lunedì 26 gennaio 2026

A spasso nel Tesseract

 In questi giorni sto leggendo "Sull'eguaglianza di tutte le cose" di Carlo Rovelli.

Magari era meglio se dicevo che sto cercando di leggere il libro di Carlo Rovelli e di cercare di carpire qualcosa della teoria quantistica, che lui spiega con grande facilità, e si percepisce leggendolo, ma che io che sempre di più 'so di non sapere', come dice Aristotele, riesco solo in parte a trattenere dentro di me, grazie all'aiuto della mia forte immaginazione,  che riesce a proiettare immagini davanti ai miei occhi, ma che non saprei mai spiegare a parole a nessuno. Neanche con parole mie. 

Ho detto carpire e non capire, perché in effetti sto rubando parole che mi trasmettono sensazioni che poi diventano visive, e che mi fanno avanzare sempre un tantino di più nell'universo dei Quanti e delle loro leggi che in parte sono congruenti con  ciò che a noi è stato insegnato fino ad oggi, in parte invece se ne vanno, partono per la tangente, e  mi lasciano sperduta in mezzo allo Spazio, e molto lontana dal quel Tempo che ho sempre voluto raggiungere per spiegarmelo, senza mai riuscirci. Eppure, nonostante la mia ignoranza scientifica, non demordo, e là, dove questa si ferma nella totale incapacità di andare avanti, mi viene in soccorso la curiosità, che mi spinge sempre a continuare, a farmi domande e a cercare di capirci qualcosa. E mi sento felice.

Quando ho letto del Tesseract  la prima volta, mi si è aperto un mondo nuovo, che mi è piaciuto tantissimo e che avrei voluto esplorare, anche se da subito sono stata consapevole di non avere i numeri per poterlo fare. Ma già il fatto che si apriva una porta nuova sul Tempo mi metteva di buon umore, perché io e il Tempo, o almeno il Tempo che cerco io da sempre, fin da quando ero bambina, siamo cresciuti insieme e quando nel film Interstellar il Tesseract si è presentato magicamente ai miei occhi  non ho esitato a entrarci dentro virtualmente, per vivere  le sensazioni del protagonista. Da allora andare a spasso nel Tesseract con l'immaginazione è diventata una delle mie passeggiate preferite, dove il prima, l'ora, il poi vanno a braccetto insieme nei viali della vita, naturalmente con interpretazioni solo mie. 

Ma è bello pensare, avere intuizioni che scompaiono l'attimo dopo, percepire cose che sentiamo verranno raggiunte, chissà quando, chissà come, chissà da chi, e sapere che l'Universo nel quale respiriamo, non è solo quello che viviamo attualmete, ma molto molto di più, e del quale ogni tanto scopriamo un tassello, che prima è fantascienza e poi diventa scienza. E poi?

sabato 10 gennaio 2026

Avevo un Professore....

 Senz'altro è rimasto il mio professore preferito, quello che mi ha fatto ridere e piangere, quello che nell'arco di tanti anni e di tanta vita è rimasto nei miei ricordi, sempre come allora, perché era genuino, non si nascondeva dietro maschere professorali ma nel tempo è sempre stato solo e semplicemente se stesso.......

.....a quei tempi facevo le Magistrali e avevo una gran voglia di ridere e di divertirmi, tanto più grande, in quanto sapevo che potevo farlo solo nelle ore in cui ero a scuola, perché una volta uscita, l'atmosfera cambiava totalmente, prima di tutto perché essendo figlia unica, anche se ho avuto un rapporto bellissimo con i miei genitori di sangue romagnolo, e quindi gente allegra, loro non potevano sostituire gli amici che invece mi erano indispensabili e che trovavo solo a scuola, perché, e questo è il secondo motivo, essendo felicemente fidanzata, dal mio ragazzo  non mi era concesso di frequentare altri ragazzi e qui mi taccio.

Io invece, cresciuta in una Caserma e sempre a contatto con il genere maschile, fino a non molto tempo prima avevo avuto come compagni di giochi e di avvenure, solo dei maschi, figli di altrettanti marescialli, e quindi ero cresciuta con una mentalità da maschiaccio, riuscendo perfino a convincere l'unica amica che ho avuto a lasciare le bambole per imbracciare archi e fucili. Poi crescendo mi sono ingentilita, ma il confronto con i ragazzi mi è sempre stato più facile che con le ragazze. Per cui a scuola ero un po' vivace. 

