Il Mondo è in guerra ormai da tanto tempo e tutti ne subiamo le conseguenze,primi tra tutti i popoli delle zone più in causa, dove missili e droni seminano morte e distruzione, e poi tutti i popoli che pur non facendo uso delle armi, sono stati catapultati in un lungo momento di crisi economica che rallenta il futuro e ridimensiona quelle che erano ritenute certezze.

Quando molti anni fa scrissi "Valledoro", uno dei miei soliti raccontini demenziali,che di tanto in tanto ero solita proporre ai miei bambini, di guerra nel mio paese non se ne parlava proprio, o se ne parlava come un evento che c'era stato e che non si sarebbe verificato mai più. C'era la convinzione che non sarebbe più stata vissuta da nessuno, anche se la pace conquistata a costo di tante perdite, durante la Seconda Guerra Mondiale, alla fine era diventata un'abitudine da considerare come qualcosa di così normale, tanto da non darle neanche l'importanza alla quale aveva diritto. Insomma sembrava di vivere in uno di quei paesi felici dove i popoli non hanno storia. Ma era solo un'illusione!
Chissà perché dalla mia penna invece usci un esercito armato di tutto punto.
"E poi arrivò un giorno in cui la Pace finì, e anche Valledoro dovette prepararsi per fronteggiare un nemico.
Ma quel giorno che spettacolo si
presentò agli occhi di Brando e Iris! Un esercito era schierato davanti al
temibile antro del regno di Ego, e altri soldati stavano arrivando da
tutte le parti.
A Iris si inumidirono gli
occhi dall’emozione, mentre Brando non riusciva a riaversi dalla
sorpresa che tale visione gli aveva procurato. Era talmente sorpreso,
che non riusciva neanche a ridere, anche se dentro di sé, cominciava
a sentire un pizzicorino che partiva dalla punta dei piedi e che
irrefrenabilmente si allungava su per le gambe, fino ad arrivargli
allo stomaco. Tra un po’ sarebbe giunto alla bocca e allora……..
Poi guardò Iris e
immediatamente seppe che mettersi a ridere sarebbe stato l’errore
più grande della sua vita. Quello a cui assisteva, non era uno scherzo,
ma una cosa estremamente seria che aveva una dignità, che solo ora
vedeva in tutta la sua grandezza. L’esercito che si snodava davanti ai loro occhi ad un tratto diventò
qualcosa di così dignitoso, che cominciò a guardare tutti con
rispetto.
C’erano tartarughe supercorazzate, sopra le quali, piccoli cannoni muniti di turaccioli
pieni di polvere pizzicorina, puntavano contro l’ingresso
dell’antro dal quale cominciavano a uscire suoni strani.
Evidentemente le immagini che rimbalzavano l’una sull’altra,
avevano messo in moto altri meccanismi, per cui si sentivano
chiaramente dei bip-bip senza alcun senso, che cominciavano a
diffondersi nell’aria circostante con una frequenza sempre
maggiore. Dietro lo squadrone delle tartarughe, un altro imponente
esercito di castori aveva le forti code già armate di palle di fango
impastato con l’ortica, da catapultare contro i nemici, che di lì
a poco sarebbero senz’altro apparsi a difendere il loro regno, e
interi stormi di uccelli più diversi, volavano ad ali spiegate,
primi tra tutti i pellicani, che con volo planato, avrebbero
scaricato dai loro capienti becchi milioni di pulci, di cimici, di
pidocchi, di formiche,ciascuno dei quali era stato dotato di una
bomboletta del temibile liquido pruriginoso, (il terribile
grattachecca b2) contro il quale neanche le più sofisticate corazze
avrebbero potuto resistere! Poco distanti un esercito infinito di
zanzare ballerine e di api industriose, dal volo leggero e silenzioso
stavano affilando i loro pungiglioni. Anche i pipistrelli, il
temibile squadrone dei Pip, celebri per i loro voli notturni nonché
per le loro divise nere, avevano accettato di fare un raid diurno,
per essere più che altro elemento di disturbo e di scompiglio. E che
dire delle ranocchie saltatrici, pronte a fare le loro acrobazie
all’interno delle camicie dei nemici? Un po’ in disparte uno
squadrone di topolini a molla, si era attaccato con i loro fili già
tesi e fissati alla base di un albero. Ciascuno di loro aveva in
dotazione una formica con le pinze, che avrebbe al momento opportuno
tagliato il filo e fatto partire il proprio topolino, che
coraggiosamente avrebbe avanzato finché la sua molla lo avrebbe
permesso, dando così modo a chi veniva dopo di loro di avere più
tempo per preparare una tattica. Piccoli eroi di Valledoro!
