lunedì 31 agosto 2026

La calda estate del '26



 

E finalmente l'estate arrivò. Era stata aspettata da tutti e non perché l'inverno fosse stato particolarmente freddo, ma perché ci eravamo intirizziti nelle case dove il riscaldamento funzionava a scartamento ridotto, per l'aumento esagerato dei costi che c'erano stati, dicono causati dalla guerra, o molto più probabilente dagli abili speculatori che ne avevano approfittato per fare guadagni miliardari.

Non sto parlando dell'estate del secolo scorso, ma dell'attuale che si sta ancora vivendo 

Era stata invocata, e così l'estate per contentarci venne prima, addirittura prima della fine di maggio. 

E che estate! 

 

 

 

 In un attimo sparirono maglioni, giubbotti, giacconi, coltroni, piumoni, scialli e cappelli di lana e ci ritrovammo in maniche corte e coi sandali ai piedi. Una meraviglia, che di meraviglia in meraviglia, in men che non si dica ci ha portato a raggiungere i quaranta gradi e a capire finalmente perché i messicani dei film dormono tutto il giorno sotto i loro grandi sombreri. Non c'è che dire. Siamo sempre i soliti. Prima ci lamentiamo del freddo e poi del caldo. Non siamo mai contenti.....ma quando è troppo è troppo....concedetemelo.

 Ed eccoci qua, in questa estate ancora calda, ma non inferocita come è stata fino a qualche giorno fa. 

Eppure a suo modo, la mia estate è stata un'estate che mi ha lasciato qualcosa che mi è piaciuto. La penombra di una stanza con le persiane chiuse come scudi contro i dardi del sole che venivano a trafiggerci, mi facevano sentire come in un fortino nel quale niente di male poteva accadermi. La doccia con l'acqua fredda che dava un senso di immediato sollievo alla pelle riarsa era qualcosa di così appagante da farmi pensare che niente poteva esserci di più bello, salvo poi ricredermi due minuti dopo, quando la vampa di calore mi avvolgeva in un sudario. E la sera a vedere i tramonti infuocati nella vana attesa di un refolo di vento che venisse a smuovere le larghe foglie della palma che sovrasta il pozzo della mia oasi, per un attimo mi catapultava nel deserto di Lawrence d'Arbia.

Poi il sole se ne andava e venivano le stelle e il profumo dei fiori che di giorno non riuscivo a sentire, e il caldo che non si affievoliva neanche con un ghiacciolo alla menta mentre sprofondata, si fa per dire, nella mia  scomoda poltroncina leggevo  "I cacciatori di microbi" affascinata dalle  ricerche di questi scienziati un po' folli, ma di  quella follia che solo il genio può avere. A quel punto entravo talmente nel loro mondo e nelle loro avventura, che diventavo immemore anche del sudore che mi correva per la schiena mentre il ghiacciolo si scioglieva e nugoli di zanzare mi saltavano addosso. Dopo, solo dopo, sentivo il prurito che seguiva ai pizzichi che avevo ricevuto, ma il dopo era solo il dopo.

E poi quella stanchezza, che è diversa dalla stanchezza di quando lavoro, mi prendeva con il suo languore, al quale non so dare un nome, ma che è una cosa veramente piacevole, perché mi induceva a non pensare,a vivere il presente così come era, senza preoccuparmi troppo del domani che sarebbe venuto dopo poche ore, mentre cercavo un sonno che non arrivava, rigirandomi nel letto, sentendo arrivare le voci, o mglio  i bisbiglii delle persone che cercavano fuori di casa un pò di frescura, prima parlando e poi sparlando. Quante cose ho sentito di notte uscire da lingue taglienti come rasoi, che neanche l'estremo caldo era riuscito a seccare. Però alla fine diventavano come una ninna nanna che mi faceva addormentare.

La mia estate in compagnia dei grilli e delle cicale, che si davano senza tregua il cambio nei giorni che passavano, fino ad oggi. 

La mia estate nel mio paese, senza neanche più la voglia di fare una passegiata e di affrontare le salite delle sue strade.

La mia estate, quella in cui una sera di massima calura, poco prima di andare a letto, invece di fare la mia solita riflessione serotina, rivolsi il viso  in alto e alzando le spalle e allargando  le mani dissi: "Senti, io stasera proprio non ce la faccio. Se vuoi dittela da solo una preghiera!"

