venerdì 4 settembre 2026

Se tu......

 Se tu fossi stata una fanciulla, saresti stata una ballerina, che si muove in punta di piedi, vestita del suo bianco tutù. Le tue movenze aggraziate, il tuo corpo slanciato, la gentilezza del tuo sguardo, avrebbero fatto di te, mentre protendi il tuo braccio in una mossa unica e delicata, la degna interprete del Lago dei Cigni.

Io ti guardo e ritrovo in te i miei sogni di bambina, quando in punta dei miei scarponcelli volteggiavo nelle ampie e gelide stanze di una Caserma, e il pavimento di mattoni rossi spariva per diventare il proscenio di un grande teatro.

Per questo mi piaci tanto, quando ci guardi dall' alto del tuo palcoscenico.

 Che vuoi? I sogni restano sogni anche quando si infrangono e se ne vanno volteggiando per l'aria con il luccichio dei brillanti. Talvolta però capita che uno di questi pensieri che brillano di arcobaleno, torni magicamente nei nostri occhi ed è quello che è successo a me, guardando te, che non sei una fanciulla, ma sei Nala, la nostra gattina candida come la neve, che occupa un posto speciale nel mio cuore.


 

lunedì 31 agosto 2026

La calda estate del '26



 

E finalmente l'estate arrivò. Era stata aspettata da tutti e non perché l'inverno fosse stato particolarmente freddo, ma perché ci eravamo intirizziti nelle case dove il riscaldamento funzionava a scartamento ridotto, per l'aumento esagerato dei costi che c'erano stati, dicono causati dalla guerra, o molto più probabilente dagli abili speculatori che ne avevano approfittato per fare guadagni miliardari.

Non sto parlando dell'estate del secolo scorso, ma dell'attuale che si sta ancora vivendo 

Era stata invocata, e così l'estate per contentarci venne prima, addirittura prima della fine di maggio. 

E che estate! 

 

 

 

 In un attimo sparirono maglioni, giubbotti, giacconi, coltroni, piumoni, scialli e cappelli di lana e ci ritrovammo in maniche corte e coi sandali ai piedi. Una meraviglia, che di meraviglia in meraviglia, in men che non si dica ci ha portato a raggiungere i quaranta gradi e a capire finalmente perché i messicani dei film dormono tutto il giorno sotto i loro grandi sombreri. Non c'è che dire. Siamo sempre i soliti. Prima ci lamentiamo del freddo e poi del caldo. Non siamo mai contenti.....ma quando è troppo è troppo....concedetemelo.

 Ed eccoci qua, in questa estate ancora calda, ma non inferocita come è stata fino a qualche giorno fa. 

Eppure a suo modo, la mia estate è stata un'estate che mi ha lasciato qualcosa che mi è piaciuto. La penombra di una stanza con le persiane chiuse come scudi contro i dardi del sole che venivano a trafiggerci, mi facevano sentire come in un fortino nel quale niente di male poteva accadermi. La doccia con l'acqua fredda che dava un senso di immediato sollievo alla pelle riarsa era qualcosa di così appagante da farmi pensare che niente poteva esserci di più bello, salvo poi ricredermi due minuti dopo, quando la vampa di calore mi avvolgeva in un sudario. E la sera a vedere i tramonti infuocati nella vana attesa di un refolo di vento che venisse a smuovere le larghe foglie della palma che sovrasta il pozzo della mia oasi, per un attimo mi catapultava nel deserto di Lawrence d'Arbia.

Poi il sole se ne andava e venivano le stelle e il profumo dei fiori che di giorno non riuscivo a sentire, e il caldo che non si affievoliva neanche con un ghiacciolo alla menta mentre sprofondata, si fa per dire, nella mia  scomoda poltroncina leggevo  "I cacciatori di microbi" affascinata dalle  ricerche di questi scienziati un po' folli, ma di  quella follia che solo il genio può avere. A quel punto entravo talmente nel loro mondo e nelle loro avventura, che diventavo immemore anche del sudore che mi correva per la schiena mentre il ghiacciolo si scioglieva e nugoli di zanzare mi saltavano addosso. Dopo, solo dopo, sentivo il prurito che seguiva ai pizzichi che avevo ricevuto, ma il dopo era solo il dopo.

E poi quella stanchezza, che è diversa dalla stanchezza di quando lavoro, mi prendeva con il suo languore, al quale non so dare un nome, ma che è una cosa veramente piacevole, perché mi induceva a non pensare,a vivere il presente così come era, senza preoccuparmi troppo del domani che sarebbe venuto dopo poche ore, mentre cercavo un sonno che non arrivava, rigirandomi nel letto, sentendo arrivare le voci, o mglio  i bisbiglii delle persone che cercavano fuori di casa un pò di frescura, prima parlando e poi sparlando. Quante cose ho sentito di notte uscire da lingue taglienti come rasoi, che neanche l'estremo caldo era riuscito a seccare. Però alla fine diventavano come una ninna nanna che mi faceva addormentare.

La mia estate in compagnia dei grilli e delle cicale, che si davano senza tregua il cambio nei giorni che passavano, fino ad oggi. 

La mia estate nel mio paese, senza neanche più la voglia di fare una passegiata e di affrontare le salite delle sue strade.

La mia estate, quella in cui una sera di massima calura, poco prima di andare a letto, invece di fare la mia solita riflessione serotina, rivolsi il viso  in alto e alzando le spalle e allargando  le mani dissi: "Senti, io stasera proprio non ce la faccio. Se vuoi, stasera  dilla te una preghiera!"

La mia calda estate del '26 tra sacro e profano, come sempre nella mia vita. 

Il ritorno nelle ultime frasi al passato remoto delle prime, non è stato scelto, e non è neanche frutto del caso, ma solo la constatazione che la calda estate del '26 sta già diventando un ricordo nella vita che va e va e va.....e dove va nessuno lo sa.  

lunedì 17 agosto 2026

Il Drappellone

Quando ho visto per la prima volta il Drappellone del Palio di Siena 2026, sono rimasta interdetta e con un senso di disagio che al momento non ho saputo spiegarmi.

