A volte capita di essere in un ambulatorio del pronto soccorso e di stare sorreggendo una persona cara , alla quale devono essere applicati dei punti di sutura in testa. A volte capita anche di trovare un medico che si accinge a fare il suo lavoro e non disdegna di rivolgere la parola a chi, in quel momento gli fa da inesperta assistente, ma più che altro da punto fermo e rassicurante del paziente a cui tiene la mano. Ma difficilmente capita che nasca una conversazione interessante, coinvolgente, addirittura entusiamante.Ebbene, sabato scorso questa cosa è capitata. Argomento della conversazione? Nessuno ci crederà, penso, ma è stato il tramonto. Non ricordo più come siamo entrati a parlare del sole e del tramonto, ma quando ciò è successo, ho capito subito di trovare davantia me una persona che l'amava quanto e forse anche di più di quanto lo ami io. E improvvisamnte è stato come se le pareti bianche della stanza si aprissero e noi fossimo su un poggio, a contemplare quello spettacolo della natura che si compie tutti i giorni in maniera sempre nuova, per il dono che ci fa dei suoi incredibili colori, che cambiano continuamente, e ci fanno provare emozioni sempre diverse. Così abbiamo parlato dei colori sanguigni e tragici che ci riserva a volte il tramonto del mese di ottobre e di novembre, di quelli dorati dei mesi estivi, fino ad arrivare al raggio verde, quello freddo e tagliente dei mesi invernali e più che altro di gennaio. Una meraviglia! Un riposo per la mente, lì su quel poggio immaginario, lontano dal dolore, dalla sofferenza, dalla preoccupazione. Cinque minuti, solo cinque minuti, nell'arco di una giornata passata al pronto soccorso, tra esami, tac, raggi e quant'altro, ma cinque minuti che incredibilmente mi hanno rigenerato e mi hanno restituito la capacità di rassicurare la persona che era con me, che in quel momento,mentre noi guardavamo i nostri tramonti, vedeva le stelle.
E forse è per questo ricordo, che ierisera, quando sono andata a fare una passeggiata, guarda caso al tramonto, ho trovato uno spettacolo di colore e di luce incredibili, e forse è per questo, che seguendo quei colori e quella luce, sono arrivata in piazza grande, camminando come faccio sempre in questi casi, con gli occhi rivolti al cielo, per non perdere neanche una delle sue sfumature, e anche per vedere come appariva la nostra splendida piazza, restituita a qualcosa di più grande di lei, dalle scenografie del nuovo film che stanno girando, e forse è per questo colore e questa luce, che mi aveva avvolto e proiettato al solito in un'altra dimensione, che non mi sono accorta di urtare qualcuno. Ho detto scusa automaticamente e ho sentito rispondermi in inglese. Ho proseguito e un attimo dopo ho visto una marea di persone che si dirigevano verso la persona che avevo così inopinatamente urtato, munite di macchine fotografiche, iphone, telecamere. Allora ho guardato e ho visto un uomo, bassotto, tracagnotto, anzianotto, con una semplice maglietta bianca e i capelli ritti. Era Dustin Hoffmam e tutta quella gente ora lo circondava, gli metteva bambini in braccio, si faceva fotografare insieme a lui. E lui, tranquillo e sorridente, diceva di sì a tutti, non rifiutava a nessuno il minuto di fama che sarebbe derivato da una fotografia sul cellulare.
Il cielo imbruniva, il tramonto era passato e la notte avanzava. Io non mi ero nemmeno accorta di chi avevo urtato, ma in compenso avevo avuto in dono uno spettacolo di luce e colore meraviglioso. Poi mentre riprendevo la mia strada ho sorriso tra me e me. E' vero che io avevo urtato lui, ma era altrettanto vero che lui aveva urtato me. Possibile che anche lui camminasse col naso all'aria per guardare quell'incredibile tramonto?
mercoledì 7 ottobre 2015
lunedì 5 ottobre 2015
Hollywood è qui
Della serie: saranno famosi. Suvvia, non ci crederete mai ma il notro sonnolento paese, avvolto nei veli di antichi splendori cinquecenteschi, improvvisamente è diventato Hollywood. Non sto scherzando. Qui, proprio qui, gireranno un film con Dustin Hoffman niente di meno, e questo film parlerà della famiglia dei Medici. E non ci sarà solo lui, a rappresentare l'hollywoodiana grandezza, ma anche Richard Madden e Oona Chaplin, nipote di tanto nonno!
