Profumo di crema al limone,che oggi vola leggero in cucina e porta un ricordo e una presenza
Ieri finalmente il grande giorno è arrivato! Anche noi Scout ci siamo portati un po' nel futuro con la nostra Capsula del Tempo.
Tutti dicono che è stata un'idea mia, ma io sono felice che sia diventata un'idea nostra, perché da soli non si va da nessuna parte.
E questo stato d'animo l'abbiamo provato ieri, quando la Capsula è passata dalle nostre mani in quelle della Direttrice della Biblioteca Comunale di Montepulciano, perché in quel tubo di acciaio era rinchiusa tutta la nostra storia passata, fatta di legami che hanno costruito una solida amicizia nel tempo.
Passato che nel presente oggi si è incontrato con il futuro. È stato un passaggio ufficiale di avvicendamento da noi Vecchi Capi Scout che abbiamo consegnato il testimone ai nuovi Capi, in una cerimonia bella e piena di emozioni solo positive.
Per quello che mi riguarda la voglia di realizzare questa cosa è stata provocata da un desiderio e da un sogno.
Il desiderio era quello di poter fare ancora qualcosa di bello con i miei ragazzi, e così è stato; il sogno è quello di poter pensare che qualcosa di noi possa restare negli anni che passano e vanno verso un futuro che noi non possiamo neanche immaginare, e porti un messaggio di amicizia, di gioia, di speranza e di pace.
Posso solo sognare tutto questo, ma quanto è bello sognare!
Di questo giorno mi è rimasto tanto dentro e una cosa che mi è stata particolarmente cara è stata l'espressione negli occhi dei ragazzi del Reparto quando a cerimonia conclusa, mi sono rivolta a loro dicendo"E non crediate che la cosa finisca qui, perché voi potrete arrivare ad aprire questa Capsula, e dopo aver guardato ciò che c'è dentro potrete decidere di aggiungere il percorso della vostra vita e chiuderla nuovamente, per mandarla ai ragazzi del vostro futuro".
Stupore, gioia,e sogni, tanti sogni erano dentro quell'espressione. Questo mi è bastato per sentirmi contenta.
Il Mondo è in guerra ormai da tanto tempo e tutti ne subiamo le conseguenze,primi tra tutti i popoli delle zone più in causa, dove missili e droni seminano morte e distruzione, e poi tutti i popoli che pur non facendo uso delle armi, sono stati catapultati in un lungo momento di crisi economica che rallenta il futuro e ridimensiona quelle che erano ritenute certezze.
Quando molti anni fa scrissi "Valledoro", uno dei miei soliti raccontini demenziali,che di tanto in tanto ero solita proporre ai miei bambini, di guerra nel mio paese non se ne parlava proprio, o se ne parlava come un evento che c'era stato e che non si sarebbe verificato mai più. C'era la convinzione che non sarebbe più stata vissuta da nessuno, anche se la pace conquistata a costo di tante perdite, durante la Seconda Guerra Mondiale, alla fine era diventata un'abitudine da considerare come qualcosa di così normale, tanto da non darle neanche l'importanza alla quale aveva diritto. Insomma sembrava di vivere in uno di quei paesi felici dove i popoli non hanno storia. Ma era solo un'illusione!
Chissà perché dalla mia penna invece usci un esercito armato di tutto punto.
"E poi arrivò un giorno in cui la Pace finì, e anche Valledoro dovette prepararsi per fronteggiare un nemico.
Quanti momenti
Nella vita i momenti difficili ci sono per tutti, e non sto certo dicendo niente di nuovo, ma ciascuno li gestisce in maniera diversa, e il mio modo di farlo sarebbe stato quello di parlarne con le persone alle quali voglio bene, confrontarmi con loro, avere consigli, inoraggiamenti, in parte per ricevere un po' di quella condivisione, tanto sbandierata in ogni dove,ma anche per riappropriarmi di quel po' di leggerezza, che solleva i fardelli troppo grandi da portare da soli. Lo penso veramente, e il mio pensiero ho sempre cercato di metterlo in pratica per andare incontro agli altri e sentirmi bene con me stessa. Ma mi sono accorta che ciò che penso io, non necessariamente è una verità che devono pensare anche gli altri, e ne ho fatto diverse esperienze nei momenti difficili che hanno riguardato e riguardano me. E siccome mi conosco ormai da tanto tempo,i miei momenti difficili ho imparato a tenermeli per me , perché quello che proprio non voglio è dare noia al mio prossimo, che magari in quel momento sta vivendo un suo momento altrettanto difficile, o che si contenta solo di chiedermi come sto e poi girare pagina.
Risultato? Parlo dei miei momenti difficili al mio cane, quello che ho in fotografia, e al ritatto di una giovane ragazza, che è appeso sopra la scrivania nella mia camera, e loro mi guardano comprensivi, con l'espressione di chi sa che cos'è la vita, abbastanza stupiti che alla mia età ancora io non l' abbia capita completamente.