Niente da dire sul piano artistico, perché ogni artista ha una tecnica personale e una visione altrettanto particolare di ciò che va a creare, quindi non posso fare apprezzamenti sulla tecnica e sulla scelta dell'esecuzione. Non ci ho pensato neanche per un attimo. Di una creazione artistica, non essendo un critico di arte, potevo solo dire mi piace o non mi piace. Di quest'opera, pragmaticamente posso dire che i colori sono belli, i particolari molto curati, l'effetto dell'insieme notevole, l'intento di creare intorno all'opera il  "purché se ne parli", decisamente azzeccato.

Questa è solo un'opinione strettamente personale, che non richiede di essere condivisa. 

Al di là di queste riflessioni del tutto visive, rimaneva però un senso di disagio,che non era causato dalle considerazioni appena fatte. 

No, il disagio veniva da altri fattori, che sul momento non riuscivo  a chiarire, ma che poi, in successivi momenti di riflessione, ha trovato il suo perché.


Magari  è anche una questione generazionale, e i giovani oggi non farebbero più caso ai lineamenti androgeni della Madonna, ma io sì, e non per motivi sessisti, perché non mi interessano, e neanche per questioni legate alla religione, anzi voglio lasciare il mio credo completamente al di fuori di queste considerazioni, ma soltanto per quel qualcosa indefinibile che mi fa star bene quando guardo l'immagine della Madonna, comunque essa sia, serena,addolorata, materna. Ecco sì! Materna è la parola giusta.

E questa immagine non mi fa stare bene. 

Sono abituata a considerare la Madonna in un piano diverso da quello in cui ci muoviamo noi, con la nostra continua ricerca di noi stessi, le nostre domande, la difficile accettazione di ciò che siamo o non siamo, sono abituata a considerarla la persona che ha accettato di essere ciò che è, magari anche con paura, con senso di solitudine con ansia per il dopo. Ma ha accettato è così facendo ha dato a noi e alle nostre fragilità la possibilità di parlare con lei per trovare consolazione ai nostri perché non risolti.

Proprio come fa una mamma.

 

giovedì 13 agosto 2026

Eclissi

Era da tanti giorni che facevo il conto a rovescio in attesa di poter vedere l'Eclissi di sole.

Per me era come un appuntamento al quale non volevo mancare a nessun costo, forse perché non avevo mai dimenticato l'Eclissi totale che avevo avuto la fortuna di vedere quando avevo undici anni e che si era impresa indelebilmente nella mia mente, o forse anche perché la mia capacità di sognare mi porta ancora a vedere scenari fantastici e talmente vividi , da farmeli vedere come fossero reali. 

Forse un pò per entrambe le cose.

Apettavo con impazienza e alla fine il giorno è arrivato e......è venuto giù il mondo. Una pioggia simile a un diluvio si è abbattuta sulle mie speranze coprendo ilcielo con una coltre di nuvole nere e minacciose, che mi hanno tolto ogni illusione. Non sono riuscita neanche a godere di quel momento di


frescura, con la temperatura che è scesa di parecchi gradi, togliendo per un attimo quel caldo infernale che ci attanaglia da tanto tempo e ci toglie le forze. Nossignori, non è possibile che non riesca a vederela,  mi dicevo mentre guardavo sul cellulare in continuazione il meteo, per capire se dopo quelle catinelle di acqua, il cielo si sarebbe rischiarato, come capita spesso d'estate, e a un certo punto ho visto che all'ora fatidica dell'eclisse, forse ci sarebbe stata qualche speranza. 

L'ho detto a mio figlio, che senza che io me ne accorgessi, aveva visto tutta la mia aspettativa e la mia delusione  e lui mi ha detto soltanto: "Da qui non la vedrai mai. Chiudi casa in fretta e andiamo" Dove andavamo non lo sapevo, ma so che sono uscita con le mie ciabattine di gomma infradito sotto una pioggia battente e mi sono infilata in macchina.

E siamo andati a finire al Passo  del Lume Spento, che è a un bel pò di chilometri da qui, mentre le nuvole sempre più nere ci correvano dietro, ridendo di noi.

E invece ce l'abbiamo fatta.

 E lassù abbiamo trovato  persone che erano venute anche da più lontano, per ammirare uno spettacolo che dura pochi minuti, ma che lascia dentro tante di quelle sensazioni che ti accompagnano per tutta la vita. Come è stato bello parlare con perfetti sconosciuti con tanta semplicità, accumunati semplicemente da un desiderio di infinito. Per un attimo mi è sembrato di vivere una scena di Incontri ravvicinati del terzo tipo, dove persone tra di loro sconosciute, sono state spinte nel medesimo luogo da posti diversi, ma da un unico desiderio.

Anche noi aspettavamo un disco, che alla fine è sceso dalla coltre di nuvole e  si è presentato in tutta la sua magnificenza, mentre lentamente diventava una falce,e spandeva intorno a sé colori mai visti. In quell'attimo ho visto la perfezione del creato, il suo andare, il suo divenire. E' stato solo un attimo, mentre l'aria diventava più fredda, i cani nella valle abbaiavano tutti insieme, e in quell'attimo la donna di ora ha preso per mano la bambina di allora, riscoprendo in entrambe lo stesso identico stupore e gratitudine per aver vissuto quell'attimo. 

domenica 9 agosto 2026

L'importanza Dello Scoutismo In Una Vita Moderna

 

Questo articolo è scritto da mia nipote che è venuta dall'estero per trascorrere con noi un po' di vacanze italiane 

 

Nella nostra società moderna, sempre più tecnologica e sempre più scollegata dalla natura, non sorprende che lo scoutismo risulti sempre meno attraente per la persona comune. Al giorno d'oggi, la maggior parte delle persone non attribuisce alcun valore ad attività come campeggiare nei boschi, accendere un fuoco o imparare a orientarsi usando solo mappa e bussola. Tuttavia, nel tentativo di ricordare al nostro mondo l'importanza dello scoutismo, ho chiesto a tre scout cosa lo scoutismo abbia dato loro nella vita.

Il nostro primo relatore è G...., fondatore di un Gruppo Scout. Ha detto:

 

  "Mi chiamo Gi e mi viene da sorridere quando qualcuno mi dice che ho fondato nuovamente il Gruppo Scout più di quarant'anni fa. Io non ho fondato proprio un bel niente, mi sono semplicemente lanciata insieme ad altri,  in un'avventura per far vivere ai miei figli un'esperienza che desse loro momenti di vita da ricordare col sorriso. Poi col passare del tempo e vedendo che sempre nuovi ragazzi si aggiungevano per condividere la nostra strada, ho vissuto questa scelta in maniera più profonda, cercando di dare loro qualosa che rimanesse nella loro vita, come del resto tutti loro hanno fatto con me.