Del resto il nostro paese non è nuovo a film di successo....basta ricordare "Sogno di una notte di mezz'estate" dove anch'io ho fatto la comparsa, giurando a me stessa di non farla mai più, e più che altro “Twilight – New Moon”, che ci ha perseguitato con immagini e mantelli di vampiri fino ad oggi,......ma Hollywood, proprio Hollywood in casa non lo avevamo mai avuto e così ci siamo affrettati a sostituire allegramente i vampiri, con altrettante palle dei Medici, palle farlocche per la verità, perché quelle vere ce le avevamo da tempo immemorabile negli stemmi che impreziosiscono le mura del San Gallo ed altri palazzi. E così ora non si fa altro che parlare delle palle dei Medici, ma mentre nei nostri stemmi noi ne abbiamo solo sei, in quelli hollywoodiani ce ne sono almeno otto, a dimostrare che l'America è sempre l'America, e che se noi possiamo un pochino, lei può sempre molto di più. Ora noi conosciamo proprio tutto non dico dei Medici, perché la loro storia non la sappiamo bene neanche noi e forse neanche i fiorentini, ma delle loro palle, quello sì, ormai non c'ha più niente da insegnarci nessuno. Le pesiamo, misuriamo la circonferenza,ne valutiamo il colore e orgogliosamente ci diciamo che se Hollywood ha voluto trovare uomini con tante palle, ha dovuto espatriare e venire in Toscana, che se poi non si è potuta fermare a Firenze, come forse sperava, dove ancora i fiorentini sono "Maledetti Toscani", e s'è dovuta accontentare di Montepulciano dove siamo sempre "Maledetti Toscani", ma forse un pò illanguiditi dagli Umbri, popolo di santi, come ci dice Malaparte, dei quali respiriamo le nebbie che ci giungono dal Trasimeno, che è proprio a un tiro di schioppo, sono solo fatti suoi, che non s'è ben documentata tra che gente libera e orgogliosa veniva. Perché anche qui non mancano le punzecchiature che arrivano da tutte le parti a dire più che altro che a noi Hollywood ci fa proprio un baffo! Ma mica è vero! Lo diciamo tanto per non smentirci, ma non siamo mica scemi! Sappiamo molto bene che questo film porterà un sacco di gente, di soldi e di multe fatte dai vigili, ma solo ai residenti, che non sanno più dove infilare le macchine!
Ed è così, e con questo spirito ben disposto, che ieri sono andata in Piazza Grande a vedere come l'avevano allestita e più che altro a rendermi conto di come il nostro palazzo comunale, che è il cugino di Palazzo vecchio, fosse diventato importante e ben agghindato. Ed era proprio bello, con tutte quelle bandiere appese alle bifore, che lui non ha, ma che gli sono state prestate per l'occasione. Tutto bello davvero. Poi già che ero lì, mi sono detta: "Andiamo a fare una visitina in chiesa, visto che una volta tanto l'ho trovata aperta!" e così sono entrata in Duomo, e lì sono rimasta allibita........perché il duomo non era più la mia chiesa, ma un magazzino, dove, sparite le panche, coperta la bellissima pala dorata dietro l'altar maggiore, sparito anche il crocifisso, lasciava vedere solo delle costruzioni posticcie di non so che e poi roba di tutti i generi, lungo tutta la navata. Vorrei non dirlo, ma ho sentito un vero dispiacere dentro di me, un dispiacere che non se ne è voluto andare, neanche quando ritornavo sui miei passi, dopo aver fatto un ampio giro di perlustrazione e aver guardato i turisti che si facevano i selfie, davanti a tutto quello sfacelo. Alla fine l'ho visto. Era appoggiato a una colonna, un leggero crocifisso fatto forse di balsa, dove era stato dipinto un Cristo, comparsa anche lui, che pareva, proprio come me, non trovarsi molto a suo agio. Mi sono fermata davanti a lui, e l'ho guardato con stupore. Per la prima volta in vita mia guardavo gli occhi di un cristo, che erano all'altezza dei miei. Occhi buoni. Io lo guardavo e lui mi guardava e alla fine mi sono ritrovata a dirgli; "Senti! Io non so se mi capisci, perché forse parli solo l'americano e io non conosco una parola di inglese, ma siccome non trovo nient'altro, potrei dirla a te la mia preghiera?" così ho fatto dando per certo che il suo silenzio voleva essere un assenso. Poi gli ho sorriso. Non mi dimenticherò di lui e così gli ho detto confidenzialmente "Ciao" e mentre me ne andavo ho immaginato una voce che mi diceva "Hi!" ...in americano naturalmente.
