lunedì 17 agosto 2026

Il Drappellone

Quando ho visto per la prima volta il Drappellone del Palio di Siena 2026, sono rimasta interdetta e con un senso di disagio che al momento non ho saputo spiegarmi.

Niente da dire sul piano artistico, perché ogni artista ha una tecnica personale e una visione altrettanto particolare di ciò che va a creare, quindi non posso fare apprezzamenti sulla tecnica e sulla scelta dell'esecuzione. Non ci ho pensato neanche per un attimo. Di una creazione artistica, non essendo un critico di arte, potevo solo dire mi piace o non mi piace. Di quest'opera, pragmaticamente posso dire che i colori sono belli, i particolari molto curati, l'effetto dell'insieme notevole, l'intento di creare intorno all'opera il  "purché se ne parli", decisamente azzeccato.

Questa è solo un'opinione strettamente personale, che non richiede di essere condivisa. 

Al di là di queste riflessioni del tutto visive, rimaneva però un senso di disagio,che non era causato dalle considerazioni appena fatte. 

No, il disagio veniva da altri fattori, che sul momento non riuscivo  a chiarire, ma che poi, in successivi momenti di riflessione, ha trovato il suo perché.


Magari  è anche una questione generazionale, e i giovani oggi non farebbero più caso ai lineamenti androgeni della Madonna, ma io sì, e non per motivi sessisti, perché non mi interessano, e neanche per questioni legate alla religione, anzi voglio lasciare il mio credo completamente al di fuori di queste considerazioni, ma soltanto per quel qualcosa indefinibile che mi fa star bene quando guardo l'immagine della Madonna, comunque essa sia, serena,addolorata, materna. Ecco sì! Materna è la parola giusta.

E questa immagine non mi fa stare bene. 

Sono abituata a considerare la Madonna in un piano diverso da quello in cui ci muoviamo noi, con la nostra continua ricerca di noi stessi, le nostre domande, la difficile accettazione di ciò che siamo o non siamo, sono abituata a considerarla la persona che ha accettato di essere ciò che è, magari anche con paura, con senso di solitudine con ansia per il dopo. Ma ha accettato è così facendo ha dato a noi e alle nostre fragilità la possibilità di parlare con lei per trovare consolazione ai nostri perché non risolti.

Proprio come fa una mamma.

 

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