domenica 10 maggio 2026

28000 giorni

 Chissà  perché  in questa uggiosissima domenica che non aveva nient'altro  da offrire se non pioggia e nebbia, guardando il cielo grigio dal vetro bagnato della finestra, si era ritrovata a dire : "È  solo uno stupido giorno come tutti gli altri!", ma quella parola.....giorno.....le era rimasta dentro, e improvvisamente aveva pensato ai giorni che c'erano  in un anno, e poi era venuto tutto da sé, e dopo un calcolo approssimativo (non era mai stata brava in matematica) aveva scoperto  con stupore che i giorni della sua vita fino a quel momento erano ventottomila. E lei non ci aveva mai pensato. 28000 albe e 28000


tramonti erano passati sulla sua testa senza che lei se ne fosse mai realmente accorta. E si ritrovò  dispiaciuta di non aver capito l'importanza di ogni alba nuova e di ogni nuovo tramonto, perché  non si era resa conto di quanto fosse stata fortunata ad averli nella sua vita e di essere nella loro.

Già  la sua vita!  Perché  la vita fino a quel momento l'aveva pensata in anni. Che errore aveva fatto! Che cosa sono  gli anni, se non brevi momenti  che si festeggiano con una torta e le candeline? Non sono la vita. Sono solo un  computo che uno dopo l'altro va a incasellarsi in un archivio del Tempo, qualcosa che non ci appartiene più e che non ci rappresenta. No, non gli anni, ma i giorni avevano fatto di lei quello che era al momento. Ogni giorno le aveva dato qualcosa, qualsiasi cosa....una gioia, un dolore, un incontro, un distacco, una speranza, una rinuncia, una rabbia, e tutte queste cose l'avevano forgiata, plasmata e infine resa ciò  che era oggi, dopo ventottomila giorni.  Si accorse di stare sorridendo, perché  improvvisamente si era resa conto di non sapere che cosa era diventata, ma cosa molto ma molto più importante, di sapere invece che non aveva nessuna importanza il saperlo. L'unico rimpianto  era quello di non aver saputo vedere quell'arco temporale che comincia con l'alba e termina nel tramonto, come un dono e non come un caso. Ma improvvisamente ora lo sapeva.

"Cammino, e la vita cammina con me" era un piccolo pensiero che le era sempre piaciuto, anche  se dentro di sé  sapeva che mancava di qualcosa per essere completo.

"Cammino in ogni giorno, e la vita cammina con me" KB

Ecco! Così  andava bene. Troppo tardi? 28000 giorni  certo non erano  pochi, ed erano già passati,  è  vero, ma sempre meglio accorgersi  anche tardi,che ogni giorno va accolto come un'opportunità di crescita interiore, piuttosto che non capirlo mai.

sabato 2 maggio 2026

Profumo di crema

 




Profumo di crema al limone,che oggi vola leggero in cucina e porta un ricordo e una presenza

domenica 29 marzo 2026

Un giorno in Biblioteca

 Ieri finalmente il grande giorno è  arrivato! Anche noi Scout ci siamo portati un po' nel futuro  con la nostra Capsula del Tempo.

Tutti dicono che è  stata un'idea mia, ma io sono felice che sia diventata un'idea nostra, perché  da soli non si va da nessuna parte.




E questo stato d'animo  l'abbiamo provato ieri, quando la Capsula è  passata dalle nostre mani in quelle della Direttrice della Biblioteca Comunale di Montepulciano, perché  in quel tubo di acciaio era rinchiusa tutta la nostra storia passata, fatta di legami che hanno costruito una solida amicizia nel tempo.

Passato che nel presente oggi si è incontrato con il futuro. È  stato  un passaggio ufficiale di avvicendamento da noi Vecchi Capi Scout che abbiamo consegnato il testimone ai nuovi Capi, in una cerimonia bella e piena di emozioni solo positive.

Per quello che mi riguarda la voglia di realizzare questa cosa  è stata  provocata da un desiderio e da un sogno.

Il desiderio era quello di poter fare ancora qualcosa di bello con i miei ragazzi, e così è stato; il sogno è quello di poter pensare che qualcosa di noi possa restare negli anni che passano e vanno verso un futuro che noi non possiamo neanche immaginare, e porti un messaggio di amicizia, di gioia, di speranza e di pace.

Posso solo sognare tutto questo, ma quanto è bello sognare!

Di questo giorno mi è rimasto tanto dentro e una cosa che mi è stata particolarmente cara è stata l'espressione negli occhi dei ragazzi del Reparto quando a cerimonia conclusa, mi sono rivolta a loro dicendo"E non crediate che la cosa finisca qui, perché voi potrete arrivare ad aprire questa Capsula, e dopo aver guardato ciò che c'è dentro potrete decidere di aggiungere il percorso della vostra vita e chiuderla nuovamente, per mandarla ai ragazzi del vostro futuro".

Stupore, gioia,e sogni, tanti sogni erano dentro quell'espressione. Questo mi è bastato per sentirmi contenta. 


mercoledì 25 marzo 2026

C'è Guerra e Guerra


 

 

 Il Mondo è in guerra ormai da tanto tempo e tutti ne subiamo le conseguenze,primi tra tutti  i popoli delle zone più  in causa, dove missili e droni  seminano morte e distruzione, e poi tutti i popoli che pur non facendo uso delle armi, sono stati catapultati in un lungo momento di crisi economica che rallenta il futuro e ridimensiona quelle che erano ritenute certezze.

Quando molti anni fa scrissi  "Valledoro", uno dei miei soliti raccontini demenziali,che di tanto in tanto ero solita proporre ai miei bambini, di guerra nel mio paese non se ne parlava proprio, o se ne parlava come un evento che c'era stato e che non si sarebbe verificato mai più. C'era la convinzione che non sarebbe più stata vissuta da nessuno, anche se la pace conquistata a costo di tante perdite, durante la Seconda Guerra Mondiale, alla fine era diventata un'abitudine da considerare come qualcosa di così normale, tanto da non darle neanche l'importanza alla quale aveva diritto.  Insomma sembrava di vivere in uno di quei paesi felici dove i popoli non hanno storia. Ma era solo un'illusione!

 

Chissà perché dalla mia penna invece usci un esercito armato di tutto punto.

 

"E poi arrivò un giorno in cui la Pace finì, e anche Valledoro dovette prepararsi per fronteggiare un nemico.

