" Le lacrime che in tanti anni non sono mai state versate, sono dentro di noi come un oceano che infrange le sue onde violente contro il duro scoglio del nostro cuore"
da Piccoli Pensieri di KB
" Le lacrime che in tanti anni non sono mai state versate, sono dentro di noi come un oceano che infrange le sue onde violente contro il duro scoglio del nostro cuore"
da Piccoli Pensieri di KB
L'idea dell'Infiorata che è stata realizzata quest'anno dal Gruppo Scout Montepulciano 1°, è nata dentro di me in un attimo, sulle parole di una frase di Baden Powell, che mi accompagna ormai da un pò di tempo.
“...guardate lontano,
e anche quando credete di star guardando lontano,
guardate ancora più lontano!”.
Queste parole mi hanno portato immediatamente a visualizzare uno scout visto di spalle, mentre guarda davanti a sé l'orizzonte, e quando il suo sguardo non riesce ad andare oltre, volge gli occhi in alto, verso il cielo, verso il sole, verso il lontano, dove l'aria è più leggera e pulita, e dunque verso i suoi sogni.
Forse perché anche a me piace ancora sognare di poter respirare un'aria migliore di quella che in questo momento respiro intorno a me e in senso più ampio, intorno al mondo. Ho voglia di semplicità, di vedere il mondo nella sua genuina bellezza fatta di alberi e fili d'erba, di rocce dure, di strade campestri,di umanità, vera, ho bisogno di sentire il profumo del bosco bagnato da una pioggia recente e dei fiori che si aprono al sole che splende nel cielo, al di là di tutte le nefandezze e le bassezze umane che tolgono la speranza dagli occhi e dal cuore e annichiliscono interi popoli .
E così, senza più pensarci un attimo ho condiviso questa idea con la "pattuglia dell'infiorata" della quale anch'io faccio parte. L'idea non solo è piaciuta, ma è stata accolta con entusiasmo, è stata ampliata e perfezionata, il tutto nel giro di pochissimo tempo e da allora tutto è stato semplice e veloce. Attaccare i fogli, creare il grande telo binco sul quale fare il disegno è stato poco più che uno scherzo. Poi il disegno fatto in pochissimo tempo, perché era come se noi fossimo dentro quel foglio che si andava riempiendo di un paesaggio, in quel momento fatto solo a grandi linee, ma già così nostro ! Come procede tutto bene, quando si lavora insieme, stando bene insieme!
Anche San Francesco e il giovane scout, appena disegnati, sono diventati parte di noi, in quell'atmosfera della Verna che il Santo conosce così bene, tanto da portarci a riscoprirla in modo semplice, lineare, senza fronzoli, tenendo una mano protettiva sulla spalla del ragazzo. A quel punto è quasi sembrato che domenica, giorno del Corpus Domini, il colore si stendesse da solo sugli alberi appena abbozzati, sull'eremo, sulla chiesa, su quel sole diventato una particola splendente, sotto gli sguardi attenti di un Santo e un ragazzo, lo sguardo del Santo che è riuscito a guardare più lontano e ancora più lontano, e lo sguardo del ragazzo che comincia a guardare lontano. Una speranza per i giorni che verranno!
Se per un attimo, a opera ultimata, ci siamo sentiti soddisfatti, dopo lo siamo stati anche di più, perché il messaggio di fratellanza, di condivisione, di rispetto per la natura, di desiderio di semplicità, è passato in maniera forte, anche senza che noi ci fossimo accorti di aver dato un'impronta così chiara a un disegno che è nato solo dall'entusiasmo di tutti noi. Talmente forte che ci ha lasciato quasi sbalorditi. Bene così.
Ricordo che una canzone di diversi anni fa a un certo punto diceva " prendi ciò che vuoi senza dare mai".
Come mi sembravano ingiuste quelle parole. Perché non si dovrebbe dare mai? A me è sempre piaciuto dare agli altri quel poco o molto di quello che ho imparato dalla vita.
Ma ancora più ingiusto mi sembravano quelle parole "prendi ciò che vuoi".
