mercoledì 27 ottobre 2021

la lentezza ritrovata

 Stamani  ore 9.

 Tipica giornata autunnale, sole che va e che viene tra le nuvole, aria frizzante ma non fredda. La giornata ideale per camminare. Così, senza stare a pensarci troppo mi preparo ed esco.

La natura intorno è uno spettacolo, le foglie degli alberi sono diventate di tanti caldissimi colori e non mi stanco di guardarle. Infatti mi fermo, proprio come ho fatto una ventina di giorni fa davanti a un ippocastano, che aveva attirato la mia attenzione sulle sue foglie che pur ingiallendo ai bordi, internamente erano rimaste uguali, senza traccia del tempo che pure era passato. Chissà quante volte ero passata davanti a
quell'ippocastano negli autunni precedenti, eppure solo ora mi ero accorta di questa meraviglia. Chissà perché!


La risposta ha tardato poco ad arrivare e mi parlava con la mia voce:" Perché prima la tua vita scorreva in maniera diversa. Eri talmente abituata a correre, anche se ormai non ne avresti avuto più bisogno, che ti sembrava di sprecare tempo ad attardarti a guardare intorno a te!"

Difficile perdere le abitudini di una vita, dove tutto è frenesia, lotta contro il tempo e contro i giorni che invece di ventiquattro ore ne dovrebbero avere perlomeno trentadue, salvo poi a non farcele bastare più, perché troveremmo il modo di riempirne anche altre, senza renderci conto che ci facciamo del male, sempre più del male. In nome di che? Inutile rispondere. Lo sappiamo, ma non ce lo vogliamo dire.

E così stamani davanti a quegli alberi multicolori, facevo queste riflessioni, e riprendevo la mia strada, con la mente libera dalla fretta e a un certo punto mi sono detta, che in tutto il male di questo periodo che il mondo ha vissuto e che purtroppo non è ancora finito, c'è anche una nota positiva che è la nostra ritrovata lentezza. Avessimo dovuto sceglierla da soli, non l'avremo mai fatto, ma abbiamo dovuto accettarla. Sicuramente alle nuove generazioni abituate da sempre ad essere speedy non piacerà,e faranno di tutto per tornare a correre con il coniglio bianco di Alice, mentre dice :"non c'è tempo, non c'è tempo"; ma a quelli che come me, nel periodo della propria giovinezza l'hanno vissuta come cosa naturale, ha restituito un mondo più a dimensione d'uomo, di uomo che comunque risponde alle leggi della natura, senza volervisi sostituire.

E' a questo punto che mi è venuta in mente la lumaca di Pinocchio, un personaggio che compare solo due volte nel racconto, ma che improvvisamente per me è stato molto importante.

 
Pinocchio vide affacciarsi una grossa lumaca, che aveva un lumicino acceso sul capo, la quale disse:
- Chi è a quest’ora? 

- La Fata è in casa?

- La Fata dorme (...) ma tu chi sei?

- Sono io! (...) Pinocchio (...)

- Ah! ho capito - disse la Lumaca. Aspettami costì, che ora scendo giù e ti apro subito.
- Spicciatevi, per carità, perché io muoio dal freddo.

- Ragazzo mio, io sono una lumaca, e le lumache non hanno mai fretta. (cap. XXIX)

 

Il lumicino acceso sul capo e la mancanza di fretta, sono state le cose che mi hanno colpito.

La luce, che attenua il buio che molte volte penetra la nostra mente,la luce che ci aiuta nella ricerca di noi stessi e dei nostri domani,  e la mancanza di fretta che ci rende più ricettivi, predispongono  a un'attenta riflessione e non più all'impulso subitaneo, che troppe volte  induce a considerare  se stessi in maniera sbagliata e di conseguenza a fare scelte non idonee con la nostra vera essenza.

La lentezza della lumaca è stato uno dei tanti insegnamenti che Pinocchio ha ricevuto durante il suo cammino.

Io ho continuato a camminare senza fretta come la lumaca, non so se con un lumicino acceso sul capo.

mercoledì 20 ottobre 2021

Una persona normale

Se Lois Lane o Lara Croft venissero a trovare la mia più cara amica, e dessero, così tanto per fare, un'occhiata alla sua casa, sono sicura che rimarrebbero interdette da quello che vedrebbero.

Entrambe donne coraggiose e amanti dell'avventura, l'una impelagata nella sua vicenda con Superman, l'altra sempre in mezzo ai trabocchetti di Tomb Raider,  non potrebbero fare a meno di sentirsi incuriosite e anche un po'  a disagio in un luogo che salta all'occhio essere un percorso esistenziale, un labirinto del quale tuttora non si conosce l'uscita. Niente di sfacciatamente evidente, ma avvertirebbero che in quelle stanze tutto fa capire che c'è un inizio e un percorso mentale da seguire per cercare di ritrovare un'uscita, una fine che per ora non c'è. Ma loro sono Lois Lane e Lara Croft!