Ma quel giorno che spettacolo si presentò agli occhi di Brando e Iris! Un esercito era schierato davanti al temibile antro del regno di Ego, e altri soldati stavano arrivando da tutte le parti.
A Iris si inumidirono gli occhi dall’emozione, mentre Brando non riusciva a riaversi dalla sorpresa che tale visione gli aveva procurato. Era talmente sorpreso, che non riusciva neanche a ridere, anche se dentro di sé, cominciava a sentire un pizzicorino che partiva dalla punta dei piedi e che irrefrenabilmente si allungava su per le gambe, fino ad arrivargli allo stomaco. Tra un po’ sarebbe giunto alla bocca e allora……..
Poi guardò Iris e immediatamente seppe che mettersi a ridere sarebbe stato l’errore più grande della sua vita. Quello a cui assisteva, non era uno scherzo, ma una cosa estremamente seria che aveva una dignità, che solo ora vedeva in tutta la sua grandezza. L’esercito che si snodava davanti ai loro occhi ad un tratto diventò qualcosa di così dignitoso, che cominciò a guardare tutti con rispetto.
C’erano tartarughe supercorazzate, sopra le quali, piccoli cannoni muniti di turaccioli pieni di polvere pizzicorina, puntavano contro l’ingresso dell’antro dal quale cominciavano a uscire suoni strani. Evidentemente le immagini che rimbalzavano l’una sull’altra, avevano messo in moto altri meccanismi, per cui si sentivano chiaramente dei bip-bip senza alcun senso, che cominciavano a diffondersi nell’aria circostante con una frequenza sempre maggiore. Dietro lo squadrone delle tartarughe, un altro imponente esercito di castori aveva le forti code già armate di palle di fango impastato con l’ortica, da catapultare contro i nemici, che di lì a poco sarebbero senz’altro apparsi a difendere il loro regno, e interi stormi di uccelli più diversi, volavano ad ali spiegate, primi tra tutti i pellicani, che con volo planato, avrebbero scaricato dai loro capienti becchi milioni di pulci, di cimici, di pidocchi, di formiche,ciascuno dei quali era stato dotato di una bomboletta del temibile liquido pruriginoso, (il terribile grattachecca b2) contro il quale neanche le più sofisticate corazze avrebbero potuto resistere! Poco distanti un esercito infinito di zanzare ballerine e di api industriose, dal volo leggero e silenzioso stavano affilando i loro pungiglioni. Anche i pipistrelli, il temibile squadrone dei Pip, celebri per i loro voli notturni nonché per le loro divise nere, avevano accettato di fare un raid diurno, per essere più che altro elemento di disturbo e di scompiglio. E che dire delle ranocchie saltatrici, pronte a fare le loro acrobazie all’interno delle camicie dei nemici? Un po’ in disparte uno squadrone di topolini a molla, si era attaccato con i loro fili già tesi e fissati alla base di un albero. Ciascuno di loro aveva in dotazione una formica con le pinze, che avrebbe al momento opportuno tagliato il filo e fatto partire il proprio topolino, che coraggiosamente avrebbe avanzato finché la sua molla lo avrebbe permesso, dando così modo a chi veniva dopo di loro di avere più tempo per preparare una tattica. Piccoli eroi di Valledoro!
Intanto un esercito infinito di ragni di tutti i tipi e di tutte le dimensioni si dava da fare a tessere tele, con le quali avrebbero imprigionato il nemico. Nessuno doveva essere ucciso a Valledoro e i nemici sarebbero stati debellati dal gran ridere che avrebbero provocato tutte le armi dell’esercito dei Val.
Intanto il bip-bip cresceva sempre di più di intensità e un rumore concitato di passi si faceva sentire sempre più vicino. Tra pochi secondi l’esercito di Ego, sarebbe stato lì e dunque non c’era tempo da perdere. 
Anche Lombricone andò verso i due giovani che lo guardarono entrambi con un misto di rispetto e di deferenza. Lombricone infatti aveva ritrovato tutta la sua dignità, che gli proveniva da intere generazioni di Lombriconi Generali, Guardiamarina, Commodori, Ammiragli. Qualcuno aveva detto una volta che uno dei suoi bis,bis,bis,bisavoli, aveva eroicamente combattuto con l’Ammiraglio Nelson, uscendo dalla battaglia con una gamba in meno (anche se questa forse era una leggenda, perché da quando mai gli amici Lombriconi avevano le gambe?) e una medaglia in più.
Quella medaglia comunque ora era appuntata al petto di Lombricone, che per l’occasione aveva ritirato fuori il suo cappello da guardiamarina, anche se non aveva mai confessato a nessuno che non sapeva nuotare.
“Ora che succederà?” gli domandò Iris con apprensione
“Guardiamo e lo sapremo subito! Stanno arrivando!” rispose tra i denti, che si rivelarono una sorpresa, perché fino a quel momento non si era accorto di averli.
Di lì a poco, una decina di uomini, in tute mimetiche, con l’elmetto in testa, fecero la loro apparizione all’ingresso dell’antro. Tenevano tra le mani temibili fucili e qualcuno aveva persino dei mitragliatori. In un attimo li caricarono e puntandoli contro il piccolo esercito dissero con voce minacciosa: “Alto là o facciamo fuoco!”
Intanto il bip-bip era dapprima diventato un biiip-biiip fino a trasformarsi in biiiiip-biiiip, per poi diventare biiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiip-biiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiip, fino a non far capire più niente a nessuno.
Tutti dovettero mettersi le mani o le zampe o le ali alle orecchie per resistere a quel rumore infernale, tutti tranne i soldati che dovendo imbracciare i fucili, non potevano tapparsi le orecchie, perché avevano due mani sole e con i piedi non riuscivano né a tenere i fucili, né a tapparsi le orecchie, per cui rimasero stoicamente in quella posizione, e mentre il cervello gli andava in pappa riuscirono ancora a pensare; “Ma guarda che bisogna fare per guadagnarsi un po’ di pane!”.
Poi successe una cosa stranissima. I fucili, che nel frattempo erano rimasti impassibili tra le mani dei loro soldati, si resero improvvisamente conto che a loro nessuno avrebbe tappato le orecchie, per cui pensarono bene di farlo da soli e siccome le orecchie dei fucili, per chi non lo sapesse, sono vicine all’otturatore,( perché se non si sentissero quando sparano, come farebbero poi a mandare il rinculo a chi ha premuto il grilletto, per avvertirlo che ha sparato?) e si possono tappare solo se l’otturatore è su, pensarono bene di alzarlo per trovare un po’ di pace.
Vedendo questo, le tartarughe, i castori, i pellicani e tutti gli altri, ebbero un sospiro di sollievo, perché avrebbero potuto continuare a tenersi le orecchie tappate, e così tutti aspettarono gli eventi, cioè che quel rumore infernale avesse termine. Per fare la guerra ci sarebbe stato tempo dopo." 
 Tratto da VALLEDORO 
 
 E il dopo, ogni dopo passa attraverso una riflessione che tutti gli uomini, proprio tutti gli uomini, i più potenti per primi, dovrebbero fare per evitare spargimento di sangue.
 