'Servizio' è una parola molto importante nello scoutismo e ho cercato di viverla nei modi che mi erano più congeniali, e anche ora , nonostante l'età molto matura, cerco di rendermi utile e di fare appunto Servizio. Da sei anni sono la Cambusiera del Branco, insieme ad altri, con mia grande soddisfazione.

Quello che mi ha dato lo Scoutismo? Tanto scambievole affetto che dura nel tempo, oggi cosa rara."

 

In seguito, ho intervistato Mel, un attuale scout che ha fatto 4 anni di lupetti e quasi 2 anni di reparto. La sua risposta è stata:

 

"Lo scout mi ha aiutato a crescere sopratutto a schierarmi con le persone, da quando frequento gli scout mi sono resa conto di essere un'altra persona, la piccola me é diventata più forte e ho fatto nuove conoscenze, ho avuto dei capi fantastici ai lupetti che mi hanno insegnato a come affrontare i problemi in questo primo anno di reparto ho capito quanto valga parlare o spiegare cose che non vanno bene con la propia squadrigla."

  

Poi ho chiesto a Boe cosa ne pensasse, e mi ha risposto:


" Sono stata negli scout per molto tempo. diciamo da quando ancora non ero in grado di camminare da sola fino a quando sono diventata un capo. poi le mie scelte di vita mi hanno portato a lasciare il gruppo. Ma una volta che si è scout si rimane scout per tutta la vita. Essere scout mi ha insegnato molte cose.  due però sono gli insegnamenti dello scoutismo che piu di tutti porto con me. il primo è l' 'estote parati', ovvero il cercare di essere sempre pronti ad affrontare le sfide della quotidianità.  L'altro è un motto di BP: 'il gioco riuscirà solo se ciascuno  avrà fatto bene la sua parte'. Pertanto, in ogni cosa che faccio cerco sempre di dare il meglio di me, per fare il mio dovere al meglio delle mie possibilità."

 


Per concludere, vorrei condividere ciò che lo scoutismo mi ha dato nei mei tre anni di lupetti e due di reparto. Al di là degli aspetti più ovvi, come imparare a costruire un tavolo, accendere un fuoco o fare un nodo, mi ha insegnato a collaborare con gli altri, a divertirmi anche durante le gare, a perdonare e molto altro ancora. Lo scoutismo mi ha dato disciplina e confidenza, ma soprattutto mi ha dato una famiglia.

 -Ponyboy

 




*Si noti che tutti i nomi indicati – sia quello dell'autore che quelli degli intervistati – sono di fantasia*

 

 

 

mercoledì 17 giugno 2026

Senza perdere il sorriso

" Le lacrime che in tanti anni non sono mai state versate, sono dentro di noi come un oceano che infrange le sue onde violente contro il  duro scoglio del nostro cuore"

da Piccoli Pensieri di KB 

 

"E non va bene per niente!",ho aggiunto io, "ma così è". 

Poi, girandomi verso  Pinocchio , mio abituale interlocutore, gli ho chiesto a bruciapelo : "Ma dimmi un pò, chi te lo ha fatto fare di diventare un ragazzino in carne, ossa e.... cuore?"

"Volevo sapere che cos'è la vita" mi ha risposto subito senza perdere il sorriso "in altro modo non l'avrei mai saputo".

 

Già!! 'Senza perdere il sorriso', sono parole difficili, ma così vere!

lunedì 8 giugno 2026

Guardate lontano

 

L'idea dell'Infiorata che è stata realizzata quest'anno dal Gruppo Scout Montepulciano 1°, è nata dentro di me in un attimo, sulle parole di una frase di Baden Powell, che mi accompagna ormai da un pò di tempo.

 “...guardate lontano,
e anche quando credete di star guardando lontano,
guardate ancora più lontano!”.

Queste parole mi hanno portato immediatamente a visualizzare uno scout visto di spalle, mentre guarda davanti a sé l'orizzonte, e quando il suo sguardo non riesce ad andare oltre, volge gli occhi in alto, verso il cielo, verso il sole, verso il lontano, dove l'aria è più leggera e pulita, e dunque verso i suoi sogni.

Forse perché anche a me piace ancora sognare di poter respirare un'aria migliore di quella che in questo momento respiro intorno a me e in senso più ampio, intorno al mondo. Ho voglia di semplicità, di vedere il mondo nella sua genuina bellezza fatta di alberi e fili d'erba, di rocce dure, di strade campestri,di umanità, vera, ho bisogno di sentire il profumo del bosco bagnato da una pioggia recente e dei fiori che si aprono al sole che splende nel cielo, al di là di tutte le nefandezze e le bassezze umane che  tolgono la speranza dagli occhi e dal cuore e annichiliscono interi popoli . 

E così, senza più pensarci un attimo ho condiviso questa idea con la "pattuglia dell'infiorata" della quale anch'io faccio parte. L'idea non solo è piaciuta, ma è stata accolta con entusiasmo, è stata ampliata e perfezionata, il tutto nel giro di pochissimo tempo e da allora tutto è stato semplice e veloce. Attaccare i fogli, creare il grande telo binco sul quale fare il disegno è stato poco più che uno scherzo. Poi il disegno fatto in pochissimo tempo, perché era come se noi fossimo dentro quel foglio che si andava riempiendo di un paesaggio, in quel momento fatto solo a grandi linee, ma già così nostro ! Come procede tutto bene, quando si lavora insieme, stando bene insieme!

Anche San Francesco e il giovane scout, appena disegnati, sono diventati parte di noi, in quell'atmosfera della Verna che il Santo conosce così bene, tanto da portarci a riscoprirla in modo semplice, lineare, senza fronzoli, tenendo una mano protettiva sulla spalla del ragazzo. A quel punto è quasi sembrato che domenica, giorno del Corpus Domini, il colore si stendesse da solo sugli alberi appena abbozzati, sull'eremo, sulla chiesa, su quel sole diventato una particola splendente, sotto gli sguardi attenti di un Santo e un ragazzo, lo sguardo del Santo che è riuscito a guardare  più lontano e ancora più lontano,  e lo sguardo del ragazzo che comincia a guardare lontano. Una speranza per i giorni che verranno!

