesie, piccoli racconti, ricette di cucina e tant'altro.

Ho trovato in tante chiese dei giornalini veramente interessanti e di piacevole lettura, che nel tempo crescevano arricchendosi anche di penne più brave, che parlavano di letteratura e di cultura in generale, ma ho dovuto sempre constatare che se non c'era un buon ricambio generazionale, qualunque giornalino era destinato a implodere lentamente e a sparire.

Poi è arrivato Internet  e la pubblicazione on line. Comoda, è vero, anche bella, è vero, perché ci si può sbizzarrire nella scrittura, nelle immagini, nei colori. Ma che parla così tanto di solitudine! E così il giornalino, qualsiasi giornalino, arriva da tutte le parti e da nessuna parte, e lentamente, ma neanche tanto, scompare, dietro la profusione di altre letture più immediate e più accattivanti.

Chissà quanti giornalini sono nati una volta, quando la gente si trovava, parlava, discuteva e sentiva la necessità di esprimersi affidando il pensiero serio o goliardico che fosse, a un foglio di carta! Era bello essere insieme a impaginare articoli, ad assemblare fogli,a fare risate,  mentre l'odore di inchiostro e di stampa si diffondeva per la stanza, insieme a progetti per il futuro non solo mio o tuo, ma nostro, di tutti. Potere dei giornalini di carta. 

Chi ancora ne ha qualcuno lo tenga, perché se un giorno lo ritroverà tra le cose accantonate, lo rileggerà con piacere e capirà che se è vero che il mondo ha fatto tanti passi avanti, ne ha fatto anche uno indietro.

Critica, rimpianto,amarezza di un'articolista per caso e per voglia di scrivere, che si è divertita tanto a fare un giornalino? Forse un po', ma poi mi dico che è solo una constatazione.

C'era una volta il giornalino di carta............



 

 

lunedì 27 gennaio 2025

Per ricordare


 

Oggi 27 Gennaio 2025,  giorno della Memoria, ho ricevuto questo messaggio,   che pubblico volentieri.

 

"Auguro a tutti di comprendere le cose per quello che sono, senza nulla togliere o aggiungere.

Auguro a tutti di fare  tesoro di ogni parola udita, perché presto potranno essere solo lette.

Auguro a tutti di non storpiare, distorcere le cose per quello che sono state, e assumersi il dovere di mantenerle tali fino a prova contraria.

Auguro a tutti di essere intimamente consapevoli che non esistono distinzioni di etnia, sesso, scelte personali e


orientamenti che possono giustificare la prevaricazione, ma che tutti abbiamo pari diritti, doveri e dignità nel rispetto reciproco.

Auguro a tutti di avere la schiena dritta e forte, per non piegarla davanti a chi riduce tutto a convenienza personale o a paura.

Auguro a tutti di essere attenti, se mai certe cose volessero tornare, perché potrebbero tornare.

Auguro a tutti di essere coerenti, per non girarsi dall'altra parte.

Auguro a tutti buona Memoria, perché non ci sia bisogno di un giorno per ricordare, ma che quel giorno sia sempre."

Il nipote di un IMI

lunedì 20 gennaio 2025

Riflessione profonda

 Talmente profonda, che alla fine ci sono sprofondata.

Mi ero chiesta tante volte del perché io preferissi spazzare usando la scopa invece dell'aspirapolvere e non ero mai riuscita a darmi una risposta. Poi Pieraccioni in un attimo mi ha sciolto il nodo gordiano.

Tutto è cominciato quando durante un'intervista gli è stato domandato che cosa preferisse fare oltre al suo lavoro di attora e lui senza esitare un attimo ha detto...stirare. Peché mentre stira i panni spiegazzati, può riflettere e si rende conto che la riflessione lo porta oltre che a togliere le pieghe ai vestiti, a spianare anche quelle più profonde della vita. Gli avrei dato un bacio per ciò che ha detto, perché per me spazzare è come entrare nel mio giardino segreto, per togliere la polvere, le briciole, gli inciampi che la vita mi fa trovare tutti i santi giorni sul mio cammino. L'aspirapolvere è rumoroso e io per riflettere ho bisogno del silenzio. Tutto qui.