Perché ho trascritto questa piccola parte del mio racconto? Di preciso non lo so neanche io, ma penso più che altro di averlo fatto per far capire e capire io stessa che nella guerra di Valledoro era stata scelta una tattica che non prevedeva distruzione e che quando i piccoli si mettono in testa di reagire alla strafottenza dei potenti con la sola forza del loro niente, può anche accadere che le armi si rifiutino di sparare anche un solo colpo.


 

martedì 24 febbraio 2026

Momenti

 Quanti momenti



ci sono  nello scorrere della vita. Momenti belli,brutti, indesiderati, inattesi.....e momenti difficili.

Nella vita i momenti difficili ci sono per tutti, e non sto certo dicendo niente di nuovo,  ma ciascuno li gestisce in maniera diversa, e il mio modo di farlo sarebbe stato quello di parlarne con le persone alle quali voglio bene, confrontarmi con loro, avere consigli, inoraggiamenti,  in parte per ricevere un po' di quella condivisione, tanto sbandierata in ogni dove,ma anche per riappropriarmi di quel po' di leggerezza, che solleva i fardelli troppo grandi da portare da soli.  Lo penso veramente, e il mio pensiero  ho sempre cercato di metterlo in pratica per andare incontro agli altri e sentirmi bene con me stessa. Ma mi sono accorta che ciò  che penso io, non necessariamente è una verità che devono pensare anche gli altri, e ne ho fatto diverse esperienze nei momenti difficili che hanno riguardato e riguardano me. E siccome mi conosco ormai da tanto tempo,i miei momenti difficili ho imparato a tenermeli per me , perché  quello che proprio non voglio è  dare noia al mio prossimo, che magari in quel momento sta vivendo un suo momento altrettanto difficile, o che si contenta solo di chiedermi come sto e poi girare pagina.

Risultato? Parlo dei miei momenti difficili al mio cane, quello che ho in fotografia, e al ritatto di una giovane ragazza,  che è  appeso sopra la scrivania  nella mia camera, e loro mi guardano comprensivi, con l'espressione di chi sa che cos'è  la vita, abbastanza stupiti che alla mia età ancora io non l' abbia capita  completamente.


venerdì 6 febbraio 2026

LA PROMESSA

 

 

 

"Con l'aiuto di Dio,
prometto sul mio onore di fare del mio meglio
per compiere il mio dovere verso Dio e verso il mio Paese,
per aiutare gli altri in ogni circostanza,
per osservare la legge scout."

promessa.gif 

 

 


 

E' quello che noi Scout, consapevoli dei limiti umani che ciascuno di noi ha, cerchiamo di fare, nell'adempimento di questa promessa, portandoci dietro un insegnamento che viene da lontano e andando verso un futuro nel quale i rapporti "umani" siano sempre meno discriminanti e sempre più inclusivi.

Come dice il testo di una canzone scritta da uno di noi "con le braccia aperte per accogliere chi arriverà".

 

 

 

 

 

lunedì 26 gennaio 2026

A spasso nel Tesseract

 In questi giorni sto leggendo "Sull'eguaglianza di tutte le cose" di Carlo Rovelli.

Magari era meglio se dicevo che sto cercando di leggere il libro di Carlo Rovelli e di cercare di carpire qualcosa della teoria quantistica, che lui spiega con grande facilità, e si percepisce leggendolo, ma che io che sempre di più 'so di non sapere', come dice Aristotele, riesco solo in parte a trattenere dentro di me, grazie all'aiuto della mia forte immaginazione,  che riesce a proiettare immagini davanti ai miei occhi, ma che non saprei mai spiegare a parole a nessuno. Neanche con parole mie. 

Ho detto carpire e non capire, perché in effetti sto rubando parole che mi trasmettono sensazioni che poi diventano visive, e che mi fanno avanzare sempre un tantino di più nell'universo dei Quanti e delle loro leggi che in parte sono congruenti con  ciò che a noi è stato insegnato fino ad oggi, in parte invece se ne vanno, partono per la tangente, e  mi lasciano sperduta in mezzo allo Spazio, e molto lontana dal quel Tempo che ho sempre voluto raggiungere per spiegarmelo, senza mai riuscirci. Eppure, nonostante la mia ignoranza scientifica, non demordo, e là, dove questa si ferma nella totale incapacità di andare avanti, mi viene in soccorso la curiosità, che mi spinge sempre a continuare, a farmi domande e a cercare di capirci qualcosa. E mi sento felice.

Quando ho letto del Tesseract  la prima volta, mi si è aperto un mondo nuovo, che mi è piaciuto tantissimo e che avrei voluto esplorare, anche se da subito sono stata consapevole di non avere i numeri per poterlo fare. Ma già il fatto che si apriva una porta nuova sul Tempo mi metteva di buon umore, perché io e il Tempo, o almeno il Tempo che cerco io da sempre, fin da quando ero bambina, siamo cresciuti insieme e quando nel film Interstellar il Tesseract si è presentato magicamente ai miei occhi  non ho esitato a entrarci dentro virtualmente, per vivere  le sensazioni del protagonista. Da allora andare a spasso nel Tesseract con l'immaginazione è diventata una delle mie passeggiate preferite, dove il prima, l'ora, il poi vanno a braccetto insieme nei viali della vita, naturalmente con interpretazioni solo mie. 

Ma è bello pensare, avere intuizioni che scompaiono l'attimo dopo, percepire cose che sentiamo verranno raggiunte, chissà quando, chissà come, chissà da chi, e sapere che l'Universo nel quale respiriamo, non è solo quello che viviamo attualmete, ma molto molto di più, e del quale ogni tanto scopriamo un tassello, che prima è fantascienza e poi diventa scienza. E poi?

sabato 10 gennaio 2026

Avevo un Professore....

 Senz'altro è rimasto il mio professore preferito, quello che mi ha fatto ridere e piangere, quello che nell'arco di tanti anni e di tanta vita è rimasto nei miei ricordi, sempre come allora, perché era genuino, non si nascondeva dietro maschere professorali ma nel tempo è sempre stato solo e semplicemente se stesso.......

.....a quei tempi facevo le Magistrali e avevo una gran voglia di ridere e di divertirmi, tanto più grande, in quanto sapevo che potevo farlo solo nelle ore in cui ero a scuola, perché una volta uscita, l'atmosfera cambiava totalmente, prima di tutto perché essendo figlia unica, anche se ho avuto un rapporto bellissimo con i miei genitori di sangue romagnolo, e quindi gente allegra, loro non potevano sostituire gli amici che invece mi erano indispensabili e che trovavo solo a scuola, perché, e questo è il secondo motivo, essendo felicemente fidanzata, dal mio ragazzo  non mi era concesso di frequentare altri ragazzi e qui mi taccio.