Se per un attimo, a opera ultimata, ci siamo sentiti soddisfatti, dopo lo siamo stati anche di più, perché il messaggio di fratellanza, di condivisione, di rispetto per la natura, di desiderio di semplicità, è passato in maniera forte, anche senza che noi ci fossimo accorti di aver dato un'impronta così chiara a un disegno che è nato solo dall'entusiasmo di tutti noi. Talmente forte che ci ha lasciato quasi sbalorditi. Bene così.

 


sabato 30 maggio 2026

Oggi


Ricordo che una canzone di diversi anni fa a un certo punto diceva " prendi ciò  che vuoi senza dare mai".

Come mi sembravano ingiuste quelle parole. Perché  non si dovrebbe dare mai? A me è  sempre piaciuto dare agli altri quel poco o molto di quello che ho imparato dalla vita.

Ma ancora più  ingiusto mi sembravano quelle parole "prendi ciò  che vuoi".

Perché  prendere ciò  che si vuole, senza curarsi degli altri, senza neanche informare le persone che sono cresciute con cose che per loro sono diventate 'casa'? Qualcosa che trasforma un ambiente estraneo in un luogo familiare, nel quale piace stare?

Può  essere qualsiasi cosa, che ne so, un libro particolare, un vaso di fiori, un quadro appeso alla parete davanti alla quale si passa tutti i giorni.

Per noi Scout sono stati un biliardo, che non era un biliardo normale, ma era diventato un grande tavolo, intorno al quale si materializavano i nostri programmi, prendevano forma i nostri progetti,   e un piccolo palcoscenico che è stato calpestato da grandi e piccoli, per fare recite, che a noi sembravano opere teatrali, per attendere Natale ed Epifania, per fare festa a Carnevale, per ospitare anche persone che venivano a parlarci di cose serie e interessanti. Quanta vita c'è  stata in quel  bliardo e in quel palcoscenico nei tanti anni che sono stati con noi. Quante risate, quanti discorsi seri, quante attese, quanti ritorni, vissuti insieme a loro. Quanta Vita!

Ieri c'erano e oggi non ci sono più.  Così  semplicemente. Qualcuno li ha presi magari per non farsene niente, magari per regalarli a qualcun altro, perché  la 'roba' è  sua e ci fa quel che gli pare.

È  vero, niente rimane come è, nello scorrere degli anni,  se non nei ricordi, ma che punta di amarezza in quegli attimi di transizione!  Almeno per me. Ad altri magari non importa niente.

"Cammino, e la vita  cammina con me".

Le ho scritte io queste parole, forse senza neanche sapere fino in fondo perché.  Ora, in questo momento le sto vivendo. Gli anni passano, i tempi cambiano e improvvisamente mi accorgo di quanto ho camminato nella vita, con la vita che da e prende senza curarsi del male che può  fare.

Alzo le spalle due o tre volte, per scacciare quel piccolo dispiacere. Però  rimane il fastidio e la consapevolezza che continuerò  a camminare e la vita camminera'  con me , ma sempre più  lontano da un luogo nel quale non trovo più  nient'altro che fredde stanze, nelle quali non sono rimasti neanche i ricordi .

Quelli ormai sono solo miei.

Chissà perché quelle parole "prendi ciò che vuoi senza dare mai", mi hanno seguito per tutta la camminata che ho fatto per tornare a casa. Già, chissà perché! 


Oggi il sole tramonta su un giorno particolare. Domani è un altro giorno.







domenica 10 maggio 2026

28000 giorni

 Chissà  perché  in questa uggiosissima domenica che non aveva nient'altro  da offrire se non pioggia e nebbia, guardando il cielo grigio dal vetro bagnato della finestra, si era ritrovata a dire : "È  solo uno stupido giorno come tutti gli altri!", ma quella parola.....giorno.....le era rimasta dentro, e improvvisamente aveva pensato ai giorni che c'erano  in un anno, e poi era venuto tutto da sé, e dopo un calcolo approssimativo (non era mai stata brava in matematica) aveva scoperto  con stupore che i giorni della sua vita fino a quel momento erano ventottomila. E lei non ci aveva mai pensato. 28000 albe e 28000


tramonti erano passati sulla sua testa senza che lei se ne fosse mai realmente accorta. E si ritrovò  dispiaciuta di non aver capito l'importanza di ogni alba nuova e di ogni nuovo tramonto, perché  non si era resa conto di quanto fosse stata fortunata ad averli nella sua vita e di essere nella loro.

Già  la sua vita!  Perché  la vita fino a quel momento l'aveva pensata in anni. Che errore aveva fatto! Che cosa sono  gli anni, se non brevi momenti  che si festeggiano con una torta e le candeline? Non sono la vita. Sono solo un  computo che uno dopo l'altro va a incasellarsi in un archivio del Tempo, qualcosa che non ci appartiene più e che non ci rappresenta. No, non gli anni, ma i giorni avevano fatto di lei quello che era al momento. Ogni giorno le aveva dato qualcosa, qualsiasi cosa....una gioia, un dolore, un incontro, un distacco, una speranza, una rinuncia, una rabbia, e tutte queste cose l'avevano forgiata, plasmata e infine resa ciò  che era oggi, dopo ventottomila giorni.  Si accorse di stare sorridendo, perché  improvvisamente si era resa conto di non sapere che cosa era diventata, ma cosa molto ma molto più importante, di sapere invece che non aveva nessuna importanza il saperlo. L'unico rimpianto  era quello di non aver saputo vedere quell'arco temporale che comincia con l'alba e termina nel tramonto, come un dono e non come un caso. Ma improvvisamente ora lo sapeva.

"Cammino, e la vita cammina con me" era un piccolo pensiero che le era sempre piaciuto, anche  se dentro di sé  sapeva che mancava di qualcosa per essere completo.

"Cammino in ogni giorno, e la vita cammina con me" KB

Ecco! Così  andava bene. Troppo tardi? 28000 giorni  certo non erano  pochi, ed erano già passati,  è  vero, ma sempre meglio accorgersi  anche tardi,che ogni giorno va accolto come un'opportunità di crescita interiore, piuttosto che non capirlo mai.

sabato 2 maggio 2026

Profumo di crema

 




Profumo di crema al limone,che oggi vola leggero in cucina e porta un ricordo e una presenza

domenica 29 marzo 2026

Un giorno in Biblioteca

 Ieri finalmente il grande giorno è  arrivato! Anche noi Scout ci siamo portati un po' nel futuro  con la nostra Capsula del Tempo.