Per le altre persone ci vorrebbe un filo di Arianna, ma la mia amica non lo da a nessuno, perché chi vuole lo deve trovare da sé e allora entrerà facilmente nel suo mondo, chi non vuole, farà quello che crede.

L'importante è che lei si capisce, e anche molto bene, e sa benissimo che ognuno viaggia sulla sua lunghezza d'onda che difficilmente diventa quella di un altro....e menomale, perché il mondo altrimenti sarebbe estremamente noioso. 

In questa casa, "niente è come sembra", per il semplice fatto che dopo un po' di tempo "tutto è cambiato". Pur rimanendo con le cose di sempre.

Non ama la staticità degli ambienti la mia amica, no davvero, come non ama le cose monocromatiche e piatte. Per lei tutto è colore!

Mi ha raccontato che un giorno è stata invitata a vedere la cucina nuova di una sua conoscente, che aveva deciso di sostituire la sua, ormai datata, con una più moderna, più attuale, più glamour. Di un grigio-avana, attualissimo di questi tempi. Non ha potuto fare a meno di mostrarsi ammirata,per non deludere la persona in questione,  ma dentro di sé sentiva tutto il freddo che quell'ambiente le procurava, dove non c'era niente di niente della vita della sua proprietaria. Quella cucina poteva essere di tutti.

La mia amica è un tipo strano, questo ormai lo sanno tutti e per fortuna lo sa anche lei, ma mi dice che è così da sempre, fin da quando ancora bambina, disegnava con le tempere sui muri della sua camera paesaggi impossibili e spostava continuamente il letto alla ricerca del posto dove potesse sognare meglio.. Crescendo la cosa è diventata più evidente e più  marcata e quando avverte dentro di sé il desiderio di cambiamento, non c'è niente che la possa trattenere. Tocca l'oggetto che è stato la causa scatenante del formicolio che la percorre e il gioco è fatto. E non ci sono armadi pesanti, o cassettoni pieni fino all'inverosimile che la trattengono. E dopo un'ora o due la casa è cambiata, qualche volte addirittura irriconoscibile, i quadri e gli specchi passano da altezze rispettabili al pavimento con una naturalezza e una soddisfazione, sua naturalmente, che è quasi disarmante, mentre si pone la domanda di sempre:" ma come avevo fatto a non pensarci prima?".

Ma  quante cose accadono in quelle due o tre ore, dove libri, quaderni, fotografie, oggetti, rinascono a nuova vita. Viene tolta la polvere, ma non soltanto quella che si vede, anche quella della dimenticanza e così ritornano i ricordi e ciascuno di loro racconta la propria storia, e siccome la mia amica è anche un tipo fantasioso, sente i loro profumi e i loro suoni e ritorna, bambina, ragazza, donna, fino a rivivere i giorni di allora e a conservare fresche e verdi le immagini di quelle riprese che hanno fatto e stanno facendo tuttora il film della sua vita.

Lois Lane, americana purosangue, si chiederebbe che cosa ci sta a fare un piccolo mettitutto, degli anni '50 in una cucina che imprudentemente si può definire all'americana, eppure è lì da due giorni, mi ha detto la mia amica, a mettere a confronto due modi di vivere diversi, non meno importanti l'uno dell'altro. Per lei, così mi ha assicurato, si va verso il futuro solo se viene traghettato anche il passato, non con la fatica di portare una zavorra, ma con l'allegria, la noncuranza e l'amore per ciò che è stato, che ci permette di avere ciò che è e ci sprona verso ciò che sarà.


Quel mettitutto di legno povero,  posto di fronte alla lunga fila di armadietti impomellati attaccati al muro, per quanto ne pensa lei, è stato il tassello che mancava al tavolo che è tra di loro, per sentirsi completo. Perché proprio in quel tavolo si preparano dolci antichi e nuovi, si mangiano tagliatelle tirate a mano e insalate dietetiche di ultima generazione. Il vecchio che da la mano al nuovo...e avanti! 

Ed è così che in casa della mia amica ci sono mobili molto diversi tra di loro, qualcuno antico, qualcuno moderno, qualcuno scuro, qualcuno chiaro, e non perché è stata seguita una moda, ma perché hanno rappresentato momenti di una vita, di tante vite. Stessa cosa per  i quadri. Non sono dipinti d'autore, ma ciascuno racconta uno stato d'animo, a volte bello, a volte meno, ma mai da spedire nel dimenticatoio. E il discorso vale anche per i soprammobili. Sembrerà strano avere a cuore un asinello di ceramica rosa che è stato anche rincollato. Eppure anche quello è un piccolo tesoro. E di tesori come quello ce ne sono decine in quella casa e ognuno ha il suo perché.