Quando il Professore arrivò nella nostra scuola come insegnante di Latino e Geografia, doveva essere ai suoi primissimi anni di insegnamento, perché non era poi molto più grande di noi. 

Imparammo presto a conoscere che tipo fosse. Certe mattine arrivava in classe con espressione burbera, e da lì avevamo cominciato a capire che doveva avere una discussione con la fidanzata, che poi diventò sua moglie. In quelle mattinate ci guardava scuotendo la testa e appena qualcuno di noi, accennava a un sorrisetto o a una smorfia lo buttava fuori di classe.Molte volte usavamo questo espediente per guadagnare la strada del corridoio  ed evitare un'interrogazione. In quelle mattine si sedeva alla Cattedra , con una mano sfogliava il registro e con l'altra, usando solo due dita si prendeva un ciffetto di capelli che gli cadevano sempre sulla fronte e se li portava indietro. Forse era il suo modo di scaricarsi. Fatto questo, la lezione aveva inizio. 

Altre volte invece entrava di buon umore e la cosa era evidentissima perché ci chiedeva a rotazione di posare le nostre colazioni sul banco per poi venire ad attingere un po' dall' una e un po' dall' un'altra. A quel punto sapevamo che le ore passate con lui sarebbero state proprio belle e interessanti.

L'attesa di conoscere i risultati dei nostri compiti in classe di Latino, era trepidante, e non perché avessimo paura del voto, ma perché ogni volta c'era un rituale che aspettavamo e che volevamo sempre di più.

Il Professore entrava in classe con un pacchetto di fogli protocollo sotto il braccio e li buttava malamente sulla cattedra, po si sedeva, ci guardava fissamente per lungo tempo,scuoteva la testa e alla fine cominciava il rituale, Prendeva il primo compito leggeva il nome dello sventurato latinista e poi apriva il foglio e tutti potevano vedere che non c'erano correzioni. A quel punto ripiegava il foglio se lo metteva sul palmo della mano e  soppesandolo diceva: "Quanto è peso!" E la mano si abbassava sempre di più. A quel punto metteva il voto con una certa soddisfazione, specialmente se a volte era un bel 4 e concludeva "Torna a posto bestiaccia e studia!". Qualche volta i fogli risultavano più leggeri e la mano si abbassava di meno, ma erano casi rari.

Per un po' di tempo non abbiamo capito a che gioco giocasse. Come faceva a riconsegnarci dei compiti non corretti?. Ma poco dopo ci invitava a trovare noi stessi gli errori sottolineandoli,e così ci fu chiaro che li aveva corretti benissimo e noi ci prendevamo il nostro 4 con allegria senza sentirci mortificati.

Ci rendemmo subito conto che se noi avevamo cominciato a capire che tipo fosse, lui era riuscito a farlo molto prima nei nostri confronti e a capire il temperamento di ciascuno di noi. Da subito ci fu chiaro che  avevamo a che fare con una persona molto intelligente ed estremamente acculturata, perché nelle ore di geografia, partendo dai luoghi fisici ci portava a spaziare nella storia, nell'arte, nella filosofia, per non parlare della letteratura della quale era un cesellatore e in quelle ore in classe non volava una mosca e ascoltavamo col fiato sospeso e senza battere ciglio le cose che lui ci  raccontava o ci illustrava nella lavagna.

Poi arrivò la gita in quarta magistrale. Andammo sulla Costiera Amalfitana e a Capri. Un gita di ben cinque giorni e lui ci accompagnò insieme ad altri professori, ma il nostro tempo lo passammo quasi esclusivamente con lui, che ci parlava di cultura generale e di futuro, ma che da persona giovane come era in quegli anni, si divertiva a star con noi e ad ascoltare le nostre aspirazioni e anche i nostri problemi, non venendo mai meno al suo ruolo.

Fu in quel preciso momento che imparai a conoscere e a capire la sua profonda libertà intellettuale e in cuor mio di decidere di essere sempre me stessa, cosa abbastanza difficile a quell'età. Lui mi segnò la strada da seguire.