Una volta fuori, comunque quel piccolo disagio che mi aveva preso lo stomaco, non se ne voleva andare e allora mi sono fermata e ho detto; "Ragioniamo" e ho pensato al film "Fratello sole Sorella luna", di Zeffirelli e alla scena di quando, all'interno della chiesa Francesco ha la sua crisi mistica, mentre gli occhi del cristo del bellissimo mosaico lo guardano penetrando dentro di lui. Suggestioni di Zeffirelli! E allora mi sono detta che per fare una scena di impatto emotivo così forte, forse anche allora la chiesa era stata ridotta a.....ecco, non voglio usare la parola che più renderebbe giustizia...ma si capisce vero? Dopo questo discorsetto tra me e me mi sono tranquillizzata e ho fatto mie le parole di Lev Tolstoj "Non capite, se giudicate".
E così ho rilanciato la palla a chi forse ne sa più di me, ....tanto non s'è parlato di palle fino ad ora?
Del resto il nostro paese non è nuovo a film di successo....basta ricordare "Sogno di una notte di mezz'estate" dove anch'io ho fatto la comparsa, giurando a me stessa di non farla mai più, e più che altro “Twilight – New Moon”, che ci ha perseguitato con immagini e mantelli di vampiri fino ad oggi,......ma Hollywood, proprio Hollywood in casa non lo avevamo mai avuto e così ci siamo affrettati a sostituire allegramente i vampiri, con altrettante palle dei Medici, palle farlocche per la verità, perché quelle vere ce le avevamo da tempo immemorabile negli stemmi che impreziosiscono le mura del San Gallo ed altri palazzi. E così ora non si fa altro che parlare delle palle dei Medici, ma mentre nei nostri stemmi noi ne abbiamo solo sei, in quelli hollywoodiani ce ne sono almeno otto, a dimostrare che l'America è sempre l'America, e che se noi possiamo un pochino, lei può sempre molto di più. Ora noi conosciamo proprio tutto non dico dei Medici, perché la loro storia non la sappiamo bene neanche noi e forse neanche i fiorentini, ma delle loro palle, quello sì, ormai non c'ha più niente da insegnarci nessuno. Le pesiamo, misuriamo la circonferenza,ne valutiamo il colore e orgogliosamente ci diciamo che se Hollywood ha voluto trovare uomini con tante palle, ha dovuto espatriare e venire in Toscana, che se poi non si è potuta fermare a Firenze, come forse sperava, dove ancora i fiorentini sono "Maledetti Toscani", e s'è dovuta accontentare di Montepulciano dove siamo sempre "Maledetti Toscani", ma forse un pò illanguiditi dagli Umbri, popolo di santi, come ci dice Malaparte, dei quali respiriamo le nebbie che ci giungono dal Trasimeno, che è proprio a un tiro di schioppo, sono solo fatti suoi, che non s'è ben documentata tra che gente libera e orgogliosa veniva. Perché anche qui non mancano le punzecchiature che arrivano da tutte le parti a dire più che altro che a noi Hollywood ci fa proprio un baffo! Ma mica è vero! Lo diciamo tanto per non smentirci, ma non siamo mica scemi! Sappiamo molto bene che questo film porterà un sacco di gente, di soldi e di multe fatte dai vigili, ma solo ai residenti, che non sanno più dove infilare le macchine!
Una volta fuori, comunque quel piccolo disagio che mi aveva preso lo stomaco, non se ne voleva andare e allora mi sono fermata e ho detto; "Ragioniamo" e ho pensato al film "Fratello sole Sorella luna", di Zeffirelli e alla scena di quando, all'interno della chiesa Francesco ha la sua crisi mistica, mentre gli occhi del cristo del bellissimo mosaico lo guardano penetrando dentro di lui. Suggestioni di Zeffirelli! E allora mi sono detta che per fare una scena di impatto emotivo così forte, forse anche allora la chiesa era stata ridotta a.....ecco, non voglio usare la parola che più renderebbe giustizia...ma si capisce vero? Dopo questo discorsetto tra me e me mi sono tranquillizzata e ho fatto mie le parole di Lev Tolstoj "Non capite, se giudicate".