Io invece, cresciuta in una Caserma e sempre a contatto con il genere maschile, fino a non molto tempo prima avevo avuto come compagni di giochi e di avvenure, solo dei maschi, figli di altrettanti marescialli, e quindi ero cresciuta con una mentalità da maschiaccio, riuscendo perfino a convincere l'unica amica che ho avuto a lasciare le bambole per imbracciare archi e fucili. Poi crescendo mi sono ingentilita, ma il confronto con i ragazzi mi è sempre stato più facile che con le ragazze. Per cui a scuola ero un po' vivace. 

Quando il Professore arrivò nella nostra scuola come insegnante di Latino e Geografia, doveva essere ai suoi primissimi anni di insegnamento, perché non era poi molto più grande di noi. 

Imparammo presto a conoscere che tipo fosse. Certe mattine arrivava in classe con espressione burbera, e da lì avevamo cominciato a capire che doveva avere una discussione con la fidanzata, che poi diventò sua moglie. In quelle mattinate ci guardava scuotendo la testa e appena qualcuno di noi, accennava a un sorrisetto o a una smorfia lo buttava fuori di classe.Molte volte usavamo questo espediente per guadagnare la strada del corridoio  ed evitare un'interrogazione. In quelle mattine si sedeva alla Cattedra , con una mano sfogliava il registro e con l'altra, usando solo due dita si prendeva un ciffetto di capelli che gli cadevano sempre sulla fronte e se li portava indietro. Forse era il suo modo di scaricarsi. Fatto questo, la lezione aveva inizio. 

Altre volte invece entrava di buon umore e la cosa era evidentissima perché ci chiedeva a rotazione di posare le nostre colazioni sul banco per poi venire ad attingere un po' dall' una e un po' dall' un'altra. A quel punto sapevamo che le ore passate con lui sarebbero state proprio belle e interessanti.

L'attesa di conoscere i risultati dei nostri compiti in classe di Latino, era trepidante, e non perché avessimo paura del voto, ma perché ogni volta c'era un rituale che aspettavamo e che volevamo sempre di più.

Il Professore entrava in classe con un pacchetto di fogli protocollo sotto il braccio e li buttava malamente sulla cattedra, po si sedeva, ci guardava fissamente per lungo tempo,scuoteva la testa e alla fine cominciava il rituale, Prendeva il primo compito leggeva il nome dello sventurato latinista e poi apriva il foglio e tutti potevano vedere che non c'erano correzioni. A quel punto ripiegava il foglio se lo metteva sul palmo della mano e  soppesandolo diceva: "Quanto è peso!" E la mano si abbassava sempre di più. A quel punto metteva il voto con una certa soddisfazione, specialmente se a volte era un bel 4 e concludeva "Torna a posto bestiaccia e studia!". Qualche volta i fogli risultavano più leggeri e la mano si abbassava di meno, ma erano casi rari.

Per un po' di tempo non abbiamo capito a che gioco giocasse. Come faceva a riconsegnarci dei compiti non corretti?. Ma poco dopo ci invitava a trovare noi stessi gli errori sottolineandoli,e così ci fu chiaro che li aveva corretti benissimo e noi ci prendevamo il nostro 4 con allegria senza sentirci mortificati.

Ci rendemmo subito conto che se noi avevamo cominciato a capire che tipo fosse, lui era riuscito a farlo molto prima nei nostri confronti e a capire il temperamento di ciascuno di noi. Da subito ci fu chiaro che  avevamo a che fare con una persona molto intelligente ed estremamente acculturata, perché nelle ore di geografia, partendo dai luoghi fisici ci portava a spaziare nella storia, nell'arte, nella filosofia, per non parlare della letteratura della quale era un cesellatore e in quelle ore in classe non volava una mosca e ascoltavamo col fiato sospeso e senza battere ciglio le cose che lui ci  raccontava o ci illustrava nella lavagna.

Poi arrivò la gita in quarta magistrale. Andammo sulla Costiera Amalfitana e a Capri. Un gita di ben cinque giorni e lui ci accompagnò insieme ad altri professori, ma il nostro tempo lo passammo quasi esclusivamente con lui, che ci parlava di cultura generale e di futuro, ma che da persona giovane come era in quegli anni, si divertiva a star con noi e ad ascoltare le nostre aspirazioni e anche i nostri problemi, non venendo mai meno al suo ruolo.

Fu in quel preciso momento che imparai a conoscere e a capire la sua profonda libertà intellettuale e in cuor mio di decidere di essere sempre me stessa, cosa abbastanza difficile a quell'età. Lui mi segnò la strada da seguire.

Successivamente lo ritrovai come Preside al Liceso Scientifico, dove studiavano i miei figli e ciò mi fece molto piacere.

Oggi ho saputo che il mio Professore è partito per altri lidi e lo voglio vedere come allora su quel vaporetto che ci portava alla Grotta Azzurra, con le braccia spalancate al vento, mentre ci invitava a fare altrettanto (l'abbiamo fatto molto prima di vedere questa scena sul Titanic) per andare incontro alla vita.

Buon viaggio Professore e che il mare ti sia amico e leggero.

Con la stima e l'affetto di sempre

una tua studentessa 

 

 

sabato 3 gennaio 2026

Quando non ci sono parole

Crans Montana, oggi è  conosciuta in tutto il mondo, ma che triste conquista!

Io non so se ci sono dei colpevoli per la grande tragedia che si è  consumata a capodanno, per cui non mi sento di dire niente a questo proposito,anche se è normale che  debba essere trovata la verità.

So soltanto che si sono create le condizioni, giunte da più parti, perché  si sviluppasse il terribile incendio  che ha causato la morte di tanti giovani.

Non ho parole per dire altro, perché al di là delle responsabilità oggettive, delle negligenze, delle superficialità, che  lasciano attoniti, il mio pensiero oggi è solo quello di una mamma e di una nonna, che va ai miei nipoti, che sono nell'età in cui ci si apre alla vita e si cerca la gioia dello stare insieme anche semplicemente per festeggiare l'arrivo di un anno giovane  come loro. Poi il mio pensiero passa a tutti i giovani che hanno attraversato la mia vita, nell'arco di tanti anni,permettendomi di conoscerli per cominciare a capire di che è  fatta la gioventù,o meglio ancora l'adolescenza, perché quando ero giovane io non riuscivo a sapere che cosa fosse la mia gioventù. Sentivo solo tanta leggerezza che non aveva un nome.