Perché prendere ciò che si vuole, senza curarsi degli altri, senza neanche informare le persone che sono cresciute con cose che per loro sono diventate 'casa'? Qualcosa che trasforma un ambiente estraneo in un luogo familiare, nel quale piace stare?
Può essere qualsiasi cosa, che ne so, un libro particolare, un vaso di fiori, un quadro appeso alla parete davanti alla quale si passa tutti i giorni.
Per noi Scout sono stati un biliardo, che non era un biliardo normale, ma era diventato un grande tavolo, intorno al quale si materializavano i nostri programmi, prendevano forma i nostri progetti, e un piccolo palcoscenico che è stato calpestato da grandi e piccoli, per fare recite, che a noi sembravano opere teatrali, per attendere Natale ed Epifania, per fare festa a Carnevale, per ospitare anche persone che venivano a parlarci di cose serie e interessanti. Quanta vita c'è stata in quel bliardo e in quel palcoscenico nei tanti anni che sono stati con noi. Quante risate, quanti discorsi seri, quante attese, quanti ritorni, vissuti insieme a loro. Quanta Vita!
Ieri c'erano e oggi non ci sono più. Così semplicemente. Qualcuno li ha presi magari per non farsene niente, magari per regalarli a qualcun altro, perché la 'roba' è sua e ci fa quel che gli pare.
È vero, niente rimane come è, nello scorrere degli anni, se non nei ricordi, ma che punta di amarezza in quegli attimi di transizione! Almeno per me. Ad altri magari non importa niente.
"Cammino, e la vita cammina con me".
Le ho scritte io queste parole, forse senza neanche sapere fino in fondo perché. Ora, in questo momento le sto vivendo. Gli anni passano, i tempi cambiano e improvvisamente mi accorgo di quanto ho camminato nella vita, con la vita che da e prende senza curarsi del male che può fare.
Alzo le spalle due o tre volte, per scacciare quel piccolo dispiacere. Però rimane il fastidio e la consapevolezza che continuerò a camminare e la vita camminera' con me , ma sempre più lontano da un luogo nel quale non trovo più nient'altro che fredde stanze, nelle quali non sono rimasti neanche i ricordi .
Quelli ormai sono solo miei.
Chissà perché quelle parole "prendi ciò che vuoi senza dare mai", mi hanno seguito per tutta la camminata che ho fatto per tornare a casa. Già, chissà perché!
Chissà perché in questa uggiosissima domenica che non aveva nient'altro da offrire se non pioggia e nebbia, guardando il cielo grigio dal vetro bagnato della finestra, si era ritrovata a dire : "È solo uno stupido giorno come tutti gli altri!", ma quella parola.....giorno.....le era rimasta dentro, e improvvisamente aveva pensato ai giorni che c'erano in un anno, e poi era venuto tutto da sé, e dopo un calcolo approssimativo (non era mai stata brava in matematica) aveva scoperto con stupore che i giorni della sua vita fino a quel momento erano ventottomila. E lei non ci aveva mai pensato. 28000 albe e 28000
Già la sua vita! Perché la vita fino a quel momento l'aveva pensata in anni. Che errore aveva fatto! Che cosa sono gli anni, se non brevi momenti che si festeggiano con una torta e le candeline? Non sono la vita. Sono solo un computo che uno dopo l'altro va a incasellarsi in un archivio del Tempo, qualcosa che non ci appartiene più e che non ci rappresenta. No, non gli anni, ma i giorni avevano fatto di lei quello che era al momento. Ogni giorno le aveva dato qualcosa, qualsiasi cosa....una gioia, un dolore, un incontro, un distacco, una speranza, una rinuncia, una rabbia, e tutte queste cose l'avevano forgiata, plasmata e infine resa ciò che era oggi, dopo ventottomila giorni. Si accorse di stare sorridendo, perché improvvisamente si era resa conto di non sapere che cosa era diventata, ma cosa molto ma molto più importante, di sapere invece che non aveva nessuna importanza il saperlo. L'unico rimpianto era quello di non aver saputo vedere quell'arco temporale che comincia con l'alba e termina nel tramonto, come un dono e non come un caso. Ma improvvisamente ora lo sapeva.