La mia calda estate del '26 tra sacro e profano, come sempre nella mia vita. 

Il ritorno nelle ultime frasi al passato remoto delle prime, non è stato scelto, e non è neanche frutto del caso, ma solo la constatazione che la calda estate del '26 sta già diventando un ricordo nella vita che va e va e va.....e dove va nessuno lo sa.  

lunedì 17 agosto 2026

Il Drappellone

Quando ho visto per la prima volta il Drappellone del Palio di Siena 2026, sono rimasta interdetta e con un senso di disagio che al momento non ho saputo spiegarmi.

Niente da dire sul piano artistico, perché ogni artista ha una tecnica personale e una visione altrettanto particolare di ciò che va a creare, quindi non posso fare apprezzamenti sulla tecnica e sulla scelta dell'esecuzione. Non ci ho pensato neanche per un attimo. Di una creazione artistica, non essendo un critico di arte, potevo solo dire mi piace o non mi piace. Di quest'opera, pragmaticamente posso dire che i colori sono belli, i particolari molto curati, l'effetto dell'insieme notevole, l'intento di creare intorno all'opera il  "purché se ne parli", decisamente azzeccato.

Questa è solo un'opinione strettamente personale, che non richiede di essere condivisa. 

Al di là di queste riflessioni del tutto visive, rimaneva però un senso di disagio,che non era causato dalle considerazioni appena fatte. 

No, il disagio veniva da altri fattori, che sul momento non riuscivo  a chiarire, ma che poi, in successivi momenti di riflessione, ha trovato il suo perché.


Magari  è anche una questione generazionale, e i giovani oggi non farebbero più caso ai lineamenti androgeni della Madonna, ma io sì, e non per motivi sessisti, perché non mi interessano, e neanche per questioni legate alla religione, anzi voglio lasciare il mio credo completamente al di fuori di queste considerazioni, ma soltanto per quel qualcosa indefinibile che mi fa star bene quando guardo l'immagine della Madonna, comunque essa sia, serena,addolorata, materna. Ecco sì! Materna è la parola giusta.

E questa immagine non mi fa stare bene. 

Sono abituata a considerare la Madonna in un piano diverso da quello in cui ci muoviamo noi, con la nostra continua ricerca di noi stessi, le nostre domande, la difficile accettazione di ciò che siamo o non siamo, sono abituata a considerarla la persona che ha accettato di essere ciò che è, magari anche con paura, con senso di solitudine con ansia per il dopo. Ma ha accettato è così facendo ha dato a noi e alle nostre fragilità la possibilità di parlare con lei per trovare consolazione ai nostri perché non risolti.

Proprio come fa una mamma.

 

giovedì 13 agosto 2026

Eclissi

Era da tanti giorni che facevo il conto a rovescio in attesa di poter vedere l'Eclissi di sole.

Per me era come un appuntamento al quale non volevo mancare a nessun costo, forse perché non avevo mai dimenticato l'Eclissi totale che avevo avuto la fortuna di vedere quando avevo undici anni e che si era impresa indelebilmente nella mia mente, o forse anche perché la mia capacità di sognare mi porta ancora a vedere scenari fantastici e talmente vividi , da farmeli vedere come fossero reali. 

Forse un pò per entrambe le cose.

Apettavo con impazienza e alla fine il giorno è arrivato e......è venuto giù il mondo. Una pioggia simile a un diluvio si è abbattuta sulle mie speranze coprendo ilcielo con una coltre di nuvole nere e minacciose, che mi hanno tolto ogni illusione. Non sono riuscita neanche a godere di quel momento di


frescura, con la temperatura che è scesa di parecchi gradi, togliendo per un attimo quel caldo infernale che ci attanaglia da tanto tempo e ci toglie le forze. Nossignori, non è possibile che non riesca a vederela,  mi dicevo mentre guardavo sul cellulare in continuazione il meteo, per capire se dopo quelle catinelle di acqua, il cielo si sarebbe rischiarato, come capita spesso d'estate, e a un certo punto ho visto che all'ora fatidica dell'eclisse, forse ci sarebbe stata qualche speranza. 