E così ho rilanciato la palla a chi forse ne sa più di me, ....tanto non s'è parlato di palle fino ad ora?
domenica 4 ottobre 2015
Il santo-poeta
Oggi avrei potuto parlare dell'apertura del Sinodo della Famiglia. Ci sarebbe tanto da dire, tanto da valutare, tanto da cambiare. Ci sarebbe anche l'occasione di metterci un pò di pepe, visto che ci è stato fornito abbondantemente da un alto prelato, proprio alla vigilia di questo importante appuntamento.
Ma non mi va, semplicement non mi va! Quando invece c'è da ricordare un piccolo grande uomo, che per la gente, da tanto tempo ormai è diventato solo e semplicemente Francesco. E non intendo il nostro Francesco attuale, anche se di lui se ne può parlare tanto, e anche con ammirazione, e anche con tenerezza, ma quell'altro Francesco, quello che ha trovato in tutto ciò che lo ha circondato motivo di laude. Inutile dilungarsi per dire chi è stato Francesco e parlare della sua vita. Di lui è stato detto e scritto tutto, di lui hanno parlato famosi registi,che lo hanno rappresentato nelle sue molteplici sfaccettature, che ci hanno commosso e incantato. Di lui parlano anche i suoi luoghi, ce lo descrivono, ce lo fanno conoscere in quell'essenza che nessuna parola può rendere esaustiva. O si arriva a capirla dentro di noi, o non ci si arriva. Non ci sono mezze misure. Di lui, quest'anno, nel suo giorno, voglio solo dire che se lo spirito santo, questa idea ineffabile, è anche poesia, allora Francesco è stato ricolmo di spirito santo, perché tutto di lui è stata poesia, anche la sofferenza. Essere poeti vuol dire vedere un cielo sempre un pò diverso da quello di tutti gli uomini....essere sommi poeti vuol dire entrare in quel cielo, nutrirsi di quel cielo, annullarsi in quel cielo. Se poi a ciò si unisce una sconfinata fiducia in dio, allora capita di diventare ciò che è Francesco: un santo-poeta.
Ma non mi va, semplicement non mi va! Quando invece c'è da ricordare un piccolo grande uomo, che per la gente, da tanto tempo ormai è diventato solo e semplicemente Francesco. E non intendo il nostro Francesco attuale, anche se di lui se ne può parlare tanto, e anche con ammirazione, e anche con tenerezza, ma quell'altro Francesco, quello che ha trovato in tutto ciò che lo ha circondato motivo di laude. Inutile dilungarsi per dire chi è stato Francesco e parlare della sua vita. Di lui è stato detto e scritto tutto, di lui hanno parlato famosi registi,che lo hanno rappresentato nelle sue molteplici sfaccettature, che ci hanno commosso e incantato. Di lui parlano anche i suoi luoghi, ce lo descrivono, ce lo fanno conoscere in quell'essenza che nessuna parola può rendere esaustiva. O si arriva a capirla dentro di noi, o non ci si arriva. Non ci sono mezze misure. Di lui, quest'anno, nel suo giorno, voglio solo dire che se lo spirito santo, questa idea ineffabile, è anche poesia, allora Francesco è stato ricolmo di spirito santo, perché tutto di lui è stata poesia, anche la sofferenza. Essere poeti vuol dire vedere un cielo sempre un pò diverso da quello di tutti gli uomini....essere sommi poeti vuol dire entrare in quel cielo, nutrirsi di quel cielo, annullarsi in quel cielo. Se poi a ciò si unisce una sconfinata fiducia in dio, allora capita di diventare ciò che è Francesco: un santo-poeta.
venerdì 2 ottobre 2015
Caschetto alla francese
Sei giù di tono? vedi solo gattini neri? Non capisci più che la vita è bella?
Non preoccuparti, non è un problema, ti do io la cura per tornare in un attimo sereno, fiducioso....e perché no! Persino allegro. Basta che tu segua a puntino le mie indicazioni.