"Con l'aiuto di Dio,
prometto sul mio onore di fare del mio meglio
per compiere il mio dovere verso Dio e verso il mio Paese,
per aiutare gli altri in ogni circostanza,
per osservare la legge scout."
E' quello che noi Scout, consapevoli dei limiti umani che ciascuno di noi ha, cerchiamo di fare, nell'adempimento di questa promessa, portandoci dietro un insegnamento che viene da lontano e andando verso un futuro nel quale i rapporti "umani" siano sempre meno discriminanti e sempre più inclusivi.
Come dice il testo di una canzone scritta da uno di noi "con le braccia aperte per accogliere chi arriverà".
In questi giorni sto leggendo "Sull'eguaglianza di tutte le cose" di Carlo Rovelli.
Magari era meglio se dicevo che sto cercando di leggere il libro di Carlo Rovelli e di cercare di carpire qualcosa della teoria quantistica, che lui spiega con grande facilità, e si percepisce leggendolo, ma che io che sempre di più 'so di non sapere', come dice Aristotele, riesco solo in parte a trattenere dentro di me, grazie all'aiuto della mia forte immaginazione, che riesce a proiettare immagini davanti ai miei occhi, ma che non saprei mai spiegare a parole a nessuno. Neanche con parole mie.
Ho detto carpire e non capire, perché in effetti sto rubando parole che mi trasmettono sensazioni che poi diventano visive, e che mi fanno avanzare sempre un tantino di più nell'universo dei Quanti e delle loro leggi che in parte sono congruenti con ciò che a noi è stato insegnato fino ad oggi, in parte invece se ne vanno, partono per la tangente, e mi lasciano sperduta in mezzo allo Spazio, e molto lontana dal quel Tempo che ho sempre voluto raggiungere per spiegarmelo, senza mai riuscirci. Eppure, nonostante la mia ignoranza scientifica, non demordo, e là, dove questa si ferma nella totale incapacità di andare avanti, mi viene in soccorso la curiosità, che mi spinge sempre a continuare, a farmi domande e a cercare di capirci qualcosa. E mi sento felice.
Quando ho letto del Tesseract la prima volta, mi si è aperto un mondo nuovo, che mi è piaciuto tantissimo e che avrei voluto esplorare, anche se da subito sono stata consapevole di non avere i numeri per poterlo fare. Ma già il fatto che si apriva una porta nuova sul Tempo mi metteva di buon umore, perché io e il Tempo, o almeno il Tempo che cerco io da sempre, fin da quando ero bambina,
siamo cresciuti insieme e quando nel film Interstellar il Tesseract si è presentato magicamente ai miei occhi non ho esitato a entrarci dentro virtualmente, per vivere le sensazioni del protagonista. Da allora andare a spasso nel Tesseract con l'immaginazione è diventata una delle mie passeggiate preferite, dove il prima, l'ora, il poi vanno a braccetto insieme nei viali della vita, naturalmente con interpretazioni solo mie.
Ma è bello pensare, avere intuizioni che scompaiono l'attimo dopo, percepire cose che sentiamo verranno raggiunte, chissà quando, chissà come, chissà da chi, e sapere che l'Universo nel quale respiriamo, non è solo quello che viviamo attualmete, ma molto molto di più, e del quale ogni tanto scopriamo un tassello, che prima è fantascienza e poi diventa scienza. E poi?
Senz'altro è rimasto il mio professore preferito, quello che mi ha fatto ridere e piangere, quello che nell'arco di tanti anni e di tanta vita è rimasto nei miei ricordi, sempre come allora, perché era genuino, non si nascondeva dietro maschere professorali ma nel tempo è sempre stato solo e semplicemente se stesso.......
.....a quei tempi facevo le Magistrali e avevo una gran voglia di ridere e di divertirmi, tanto più grande, in quanto sapevo che potevo farlo solo nelle ore in cui ero a scuola, perché una volta uscita, l'atmosfera cambiava totalmente, prima di tutto perché essendo figlia unica, anche se ho avuto un rapporto bellissimo con i miei genitori di sangue romagnolo, e quindi gente allegra, loro non potevano sostituire gli amici che invece mi erano indispensabili e che trovavo solo a scuola, perché, e questo è il secondo motivo, essendo felicemente fidanzata, dal mio ragazzo non mi era concesso di frequentare altri ragazzi e qui mi taccio.
Io invece, cresciuta in una Caserma e sempre a contatto con il genere maschile, fino a non molto tempo prima avevo avuto come compagni di giochi e di avvenure, solo dei maschi, figli di altrettanti marescialli, e quindi ero cresciuta con una mentalità da maschiaccio, riuscendo perfino a convincere l'unica amica che ho avuto a lasciare le bambole per imbracciare archi e fucili. Poi crescendo mi sono ingentilita, ma il confronto con i ragazzi mi è sempre stato più facile che con le ragazze. Per cui a scuola ero un po' vivace.