L'ho detto a mio figlio, che senza che io me ne accorgessi, aveva visto tutta la mia aspettativa e la mia delusione  e lui mi ha detto soltanto: "Da qui non la vedrai mai. Chiudi casa in fretta e andiamo" Dove andavamo non lo sapevo, ma so che sono uscita con le mie ciabattine di gomma infradito sotto una pioggia battente e mi sono infilata in macchina.

E siamo andati a finire al Passo  del Lume Spento, che è a un bel pò di chilometri da qui, mentre le nuvole sempre più nere ci correvano dietro, ridendo di noi.

E invece ce l'abbiamo fatta.

 E lassù abbiamo trovato  persone che erano venute anche da più lontano, per ammirare uno spettacolo che dura pochi minuti, ma che lascia dentro tante di quelle sensazioni che ti accompagnano per tutta la vita. Come è stato bello parlare con perfetti sconosciuti con tanta semplicità, accumunati semplicemente da un desiderio di infinito. Per un attimo mi è sembrato di vivere una scena di Incontri ravvicinati del terzo tipo, dove persone tra di loro sconosciute, sono state spinte nel medesimo luogo da posti diversi, ma da un unico desiderio.

Anche noi aspettavamo un disco, che alla fine è sceso dalla coltre di nuvole e  si è presentato in tutta la sua magnificenza, mentre lentamente diventava una falce,e spandeva intorno a sé colori mai visti. In quell'attimo ho visto la perfezione del creato, il suo andare, il suo divenire. E' stato solo un attimo, mentre l'aria diventava più fredda, i cani nella valle abbaiavano tutti insieme, e in quell'attimo la donna di ora ha preso per mano la bambina di allora, riscoprendo in entrambe lo stesso identico stupore e gratitudine per aver vissuto quell'attimo. 

domenica 9 agosto 2026

L'importanza Dello Scoutismo In Una Vita Moderna

 

Questo articolo è scritto da mia nipote che è venuta dall'estero per trascorrere con noi un po' di vacanze italiane 

 

Nella nostra società moderna, sempre più tecnologica e sempre più scollegata dalla natura, non sorprende che lo scoutismo risulti sempre meno attraente per la persona comune. Al giorno d'oggi, la maggior parte delle persone non attribuisce alcun valore ad attività come campeggiare nei boschi, accendere un fuoco o imparare a orientarsi usando solo mappa e bussola. Tuttavia, nel tentativo di ricordare al nostro mondo l'importanza dello scoutismo, ho chiesto a tre scout cosa lo scoutismo abbia dato loro nella vita.

Il nostro primo relatore è G...., fondatore di un Gruppo Scout. Ha detto:

 

  "Mi chiamo Gi e mi viene da sorridere quando qualcuno mi dice che ho fondato nuovamente il Gruppo Scout più di quarant'anni fa. Io non ho fondato proprio un bel niente, mi sono semplicemente lanciata insieme ad altri,  in un'avventura per far vivere ai miei figli un'esperienza che desse loro momenti di vita da ricordare col sorriso. Poi col passare del tempo e vedendo che sempre nuovi ragazzi si aggiungevano per condividere la nostra strada, ho vissuto questa scelta in maniera più profonda, cercando di dare loro qualosa che rimanesse nella loro vita, come del resto tutti loro hanno fatto con me.

'Servizio' è una parola molto importante nello scoutismo e ho cercato di viverla nei modi che mi erano più congeniali, e anche ora , nonostante l'età molto matura, cerco di rendermi utile e di fare appunto Servizio. Da sei anni sono la Cambusiera del Branco, insieme ad altri, con mia grande soddisfazione.

Quello che mi ha dato lo Scoutismo? Tanto scambievole affetto che dura nel tempo, oggi cosa rara."

 

In seguito, ho intervistato Mel, un attuale scout che ha fatto 4 anni di lupetti e quasi 2 anni di reparto. La sua risposta è stata:

 

"Lo scout mi ha aiutato a crescere sopratutto a schierarmi con le persone, da quando frequento gli scout mi sono resa conto di essere un'altra persona, la piccola me é diventata più forte e ho fatto nuove conoscenze, ho avuto dei capi fantastici ai lupetti che mi hanno insegnato a come affrontare i problemi in questo primo anno di reparto ho capito quanto valga parlare o spiegare cose che non vanno bene con la propia squadrigla."