Successivamente lo ritrovai come Preside al Liceso Scientifico, dove studiavano i miei figli e ciò mi fece molto piacere.

Oggi ho saputo che il mio Professore è partito per altri lidi e lo voglio vedere come allora su quel vaporetto che ci portava alla Grotta Azzurra, con le braccia spalancate al vento, mentre ci invitava a fare altrettanto (l'abbiamo fatto molto prima di vedere questa scena sul Titanic) per andare incontro alla vita.

Buon viaggio Professore e che il mare ti sia amico e leggero.

Con la stima e l'affetto di sempre

una tua studentessa 

 

 

sabato 3 gennaio 2026

Quando non ci sono parole

Crans Montana, oggi è  conosciuta in tutto il mondo, ma che triste conquista!

Io non so se ci sono dei colpevoli per la grande tragedia che si è  consumata a capodanno, per cui non mi sento di dire niente a questo proposito,anche se è normale che  debba essere trovata la verità.

So soltanto che si sono create le condizioni, giunte da più parti, perché  si sviluppasse il terribile incendio  che ha causato la morte di tanti giovani.

Non ho parole per dire altro, perché al di là delle responsabilità oggettive, delle negligenze, delle superficialità, che  lasciano attoniti, il mio pensiero oggi è solo quello di una mamma e di una nonna, che va ai miei nipoti, che sono nell'età in cui ci si apre alla vita e si cerca la gioia dello stare insieme anche semplicemente per festeggiare l'arrivo di un anno giovane  come loro. Poi il mio pensiero passa a tutti i giovani che hanno attraversato la mia vita, nell'arco di tanti anni,permettendomi di conoscerli per cominciare a capire di che è  fatta la gioventù,o meglio ancora l'adolescenza, perché quando ero giovane io non riuscivo a sapere che cosa fosse la mia gioventù. Sentivo solo tanta leggerezza che non aveva un nome.

Tra le altre cose la gioventù  è  anche quella che ci fa sentire invincibili  mentre inconsapevoli del pericolo incombente , ci fa riprendere l'incendio che distrugge la vita.Si vive quel momento senza pensare ai materiali in cui è costruito il soffitto, senza sapere che non ci sono uscite di emergenza, senza rendersi conto che tante piccole fiaccole scintillanti,  accese su tante bottiglie tenute alte come una fiamma olimpica in un momento di gioia comunitaria,che è un inno alla vita, possono diventare strumento di morte. E questo non per incoscienza o per temerarietà, no, ma semplicemente perché queste cose non rientrano nel mondo della gioventù. A queste cose da sempre ci pensano gli adulti.Ed è quello che da sempre dovrebbero fare nella maniera giusta gli adulti.

Chi è sopravvissuto, è improvvisamente diventato adulto, e l'età anagrafica non c'entra. 

Bella la gioventù,  che nessuno riesce mai a spiegare completamente. Non bastano le parole per descrivere la gioventù,quel momento ineffabile e stupendo, che sfugge ad  ogni catalogazione, per cui quando non ci sono più  parole, rimane solo il pensiero che va alle giovani vite che non ci sono più e al dolore di chi rimane.


mercoledì 24 dicembre 2025

Quando verrà Natale

 Ciascuno vive l'attesa del Natale a modo suo. Anche chi dice di non credere sente che sta per arrivare un momento diverso dagli altri e si prepara a festeggiarlo nel modo che gli è più consono.

Io sono credente, anche se lo sono a modo mio, in una maniera molto intima e profonda, e che col passare degli anni sta diventando sempre più mia e sempre più lontana dalle luci e dal frastuono.

Io amo il silenzio che prelude al Natale, quel momento che può durare un attimo o anche giorni interi, quel silnzio che è dentro di me e che mi porta a farmi domande e a riflettere sulle domande che mi faccio. Molte volte so darmi delle risposte, ma il più delle volte no  e questo invece di deludermi mi rende contenta, perché se c'è una cosa che amo del Natale è l'aura di mistero che spande intorno a sé, l'atmosfera di dolcezza non cercata, neanche voluta, che ci avvolge anche a dispetto di noi stessi e del nostro andare, in una quotidianità, che molte volte non ci risparmia davvero. Ed è proprio questo non sapermi rispondere del perché questa storia nata duemila anni fa e che parla di un bambino,di una capanna, di una stella, continua a presentarsi agli  occhi della mia mente e del mio cuore con lo stesso fascino e la stessa attesa che avevo da bambina.