Tra le altre cose la gioventù  è  anche quella che ci fa sentire invincibili  mentre inconsapevoli del pericolo incombente , ci fa riprendere l'incendio che distrugge la vita.Si vive quel momento senza pensare ai materiali in cui è costruito il soffitto, senza sapere che non ci sono uscite di emergenza, senza rendersi conto che tante piccole fiaccole scintillanti,  accese su tante bottiglie tenute alte come una fiamma olimpica in un momento di gioia comunitaria,che è un inno alla vita, possono diventare strumento di morte. E questo non per incoscienza o per temerarietà, no, ma semplicemente perché queste cose non rientrano nel mondo della gioventù. A queste cose da sempre ci pensano gli adulti.Ed è quello che da sempre dovrebbero fare nella maniera giusta gli adulti.

Chi è sopravvissuto, è improvvisamente diventato adulto, e l'età anagrafica non c'entra. 

Bella la gioventù,  che nessuno riesce mai a spiegare completamente. Non bastano le parole per descrivere la gioventù,quel momento ineffabile e stupendo, che sfugge ad  ogni catalogazione, per cui quando non ci sono più  parole, rimane solo il pensiero che va alle giovani vite che non ci sono più e al dolore di chi rimane.


mercoledì 24 dicembre 2025

Quando verrà Natale

 Ciascuno vive l'attesa del Natale a modo suo. Anche chi dice di non credere sente che sta per arrivare un momento diverso dagli altri e si prepara a festeggiarlo nel modo che gli è più consono.

Io sono credente, anche se lo sono a modo mio, in una maniera molto intima e profonda, e che col passare degli anni sta diventando sempre più mia e sempre più lontana dalle luci e dal frastuono.

Io amo il silenzio che prelude al Natale, quel momento che può durare un attimo o anche giorni interi, quel silnzio che è dentro di me e che mi porta a farmi domande e a riflettere sulle domande che mi faccio. Molte volte so darmi delle risposte, ma il più delle volte no  e questo invece di deludermi mi rende contenta, perché se c'è una cosa che amo del Natale è l'aura di mistero che spande intorno a sé, l'atmosfera di dolcezza non cercata, neanche voluta, che ci avvolge anche a dispetto di noi stessi e del nostro andare, in una quotidianità, che molte volte non ci risparmia davvero. Ed è proprio questo non sapermi rispondere del perché questa storia nata duemila anni fa e che parla di un bambino,di una capanna, di una stella, continua a presentarsi agli  occhi della mia mente e del mio cuore con lo stesso fascino e la stessa attesa che avevo da bambina.

Di acqua sotto i ponti della mia vita ne è passata tanta e ha portato con sé gioia e dolore, esperienze e speranze, e se guardo me stessa riflessa in quell'acqua vedo una persona che è continumente cambiata, fino a diventare indifferente, per poi ritrovare un filo conduttore, non so neanche io quale, che mi ha spinto invece a cercare ancora, a farmi domande, a chiedermi chi sono, perché esisto, dove vado, a vivere la mia vita profondamente, anche quando è tanto faticosa.

E allora sento che il mio andare, il nostro andare, l'andare di tutto il mondo non è casualità, ma ha un senso. E questo senso io lo cerco anno dopo anno nel Natale, nella fiamma di una candela che da cinquantuno anni brilla per pochi minuti quando scocca mezzanotte. Ma che attimo di luce è sempre stato quello per me! Un momento in cui mi sembra che il senso della mia vita risplenda in quella fiammella, un momento che riaccede speranze sopite, certezze che vogliono continuare a esistere e che mi fanno dire di anno in anno che la parte più bella della mia vita deve ancora arrivare.

A


nche stanotte sarà così e accenderò la mia candela come sempre, in un momento intimo, solo mio....quando verrà Natale.   

mercoledì 26 novembre 2025

Una giornata da dimenticare

 Proprio così. Ieri, 25 Novembre per me è stata una giornata da dimenticare.Ci sono giorni in cui ci sembra di essere avvolti da una nebbia densa, fredda, dalla quale non riusciamo a venire fuori.

Una volta, tanto tempo fa feci un sogno, nel quale cercavo di districarmi da quella ragnatela avvolgente, che non fa intravedere neanche più un barlume di luce. C'era il buio intorno a me, ma non il solito buio del quale non ho paura, perché propro nel buio riesco a riflettere su me stessa, sulla vita, sulle persone che mi sono care. No! Quello era un buio diverso, era il buio dell'anima e mi terrorizzava.

Ero venuta fuori da quel sogno rendendomi conto che ero stata io a volerlo fare con tutte le mie forze ed ero riuscita a svegliarmi per rientrare nella mia dimensione reale.

Non che ieri, 25 novembre sia stata una giornata così buia, ma l'ho vissuta cercando di ribellarmi proprio al sottile velo di nebbia che era dentro di me, e che provava a diventare più fitto,  sapendo che la forza per scacciarlo doveva venire da me, soltanto da me. 

Proprio come avevo fatto con il mio sogno.

E l'ho fatto, e anche stavolta ho vinto io, mi sono detta, e anche questa giornata da dimenticare andrà a finire nell'inceneritore dove sono andate a finire tutte le altre, che nell'arco della mia vita non sono state poche.

La vita è forza, è forza anche dei deboli, è forza di andare avanti, sempre.

E possibilmente, ho aggiunto, andarci con un sorriso  per me e per gli altri.


giovedì 6 novembre 2025

Mi son svegliata e........

 

......e mi sono ricordata che oggi è il mio compleanno. Mi era passato completamente dalla testa, e il fatto di essermi resa conto di non averlo ricordato, mi ha reso contenta.

Finalmente dopo ben settantasei anni, mi sono accorta  che il compleanno è un giorno come gli altri, tutto da vivere in ogni sfumatura, perché è parte della vita, che va vissuta  con pienezza, al di là del tempo che passa.

E' la vita che va festeggiata con un augurio giornaliero, come un compleanno, per riuscire a capire i doni che ci porta continuamente. Alcuni sono regali piacevoli, che ci rendono felici e ci fanno dire che la vita è bella, altri lo sono molto meno e ci fanno sembrare che la vita che prima ci ha gratificato,  venga a toglierci la gioia che ci ha dato. Ma sono questi regali che noi chiamiamo esperienze, che fanno di noi ciò che siamo, sempre in divenire, sempre con idee diverse dal prima e aspirazioni diverse per il dopo. E' la vita che ci rende diversi gli uni dagli altri, che ci fa comprendere cose che gli altri non capiscono e allo stesso tempo non ci fa capire cose  che altri invece capiscono benissimo.

