Senz'altro è rimasto il mio professore preferito, quello che mi ha fatto ridere e piangere, quello che nell'arco di tanti anni e di tanta vita è rimasto nei miei ricordi, sempre come allora, perché era genuino, non si nascondeva dietro maschere professorali ma nel tempo è sempre stato solo e semplicemente se stesso.......
.....a quei tempi facevo le Magistrali e avevo una gran voglia di ridere e di divertirmi, tanto più grande, in quanto sapevo che potevo farlo solo nelle ore in cui ero a scuola, perché una volta uscita, l'atmosfera cambiava totalmente, prima di tutto perché essendo figlia unica, anche se ho avuto un rapporto bellissimo con i miei genitori di sangue romagnolo, e quindi gente allegra, loro non potevano sostituire gli amici che invece mi erano indispensabili e che trovavo solo a scuola, perché, e questo è il secondo motivo, essendo felicemente fidanzata, dal mio ragazzo non mi era concesso di frequentare altri ragazzi e qui mi taccio.
Io invece, cresciuta in una Caserma e sempre a contatto con il genere maschile, fino a non molto tempo prima avevo avuto come compagni di giochi e di avvenure, solo dei maschi, figli di altrettanti marescialli, e quindi ero cresciuta con una mentalità da maschiaccio, riuscendo perfino a convincere l'unica amica che ho avuto a lasciare le bambole per imbracciare archi e fucili. Poi crescendo mi sono ingentilita, ma il confronto con i ragazzi mi è sempre stato più facile che con le ragazze. Per cui a scuola ero un po' vivace.
Quando il Professore arrivò nella nostra scuola come insegnante di Latino e Geografia, doveva essere ai suoi primissimi anni di insegnamento, perché non era poi molto più grande di noi.
Imparammo presto a conoscere che tipo fosse. Certe mattine arrivava in classe con espressione burbera, e da lì avevamo cominciato a capire che doveva avere una discussione con la fidanzata, che poi diventò sua moglie. In quelle mattinate ci guardava scuotendo la testa e appena qualcuno di noi, accennava a un sorrisetto o a una smorfia lo buttava fuori di classe.Molte volte usavamo questo espediente per guadagnare la strada del corridoio ed evitare un'interrogazione. In quelle mattine si sedeva alla Cattedra , con una mano sfogliava il registro e con l'altra, usando solo due dita si prendeva un ciffetto di capelli che gli cadevano sempre sulla fronte e se li portava indietro. Forse era il suo modo di scaricarsi. Fatto questo, la lezione aveva inizio.
Altre volte invece entrava di buon umore e la cosa era evidentissima perché ci chiedeva a rotazione di posare le nostre colazioni sul banco per poi venire ad attingere un po' dall' una e un po' dall' un'altra. A quel punto sapevamo che le ore passate con lui sarebbero state proprio belle e interessanti.
L'attesa di conoscere i risultati dei nostri compiti in classe di Latino, era trepidante, e non perché avessimo paura del voto, ma perché ogni volta c'era un rituale che aspettavamo e che volevamo sempre di più.
Il Professore entrava in classe con un pacchetto di fogli protocollo sotto il braccio e li buttava malamente sulla cattedra, po si sedeva, ci guardava fissamente per lungo tempo,scuoteva la testa e alla fine cominciava il rituale, Prendeva il primo compito leggeva il nome dello sventurato latinista e poi apriva il foglio e tutti potevano vedere che non c'erano correzioni. A quel punto ripiegava il foglio se lo metteva sul palmo della mano e soppesandolo diceva: "Quanto è peso!" E la mano si abbassava sempre di più. A quel punto metteva il voto con una certa soddisfazione, specialmente se a volte era un bel 4 e concludeva "Torna a posto bestiaccia e studia!". Qualche volta i fogli risultavano più leggeri e la mano si abbassava di meno, ma erano casi rari.
Per un po' di tempo non abbiamo capito a che gioco giocasse. Come faceva a riconsegnarci dei compiti non corretti?. Ma poco dopo ci invitava a trovare noi stessi gli errori sottolineandoli,e così ci fu chiaro che li aveva corretti benissimo e noi ci prendevamo il nostro 4 con allegria senza sentirci mortificati.
Ci rendemmo subito conto che se noi avevamo cominciato a capire che tipo fosse, lui era riuscito a farlo molto prima nei nostri confronti e a capire il temperamento di ciascuno di noi. Da subito ci fu chiaro che avevamo a che fare con una persona molto intelligente ed estremamente acculturata, perché nelle ore di geografia, partendo dai luoghi fisici ci portava a spaziare nella storia, nell'arte, nella filosofia, per non parlare della letteratura della quale era un cesellatore e in quelle ore in classe non volava una mosca e ascoltavamo col fiato sospeso e senza battere ciglio le cose che lui ci raccontava o ci illustrava nella lavagna.
Poi arrivò la gita in quarta magistrale. Andammo sulla Costiera Amalfitana e a Capri. Un gita di ben cinque giorni e lui ci accompagnò insieme ad altri professori, ma il nostro tempo lo passammo quasi esclusivamente con lui, che ci parlava di cultura generale e di futuro, ma che da persona giovane come era in quegli anni, si divertiva a star con noi e ad ascoltare le nostre aspirazioni e anche i nostri problemi, non venendo mai meno al suo ruolo.
Fu in quel preciso momento che imparai a conoscere e a capire la sua profonda libertà intellettuale e in cuor mio di decidere di essere sempre me stessa, cosa abbastanza difficile a quell'età. Lui mi segnò la strada da seguire.
Successivamente lo ritrovai come Preside al Liceso Scientifico, dove studiavano i miei figli e ciò mi fece molto piacere.
Oggi ho saputo che il mio Professore è partito per altri lidi e lo voglio vedere come allora su quel vaporetto che ci portava alla Grotta Azzurra, con le braccia spalancate al vento, mentre ci invitava a fare altrettanto (l'abbiamo fatto molto prima di vedere questa scena sul Titanic) per andare incontro alla vita.
Buon viaggio Professore e che il mare ti sia amico e leggero.
Con la stima e l'affetto di sempre
una tua studentessa