Tutti dicono che è  stata un'idea mia, ma io sono felice che sia diventata un'idea nostra, perché  da soli non si va da nessuna parte.




E questo stato d'animo  l'abbiamo provato ieri, quando la Capsula è  passata dalle nostre mani in quelle della Direttrice della Biblioteca Comunale di Montepulciano, perché  in quel tubo di acciaio era rinchiusa tutta la nostra storia passata, fatta di legami che hanno costruito una solida amicizia nel tempo.

Passato che nel presente oggi si è incontrato con il futuro. È  stato  un passaggio ufficiale di avvicendamento da noi Vecchi Capi Scout che abbiamo consegnato il testimone ai nuovi Capi, in una cerimonia bella e piena di emozioni solo positive.

Per quello che mi riguarda la voglia di realizzare questa cosa  è stata  provocata da un desiderio e da un sogno.

Il desiderio era quello di poter fare ancora qualcosa di bello con i miei ragazzi, e così è stato; il sogno è quello di poter pensare che qualcosa di noi possa restare negli anni che passano e vanno verso un futuro che noi non possiamo neanche immaginare, e porti un messaggio di amicizia, di gioia, di speranza e di pace.

Posso solo sognare tutto questo, ma quanto è bello sognare!

Di questo giorno mi è rimasto tanto dentro e una cosa che mi è stata particolarmente cara è stata l'espressione negli occhi dei ragazzi del Reparto quando a cerimonia conclusa, mi sono rivolta a loro dicendo"E non crediate che la cosa finisca qui, perché voi potrete arrivare ad aprire questa Capsula, e dopo aver guardato ciò che c'è dentro potrete decidere di aggiungere il percorso della vostra vita e chiuderla nuovamente, per mandarla ai ragazzi del vostro futuro".

Stupore, gioia,e sogni, tanti sogni erano dentro quell'espressione. Questo mi è bastato per sentirmi contenta. 


mercoledì 25 marzo 2026

C'è Guerra e Guerra


 

 

 Il Mondo è in guerra ormai da tanto tempo e tutti ne subiamo le conseguenze,primi tra tutti  i popoli delle zone più  in causa, dove missili e droni  seminano morte e distruzione, e poi tutti i popoli che pur non facendo uso delle armi, sono stati catapultati in un lungo momento di crisi economica che rallenta il futuro e ridimensiona quelle che erano ritenute certezze.

Quando molti anni fa scrissi  "Valledoro", uno dei miei soliti raccontini demenziali,che di tanto in tanto ero solita proporre ai miei bambini, di guerra nel mio paese non se ne parlava proprio, o se ne parlava come un evento che c'era stato e che non si sarebbe verificato mai più. C'era la convinzione che non sarebbe più stata vissuta da nessuno, anche se la pace conquistata a costo di tante perdite, durante la Seconda Guerra Mondiale, alla fine era diventata un'abitudine da considerare come qualcosa di così normale, tanto da non darle neanche l'importanza alla quale aveva diritto.  Insomma sembrava di vivere in uno di quei paesi felici dove i popoli non hanno storia. Ma era solo un'illusione!

 

Chissà perché dalla mia penna invece usci un esercito armato di tutto punto.

 

"E poi arrivò un giorno in cui la Pace finì, e anche Valledoro dovette prepararsi per fronteggiare un nemico.