I compleanni esistono in questo contesto. Sono giorni,  nei quali dovremmo domandarci chi siamo, o chi siamo diventati, o chi vorremmo diventare. Invece ci limitiamo a viverli contentandoci degli auguri  e di una torta. Sono pietre d'inciampo per farci fermare  sulla strada sulla quale il più delle volte camminiamo, senza neanche guardare che cosa abbiamo intorno. La pietra che arresta il nostro cammino si chiama compleanno e ci invita a farci una volta tanto un regalo solo per noi, con una domanda sincera: "Siamo contenti di ciò che siamo oggi, con i nostri limiti, le nostre speranze, i nostri desideri per il domani?" Se la risposta è sì, allora buon compleanno e facciamoci fuori la torta.  Se la risposta è no, mangiamo lo stesso la torta perché non si butta via nienta, ma ci risulterà indigesta. In entrambi i casi dovremo considerarlo un regalo della Vita.  

 

martedì 28 ottobre 2025

La mia capsula del tempo

 La mia camera è il luogo dove ho racchiuso il mio mondo e dove io passo molte ore, sentendomi la regina incontrastata di quel mondo tutto mio, che senza averne coscienza, ho costruito perché tutto mi parlasse della mia vita nell'arco di stettantacinque anni, settantasei tra qualche giorno.

Fino a stasera non mi ero resa conto di aver fatto una simile opera, poi oggi il mio sguardo si è posato fuggevolmente su alcune fotografie,rimandandomi per brevi attimi ricordi sbiaditi, che si sono dileguati immediatamente, mentre i miei occhi si spostavano verso altre cose, altri oggetti e vi si posavano per brevi attimi, restituendomi sensazioni fuggevoli, che pensavo di aver dimenticato, e che invece erano lì che aspettavano solo di essere richiamate.

Fino a quel momento avevo pensato di essere soltanto un'accumulatrice seriale di piccole cose mie e di altri ai quali voglio bene, invece oggi mi sono resa conto improvvisamente di aver costruito la mia vita dentro una stanza.

I tanti libri che sono nelle librerie non sono solo libri,ma sono momenti di crescita, momenti di immaginazione e di fantasia, momenti di voglia di sapere, di conoscenze nuove. Lo stesso discorso vale per le tele che ho dipinto e che magari non mi piacciono neanche,ma anche quelle evocano stati d'animo mutevoli, a volte rabbiosi, a volte rassegnati, a volte speranzosi.

E poi i piccoli oggetti che mi guardano da lontano, come la spazzolina per i miei capelli di neonata e il mio Bambi di gomma,  e a seguire il primo sonaglino dei miei figli, che si è sempre chiamato chicchele. E le scatole di latta e di cartone che raccolgono vecchie fotografie spuntano da ogni parte e fanno compagnia alla macchina da cucire della mia mamma,  che con quella ha fatto piccoli capolavori per sua figlia, cioè io. Se alzo gli occhi , vedo sull'armadio due piccole valigette e una più grade in cartone, di quelle che allora si usavano per spostarsi con il treno.In una di quelle valigette cè il guinzaglio e il collare di Bali, il mio Husky, ma molto di più il mio amico, e altre piccole cose che facevano parte della sua vita.

Poi il mio sguardo si è posato sulle fotografie dei miei genitori e dei miei figli, e ho sentito inequivocabilmente che loro sono con me in quella stanza, dove c'è rimasto a malapena il posto per un lettino, il mio letto, cosicché la sera, quando vado a dormire, tutte le cose che amo mi sembra che mi  avvolgano e mi fanno addormentare più serena, anche quando non c'è alcun  motivo per esserlo.

Ecco, oggi mi sono resa conto di aver fatto della mia camera, una capsula del tempo, una di quelle capsule che mi affascinano tanto e che racchiudono silenziosamente dentro di loro, il come eravamo, che cosa speravamo, per lasciare qualcosa di noi a chi verrà dopo di noi, una capsula tutta mia, nella quale io sono il cuore e la mente. 

Non è stato un momento di felicità,  direi proprio di no, tutt'al più, solo un attimo di dolce e intensa malinconia, che non ho permesso durasse molto, Poi ho riaperto la porta e sono uscita dalla mia capsula del tempo,  chiedendomi che cos'altro ci avrei messo ancora.
 

sabato 20 settembre 2025

Il giorno del Ricordo


 Quarant'anni fa in un caldo pomeriggio d'estate, cominciava la  nostra avventura.

Sembravamo un gruppetto male assortito di ragazzi imberbi, e di adulti che si ritrovavano insieme, quasi per caso, con una strada da tracciare e tanti progetti da costruire. Cominciammo prima a conoscerci, scrutarci, togliere la barriera che era di mezzo alle nostre rispettive età.  E in quella calda estate, tra incontri e cene allegre il miracolo avvenne. Stavamo bene insieme.

Quei ragazzi, i loro occhi di allora sono sempre rimasti dentro di me. 


Oggi il mio ricordo, si posa solo negli occhi di uno, si perde dentro di loro per tornare indietro nella sua storia, che non è quella di un eroe, né quella di una celebrità, ma solo quella di un uomo, di uno dei miei ragazzi, e basta questo per renderla importante per me . 

Non importa il suo nome che abbrevio in F,  io lo chiamo da sempre   Rigido, per quel suo modo di essere sempre discreto, riservato, rispettoso anche nello scherzo, fin da quando aveva quindici anni e questo nomignolo affettuoso è  sempre andato avanti nel tempo ed è  arrivato fino ad oggi, quarant'anni dopo.

Quarant'anni di esperienze, di crescita, di scelte che portarono F a costruire la sua vita in un luogo lontano dal nostro paese. Ma continuammo a stare insieme ogni volta che potevamo, mentre la nostra piccola famiglia si allargava e diventava una grande famiglia, perché nel frattempo i ragazzi erano cresciuti, avevano formato il loro nucleo familiare, erano diventati genitori, e più che altro erano rimasti amici, legati da momenti indimenticabili vissuti insieme. E tutti i loro affetti entrarono a far parte della nostra storia. Una storia semplice, dove F ha sempre trovato la sua giusta dimensione, restando uno di noi. E insieme a lui anche sua moglie.

Ci piacque subito N, quando lui ce la presentò,  forse per quello scintillio che aveva negli occhi, per quel sorriso sincero e aperto che la rendeva solare. Era bella dentro, e nel tempo ha conservato sempre quell'aura speciale, fatta di semplicità, di gioia e di voglia di vivere, che ce la rese subito simpatica. Il nostro cerchio si apri e l'accolse immediatamente e così anche lei diventò una di noi.

Com'è strana la vita. 