  

Poi ho chiesto a Boe cosa ne pensasse, e mi ha risposto:


" Sono stata negli scout per molto tempo. diciamo da quando ancora non ero in grado di camminare da sola fino a quando sono diventata un capo. poi le mie scelte di vita mi hanno portato a lasciare il gruppo. Ma una volta che si è scout si rimane scout per tutta la vita. Essere scout mi ha insegnato molte cose.  due però sono gli insegnamenti dello scoutismo che piu di tutti porto con me. il primo è l' 'estote parati', ovvero il cercare di essere sempre pronti ad affrontare le sfide della quotidianità.  L'altro è un motto di BP: 'il gioco riuscirà solo se ciascuno  avrà fatto bene la sua parte'. Pertanto, in ogni cosa che faccio cerco sempre di dare il meglio di me, per fare il mio dovere al meglio delle mie possibilità."

 


Per concludere, vorrei condividere ciò che lo scoutismo mi ha dato nei mei tre anni di lupetti e due di reparto. Al di là degli aspetti più ovvi, come imparare a costruire un tavolo, accendere un fuoco o fare un nodo, mi ha insegnato a collaborare con gli altri, a divertirmi anche durante le gare, a perdonare e molto altro ancora. Lo scoutismo mi ha dato disciplina e confidenza, ma soprattutto mi ha dato una famiglia.

 -Ponyboy

 




*Si noti che tutti i nomi indicati – sia quello dell'autore che quelli degli intervistati – sono di fantasia*

 

 

 

mercoledì 17 giugno 2026

Senza perdere il sorriso

" Le lacrime che in tanti anni non sono mai state versate, sono dentro di noi come un oceano che infrange le sue onde violente contro il  duro scoglio del nostro cuore"

da Piccoli Pensieri di KB 

 

"E non va bene per niente!",ho aggiunto io, "ma così è". 

Poi, girandomi verso  Pinocchio , mio abituale interlocutore, gli ho chiesto a bruciapelo : "Ma dimmi un pò, chi te lo ha fatto fare di diventare un ragazzino in carne, ossa e.... cuore?"

"Volevo sapere che cos'è la vita" mi ha risposto subito senza perdere il sorriso "in altro modo non l'avrei mai saputo".

 

Già!! 'Senza perdere il sorriso', sono parole difficili, ma così vere!

lunedì 8 giugno 2026

Guardate lontano

 

L'idea dell'Infiorata che è stata realizzata quest'anno dal Gruppo Scout Montepulciano 1°, è nata dentro di me in un attimo, sulle parole di una frase di Baden Powell, che mi accompagna ormai da un pò di tempo.

 “...guardate lontano,
e anche quando credete di star guardando lontano,
guardate ancora più lontano!”.

Queste parole mi hanno portato immediatamente a visualizzare uno scout visto di spalle, mentre guarda davanti a sé l'orizzonte, e quando il suo sguardo non riesce ad andare oltre, volge gli occhi in alto, verso il cielo, verso il sole, verso il lontano, dove l'aria è più leggera e pulita, e dunque verso i suoi sogni.

Forse perché anche a me piace ancora sognare di poter respirare un'aria migliore di quella che in questo momento respiro intorno a me e in senso più ampio, intorno al mondo. Ho voglia di semplicità, di vedere il mondo nella sua genuina bellezza fatta di alberi e fili d'erba, di rocce dure, di strade campestri,di umanità, vera, ho bisogno di sentire il profumo del bosco bagnato da una pioggia recente e dei fiori che si aprono al sole che splende nel cielo, al di là di tutte le nefandezze e le bassezze umane che  tolgono la speranza dagli occhi e dal cuore e annichiliscono interi popoli . 

E così, senza più pensarci un attimo ho condiviso questa idea con la "pattuglia dell'infiorata" della quale anch'io faccio parte. L'idea non solo è piaciuta, ma è stata accolta con entusiasmo, è stata ampliata e perfezionata, il tutto nel giro di pochissimo tempo e da allora tutto è stato semplice e veloce. Attaccare i fogli, creare il grande telo binco sul quale fare il disegno è stato poco più che uno scherzo. Poi il disegno fatto in pochissimo tempo, perché era come se noi fossimo dentro quel foglio che si andava riempiendo di un paesaggio, in quel momento fatto solo a grandi linee, ma già così nostro ! Come procede tutto bene, quando si lavora insieme, stando bene insieme!