Innanzi tutto ci vuole una salita, una forte salita. E poi è indispensabile che tu guardi questa salita, mentre hai il morale sotto i piedi e mentre muovi il primo passo, quando ti viene spontaneo dirti "Non ce la farò mai". Fino qui tutti ce la possono fare, non credi? E' così facile tirare i remi in barca e rinunciare! Invece no! Se superi quel momento di disfattismo, sentirai che nel tuo stomaco,.... o è da una'altra parte?Non importa dove comunque, ma insomma dentro di te, sta nascendo qualcosa che somiglia molto alle bollicine dello spumante, quando ce la mettono proprio tutta per fare saltare il tappo della bottiglia. Allora vedrai che il tuo passo diventerà più agile e la salita non ti sembrerà più così proibitiva. Camminando non sai dove andrai a finire, proprio come il famoso tappo della bottiglia, ma non te ne curare. Tu continua a camminare e vedrai che quando meno te l'aspetti o sulla destra o sulla sinistra si aprirà una porta e tu la riconoscerai. Saprai che quella è la porta che aspetta te. Io sono entrata in quella porta e non ti preoccupare, non sono mai porte di non ritorno, perché anche mentre cammini e ti infili in una nuova avventura, il tuo cervello è vigile e non ti farà mai fare cazzate. Hai solo bisogno di scaricare l'amarezza che è dentro di te, vero? E allora cerchi un diversivo.
Io quella mattina, quando sono uscita di casa e mi sono trovata davanti alla salita, ero di pessimo umore, e avrei voluto tornare indietro, poi invece sono arrivate le famose bollicine e ho cominciato a camminare. La mia porta era quasi in cima alla salita e improvvisamente mi si è spalancata alla mia sinistra e così invece di continuare sono entrata e mi sono resa conto che era un salone di parrucchiera.
Alla domanda della signorina, di cosa volessi fare, ho risposto venendo da lontano, da molto lontano "Tagliare i capelli, naturalmnte!" anche se non ne avevo avuto la minima intenzione. E così mi sono ritrovata seduta in una poltroncina mentre lei divideva in ciocche la mia lunga chioma, mi sono guardata allo specchio e ho detto "Ma che ci sto a fare qui?", ma poi guardando quelle ciocche così sapientemente divise, mi è venuto spontaneo cominciare un gioco, come del resto è mia abitudine. Infatti ho detto all'ignara parrucchiera "Per piacere potrebbe cominciare da questa qui?" e le ho indicato quella più lunga, che in quel momento mi dava fastidio al collo e quando lei l'ha recisa e fatta cadere in terra, ho sentito che avevo scaricato la cosa che mi dava più noia in quel momento. Ed è stato così per ogni ciocca di capelli che se ne andava. Dopodiche, sono stata proprio bene! Non durerà lo so, ma intanto ho avuto un momento di benessere, e perché no! Un taglio nuovo di capelli. Infatti oggi mi ritrovo la felicemente interdetta proprietaria di un caschetto alla francese, che non è nato sicuramente dalle mie scelte, ma dai problemi che avevo deciso di allontanare da me.
Per me è stato un taglio di capelli, per te potrebbe essere un pai di scarpe, un libro, un biglietto della lotteria. Provare per credere!
Non preoccuparti, non è un problema, ti do io la cura per tornare in un attimo sereno, fiducioso....e perché no! Persino allegro. Basta che tu segua a puntino le mie indicazioni.
Innanzi tutto ci vuole una salita, una forte salita. E poi è indispensabile che tu guardi questa salita, mentre hai il morale sotto i piedi e mentre muovi il primo passo, quando ti viene spontaneo dirti "Non ce la farò mai". Fino qui tutti ce la possono fare, non credi? E' così facile tirare i remi in barca e rinunciare! Invece no! Se superi quel momento di disfattismo, sentirai che nel tuo stomaco,.... o è da una'altra parte?Non importa dove comunque, ma insomma dentro di te, sta nascendo qualcosa che somiglia molto alle bollicine dello spumante, quando ce la mettono proprio tutta per fare saltare il tappo della bottiglia. Allora vedrai che il tuo passo diventerà più agile e la salita non ti sembrerà più così proibitiva. Camminando non sai dove andrai a finire, proprio come il famoso tappo della bottiglia, ma non te ne curare. Tu continua a camminare e vedrai che quando meno te l'aspetti o sulla destra o sulla sinistra si aprirà una porta e tu la riconoscerai. Saprai che quella è la porta che aspetta te. Io sono entrata in quella porta e non ti preoccupare, non sono mai porte di non ritorno, perché anche mentre cammini e ti infili in una nuova avventura, il tuo cervello è vigile e non ti farà mai fare cazzate. Hai solo bisogno di scaricare l'amarezza che è dentro di te, vero? E allora cerchi un diversivo.
Io quella mattina, quando sono uscita di casa e mi sono trovata davanti alla salita, ero di pessimo umore, e avrei voluto tornare indietro, poi invece sono arrivate le famose bollicine e ho cominciato a camminare. La mia porta era quasi in cima alla salita e improvvisamente mi si è spalancata alla mia sinistra e così invece di continuare sono entrata e mi sono resa conto che era un salone di parrucchiera.