Ci sono lunghi momenti in cui sembra che ciascuno sia andato per la sua strada, in un cammino senza ritorno, ma poi basta un richiamo per qualcosa che parla di gioia, o più spesso di dolore, per ritrovarsi tutti insieme, in quel cerchio che nacque quarant'anni fa, per essere vicini e riscoprirci come se il tempo non fosse mai passato, a parlare lo stesso linguaggio fatto di poche parole e di tanta presenza, che permette di non sentirci e di non far sentire gli altri mai soli. Personalmente ne ho fatta esperienza più di una volta.

Presenza fisica, e ancor più, presenza mentale e spirituale, per aiutare a percorrere anche il giorno più buio dell'esistenza, alla persona che deve attraversare il tunnel della perdita e  della sofferenza, che non avrei mai voluto vedere negli occhi dei miei ragazzi, oggi negli occhi di F.

Presenza che parla di impotenza, di debolezza umana, di incapacita di trovare parole adatte per consolare, per aiutare. Oggi  siamo  tutti qui con lui, chi in un modo, chi in un altro in questo grande prato della vita, stretti in un abbraccio ideale,  mentre il fuoco dell'amicizia, quella vera,  si alimenta del nostro dolore condiviso con un amico, che ora in questa nostra grande famiglia è un fratello e un figlio.

Difficile da spiegare lo stato d'animo che  ci vede salutare la gentile fatina che oggi è salita sul treno di un binario invisibile. La voglio vedere e  ricordare col suo solito sorriso e con lo scintillio dei suoi occhi, con la stessa espressione di quando in una sera, che è rimasta memorabile nei nostri ricordi, la casa di F e N si animò di allegre risate, quando lei con voce birichina chiamò un numero al cellulare, e a chi rispose disse solo "Scusi, c'è Marcello?". Era solo uno scherzo che facevamo a un amico in un'ora tarda, chiamandolo a turno, e da allora questo Marcello inesistente è rimasto con noi, nell'allegra gioventù dei miei ragazzi che si rifletteva dentro i miei occhi.

Ricordi. Ricordi che si affollano, che vanno indietro nel tempo a parlare di vita.

E fu sera e fu mattina 

Domani sarà un nuovo giorno  per F e per i suoi figli in un sentiero ancora non battuto. Oggi è il giorno del Ricordo. 

 


mercoledì 17 settembre 2025

Chi l'avrebbe mai detto......


 


Superato il primo choc, l'umiltà è una virtù allegra

C.S. Lewis 

 

Oggi, quando diciamo di qualcuno "E' una persona umile", in genere pensiamo a lei come a chi non si è saputo realizzare, e che occupa uno degli scalini più bassi nella gerarchia della nostra società sempre più classista. E associamo l'umiltà alla tristezza, alla povertà, all'invisibilità.

Ma l'umiltà, è tutt'altra cosa.

 

L'umiltà, una volta considerata una virtù morale, specialmente nell'ambito cristiano e filosofico, oggi, nella nostra società arrivista e prevaricatrice è diventata qualcosa da non prendere in considerazione, da scartare in favore dell'arroganza e dell'egocentrismo.
Invece l'umiltà è la capacità di avere una visione equilibrata di se stessi, senza sentirsi da meno o da più degli altri. E' quindi consapevolezza di se stessi come individui che si mettono in relazione col mondo in maniera armonica.
 
Alla fine l'umiltà, questa virtù così negletta, se riusciamo a interpretarla nel suo vero significato, è veramente una virtù allegra, perché una volta che se ne è presa la giusta consapevolezza, ci permette di vivere con più leggerezza e con più partecipazione nel grande gioco della vita del mondo. 
 
C'è chi nasce umile, c'è chi diventa umile, c'è chi umile non diventa mai.
In ogni caso l'umiltà  è una virtù, o una dote, se preferiamo chiamarla così, che per affermarsi deve sempre combattere con l'arrivismo o l'indifferenza, o molto più probabilmente con entrambe, per potersi affermare come scelta di vita. 
Non è assolutamente facile oggi cercare e trovare dentro se stessi l'umiltà, come punto di forza per andare verso un mondo migliore, ma vale la pena provarci.
E chi insiste nella sua ricerca e nella perseveranza, alla fine arriverà al suo nucleo, e lì capirà di aver finalmente imparato a conoscere se stesso e a mettersi in gioco con uno spirito diverso, più leggero, oserei dire più allegro. 
 

Cammino senza sosta su queste rive,

Tra la sabbia e la schiuma.
L’alta marea cancellerà le mie impronte,

E il vento spazzerà via la schiuma.

Ma il mare e la riva rimarranno
Per sempre.

Kalil Gibran 

 

martedì 26 agosto 2025

Futuro? idee poche e pure confuse

 Non parlo certamente del futuro inteso come Tempo.Ne conosco talmente poco che non azzardo nessuna ipotesi, anche se di idee me ne sono fatte un bel po'

 

No!Parlo del futuro che costruisce l'uomo, sempre più in fretta, senza un attimo di sosta, per superare se stesso e gli altri. 

 

E allora succede che " Il futuro arriva prima di noi"  nella nostra vita, certe volte molto prima che siamo noi ad arrivare nel futuro! Entra come un ciclone e ci travolge, mentre noi, impreparati, cerchiamo di rientrare senza più riuscirci, sulla via che avevamo pianificato proprio per andare incontro al futuro. 

E non resta da fare altro che adattarsi, cercare di imparare le nuove regole, le nuove tendenze, e farlo il più in fretta possibile, perché poco dopo una nuova ondata di futuro entrerà prepotentemente nelle nostre vite e ci farà capire inesorabilmente che tutto deve cambiare ancora e anche in fretta, perché non c'è tempo di dormire sopra le nostre appena conquistate piccole certezze.

Per la prima volta comincio a capire pienamente ciò che diceva con affanno mentre correva, il bianconiglio di Alice nel paese delle meraviglie! "E' tardi, è tardi! "

E  averlo capito non mi ha reso felice. Non mi ha reso felice semplicemente perché l'ho capito troppo tardi.

Ma non tardi fino al punto di non provare a  porre rimedio, almeno per ciò che  mi riguarda, al mio modo di riappropriarmi del futuro. 

In effetti, in me, già da un bel po' c'erano i segni che preludevano a questo cambiamento, ma mi ha sempre trattenuto il pensiero di essere inadeguata, e temevo il giudizio degli altri che mi dicevano che bisogna stare al passo con i tempi, ora non mi  importa più, perché so che voglio vivere il mio presente senza fretta, muovendomi tranquillamente per entrare nel mare misterioso del futuro.Non rifiuto assolutamente il futuro e il cambiamento che porta con sé, ma  voglio essere io a entrare nelle sue acque con calma e riflessione, e non accetto più che sia il futuro a entrare dentro di me con un'onda travolgente che continua a farmi correre mentre mi dico "E' tardi, è tardi!"