E allo stesso modo mi funziona quando tiro la sfoglia e la vedo allargarsi a dismisura sulla spianatoia. Potrei usare la nonna papera e in un attimo farei, ma nossignori, io devo impastare a mano e tirare la mia sfoglia con il mattarello, e mentre faccio questa operazione penso, rifletto e faccio delle considerazioni


filosofiche tutte mie,sulle cose del mondo che gli altri possono anche non condividere....ma a me non me  ne importa un accidente.Io non ho alcuna ideologia, A me interessa solamente l'Uomo e il suo sacrosanto diritto di esistere come persona libera in ogni parte della Terra.



Per farla breve oggi , mentre tiravo la mia sfoglia che prima era sghemba, ma poi diventava sempre più rotonda, mi è venuto spontaneo paragonarla alla Terra e mi sono detta che per avere il risultato che stavo ottenendo io, dovevo riandare a monte, e cioè a quando ho impastato le uova con la farina e le ho lavorate a lungo, fino a ch ho ottenuto una bella palla elastica, che poi ho fatto riposare in frigorifero. Anche la Terra per essere bella come l'ha trovata l'uomo ha avuto bisogno di impasti energici, e poi di riposo, perché ogni sua parte trovasse il posto definitivo. 

Poi quando ho ripreso la mia palla, ho cominciato a stenderla, a prepararla per ciò che doveva diventare, e così è stato per la Terra.

La mia sfoglia è diventata tagliatelle, la Terra, continenti popolati.

Le mie tagliatelle, via via che le tagliavo si srotolavano tutte uguali e allo stesso tempo tutte diverse. Nessuna era uguale all'altra, e questo era il bello, perché ciascuna di loro avrebbe preso il condimento in maniera diversa.

Anche per la Terra, più o meno è andata così. Tutti uomini, tutti uguali e comunque tutti diversi l'uno dall'altro, e anche questo era bello perché ciascuno avrebbe appreso lo scibile in maniera totalmente individuale

E' a questo punto che ho capito che la parte più importante era il condimento. e del condimento la cosa veramente essenziale era il sale.

Un condimento per le mie tagliatelle, dove gli ingredienti dovevano essere ben dosati, perché il sapore o l'aroma di uno non coprisse o sminuisse gli aromi degli altri, dove l'olio doveva essere misurato bene perché permettesse al sugo ottenuto di amalgamare bene le tagliatelle, in modo che ciascuna di loro desse il meglio di se stessa.

E per la Terra come la mettiamo? Esattamente alla stessa maniera. Un condimento fatto dai potenti che governano il mondo, ben dosato in modo che scendendo sugli uomini li facesse avvicinare, per scambiare vicendevolmente ciò che avevano appreso dalla vita, senza voler prevaricare gli uni sugli altri, ma avvicinandosi gli uni agli altri, restando liberi.

C'è da dire che non tutte le volte il condimento risulta avere un sapore perfetto. Qualche volta è accettabile, altre volte decisamente poco buono, altre volte sarebbe bene buttarlo via subito, prima di rovinare le tagliatelle o la Terra.

Certe volte è troppo sciocco, altre volte troppo salato. Nel primo caso si può anche rimediare, ma nel secondo rischia di fare molto male sia allo stomaco di chi mangia le tagliatelle, sia alla salute degli uomini che popolano la Terra.


Una zuppiera accoglie con piacere le tagliatelle condite bene, allo stesso modo in cui la Terra accoglie con  piacere gli uomini guidati nella giusta maniera da altri uomini che abbiano la giusta dose di sale in zucca.

Ecco! la mia riflessione profonda è terminata, ed era proprio profonda. Me ne sono accorta quando ho assaggiato la prima forchettata delle mie tagliatelle!

 


domenica 12 gennaio 2025

Il sale della terra

Noi siamo il sale della terra. Belle parole, anzi bellissime!