Per me è stato un taglio di capelli, per te potrebbe essere un pai di scarpe, un libro, un biglietto della lotteria. Provare per credere!
lunedì 28 settembre 2015
Eclissi di superluna
Mentre scrivo è in corso l'eclissi totale della luna, o meglio della superluna, o meglio ancora della superluna di sangue, come è stata chiamata per il suo caratteristico colore rossastro. Da pochi minuti è totale e per almeno un'ora il grande disco della terra getterà la sua ombra sul nostro satellite obliterandola completamente. Siamo uscite io e mia figlia , col suo telescopio nel silenzio della notte e dopo averlo puntato al cielo, abbiamo guardato, anche noi in silenzio, ciascuna immersa nelle proprie considerazioni e nelle proprie riflessioni. Sopra di noi un cielo di stelle di una meraviglia unica e silenziosa, testimone dell'evento che si ripeterà solamente nel 2033.
Le eclissi, di luna e di sole, ormai non sono certo più un mistero e sono previste con largo anticipo e precisione millimetrica. Niente ormai dovrebbe più stupirci in questo evento così descritto nei minimi particolari in maniera scientifica, da non lasciare più niente all'immaginazione, eppure.....mentre un cane abbaiava col genuino stupore di chi non sa, e assiste ad un evento insolito, e Ugo, il nostro gatto spalancava gli occhi e si guardava intorno avvertendo qualcosa di strano e di ancestrale, anch'io mi sono lasciata avvolgere dall'infinito e ho avuto chiara la percezione della grandezza dell'universo e delle sue armoniche leggi che lo governano. E mi sono sentita piccola, molto piccola, in quella perfezione mistica che mi richiama il suo creatore. Sì, perchè nonostante la nostra conoscenza e la nostra scienza, o meglio, proprio in virtù di queste, riesco a capire che la mente che ha organizzato una simile perfezione ci trascende infinitamente e continua a giocare il grande gioco che ha pensato, nel quale noi uomini riusciamo qualche volta ad entrare, senza afferrarne il significato e le finalità. A noi è dato solo goderne, mentre le solite domande si accavallano nei nostri pensieri: chi siamo, perché siamo, dove andiamo?
Ciascuno ha le sue notti bianche. Ciascuno le ha per i suoi motivi. Io stanotte sto vivendo la mia, che mi vede, piccola donna, con la testa rivolta in su, a farmi mille domande, che non avranno mai risposte se non nelle emozioni che mi suscita questo lungo momento di appartenenza a quest'opera d'arte che è il creato. Sì, perché in questo disegno, che si sta formando stanotte sopra di me, ci sono anch'io, insieme a tanti altri consapevoli come me, e a tantissimi altri, che non sanno nemmeno che cosa si sta compiendo. Perché ciascuno ha il suo modo di pensare la vita, e non è detto che il mio sia il migliore, anzi! Ma è il mio.
L'orologio sta battendo le cinque. E' ora che ritorni fuori, perhé tra un pò si dovrebbe cominciare a rivedere la pallida luce della luna.
Il sonno si fa sentire, il freddo anche, ma sono contenta di aver goduto di questo spettacolo.
"Capisco come si possa guardare la terra ed essere atei, ma non capisco come si possa guardare il cielo di notte e non credere in Dio" - Benjamin Franklin
Le eclissi, di luna e di sole, ormai non sono certo più un mistero e sono previste con largo anticipo e precisione millimetrica. Niente ormai dovrebbe più stupirci in questo evento così descritto nei minimi particolari in maniera scientifica, da non lasciare più niente all'immaginazione, eppure.....mentre un cane abbaiava col genuino stupore di chi non sa, e assiste ad un evento insolito, e Ugo, il nostro gatto spalancava gli occhi e si guardava intorno avvertendo qualcosa di strano e di ancestrale, anch'io mi sono lasciata avvolgere dall'infinito e ho avuto chiara la percezione della grandezza dell'universo e delle sue armoniche leggi che lo governano. E mi sono sentita piccola, molto piccola, in quella perfezione mistica che mi richiama il suo creatore. Sì, perchè nonostante la nostra conoscenza e la nostra scienza, o meglio, proprio in virtù di queste, riesco a capire che la mente che ha organizzato una simile perfezione ci trascende infinitamente e continua a giocare il grande gioco che ha pensato, nel quale noi uomini riusciamo qualche volta ad entrare, senza afferrarne il significato e le finalità. A noi è dato solo goderne, mentre le solite domande si accavallano nei nostri pensieri: chi siamo, perché siamo, dove andiamo?
