lunedì 13 febbraio 2023

Un'ora a Santa Maria Novella

Si entra e la penombra ci avvolge. E' istintivo, proprio istintivo alzare immediatamente gli occhi per andare a cercare la luce, e nel fare questo il tuo sguardo sale per le alte colonne le sfiora per perdersi subito nella bellezza degli archi perfettamente statici e allo stesso tempo così dinamici che sembra parlino di fuga verso l'alto, verso altri  mondi, verso l'oltre. Foto

E capisci subito di essere entrato in un luogo particolare, dove la quotidianità rimane fuori dai portoni, perché ti accorgi immediatamente che lì dentro c'è un trinomio perfetto ovunque si posa lo sguardo. 

Fede, Scienza,Arte, sono i suoi  componenti, e li vedi in ogni dove. Hai cominciato a intravederli  nella meridiana sulla facciata, ma ora li trovi nel rosone, nel cui centro, all'equinozio di primavera entra il sole e manda un raggio che andrà a posarsi sul crocifisso del Masaccio, un affresco nel quale ritrovi anche Piero Della Francesca e i suoi colori, qui più smorzati. Li vedi  nel Cristo del Brunelleschi, e in quello di Giotto, li ammiri negli affreschi del Ghirlandaio e chissà di quanti altri artisti che non conosciamo,e che  hanno lasciato la loro firma, l' impronta di  modi di essere e di concepire l'esistenza,il corpo umano, lo spirito divino. Messaggi per i posteri, nei quali si cerca di dare l'interpretazione del senso della vita, anche quando si dice che la vita un senso non ce l'ha. 

Anche la Sacrestia ha in sè questo trinomio, il senso del divino che raccoglie al suo interno l'arte dell'uomo e la razionalità della scienza che lì parla tutta di numero aureo. Niente è stato lasciato al caso, e tutto è stato concepito per entrare nella  mente dell'uomo di ogni generazione. Perché anche il divino entra prima nella mente dell'uomo, per poi arrivare al cuore, anche se non al cuore di tutti.

Volgi lo sguardo all'altar maggiore e rimani incantato, perché scopri una cattedrale nella cattedrale e lo sguardo rimane abbagliato da tanta magnificenza, mentre senti che una pace diversa ti entra dentro e ti fa estraniare da tutti quelli che sono intorno. Poi  giri dietro, per andare a vedere meglio le magnifiche vetrate, che hanno in sé una modernità che sarà tale anche tra mille anni e rimani stupito dal Coro, da quegli scranni, dall'enorme leggìo che troneggia davanti a loro. Quante voci si sono innalzate da lì. Quante parole, quanti canti.....

Infine scendi nella cripta  e trovi altre colonne, altre volte più basse, ma sempre con quel bianco e nero alternato che si è già rincorso per tutta la Basilica e ti ha seguito fino qui, fino ad affacciarsi nei chiostri che si susseguono più grandi e più piccoli, arricchiti di secolari o forse già millenari cipressi. Anche qui Fede, Scienza,  Arte si rincorrono, si fondono, si liberano andando ciascuna nel luogo più congeniale. Una meraviglia per gli occhi e per l'anima. Fino alla porta del museo, dove ai fini ricami delle pianete, si contrappongono le cesellature degli argenti, mentre da due grandi tele sapientemente illuminate, sembrano materializzarsi i personaggi dell'Ultima cena, con un'intensità così forte, che induconoa pensare che debbano scendere dai posti che occupano per unirsi a noi.. Lì è tutto sobrio, perché deve parlare solo il contenuto delle teche. E parla, parla, specialmente attraverso il busto di due donne, che hanno uno sguardo particolarmente suggestivo e il volto  soffuso di una dolce malinconia.  E non puoi quasi credere che  quei grandi spazi,oggi adibiti a museo, una volta fossero solo il refettorio per una moltitudine grandissima di frati. Domenicani, naturalmente!E il bianco e nero alternati non sono altro che un potente messaggio che parte dalla loro Regola per arrivare in ogni luogo  di questa splendida Basilica, per indurci a pensare.

Il tempo corre, o forse siamo solo noi che corriamo mentre la terra gira nel tempo immobile, chissà! Ma cambia poco, perché è ora di uscire, di tornare nel tuo mondo che ti accoglie come sempre, con rumore.

E' passata solo un'ora ma quanto è stata intensa anche per una persona profana come me,  che però istintivamente sa riconoscere il bello, la perfezione, e sente  senza saperlo spiegare neanche a se stessa, che quell'ora è stata importante.







venerdì 27 gennaio 2023

Il Giorno della Memoria

Oggi 27 Gennaio, come ogni anno si celebra la Giornata della Memoria.

Questa data fu scelta a suo tempo perché in quel giorno del 1945 le truppe dell'Armata Rossa liberarono il campo di concentramento di Auschwitz sancendo la fine dell'Olocausto.

Il mio pensiero oggi, e non solo oggi, va a tutti gli uomini innocenti, la cui unica colpa fu quella di esistere, internati e uccisi nei tanti campi di concentramento creati dalla follia umana. Per non dimenticare. Provo anche a dire una preghiera, solo nel modo in cui riesco a pregare io e l'affido a quel pensiero che vola lontano.

Poi ritorno al pensiero che mi è più caro. 

 A quello di mio padre, deportato dal 1943 al 1945 in Germania nel campo di concentramento di Freising. Penso alle sue sofferenze, alla sua voglia di ricominciare la vita dopo la liberazione, al traghettamento di quella esperienza traumatica da lui a me, spiegata semplicemente e senza odio, soprattutto senza odio, fin da quando ero bambina.


Solo dopo molti anni ho realizzato che i suoi racconti che via via che crescevo, diventavano sempre più precisi e richi di particolari, erano fatti perché io non dimenticassi. E quando lui non c'è stato più, ho capito di essere diventata la memoria di mio padre.

E non solo non ho dimenticato, ma da allora mi sono impegnata a parlarne con i miei figli, perché un giorno la memoria di mio padre, possa passare da me a loro e possibilmente da loro ai loro figli.

Perché, per come la penso io, non si può andare verso ciò che sarà, senza la memoria di ciò che è stato