E così la mia amica cambia, stravolge e dopo, per un po' di tempo è contenta, appagata dalla fatica e dal risultato. Un po' meno chi le sta vicino e deve cercare di raccapezzarsi in quello che è un continuo labirinto in movimento.

Poi  tutto si ferma per un tempo indefinito, fino al momento in cui, toccando anche per caso un oggetto, questo le comunica una nuova vibrazione, e anche se fa resistenza  a se stessa, lei sa che darà un nuovo assetto alla sua casa e alla sua vita, e non si fermerà, proprio come fa Lara Croft,, davanti agli ostacoli che le verranno messi difronte da chi ragionando con giudizio, scuote la testa, sapendo di essere già sconfitto in partenza.

La mia amica è un tipo strano, ma ha una sua filosofia,  perché sa che finché continuerà ad avere dentro di se' la voglia di rinnovare se stessa attraverso la sua casa, andrà sempre d'accordo con la vita.

Per il resto la mia amica è una persona normale.


















giovedì 30 settembre 2021

Non solo il Cuore ha le sue ragioni....

 

......anche l'Arte ha le sue ragioni che la Ragione non conosce 

 

 

 

 


La Spigolatrice di Sapri




mercoledì 22 settembre 2021

Autunno


 Come corrono oggi 

le nuvole nel cielo

spinte dal vento

che scompiglia 

i mie capelli.

gonfie di pioggia 

che parla di autunno,

tende del sole

che sbircia dietro a loro

l'estate che muore

Me lo dicono le foglie

che mi passano davanti

in una danza leggera

e mi salutano tremule:

ci rivedremo a primavera".

domenica 19 settembre 2021

La vita semplice

“C'è un'ape che se posa su un bottone de rosa:
lo succhia e se ne va...
Tutto sommato, la felicità è una piccola cosa.”

versi tratti dalla poesia "Felicità"

 

   Trilussa 

 

Quell'ape però non sa di essere felice.

Vive, semplicemente vive, contentandosi di succhiare il nettare di quella rosa.Il suo è un gesto semplice, nato agli albori della vita e tramandato nel tempo.

Se chiedessero all'ape che cosa vorrebbe per essere felice, qual'è per lei la felicità, sicuramente non risponderebbe che la felicità è quel bottone di rosa.poesia per sempre - <3 🐝🌹 Un'ape ad una rosa s'accostò audacemente col  suo cocchio brunito; poi scese, passeggero ed insieme equipaggio. La rosa  quella visita accolse con aperta serenità, senza occultare

Ci penserebbe mentre ronza di rosa in rosa, di fiore in fiore, senza trovare una risposta e vedrebbe tante cose davanti a sé.....un fiore più profumato, la primavera perpetua, l'alveare più grande e più comodo, ma si accorgerebbe ben presto che la felicità è sempre un pò più in là anche del suo desiderio più bello.

E continuerà a volare ronzando e succhiando di fiore in fiore, pensando alla felicità, senza accorgersi che quella è proprio lì, vicino a lei, in lei, nella sua vita semplice, mentre si posa su quella rosa.

Come è simile a noi uomini quell'ape! 


 

 

 

venerdì 13 agosto 2021

Un medico di nome Gino

 Ho sempre sentito parlare di Gino Strada e di Emergency.

Oggi Gino Strada è morto.

Ed è all'uomo libero, che ha saputo svincolarsi da tutte le ideologie  di qualsiasi tipo, è all'uomo libero, che ha fatto della sua professione di medico chirurgo,  un potente trampolino di aiuto umanitario, per i più poveri, i più diseredati, in ogni parte del mondo, che va il mio semplice saluto.


Morto Gino Strada, aveva 73 anni. La figlia Cecilia: «Mi ha insegnato a  salvare vite»

martedì 29 giugno 2021

Restituiamo i sogni

Ieri ho preso spatole e colori e ho dipinto questa tela.

Ha un cielo strano questo dipinto. Un cielo che non si buca, un cielo che non permette di vedere nessun orizzonte.

La cosa mi ha colpito perché se è vero che io sono un'istintiva, è anche vero che in tutte le mie tele i colori dei miei cieli, possono essere stati a volte chiari, molte volte anche molto scuri e nuvolosi, qualche volta addirittura minacciosi, ma non sono mai stati una barriera ai sogni che cercano nuovi orizzonti.

Perché io ho sempre cercato gli orizzonti, per trovare in me di volta in volta una qualche nuova curiosità che mi spinga ad andare oltre. Anche ora che la mia età non è più verde.

In questa tela i sogni invece sbattono contro un cielo opaco e tornano indietro.

Questo mi ha fatto pensare. Perché ho dipinto un cielo dove dietro sembra che non ci sia niente?

E poi ho capito. 