Ciascuno ha le sue notti bianche. Ciascuno le ha per i suoi motivi. Io stanotte sto vivendo la mia, che mi vede, piccola donna, con la testa rivolta in su, a farmi mille domande, che non avranno mai risposte se non nelle emozioni che mi suscita questo lungo momento di appartenenza a quest'opera d'arte che è il creato. Sì, perché in questo disegno, che si sta formando stanotte sopra di me, ci sono anch'io, insieme a tanti altri consapevoli come me, e a tantissimi altri, che non sanno nemmeno che cosa si sta compiendo. Perché ciascuno ha il suo modo di pensare la vita, e non è detto che il mio sia il migliore, anzi! Ma è il mio.
L'orologio sta battendo le cinque. E' ora che ritorni fuori, perhé tra un pò si dovrebbe cominciare a rivedere la pallida luce della luna.
Il sonno si fa sentire, il freddo anche, ma sono contenta di aver goduto di questo spettacolo.
"Capisco come si possa guardare la terra ed essere atei, ma non capisco come si possa guardare il cielo di notte e non credere in Dio" - Benjamin Franklin
domenica 27 settembre 2015
Che ne sapete?
Che ne sapete voi? Che ne potete sapere voi che parlate dai vostri scranni dorati piccoli e grandi; dai vostri scranni di mamma politica, di mamma religione, di mamma banca? Che ne sapete voi, con i vostri bei discorsi, le vostre assicurazioni, le vostre promesse, che ne sapete cosa vuol dire la paura del domani, la mancanza di avvenire, la fine dei sogni? Che ne sapete voi, che avete comunque sempre la sussistenza assicurata? Voi parlate e poi tornate sempre tra le braccia della vostra mamma, qualunque essa sia e nella protezione che essa vi da, come fa ogni mamma, sentite di aver assolto al vostro dovere.
Ma che ne sapete voi delle notti insonni e delle tristi albe dei risvegli senza prospettive, delle rinuncie giornaliere per far sì che i figli abbiano qualcosa in più? Che ne sapete della lotta quotidiana che ciascuno fa per non far morire la speranza di un domani diverso? Che ne sapete del dolore e della paura di chi ha perso tutto, anche la patria? O forse lo sapete e non potete fare niente, vi ritrovate impotenti a gestire qualcosa che evolve velocemente e vi sfugge sempre più dalle mani.
Ma una cosa ve la voglio dire. Siamo stanchi di parole, di belle parole, di grandi parole. Preferiamo il silenzio che accompagna i fatti, come succedeva una volta, neanche tanto tempo fa, quando al tempo della mietitura, senza bisogno di chiedere, il vicinato si presentava per dare una mano, sapendo che poi a sua volta l'avrebbe ricevuta, preferiamo quel silenzio che poi si animava di sera nell'aia, intorno a un fuoco e diventava condivisione, proposta, voglia di stare insieme, progettualità semplice ma efficace, perché nessuno, neanche l'ultimo dovesse sentirsi solo. Un silenzio fatto di fatica, forse anche di fame, ma mai di solitudine. Preferiamo quel silenzio dove l'umanità non era soltanto numeri, ma anche uomini. Mi sto accorgendo che sto parlando al plurale, come se questo fosse il pensiero di tutti, e invece magari non lo è, ma è sicuramente il mio.
E meno male che almeno oggi c'è un uomo, Francesco, che viene a ricordare alle coscienze l'importanza dell'uomo, di ogni uomo...
Ma che ne sapete voi delle notti insonni e delle tristi albe dei risvegli senza prospettive, delle rinuncie giornaliere per far sì che i figli abbiano qualcosa in più? Che ne sapete della lotta quotidiana che ciascuno fa per non far morire la speranza di un domani diverso? Che ne sapete del dolore e della paura di chi ha perso tutto, anche la patria? O forse lo sapete e non potete fare niente, vi ritrovate impotenti a gestire qualcosa che evolve velocemente e vi sfugge sempre più dalle mani.