Resterò indietro? Ma tutto sommato che cosa mi importa, arrivata alla mia età, se ciò mi può dare la possibilità di non vivere con l'ansia sempre più tangibile che attanaglia il mondo? Con l'infelicità latente di chi non sa più fermarsi per guardare una foglia che nasce? D poter fare a meno diassistere a quella fretta di crescere senza obiettivi,  che oggi caratterizza tanti delle nuove generazioni, e non per colpa loro, ma di questo futuro che l'uomo ha costruito con la fretta, senza un'attimo di sosta? E più che altro per andare dove? E a che scopo? 

Voglio insomma ritrovare il tempo di immaginare il futuro, prima di viverlo, come ho fatto nella mia beata gioventù, nellaritrovare la normalità di un presente, che oggi purtroppo non esiste più.

Ci riuscirò? E chi lo sa! So che la mia curiosità di conoscere sempre cose nuove e che mi fa fare sempre nuove domande,  è il primo ostacolo che mi trovo davanti, ma so anche che se nel presente tutto è bello, anche il futuro che ci viene scaraventato addosso molte volte non è migliore. A me scegliere cosa mi va e cosa no.

Insomma io nel futuro ci voglio andare con i miei piedi!


 

  

sabato 28 giugno 2025

Poi un mattino....


 Poi un mattino , un mattino qualunque, mentre andavo a fare una passeggiata, rividi il sole e lentamente il mondo si riaprì davanti ai miei occhi.

Che momento è stato quello! Intenso e fugace, come solo può essere la gioia. Dura un attimo e il suo ricordo ti accompagna per tutta la vita.

Mi accorsi della moltitudine di fiori che nascevano lungo il mio sentiero, sentìì nuovamente i rumori  del bosco  e la carezza del vento che passava sul mio viso. 

E allora la consapevolezza di sapere che tutto ciò c'era sempre stato, ero solo io che non c'era stata più, mi fece male e finalmente mi resi conto di quanto avevo perso per oltre due anni.. Per tanto tempo, per troppo tempo non avevo voluto vedere che la vita, la mia vita, continuava a venirmi incontro e a dirmi che nessun dolore, aveva il diritto di farmi dimenticare la bellezza delle giornate che si avvicendano, ciascuna ricca di esperienze, di sensazioni, di emozioni, del tempo che scorreva sul mio volto e su quello degli altri.

Fu quel sole che   in quel momento, e che chissà in quanti altri momenti io non avevo voluto vedere, mi fece finalmente capire che il passato vuol dire esclusivamente che è  passato, è dietro di me,  e mi ha reso ciò  che sono oggi, più bella o più  brutta più  buona o più  cattiva e tant'altro, ma ancora con la capacità  di vivere e non solo di esistere.

Da "MOMENTI" di KB


lunedì 23 giugno 2025

In cinque minuti

Quest'anno il tema della nostra Infiorata, che ci vede come Scout, diventare artisti di strada, aveva come tema "La Speranza", prendendo spunto dal Giubileo indetto da Papa Francesco, che verte appunto sulla Speranza.

Quest'anno, il disegno mi  si è presentato davanti, dopo aver letto alcune parole molto semplici pronunciate da Don Ciotti,che mi si sono fissate nella mente indelebilmente: "La Speranza non è un reato".

E così, ancor prima di pensare a come avremmo potuto realizzare il disegno, che alla fine avevamo estrapolato da una bella immagine, ho scritto queste poche parole, per far capire a chi avrebbe visto la nostra Infiorata, il suo significato.

 

 SPERANZA

 



domenica 1 giugno 2025

Palle rotte

 Allora, decidiamoci! Siamo o non siamo "Maledetti Toscani"?

Se lo siamo, dobbiamo anche saper accettare i complimenti che ci vengono fatti ed esserne fieri.

Perché  noi toscani, oltre che a camminare a mele strette, come dice Curzio Malaparte, siamo anche insigniti dell'onore di essere rompitori delle palle altrui.

Ma questo è  un complimento stupendo! Ce ne vogliamo rendere conto?

Per dare un!idea:

Avete visto una palla bucata ⚽️, quando le viene dato un calcio, che traiettoria inutile riesce a fare? E un pallina da ping pong🎾 ammaccata? Non riesce neanche a superare la rete divisoria..per non parlare della palla da tennis ..e  la blasonata palla da rugby 🏉 una volta che è stata rotta a che altro può  servire? E le palle dell'albero di Natale 🎄 dove le lasciamo? C'è  da sentirsi grandi, via! 

Quindi rendiamoci conto che rompere le palle è  un grande privilegio, paragonabile a quello di camminare a mele strette.

E questo privilegio ce l'hanno solo i Toscani che ancora hanno sui loro palazzi  e sulle porte d'accesso ai loro paesi gli stemmi con le palle.

Ma quelle sono palle di granito.

E sicuramente, data  la nostra proverbiale simpatia, prima di rompere le nostre palle, preferiamo rompere quelle degli altri

.


sabato 10 maggio 2025

Perfetta Letizia

 

Frate Leone


Frate Leone, agnello del Signore


per quanto possa un frate sull'acqua camminare


sanare gli ammalati o vincere ogni male

o far vedere i ciechi e i morti camminare…


Frate Leone, pecorella del Signore,


per quanto possa un santo frate parlare ai pesci e agli animali


e possa ammansire i lupi e farli amici come cani,


per quanto possa lui svelare che cosa ci sarà domani…



Tu scrivi che questa non è:


perfetta letizia, perfetta letizia, perfetta letizia, 

 Frate Leone, agnello del Signore,


per quanto possa un frate parlare tanto bene 


da far capire i sordi e convertire i ladri,


per quanto anche all'inferno lui possa far cristiani…

Tu scrivi che questa non è: 

perfetta letizia, perfetta letizia, perfetta letizia…
 
Se in mezzo a Frate Inverno, tra neve, freddo e vento,

stasera arriveremo a casa e busseremo giù al portone

bagnati, stanchi ed affamati, ci scambieranno per due ladri,


ci scacceranno come cani, ci prenderanno a bastonate,


e al freddo toccherà aspettare con Sora Notte e Sora Fame,


e se sapremo pazientare, bagnati, stanchi e bastonati,


pensando che così Dio vuole e il male trasformarlo in bene…


Tu scrivi che questa è… perfetta letizia
 

 

 

Buona Strada Frate Leone insieme al tuo gregge di pecore bianche e nere