Ma quel giorno che spettacolo si presentò agli occhi di Brando e Iris! Un esercito era schierato davanti al temibile antro del regno di Ego, e altri soldati stavano arrivando da tutte le parti.
A Iris si inumidirono gli occhi dall’emozione, mentre Brando non riusciva a riaversi dalla sorpresa che tale visione gli aveva procurato. Era talmente sorpreso, che non riusciva neanche a ridere, anche se dentro di sé, cominciava a sentire un pizzicorino che partiva dalla punta dei piedi e che irrefrenabilmente si allungava su per le gambe, fino ad arrivargli allo stomaco. Tra un po’ sarebbe giunto alla bocca e allora……..
Poi guardò Iris e immediatamente seppe che mettersi a ridere sarebbe stato l’errore più grande della sua vita. Quello a cui assisteva, non era uno scherzo, ma una cosa estremamente seria che aveva una dignità, che solo ora vedeva in tutta la sua grandezza. L’esercito che si snodava davanti ai loro occhi ad un tratto diventò qualcosa di così dignitoso, che cominciò a guardare tutti con rispetto.
C’erano tartarughe supercorazzate, sopra le quali, piccoli cannoni muniti di turaccioli pieni di polvere pizzicorina, puntavano contro l’ingresso dell’antro dal quale cominciavano a uscire suoni strani. Evidentemente le immagini che rimbalzavano l’una sull’altra, avevano messo in moto altri meccanismi, per cui si sentivano chiaramente dei bip-bip senza alcun senso, che cominciavano a diffondersi nell’aria circostante con una frequenza sempre maggiore. Dietro lo squadrone delle tartarughe, un altro imponente esercito di castori aveva le forti code già armate di palle di fango impastato con l’ortica, da catapultare contro i nemici, che di lì a poco sarebbero senz’altro apparsi a difendere il loro regno, e interi stormi di uccelli più diversi, volavano ad ali spiegate, primi tra tutti i pellicani, che con volo planato, avrebbero scaricato dai loro capienti becchi milioni di pulci, di cimici, di pidocchi, di formiche,ciascuno dei quali era stato dotato di una bomboletta del temibile liquido pruriginoso, (il terribile grattachecca b2) contro il quale neanche le più sofisticate corazze avrebbero potuto resistere! Poco distanti un esercito infinito di zanzare ballerine e di api industriose, dal volo leggero e silenzioso stavano affilando i loro pungiglioni. Anche i pipistrelli, il temibile squadrone dei Pip, celebri per i loro voli notturni nonché per le loro divise nere, avevano accettato di fare un raid diurno, per essere più che altro elemento di disturbo e di scompiglio. E che dire delle ranocchie saltatrici, pronte a fare le loro acrobazie all’interno delle camicie dei nemici? Un po’ in disparte uno squadrone di topolini a molla, si era attaccato con i loro fili già tesi e fissati alla base di un albero. Ciascuno di loro aveva in dotazione una formica con le pinze, che avrebbe al momento opportuno tagliato il filo e fatto partire il proprio topolino, che coraggiosamente avrebbe avanzato finché la sua molla lo avrebbe permesso, dando così modo a chi veniva dopo di loro di avere più tempo per preparare una tattica. Piccoli eroi di Valledoro!
Intanto un esercito infinito di ragni di tutti i tipi e di tutte le dimensioni si dava da fare a tessere tele, con le quali avrebbero imprigionato il nemico. Nessuno doveva essere ucciso a Valledoro e i nemici sarebbero stati debellati dal gran ridere che avrebbero provocato tutte le armi dell’esercito dei Val.
Intanto il bip-bip cresceva sempre di più di intensità e un rumore concitato di passi si faceva sentire sempre più vicino. Tra pochi secondi l’esercito di Ego, sarebbe stato lì e dunque non c’era tempo da perdere. 
Anche Lombricone andò verso i due giovani che lo guardarono entrambi con un misto di rispetto e di deferenza. Lombricone infatti aveva ritrovato tutta la sua dignità, che gli proveniva da intere generazioni di Lombriconi Generali, Guardiamarina, Commodori, Ammiragli. Qualcuno aveva detto una volta che uno dei suoi bis,bis,bis,bisavoli, aveva eroicamente combattuto con l’Ammiraglio Nelson, uscendo dalla battaglia con una gamba in meno (anche se questa forse era una leggenda, perché da quando mai gli amici Lombriconi avevano le gambe?) e una medaglia in più.
Quella medaglia comunque ora era appuntata al petto di Lombricone, che per l’occasione aveva ritirato fuori il suo cappello da guardiamarina, anche se non aveva mai confessato a nessuno che non sapeva nuotare.
“Ora che succederà?” gli domandò Iris con apprensione
“Guardiamo e lo sapremo subito! Stanno arrivando!” rispose tra i denti, che si rivelarono una sorpresa, perché fino a quel momento non si era accorto di averli.
Di lì a poco, una decina di uomini, in tute mimetiche, con l’elmetto in testa, fecero la loro apparizione all’ingresso dell’antro. Tenevano tra le mani temibili fucili e qualcuno aveva persino dei mitragliatori. In un attimo li caricarono e puntandoli contro il piccolo esercito dissero con voce minacciosa: “Alto là o facciamo fuoco!”
Intanto il bip-bip era dapprima diventato un biiip-biiip fino a trasformarsi in biiiiip-biiiip, per poi diventare biiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiip-biiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiip, fino a non far capire più niente a nessuno.
Tutti dovettero mettersi le mani o le zampe o le ali alle orecchie per resistere a quel rumore infernale, tutti tranne i soldati che dovendo imbracciare i fucili, non potevano tapparsi le orecchie, perché avevano due mani sole e con i piedi non riuscivano né a tenere i fucili, né a tapparsi le orecchie, per cui rimasero stoicamente in quella posizione, e mentre il cervello gli andava in pappa riuscirono ancora a pensare; “Ma guarda che bisogna fare per guadagnarsi un po’ di pane!”.
Poi successe una cosa stranissima. I fucili, che nel frattempo erano rimasti impassibili tra le mani dei loro soldati, si resero improvvisamente conto che a loro nessuno avrebbe tappato le orecchie, per cui pensarono bene di farlo da soli e siccome le orecchie dei fucili, per chi non lo sapesse, sono vicine all’otturatore,( perché se non si sentissero quando sparano, come farebbero poi a mandare il rinculo a chi ha premuto il grilletto, per avvertirlo che ha sparato?) e si possono tappare solo se l’otturatore è su, pensarono bene di alzarlo per trovare un po’ di pace.
Vedendo questo, le tartarughe, i castori, i pellicani e tutti gli altri, ebbero un sospiro di sollievo, perché avrebbero potuto continuare a tenersi le orecchie tappate, e così tutti aspettarono gli eventi, cioè che quel rumore infernale avesse termine. Per fare la guerra ci sarebbe stato tempo dopo." 
 Tratto da VALLEDORO 
 
 E il dopo, ogni dopo passa attraverso una riflessione che tutti gli uomini, proprio tutti gli uomini, i più potenti per primi, dovrebbero fare per evitare spargimento di sangue.
 
Perché ho trascritto questa piccola parte del mio racconto? Di preciso non lo so neanche io, ma penso più che altro di averlo fatto per far capire e capire io stessa che nella guerra di Valledoro era stata scelta una tattica che non prevedeva distruzione e che quando i piccoli si mettono in testa di reagire alla strafottenza dei potenti con la sola forza del loro niente, può anche accadere che le armi si rifiutino di sparare anche un solo colpo.


 

martedì 24 febbraio 2026

Momenti

 Quanti momenti



ci sono  nello scorrere della vita. Momenti belli,brutti, indesiderati, inattesi.....e momenti difficili.

Nella vita i momenti difficili ci sono per tutti, e non sto certo dicendo niente di nuovo,  ma ciascuno li gestisce in maniera diversa, e il mio modo di farlo sarebbe stato quello di parlarne con le persone alle quali voglio bene, confrontarmi con loro, avere consigli, inoraggiamenti,  in parte per ricevere un po' di quella condivisione, tanto sbandierata in ogni dove,ma anche per riappropriarmi di quel po' di leggerezza, che solleva i fardelli troppo grandi da portare da soli.  Lo penso veramente, e il mio pensiero  ho sempre cercato di metterlo in pratica per andare incontro agli altri e sentirmi bene con me stessa. Ma mi sono accorta che ciò  che penso io, non necessariamente è una verità che devono pensare anche gli altri, e ne ho fatto diverse esperienze nei momenti difficili che hanno riguardato e riguardano me. E siccome mi conosco ormai da tanto tempo,i miei momenti difficili ho imparato a tenermeli per me , perché  quello che proprio non voglio è  dare noia al mio prossimo, che magari in quel momento sta vivendo un suo momento altrettanto difficile, o che si contenta solo di chiedermi come sto e poi girare pagina.