Ci entrano dentro come una lama arroventata e allo stesso tempo rinfrescante. Peccato  peròche ce ne dimentichiamo subito, come se non facessero parte del nostro essere uomini, e non ci soffermiamo a pensare che invece ci darebbero modo di riflettere sul loro effettivo significato, ci farebbero capire cosa sia effetivamente il sale, che noi ogni giorno usiamo naturalmente per dare  sapore ai nostri cibi, che altrimenti sarebbero insipidi.


Com'è buono un sugo ben dosato di sale, o un arrosto, o una semplice bruschetta. Ecco sì, la bruschetta, un cibo semplice,  che con solo olio sarebbe buona, ma non eccellente, con l'aggiunta di un pizzico di sale diventa qualcosa di eccezionale, come sappiamo noi toscani, che il pane lo facciamo sciocco, ma che poi abbiamo adottato la bruschetta che  mangeremmo tutti i giorni, senza correre il rischio che ci venga a noia. Anzi, via via che procediamo, diventiamo sempre più bravi a dosare il sale, che non deve essere troppo, ma neanche troppo poco. Deve essere giusto.

E allora immagino la terra come una gigantesca bruschetta, che attende di essere salata da noi uomini. La terra, il nostro mondo, si presta bene a questa immagina, perché è come una pagnotta toscana, dalla quale si ricavano tante  fette di pane casalingo, non raffinato, non morbido, rustico, che mantiene in sé il sapore del lievito e che ha bisogno di essere capita per esprimere se stesso al meglio. Avete mai provato a mangiarne una fettadi pane toscano con l'aggiunta di solo sale? Basta solo un pizzico di sale e quella fetta di pane darà il meglio di se stessa.

Ma qual'è il sale adatto a salare la nostra terra? A renderla, o meglio a renderla nuovamente una comfort zone, che ci metta al riparo dalle nostre ansie?

Mi viene in mente il rispetto dovuto a tutta la natura che era qui prima di noi, la salvaguardia della salute, minacciata dai tanti inquinanti che vengono mandati più o meno consapevolmente nell'aria, l'etica della scienza che scopre nuove cose in nome di se stessa e del pensiero umano, per il bene universale, ma anche la morale di chi ci guida nel lungo sentiero della vita del nostro Genere, che deve porre limiti all'uso di certe scoperte, sempre per il bene universale. Mi viene spontaneo domandarmi: "Ma l'IA come la chiamaiamo noi o AI come la chiama il resto del mondo può essere un sale della terra?" Di getto direi di no, ma poi mi domando anche : "Ma noi genere umano, siamo davvero un sale per la terra?"e purtroppo mi trovo costretta a dire di no.

Perché? Perché l'uomo, il più intelligente di tutte le creature, non riesce a salare la terra, ma gli viene molto più facile avvelenarla?

Non sarà, che per prima cosa l'uomo avrebbe dovuto salare se stesso, e non avere la presunzione di essere nato perfetto? Tenere dentro di sé ciò che di bello ha avuto fin dalla sua comparsa sulla terra, e imparare a conoscere ed estirpare ciò che di insano nasceva e cresceva dentro di lui? Non occorre dire cosa, perché tutti lo sappiamo e omai è un disco rotto che continua a suonare la sua musica poco ascoltata all'interno di ciascuno di noi.

Non sarebbe invece preferibile ascoltare quella musica vecchia, ripetitiva, consunta e salare noi stessi, perché anche noi non siamo nient'altro che una bruschetta, che per essere gradevole, buona, duratura nel tempo ha bisogno del sale nella giusta quantità, come ogni buona bruschetta? Poi potremo permetterci il lusso di andare a salare la terra che ci ospita.