Quando il Professore arrivò nella nostra scuola come insegnante di Latino e Geografia, doveva essere ai suoi primissimi anni di insegnamento, perché non era poi molto più grande di noi.
Imparammo presto a conoscere che tipo fosse. Certe mattine arrivava in classe con espressione burbera, e da lì avevamo cominciato a capire che doveva avere una discussione con la fidanzata, che poi diventò sua moglie. In quelle mattinate ci guardava scuotendo la testa e appena qualcuno di noi, accennava a un sorrisetto o a una smorfia lo buttava fuori di classe.Molte volte usavamo questo espediente per guadagnare la strada del corridoio ed evitare un'interrogazione. In quelle mattine si sedeva alla Cattedra , con una mano sfogliava il registro e con l'altra, usando solo due dita si prendeva un ciffetto di capelli che gli cadevano sempre sulla fronte e se li portava indietro. Forse era il suo modo di scaricarsi. Fatto questo, la lezione aveva inizio.
Altre volte invece entrava di buon umore e la cosa era evidentissima perché ci chiedeva a rotazione di posare le nostre colazioni sul banco per poi venire ad attingere un po' dall' una e un po' dall' un'altra. A quel punto sapevamo che le ore passate con lui sarebbero state proprio belle e interessanti.
L'attesa di conoscere i risultati dei nostri compiti in classe di Latino, era trepidante, e non perché avessimo paura del voto, ma perché ogni volta c'era un rituale che aspettavamo e che volevamo sempre di più.
Il Professore entrava in classe con un pacchetto di fogli protocollo sotto il braccio e li buttava malamente sulla cattedra, po si sedeva, ci guardava fissamente per lungo tempo,scuoteva la testa e alla fine cominciava il rituale, Prendeva il primo compito leggeva il nome dello sventurato latinista e poi apriva il foglio e tutti potevano vedere che non c'erano correzioni. A quel punto ripiegava il foglio se lo metteva sul palmo della mano e soppesandolo diceva: "Quanto è peso!" E la mano si abbassava sempre di più. A quel punto metteva il voto con una certa soddisfazione, specialmente se a volte era un bel 4 e concludeva "Torna a posto bestiaccia e studia!". Qualche volta i fogli risultavano più leggeri e la mano si abbassava di meno, ma erano casi rari.
Per un po' di tempo non abbiamo capito a che gioco giocasse. Come faceva a riconsegnarci dei compiti non corretti?. Ma poco dopo ci invitava a trovare noi stessi gli errori sottolineandoli,e così ci fu chiaro che li aveva corretti benissimo e noi ci prendevamo il nostro 4 con allegria senza sentirci mortificati.
Ci rendemmo subito conto che se noi avevamo cominciato a capire che tipo fosse, lui era riuscito a farlo molto prima nei nostri confronti e a capire il temperamento di ciascuno di noi. Da subito ci fu chiaro che avevamo a che fare con una persona molto intelligente ed estremamente acculturata, perché nelle ore di geografia, partendo dai luoghi fisici ci portava a spaziare nella storia, nell'arte, nella filosofia, per non parlare della letteratura della quale era un cesellatore e in quelle ore in classe non volava una mosca e ascoltavamo col fiato sospeso e senza battere ciglio le cose che lui ci raccontava o ci illustrava nella lavagna.
Poi arrivò la gita in quarta magistrale. Andammo sulla Costiera Amalfitana e a Capri. Un gita di ben cinque giorni e lui ci accompagnò insieme ad altri professori, ma il nostro tempo lo passammo quasi esclusivamente con lui, che ci parlava di cultura generale e di futuro, ma che da persona giovane come era in quegli anni, si divertiva a star con noi e ad ascoltare le nostre aspirazioni e anche i nostri problemi, non venendo mai meno al suo ruolo.
Fu in quel preciso momento che imparai a conoscere e a capire la sua profonda libertà intellettuale e in cuor mio di decidere di essere sempre me stessa, cosa abbastanza difficile a quell'età. Lui mi segnò la strada da seguire.
Successivamente lo ritrovai come Preside al Liceso Scientifico, dove studiavano i miei figli e ciò mi fece molto piacere.
Oggi ho saputo che il mio Professore è partito per altri lidi e lo voglio vedere come allora su quel vaporetto che ci portava alla Grotta Azzurra, con le braccia spalancate al vento, mentre ci invitava a fare altrettanto (l'abbiamo fatto molto prima di vedere questa scena sul Titanic) per andare incontro alla vita.
Buon viaggio Professore e che il mare ti sia amico e leggero.
Con la stima e l'affetto di sempre
una tua studentessa