Di acqua sotto i ponti della mia vita ne è passata tanta e ha portato con sé gioia e dolore, esperienze e speranze, e se guardo me stessa riflessa in quell'acqua vedo una persona che è continumente cambiata, fino a diventare indifferente, per poi ritrovare un filo conduttore, non so neanche io quale, che mi ha spinto invece a cercare ancora, a farmi domande, a chiedermi chi sono, perché esisto, dove vado, a vivere la mia vita profondamente, anche quando è tanto faticosa.

E allora sento che il mio andare, il nostro andare, l'andare di tutto il mondo non è casualità, ma ha un senso. E questo senso io lo cerco anno dopo anno nel Natale, nella fiamma di una candela che da cinquantuno anni brilla per pochi minuti quando scocca mezzanotte. Ma che attimo di luce è sempre stato quello per me! Un momento in cui mi sembra che il senso della mia vita risplenda in quella fiammella, un momento che riaccede speranze sopite, certezze che vogliono continuare a esistere e che mi fanno dire di anno in anno che la parte più bella della mia vita deve ancora arrivare.

A


nche stanotte sarà così e accenderò la mia candela come sempre, in un momento intimo, solo mio....quando verrà Natale.   

mercoledì 26 novembre 2025

Una giornata da dimenticare

 Proprio così. Ieri, 25 Novembre per me è stata una giornata da dimenticare.Ci sono giorni in cui ci sembra di essere avvolti da una nebbia densa, fredda, dalla quale non riusciamo a venire fuori.

Una volta, tanto tempo fa feci un sogno, nel quale cercavo di districarmi da quella ragnatela avvolgente, che non fa intravedere neanche più un barlume di luce. C'era il buio intorno a me, ma non il solito buio del quale non ho paura, perché propro nel buio riesco a riflettere su me stessa, sulla vita, sulle persone che mi sono care. No! Quello era un buio diverso, era il buio dell'anima e mi terrorizzava.

Ero venuta fuori da quel sogno rendendomi conto che ero stata io a volerlo fare con tutte le mie forze ed ero riuscita a svegliarmi per rientrare nella mia dimensione reale.

Non che ieri, 25 novembre sia stata una giornata così buia, ma l'ho vissuta cercando di ribellarmi proprio al sottile velo di nebbia che era dentro di me, e che provava a diventare più fitto,  sapendo che la forza per scacciarlo doveva venire da me, soltanto da me. 

Proprio come avevo fatto con il mio sogno.

E l'ho fatto, e anche stavolta ho vinto io, mi sono detta, e anche questa giornata da dimenticare andrà a finire nell'inceneritore dove sono andate a finire tutte le altre, che nell'arco della mia vita non sono state poche.

La vita è forza, è forza anche dei deboli, è forza di andare avanti, sempre.

E possibilmente, ho aggiunto, andarci con un sorriso  per me e per gli altri.


giovedì 6 novembre 2025

Mi son svegliata e........

 

......e mi sono ricordata che oggi è il mio compleanno. Mi era passato completamente dalla testa, e il fatto di essermi resa conto di non averlo ricordato, mi ha reso contenta.

Finalmente dopo ben settantasei anni, mi sono accorta  che il compleanno è un giorno come gli altri, tutto da vivere in ogni sfumatura, perché è parte della vita, che va vissuta  con pienezza, al di là del tempo che passa.

E' la vita che va festeggiata con un augurio giornaliero, come un compleanno, per riuscire a capire i doni che ci porta continuamente. Alcuni sono regali piacevoli, che ci rendono felici e ci fanno dire che la vita è bella, altri lo sono molto meno e ci fanno sembrare che la vita che prima ci ha gratificato,  venga a toglierci la gioia che ci ha dato. Ma sono questi regali che noi chiamiamo esperienze, che fanno di noi ciò che siamo, sempre in divenire, sempre con idee diverse dal prima e aspirazioni diverse per il dopo. E' la vita che ci rende diversi gli uni dagli altri, che ci fa comprendere cose che gli altri non capiscono e allo stesso tempo non ci fa capire cose  che altri invece capiscono benissimo.