Risultato? Parlo dei miei momenti difficili al mio cane, quello che ho in fotografia, e al ritatto di una giovane ragazza,  che è  appeso sopra la scrivania  nella mia camera, e loro mi guardano comprensivi, con l'espressione di chi sa che cos'è  la vita, abbastanza stupiti che alla mia età ancora io non l' abbia capita  completamente.


venerdì 6 febbraio 2026

LA PROMESSA

 

 

 

"Con l'aiuto di Dio,
prometto sul mio onore di fare del mio meglio
per compiere il mio dovere verso Dio e verso il mio Paese,
per aiutare gli altri in ogni circostanza,
per osservare la legge scout."

promessa.gif 

 

 


 

E' quello che noi Scout, consapevoli dei limiti umani che ciascuno di noi ha, cerchiamo di fare, nell'adempimento di questa promessa, portandoci dietro un insegnamento che viene da lontano e andando verso un futuro nel quale i rapporti "umani" siano sempre meno discriminanti e sempre più inclusivi.

Come dice il testo di una canzone scritta da uno di noi "con le braccia aperte per accogliere chi arriverà".

 

 

 

 

 

lunedì 26 gennaio 2026

A spasso nel Tesseract

 In questi giorni sto leggendo "Sull'eguaglianza di tutte le cose" di Carlo Rovelli.

Magari era meglio se dicevo che sto cercando di leggere il libro di Carlo Rovelli e di cercare di carpire qualcosa della teoria quantistica, che lui spiega con grande facilità, e si percepisce leggendolo, ma che io che sempre di più 'so di non sapere', come dice Aristotele, riesco solo in parte a trattenere dentro di me, grazie all'aiuto della mia forte immaginazione,  che riesce a proiettare immagini davanti ai miei occhi, ma che non saprei mai spiegare a parole a nessuno. Neanche con parole mie. 

Ho detto carpire e non capire, perché in effetti sto rubando parole che mi trasmettono sensazioni che poi diventano visive, e che mi fanno avanzare sempre un tantino di più nell'universo dei Quanti e delle loro leggi che in parte sono congruenti con  ciò che a noi è stato insegnato fino ad oggi, in parte invece se ne vanno, partono per la tangente, e  mi lasciano sperduta in mezzo allo Spazio, e molto lontana dal quel Tempo che ho sempre voluto raggiungere per spiegarmelo, senza mai riuscirci. Eppure, nonostante la mia ignoranza scientifica, non demordo, e là, dove questa si ferma nella totale incapacità di andare avanti, mi viene in soccorso la curiosità, che mi spinge sempre a continuare, a farmi domande e a cercare di capirci qualcosa. E mi sento felice.

Quando ho letto del Tesseract  la prima volta, mi si è aperto un mondo nuovo, che mi è piaciuto tantissimo e che avrei voluto esplorare, anche se da subito sono stata consapevole di non avere i numeri per poterlo fare. Ma già il fatto che si apriva una porta nuova sul Tempo mi metteva di buon umore, perché io e il Tempo, o almeno il Tempo che cerco io da sempre, fin da quando ero bambina, siamo cresciuti insieme e quando nel film Interstellar il Tesseract si è presentato magicamente ai miei occhi  non ho esitato a entrarci dentro virtualmente, per vivere  le sensazioni del protagonista. Da allora andare a spasso nel Tesseract con l'immaginazione è diventata una delle mie passeggiate preferite, dove il prima, l'ora, il poi vanno a braccetto insieme nei viali della vita, naturalmente con interpretazioni solo mie. 

Ma è bello pensare, avere intuizioni che scompaiono l'attimo dopo, percepire cose che sentiamo verranno raggiunte, chissà quando, chissà come, chissà da chi, e sapere che l'Universo nel quale respiriamo, non è solo quello che viviamo attualmete, ma molto molto di più, e del quale ogni tanto scopriamo un tassello, che prima è fantascienza e poi diventa scienza. E poi?

sabato 10 gennaio 2026

Avevo un Professore....

 Senz'altro è rimasto il mio professore preferito, quello che mi ha fatto ridere e piangere, quello che nell'arco di tanti anni e di tanta vita è rimasto nei miei ricordi, sempre come allora, perché era genuino, non si nascondeva dietro maschere professorali ma nel tempo è sempre stato solo e semplicemente se stesso.......

.....a quei tempi facevo le Magistrali e avevo una gran voglia di ridere e di divertirmi, tanto più grande, in quanto sapevo che potevo farlo solo nelle ore in cui ero a scuola, perché una volta uscita, l'atmosfera cambiava totalmente, prima di tutto perché essendo figlia unica, anche se ho avuto un rapporto bellissimo con i miei genitori di sangue romagnolo, e quindi gente allegra, loro non potevano sostituire gli amici che invece mi erano indispensabili e che trovavo solo a scuola, perché, e questo è il secondo motivo, essendo felicemente fidanzata, dal mio ragazzo  non mi era concesso di frequentare altri ragazzi e qui mi taccio.

Io invece, cresciuta in una Caserma e sempre a contatto con il genere maschile, fino a non molto tempo prima avevo avuto come compagni di giochi e di avvenure, solo dei maschi, figli di altrettanti marescialli, e quindi ero cresciuta con una mentalità da maschiaccio, riuscendo perfino a convincere l'unica amica che ho avuto a lasciare le bambole per imbracciare archi e fucili. Poi crescendo mi sono ingentilita, ma il confronto con i ragazzi mi è sempre stato più facile che con le ragazze. Per cui a scuola ero un po' vivace. 

Quando il Professore arrivò nella nostra scuola come insegnante di Latino e Geografia, doveva essere ai suoi primissimi anni di insegnamento, perché non era poi molto più grande di noi. 

Imparammo presto a conoscere che tipo fosse. Certe mattine arrivava in classe con espressione burbera, e da lì avevamo cominciato a capire che doveva avere una discussione con la fidanzata, che poi diventò sua moglie. In quelle mattinate ci guardava scuotendo la testa e appena qualcuno di noi, accennava a un sorrisetto o a una smorfia lo buttava fuori di classe.Molte volte usavamo questo espediente per guadagnare la strada del corridoio  ed evitare un'interrogazione. In quelle mattine si sedeva alla Cattedra , con una mano sfogliava il registro e con l'altra, usando solo due dita si prendeva un ciffetto di capelli che gli cadevano sempre sulla fronte e se li portava indietro. Forse era il suo modo di scaricarsi. Fatto questo, la lezione aveva inizio. 