Perché non c'è niente, almeno non c'è niente ora, in questo momento temporale che stiamo vivendo e subendo da ormai troppo tempo.

In tutta la mia vita, mentre salivo  la scala dell'esistenza, crescevo fisicamente e mentalmente e ciò mi portava a cercare con lo sguardo sempre nuovi orizzonti, i miei orizzonti, con la consapevolezza che non necessariamente dovevano essere uguali a quelli degli altri. Ed era bello il confronto con gli altri. Detto così, sembra che a ogni scalino abbia superato un esame che mi ha permesso di andare allo step successivo, .......ma neanche per sogno! Non me ne sono neanche accorta, è stata la vita che mi ha preso per mano e mi ha fatto salire la scala che è all'interno della sua torre. Sono stata fortunata perché gli insegnamenti che mi sono stati dati nel tempo della mia formazione giovanile mi hanno aiutato anche quando la mia vita è diventata più faticosa. Non sono ancora in cima, ma un pezzo in su senz'altro!

E oggi, affacciandomi a uno dei suoi davanzali per guardare lontano, mi è sembrato che gli orizzonti che vedo al di là del mio, siano tutti uguali, uniformi, senza alcuna spinta a nuovi slanci di idee, di avventure, di sfide.

Oggi, in questo momento, ci contentiamo di vivere, o di sopravvivere, ci riempiamo di messaggi idioti su W.A, cerchiamo la Movida, come se fosse il mitico Eldorado, organizziamo Rave Party abusivi, per avere quelle che pensiamo siano le porte della libertà, del futuro, boccate di ossigeno virale, ma chissenefrega!

O meglio, tutto questo lo organizzano i giovani, mentre noi, diversamente giovani, stiamo a guardare senza dire neanche una parola se non  "che la gioventù vuole il suo sfogo"! E con questo ce la caviamo.

Sono questi i sogni dei giovani di oggi? Non credo proprio. O sono solo quello che la nostra presunzione gli ha lasciato? Solo sogni pieni di rabbia, che non cercano orizzonti nuovi, perché quelli glieli abbiamo sistematicamente bruciati noi. E nessuno venga a dire "Tutta colpa del Covid!" Troppo facile, come troppo facile è  dare la colpa ai giovani, se i giovani oggi non hanno più quella carica vitale che una volta faceva andare incontro alla vita dicendole "Non mi fai paura". 

La situazione che stiamo vivendo si è creata in tempi ormai lontani, ai quali non è stato posto rimedio se non con inutili e infruttuose parole. Siamo onesti con noi stessi via! Noi Baby Boomer, reduci da un '68 squinternato non ci abbiamo capito una mazza riguardo ai valori che dovevamo passare a chi veniva dopo di noi e chi è venuto dopo di noi, non ha avuto la volontà di fare una revisione per capire che cos'era che non stava andando nel mondo giovane dove "i diritti" avevano superato in larga misura "i doveri", fino a relegarli in un angolo.

Oggi guardiamo attoniti le guerriglie urbane fatte da adolescenti che sfogano le loro rabbie su tutto ciò che viene a tiro e continuiamo a chiederci "Perché"? 

Perché lo sappiamo, ma è molto più semplice dare la colpa al Covid, che senz'altro ha avuto la sua parte, che ha fatto venire fuori il problema, ma che non è l'unico colpevole. E invece di trarre insegnamento da questa lezione che ci sta dando la vita, continuiamo nella strada della commiserazione di noi stessi e dei giovani che non hanno più un futuro.

 Sognavano i giovani una volta, anche nella povertà, anche nei terribili anni della guerra, anche negli stalag dove erano prigionieri, anche nei nascondigli segreti dove si rifugiavano per salvarsi dalle persecuzioni, anche nei boschi sotto un manto di stelle dove si costruiva la resistenza. E ogni sogno, che si univa a un altro andava a formare i nuovi orizzonti che volevano raggiungere, a costo di fatica, di rinunce, a volte della vita stessa.

Ed era naturale farlo, perché alle spalle avevano persone che avevano vissuto la loro vita con  dignità, avevano avuto degli ideali, avevano creduto in qualcosa alla quale affidarsi nei momenti di scoraggiamento. E avevano cercato di insegnare la Vita ai figli insieme al rispetto per gli altri. E non si erano vergognati di insegnare a sognare.

Svegliamoci e usciamo dalle false certezze che hanno alimentato fino ad ora la nostra vita che è andata alla ricerca del benessere materiale vedendo solo in quello la realizzazione di se stessi, dimenticando l'Essenziale, che forse è invisibile agli occhi, ma non lo è certamente al cuore e alla mente.

Restituiamo i sogni ai giovani. E che siano sogni che poggiano su uno zoccolo duro, impastato  di onestà, di fatica, di ideale, di lealtà, di lavoro, di futuro.