 In definitiva, saliamo la nostra vita.Come sarebbe facile e invece quant'è difficile! Qualcuno ce l'ha già detto tanto tempo fa.


lunedì 23 dicembre 2024

Una scintilla

 Tutto è stato preparato a puntino. L'albero brilla di lucine, il presepio si snoda dentro la libreria, protetto dalla curiosità dei gatti, le candele spandono la loro calda luce dalle lanterne, disseminate per tutta la casa. C'è tutto, proprio tutto. Ancora manca solo quel qualcosa di indefinibile, che ogni anno entra dentro di me e mi fa andare in un'atmosfera diversa, avvolgente, fatta di dolcezza e di malinconia, di ricordi e di attesa, di semplicità ritrovata e di introspezione.

Guardo tutti i miei allestimenti, e mi dico che alla fine non sono diversi da quelli delle vetrine dei negozi, fatti per catturare l'attenzione dei passanti sulle cose da vendere. Ma che devo vendere io?

Sicuramente non il mio amore. Quello lo regalo da sempre e intensamente ai miei cari, nella maniera in cui so farlo, senza  troppe parole, senza  grandi effusioni, non perché non voglia farlo, ma perché da sempre sono fatta così.

Sicuramente non il mio affetto. Anche quello lo dono a piene mani ai miei più cari amici, con le stesse modalità, e non solo agli amici che mi sono vicini nei momenti bui della vita, ma anche a quelli più distanti e più distratti, che comunque fanno parte del mio vissuto.

Sicuramente non tante altre cose che fanno parte della mia quotidianità, del mio andare verso gli altri con piccole cose, con piccoli gesti, con piccoli pensieri. Con i miei tanti limiti.

 

Non ho niente da vendere, è vero, solo da regalare, perché mi accorgo solo ora che ho avuto tanto dalla vita, e non perché questa mi abbia dato solo gioie, anzi! Ma ho avuto il piacere di conoscere la vera amicizia, che ritrovo via via che il tempo passa in tante persone una volta ragazzi e ora uomini e donne, e la cosa più insostituibile che è l'affetto dei miei figli.

 


Guardo nuovamente le luci del mio albero, le candele che brillano e scuoto il capo sorridendo. Come ho potuto pensare di paragonarle alle luci delle vetrine? Loro sono lì, che mi parlano della mia vita, dalla prima statuina del presepio fino all'ultima candelina ritrovata nel dimenticatoio e nuovamente accesa per dare la sua luce.

E' una scitilla che aspetto e se ancora non è arrivata, avrò la pazienza di aspettare, perché so che verrà anche quest'anno quel piccolo guizzo che non è gioia, non è felicità, ma qualcosa di molto diverso e molto di più.

Avrà un percorso lungo da fare, dovrà attraversare i fitti veli di un periodo non facile, ma arriverà e me ne renderò conto quando a Natale e solo a Natale accenderò la mia storica candela che quest'anno compie cinquant'anni. Lei è invecchiata come me, ha le sue rughe che le si sono spalmate addosso, rendendola meno bella ma piena delle esperienze che ha vissuto con me anno dopo anno in un muto linguaggio di chi mi conosce e sa chi sono io senza bisogno di parole.


Io aspetto.

 

 

 

 

 

 

 


mercoledì 13 novembre 2024

Cari ragazzi

ho dovuto aspettare qualche giorno per dirvi grazie della bellissima sorpresa che mi avete riservato per la cena dei Vecchi Scout, perché altrimenti avrei scritto un libro, tante erano le sensazioni che ho provato.


Era da tanto tempo che non sentivo più un'emozione positiva, una bella emozione, una di quelle che si ricorderanno per sempre, e voi siete riusciti a farmela vivere per il mio compleanno. 

75 anni, me ne sono resa conto solo dopo questa grande emozione, sono tanti, ma non sono troppi, se riusciamo a tenere dentro di noi la curiosità del domani, la voglia di dare ancora, il desiderio di esserci.

In definitiva di continuare a guidare la  canoa che ciascuno di noi ha in dotazione, per seguire anche da lontano  le vostre che vanno più veloci, sul grande fiume della vita.

Voi, siete riusciti a farmi capire che dentro di me, anche quando il vento è contrario e remare è più faticoso,  ci sono ancora tutte queste cose.

Grazie con l'affetto di sempre di questo bel momento che mi avete fatto vivere.


giuly