Ma una cosa ve la voglio dire. Siamo stanchi di parole, di belle parole, di grandi parole. Preferiamo il silenzio che accompagna i fatti, come succedeva una volta, neanche tanto tempo fa, quando al tempo della mietitura, senza bisogno di chiedere, il vicinato si presentava per dare una mano, sapendo che poi a sua volta l'avrebbe ricevuta, preferiamo quel silenzio che poi si animava di sera nell'aia, intorno a un fuoco e diventava condivisione, proposta, voglia di stare insieme, progettualità semplice ma efficace, perché nessuno, neanche l'ultimo dovesse sentirsi solo. Un silenzio fatto di fatica, forse anche di fame, ma mai di solitudine. Preferiamo quel silenzio dove l'umanità non era soltanto numeri, ma anche uomini. Mi sto accorgendo che sto parlando al plurale, come se questo fosse il pensiero di tutti, e invece magari non lo è, ma è sicuramente il mio.
E meno male che almeno oggi c'è un uomo, Francesco, che viene a ricordare alle coscienze l'importanza dell'uomo, di ogni uomo...
mercoledì 9 settembre 2015
La mia ultima fatica
Ieri ho scritto la parola fine a quello che pomposamente chiamo il mio libro. Era da mesi che ci lavoravo e la cosa mi ha dato molta soddisfazione. Certo, è tutto da rivedere e sono sicura che avrò anche altro da aggiungere, ma la trama ormai si snoda dal principio alla fine senza particolari intoppi, questo è già tanto.
Per me scrivere è altrettanto importante che dipingere, e se in una tela riesco a mettere quelli che sono i colori della mia anima, in un foglio ci spalmo tutta me stessa e mi accorgo di scrivere cose che magari ho sempre avuto dentro di me, ma che non sono mai riuscita non solo a dire agli altri, ma a dire a me stessa.
E poi c'è la sfida con se stessi: ce la farò a scrivere qualcosa che non sia un semplice raccontino? La risposta è sì. E poi ci sarà la sfida con gli altri: riuscirò a vincere le mie paure e manderò il frutto delle mie fatiche a una casa editrice?La risposta è sì. E poi ci sarà la sfida con l'orgoglio: riuscirò ad accettare la sconfitta con serenità? La risposta è sì.
E se qualcuno caso mai dovese domandarmi perché sono così sicura delle mie risposte, risponderei che la mia non è strafottenza, ma solo la semplice constatazione che io ho sempre scritto solo ed esclusivamente per me. Se poi quello che scrivo potrà interessare anche altri, ben venga, altrimenti la mi soddisfazone resterà per me e basta.
Questa volta, scrivere di me, della mia vita, diventando ogni volta un personaggio diverso, mi ha aiutato molto a conoscermi, a capire chi sono, quali sono i miei punti fermi, quali le mie aspirazioni, quali le cose di cui liberarmi, quale in definitiva è il senso della mia vita, che ho sempre cercato, senza mai trovarlo. Non ho avuto l'illuminazione, no davvero, ma sicuramente ho fatto un passo avanti. Non è poco.
Per me scrivere è altrettanto importante che dipingere, e se in una tela riesco a mettere quelli che sono i colori della mia anima, in un foglio ci spalmo tutta me stessa e mi accorgo di scrivere cose che magari ho sempre avuto dentro di me, ma che non sono mai riuscita non solo a dire agli altri, ma a dire a me stessa.
E poi c'è la sfida con se stessi: ce la farò a scrivere qualcosa che non sia un semplice raccontino? La risposta è sì. E poi ci sarà la sfida con gli altri: riuscirò a vincere le mie paure e manderò il frutto delle mie fatiche a una casa editrice?La risposta è sì. E poi ci sarà la sfida con l'orgoglio: riuscirò ad accettare la sconfitta con serenità? La risposta è sì.
E se qualcuno caso mai dovese domandarmi perché sono così sicura delle mie risposte, risponderei che la mia non è strafottenza, ma solo la semplice constatazione che io ho sempre scritto solo ed esclusivamente per me. Se poi quello che scrivo potrà interessare anche altri, ben venga, altrimenti la mi soddisfazone resterà per me e basta.
Questa volta, scrivere di me, della mia vita, diventando ogni volta un personaggio diverso, mi ha aiutato molto a conoscermi, a capire chi sono, quali sono i miei punti fermi, quali le mie aspirazioni, quali le cose di cui liberarmi, quale in definitiva è il senso della mia vita, che ho sempre cercato, senza mai trovarlo. Non ho avuto l'illuminazione, no davvero, ma sicuramente ho fatto un passo avanti. Non è poco.
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