Intanto un esercito
infinito di ragni di tutti i tipi e di tutte le dimensioni si dava da
fare a tessere tele, con le quali avrebbero imprigionato il nemico.
Nessuno doveva essere ucciso a Valledoro e i nemici sarebbero stati
debellati dal gran ridere che avrebbero provocato tutte le armi
dell’esercito dei Val.
Intanto il bip-bip
cresceva sempre di più di intensità e un rumore concitato di passi
si faceva sentire sempre più vicino. Tra pochi secondi l’esercito
di Ego, sarebbe stato lì e dunque non c’era tempo da perdere.
Anche Lombricone andò
verso i due giovani che lo guardarono entrambi con un misto di
rispetto e di deferenza. Lombricone infatti aveva ritrovato tutta la
sua dignità, che gli proveniva da intere generazioni di Lombriconi
Generali, Guardiamarina, Commodori, Ammiragli. Qualcuno aveva detto
una volta che uno dei suoi bis,bis,bis,bisavoli, aveva eroicamente
combattuto con l’Ammiraglio Nelson, uscendo dalla battaglia con una
gamba in meno (anche se questa forse era una leggenda, perché da
quando mai gli amici Lombriconi avevano le gambe?) e una medaglia in
più.
Quella medaglia comunque
ora era appuntata al petto di Lombricone, che per l’occasione aveva
ritirato fuori il suo cappello da guardiamarina, anche se non aveva
mai confessato a nessuno che non sapeva nuotare.
“Ora che succederà?”
gli domandò Iris con apprensione
“Guardiamo e lo sapremo
subito! Stanno arrivando!” rispose tra i denti, che si rivelarono
una sorpresa, perché fino a quel momento non si era accorto di
averli.
Di lì a poco, una decina
di uomini, in tute mimetiche, con l’elmetto in testa, fecero la
loro apparizione all’ingresso dell’antro. Tenevano tra le mani
temibili fucili e qualcuno aveva persino dei mitragliatori. In un
attimo li caricarono e puntandoli contro il piccolo esercito dissero
con voce minacciosa: “Alto là o facciamo fuoco!”
Intanto il bip-bip era
dapprima diventato un biiip-biiip fino a trasformarsi in
biiiiip-biiiip, per poi diventare
biiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiip-biiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiip,
fino a non far capire più niente a nessuno.
Tutti dovettero mettersi
le mani o le zampe o le ali alle orecchie per resistere a quel rumore
infernale, tutti tranne i soldati che dovendo imbracciare i fucili,
non potevano tapparsi le orecchie, perché avevano due mani sole e
con i piedi non riuscivano né a tenere i fucili, né a tapparsi le
orecchie, per cui rimasero stoicamente in quella posizione, e mentre
il cervello gli andava in pappa riuscirono ancora a pensare; “Ma
guarda che bisogna fare per guadagnarsi un po’ di pane!”.
Poi successe una cosa
stranissima. I fucili, che nel frattempo erano rimasti impassibili
tra le mani dei loro soldati, si resero improvvisamente conto che a
loro nessuno avrebbe tappato le orecchie, per cui pensarono bene di
farlo da soli e siccome le orecchie dei fucili, per chi non lo
sapesse, sono vicine all’otturatore,( perché se non si sentissero
quando sparano, come farebbero poi a mandare il rinculo a chi ha
premuto il grilletto, per avvertirlo che ha sparato?) e si possono
tappare solo se l’otturatore è su, pensarono bene di alzarlo per
trovare un po’ di pace.
Vedendo questo, le
tartarughe, i castori, i pellicani e tutti gli altri, ebbero un
sospiro di sollievo, perché avrebbero potuto continuare a tenersi le
orecchie tappate, e così tutti aspettarono gli eventi, cioè che
quel rumore infernale avesse termine. Per fare la guerra ci sarebbe
stato tempo dopo."
Tratto da VALLEDORO
E il dopo, ogni dopo passa attraverso una riflessione che tutti gli uomini, proprio tutti gli uomini, i più potenti per primi, dovrebbero fare per evitare spargimento di sangue.
Perché ho trascritto questa piccola parte del mio racconto? Di preciso non lo so neanche io, ma penso più che altro di averlo fatto per far capire e capire io stessa che nella guerra di Valledoro era stata scelta una tattica che non prevedeva distruzione e che quando i piccoli si mettono in testa di reagire alla strafottenza dei potenti con la sola forza del loro niente, può anche accadere che le armi si rifiutino di sparare anche un solo colpo.