Anche San Francesco e il giovane scout, appena disegnati, sono diventati parte di noi, in quell'atmosfera della Verna che il Santo conosce così bene, tanto da portarci a riscoprirla in modo semplice, lineare, senza fronzoli, tenendo una mano protettiva sulla spalla del ragazzo. A quel punto è quasi sembrato che domenica, giorno del Corpus Domini, il colore si stendesse da solo sugli alberi appena abbozzati, sull'eremo, sulla chiesa, su quel sole diventato una particola splendente, sotto gli sguardi attenti di un Santo e un ragazzo, lo sguardo del Santo che è riuscito a guardare  più lontano e ancora più lontano,  e lo sguardo del ragazzo che comincia a guardare lontano. Una speranza per i giorni che verranno!

Se per un attimo, a opera ultimata, ci siamo sentiti soddisfatti, dopo lo siamo stati anche di più, perché il messaggio di fratellanza, di condivisione, di rispetto per la natura, di desiderio di semplicità, è passato in maniera forte, anche senza che noi ci fossimo accorti di aver dato un'impronta così chiara a un disegno che è nato solo dall'entusiasmo di tutti noi. Talmente forte che ci ha lasciato quasi sbalorditi. Bene così.

 


sabato 30 maggio 2026

Oggi


Ricordo che una canzone di diversi anni fa a un certo punto diceva " prendi ciò  che vuoi senza dare mai".

Come mi sembravano ingiuste quelle parole. Perché  non si dovrebbe dare mai? A me è  sempre piaciuto dare agli altri quel poco o molto di quello che ho imparato dalla vita.

Ma ancora più  ingiusto mi sembravano quelle parole "prendi ciò  che vuoi".

Perché  prendere ciò  che si vuole, senza curarsi degli altri, senza neanche informare le persone che sono cresciute con cose che per loro sono diventate 'casa'? Qualcosa che trasforma un ambiente estraneo in un luogo familiare, nel quale piace stare?

Può  essere qualsiasi cosa, che ne so, un libro particolare, un vaso di fiori, un quadro appeso alla parete davanti alla quale si passa tutti i giorni.

Per noi Scout sono stati un biliardo, che non era un biliardo normale, ma era diventato un grande tavolo, intorno al quale si materializavano i nostri programmi, prendevano forma i nostri progetti,   e un piccolo palcoscenico che è stato calpestato da grandi e piccoli, per fare recite, che a noi sembravano opere teatrali, per attendere Natale ed Epifania, per fare festa a Carnevale, per ospitare anche persone che venivano a parlarci di cose serie e interessanti. Quanta vita c'è  stata in quel  bliardo e in quel palcoscenico nei tanti anni che sono stati con noi. Quante risate, quanti discorsi seri, quante attese, quanti ritorni, vissuti insieme a loro. Quanta Vita!

Ieri c'erano e oggi non ci sono più.  Così  semplicemente. Qualcuno li ha presi magari per non farsene niente, magari per regalarli a qualcun altro, perché  la 'roba' è  sua e ci fa quel che gli pare.

È  vero, niente rimane come è, nello scorrere degli anni,  se non nei ricordi, ma che punta di amarezza in quegli attimi di transizione!  Almeno per me. Ad altri magari non importa niente.

"Cammino, e la vita  cammina con me".

Le ho scritte io queste parole, forse senza neanche sapere fino in fondo perché.  Ora, in questo momento le sto vivendo. Gli anni passano, i tempi cambiano e improvvisamente mi accorgo di quanto ho camminato nella vita, con la vita che da e prende senza curarsi del male che può  fare.

Alzo le spalle due o tre volte, per scacciare quel piccolo dispiacere. Però  rimane il fastidio e la consapevolezza che continuerò  a camminare e la vita camminera'  con me , ma sempre più  lontano da un luogo nel quale non trovo più  nient'altro che fredde stanze, nelle quali non sono rimasti neanche i ricordi .

Quelli ormai sono solo miei.

Chissà perché quelle parole "prendi ciò che vuoi senza dare mai", mi hanno seguito per tutta la camminata che ho fatto per tornare a casa. Già, chissà perché! 


Oggi il sole tramonta su un giorno particolare. Domani è un altro giorno.