"Cammino, e la vita cammina con me" era un piccolo pensiero che le era sempre piaciuto, anche se dentro di sé sapeva che mancava di qualcosa per essere completo.
"Cammino in ogni giorno, e la vita cammina con me" KB
Ecco! Così andava bene. Troppo tardi? 28000 giorni certo non erano pochi, ed erano già passati, è vero, ma sempre meglio accorgersi anche tardi,che ogni giorno va accolto come un'opportunità di crescita interiore, piuttosto che non capirlo mai.
Ieri finalmente il grande giorno è arrivato! Anche noi Scout ci siamo portati un po' nel futuro con la nostra Capsula del Tempo.
Tutti dicono che è stata un'idea mia, ma io sono felice che sia diventata un'idea nostra, perché da soli non si va da nessuna parte.
E questo stato d'animo l'abbiamo provato ieri, quando la Capsula è passata dalle nostre mani in quelle della Direttrice della Biblioteca Comunale di Montepulciano, perché in quel tubo di acciaio era rinchiusa tutta la nostra storia passata, fatta di legami che hanno costruito una solida amicizia nel tempo.
Passato che nel presente oggi si è incontrato con il futuro. È stato un passaggio ufficiale di avvicendamento da noi Vecchi Capi Scout che abbiamo consegnato il testimone ai nuovi Capi, in una cerimonia bella e piena di emozioni solo positive.
Per quello che mi riguarda la voglia di realizzare questa cosa è stata provocata da un desiderio e da un sogno.
Il desiderio era quello di poter fare ancora qualcosa di bello con i miei ragazzi, e così è stato; il sogno è quello di poter pensare che qualcosa di noi possa restare negli anni che passano e vanno verso un futuro che noi non possiamo neanche immaginare, e porti un messaggio di amicizia, di gioia, di speranza e di pace.
Posso solo sognare tutto questo, ma quanto è bello sognare!
Di questo giorno mi è rimasto tanto dentro e una cosa che mi è stata particolarmente cara è stata l'espressione negli occhi dei ragazzi del Reparto quando a cerimonia conclusa, mi sono rivolta a loro dicendo"E non crediate che la cosa finisca qui, perché voi potrete arrivare ad aprire questa Capsula, e dopo aver guardato ciò che c'è dentro potrete decidere di aggiungere il percorso della vostra vita e chiuderla nuovamente, per mandarla ai ragazzi del vostro futuro".
Stupore, gioia,e sogni, tanti sogni erano dentro quell'espressione. Questo mi è bastato per sentirmi contenta.
Il Mondo è in guerra ormai da tanto tempo e tutti ne subiamo le conseguenze,primi tra tutti i popoli delle zone più in causa, dove missili e droni seminano morte e distruzione, e poi tutti i popoli che pur non facendo uso delle armi, sono stati catapultati in un lungo momento di crisi economica che rallenta il futuro e ridimensiona quelle che erano ritenute certezze.
Quando molti anni fa scrissi "Valledoro", uno dei miei soliti raccontini demenziali,che di tanto in tanto ero solita proporre ai miei bambini, di guerra nel mio paese non se ne parlava proprio, o se ne parlava come un evento che c'era stato e che non si sarebbe verificato mai più. C'era la convinzione che non sarebbe più stata vissuta da nessuno, anche se la pace conquistata a costo di tante perdite, durante la Seconda Guerra Mondiale, alla fine era diventata un'abitudine da considerare come qualcosa di così normale, tanto da non darle neanche l'importanza alla quale aveva diritto. Insomma sembrava di vivere in uno di quei paesi felici dove i popoli non hanno storia. Ma era solo un'illusione!
Chissà perché dalla mia penna invece usci un esercito armato di tutto punto.
"E poi arrivò un giorno in cui la Pace finì, e anche Valledoro dovette prepararsi per fronteggiare un nemico.