I compleanni esistono in questo contesto. Sono giorni,  nei quali dovremmo domandarci chi siamo, o chi siamo diventati, o chi vorremmo diventare. Invece ci limitiamo a viverli contentandoci degli auguri  e di una torta. Sono pietre d'inciampo per farci fermare  sulla strada sulla quale il più delle volte camminiamo, senza neanche guardare che cosa abbiamo intorno. La pietra che arresta il nostro cammino si chiama compleanno e ci invita a farci una volta tanto un regalo solo per noi, con una domanda sincera: "Siamo contenti di ciò che siamo oggi, con i nostri limiti, le nostre speranze, i nostri desideri per il domani?" Se la risposta è sì, allora buon compleanno e facciamoci fuori la torta.  Se la risposta è no, mangiamo lo stesso la torta perché non si butta via nienta, ma ci risulterà indigesta. In entrambi i casi dovremo considerarlo un regalo della Vita.  

 

martedì 28 ottobre 2025

La mia capsula del tempo

 La mia camera è il luogo dove ho racchiuso il mio mondo e dove io passo molte ore, sentendomi la regina incontrastata di quel mondo tutto mio, che senza averne coscienza, ho costruito perché tutto mi parlasse della mia vita nell'arco di stettantacinque anni, settantasei tra qualche giorno.

Fino a stasera non mi ero resa conto di aver fatto una simile opera, poi oggi il mio sguardo si è posato fuggevolmente su alcune fotografie,rimandandomi per brevi attimi ricordi sbiaditi, che si sono dileguati immediatamente, mentre i miei occhi si spostavano verso altre cose, altri oggetti e vi si posavano per brevi attimi, restituendomi sensazioni fuggevoli, che pensavo di aver dimenticato, e che invece erano lì che aspettavano solo di essere richiamate.

Fino a quel momento avevo pensato di essere soltanto un'accumulatrice seriale di piccole cose mie e di altri ai quali voglio bene, invece oggi mi sono resa conto improvvisamente di aver costruito la mia vita dentro una stanza.

I tanti libri che sono nelle librerie non sono solo libri,ma sono momenti di crescita, momenti di immaginazione e di fantasia, momenti di voglia di sapere, di conoscenze nuove. Lo stesso discorso vale per le tele che ho dipinto e che magari non mi piacciono neanche,ma anche quelle evocano stati d'animo mutevoli, a volte rabbiosi, a volte rassegnati, a volte speranzosi.

E poi i piccoli oggetti che mi guardano da lontano, come la spazzolina per i miei capelli di neonata e il mio Bambi di gomma,  e a seguire il primo sonaglino dei miei figli, che si è sempre chiamato chicchele. E le scatole di latta e di cartone che raccolgono vecchie fotografie spuntano da ogni parte e fanno compagnia alla macchina da cucire della mia mamma,  che con quella ha fatto piccoli capolavori per sua figlia, cioè io. Se alzo gli occhi , vedo sull'armadio due piccole valigette e una più grade in cartone, di quelle che allora si usavano per spostarsi con il treno.In una di quelle valigette cè il guinzaglio e il collare di Bali, il mio Husky, ma molto di più il mio amico, e altre piccole cose che facevano parte della sua vita.

Poi il mio sguardo si è posato sulle fotografie dei miei genitori e dei miei figli, e ho sentito inequivocabilmente che loro sono con me in quella stanza, dove c'è rimasto a malapena il posto per un lettino, il mio letto, cosicché la sera, quando vado a dormire, tutte le cose che amo mi sembra che mi  avvolgano e mi fanno addormentare più serena, anche quando non c'è alcun  motivo per esserlo.

Ecco, oggi mi sono resa conto di aver fatto della mia camera, una capsula del tempo, una di quelle capsule che mi affascinano tanto e che racchiudono silenziosamente dentro di loro, il come eravamo, che cosa speravamo, per lasciare qualcosa di noi a chi verrà dopo di noi, una capsula tutta mia, nella quale io sono il cuore e la mente. 

Non è stato un momento di felicità,  direi proprio di no, tutt'al più, solo un attimo di dolce e intensa malinconia, che non ho permesso durasse molto, Poi ho riaperto la porta e sono uscita dalla mia capsula del tempo,  chiedendomi che cos'altro ci avrei messo ancora.