Altre volte invece entrava di buon umore e la cosa era evidentissima perché ci chiedeva a rotazione di posare le nostre colazioni sul banco per poi venire ad attingere un po' dall' una e un po' dall' un'altra. A quel punto sapevamo che le ore passate con lui sarebbero state proprio belle e interessanti.

L'attesa di conoscere i risultati dei nostri compiti in classe di Latino, era trepidante, e non perché avessimo paura del voto, ma perché ogni volta c'era un rituale che aspettavamo e che volevamo sempre di più.

Il Professore entrava in classe con un pacchetto di fogli protocollo sotto il braccio e li buttava malamente sulla cattedra, po si sedeva, ci guardava fissamente per lungo tempo,scuoteva la testa e alla fine cominciava il rituale, Prendeva il primo compito leggeva il nome dello sventurato latinista e poi apriva il foglio e tutti potevano vedere che non c'erano correzioni. A quel punto ripiegava il foglio se lo metteva sul palmo della mano e  soppesandolo diceva: "Quanto è peso!" E la mano si abbassava sempre di più. A quel punto metteva il voto con una certa soddisfazione, specialmente se a volte era un bel 4 e concludeva "Torna a posto bestiaccia e studia!". Qualche volta i fogli risultavano più leggeri e la mano si abbassava di meno, ma erano casi rari.

Per un po' di tempo non abbiamo capito a che gioco giocasse. Come faceva a riconsegnarci dei compiti non corretti?. Ma poco dopo ci invitava a trovare noi stessi gli errori sottolineandoli,e così ci fu chiaro che li aveva corretti benissimo e noi ci prendevamo il nostro 4 con allegria senza sentirci mortificati.

Ci rendemmo subito conto che se noi avevamo cominciato a capire che tipo fosse, lui era riuscito a farlo molto prima nei nostri confronti e a capire il temperamento di ciascuno di noi. Da subito ci fu chiaro che  avevamo a che fare con una persona molto intelligente ed estremamente acculturata, perché nelle ore di geografia, partendo dai luoghi fisici ci portava a spaziare nella storia, nell'arte, nella filosofia, per non parlare della letteratura della quale era un cesellatore e in quelle ore in classe non volava una mosca e ascoltavamo col fiato sospeso e senza battere ciglio le cose che lui ci  raccontava o ci illustrava nella lavagna.

Poi arrivò la gita in quarta magistrale. Andammo sulla Costiera Amalfitana e a Capri. Un gita di ben cinque giorni e lui ci accompagnò insieme ad altri professori, ma il nostro tempo lo passammo quasi esclusivamente con lui, che ci parlava di cultura generale e di futuro, ma che da persona giovane come era in quegli anni, si divertiva a star con noi e ad ascoltare le nostre aspirazioni e anche i nostri problemi, non venendo mai meno al suo ruolo.

Fu in quel preciso momento che imparai a conoscere e a capire la sua profonda libertà intellettuale e in cuor mio di decidere di essere sempre me stessa, cosa abbastanza difficile a quell'età. Lui mi segnò la strada da seguire.

Successivamente lo ritrovai come Preside al Liceso Scientifico, dove studiavano i miei figli e ciò mi fece molto piacere.

Oggi ho saputo che il mio Professore è partito per altri lidi e lo voglio vedere come allora su quel vaporetto che ci portava alla Grotta Azzurra, con le braccia spalancate al vento, mentre ci invitava a fare altrettanto (l'abbiamo fatto molto prima di vedere questa scena sul Titanic) per andare incontro alla vita.

Buon viaggio Professore e che il mare ti sia amico e leggero.

Con la stima e l'affetto di sempre

una tua studentessa 

 

 

sabato 3 gennaio 2026

Quando non ci sono parole

Crans Montana, oggi è  conosciuta in tutto il mondo, ma che triste conquista!

Io non so se ci sono dei colpevoli per la grande tragedia che si è  consumata a capodanno, per cui non mi sento di dire niente a questo proposito,anche se è normale che  debba essere trovata la verità.

So soltanto che si sono create le condizioni, giunte da più parti, perché  si sviluppasse il terribile incendio  che ha causato la morte di tanti giovani.

Non ho parole per dire altro, perché al di là delle responsabilità oggettive, delle negligenze, delle superficialità, che  lasciano attoniti, il mio pensiero oggi è solo quello di una mamma e di una nonna, che va ai miei nipoti, che sono nell'età in cui ci si apre alla vita e si cerca la gioia dello stare insieme anche semplicemente per festeggiare l'arrivo di un anno giovane  come loro. Poi il mio pensiero passa a tutti i giovani che hanno attraversato la mia vita, nell'arco di tanti anni,permettendomi di conoscerli per cominciare a capire di che è  fatta la gioventù,o meglio ancora l'adolescenza, perché quando ero giovane io non riuscivo a sapere che cosa fosse la mia gioventù. Sentivo solo tanta leggerezza che non aveva un nome.

Tra le altre cose la gioventù  è  anche quella che ci fa sentire invincibili  mentre inconsapevoli del pericolo incombente , ci fa riprendere l'incendio che distrugge la vita.Si vive quel momento senza pensare ai materiali in cui è costruito il soffitto, senza sapere che non ci sono uscite di emergenza, senza rendersi conto che tante piccole fiaccole scintillanti,  accese su tante bottiglie tenute alte come una fiamma olimpica in un momento di gioia comunitaria,che è un inno alla vita, possono diventare strumento di morte. E questo non per incoscienza o per temerarietà, no, ma semplicemente perché queste cose non rientrano nel mondo della gioventù. A queste cose da sempre ci pensano gli adulti.Ed è quello che da sempre dovrebbero fare nella maniera giusta gli adulti.

Chi è sopravvissuto, è improvvisamente diventato adulto, e l'età anagrafica non c'entra. 

Bella la gioventù,  che nessuno riesce mai a spiegare completamente. Non bastano le parole per descrivere la gioventù,quel momento ineffabile e stupendo, che sfugge ad  ogni catalogazione, per cui quando non ci sono più  parole, rimane solo il pensiero che va alle giovani vite che non ci sono più e al dolore di chi rimane.