lunedì 25 gennaio 2021

Che domenica ragazzi!

Siamo pronti per il secondo diluvio universale. Ma quanto piove! Sicuramente ormai da più di un mese. Giornate grigie si susseguono a giornate grigie e se qualche volta capita che ce ne sia una col sole ci sembra un miraggio.

Così oggi, domenica, non sapendo cosa fare, perché domenica è sempre domenica, e non si può passare solo a sfaccendare o a fare torte, mi sono messa a leggere.

Solo che io, notoria lettrice compulsiva, che qualche volta si è fatta fuori anche un libro di quattrocento pagine in una notte, in questo lungo periodo di Covid, non sono più capace di leggere. La mia testa è da un'altra parte. Dove non so, ma sicuramente da un'altra parte. Così dopo essermi rigirata tra le mani l'ultimo libro di Ken Follett " fu sera e fu mattina", (talmente alto che non si tiene neanche in mano, e che avevo comprato con l'intento di riempire le mie giornate durante il lockdown,  e del quale invece, oltre che a rigirarmelo tra le mani, non ho letto neanche una pagina), l'ho posato anche stavolta, e ho preso un libretto senza nessuna pretesa,dall'improbabile titolo "Domani chissà!?", sperando che mi facesse passare mezz'ora diversa, anche se  sapevo benissimo che in testa non mi sarebbe rimasto niente.

Mi sono accomodata nel divano,  con un plaid addosso, non per creare un'atmosfera , ma per ripararmi dal freddo, visto che in casa mia di questi tempi la temperatura massima a cui abbiamo deciso di arrivare, per ovvi motivi, è quella di diciassette gradi, neanche lontanamente paragonabili a quelli ben più bassi in cui si arrivava in una casa blasonata di altri tempi, ma insomma anche questi frizzantini!!!.......e ho cominciato a leggere.....

"......improvvisamente mentre guardava con scarso interesse la televisione e di tanto in tanto scambiava qualche battuta un po' annoiata con Lara, qualcuno attirò la sua attenzione, senza che sapesse spiegarsi il perché.

Era l'immagine di un ragazzo alto e snello che ballava in uno  sketch pubblicitario, neanche lei avrebbe saputo dire di che cosa. Furono i movimenti di quel corpo flessuoso che la inchiodarono allo schermo, e non per il ragazzo in sé, ma per la sua gioventù e perché improvvisamente la richiamarono in un mondo ormai lontano, dove una ragazzina, si muoveva altrettanto flessuosamente davanti a uno specchio, immaginando di essere su un palcoscenico.

"Ehi! Che hai? " La richiamò Lara "sembra che tu abbia visto un fantasma!"

Lois si scosse, sorrise all'amica e le disse "Forse è proprio così!" e lo disse con tristezza, senza accorgersene

"Ma che ti prende? D'un tratto sembra che ti sia caduto il mondo in testa!" scherzò la sua amica di sempre

"Il mondo no, ma i miei sogni sì!" e si sentì gli occhi lucidi

"Ma perché?" insistette l'altra. Aveva capito che non doveva più ridere, perché l'atteggiamento di Lois le diceva chiaramente che qualcosa di doloroso si era risvegliato dentro di lei, inaspettatamente, inopportunamente.

"Mi è tornato in mente quanto mi piacesse ballare, fin da piccola....ma anche quando sono stata grande, mai una volta che abbia potuto farlo, e come quello, tutto il resto ...o perlomeno tanto del resto. Ma non ci far caso, sono solo piccoli dolori per i sogni che sono rimasti chiusi nel cassetto e che ormai sono mummificati".

Lara la guardava con un misto di stupore e di dispiacere.

" Ma tu Lara, - proseguì Lois rivolgendosi più a se stessa che all'amica -  lo sai cosa vuol dire non aver potuto vivere la tua giovinezza? Lo sai per caso cosa significa avere tanti sogni nel cassetto e non averne potuto realizzare neanche uno? No, devo essere giusta. Uno l'ho realizzato, ma tanti tanti anni dopo, quando la gioventù era passata già da un pezzo, e non l'ho realizzato per merito mio, ma perché altri che capirono, mi permisero di viverlo. Il mio problema vedi è stato quello di essere sempre stata compressa nello spazio di qualcun altro, che però non è mai stato il mio. Io il mio spazio, il mio metro quadrato nel quale potermi muovere liberamente, non l'ho mai avuto e il mio errore è stato quello di non aver fatto a gomitate per poterlo avere.....eppure lo spazio è così


grande....puoi immaginare........"

Ho chiuso il libro con un colpo secco. Eh no! Ho detto che volevo leggere, ma mica che volevo intristirmi. Accidenti a questi romanzetti esistenziali, dove le eroine frignano sempre. Meglio leggere Topolino.

Accendo la televisione e cerco qualcosa che mi piaccia. Comincia un film, che sarà? Perbacco è "Quo Vadis" e l'avrò visto venti volte. Eppure non riesco a staccare gli occhi da quelle immagini e così me lo sono rivisto per la ventunesima volta e intanto è quasi notte. Questo capita quando in una domenica qualsiasi, non c'è niente di meglio da fare. Non ci sto!

Notte o no, pioggia o no, ho deciso! Vado a fare una passeggiata.

Ho cominciato a camminare velocemente, un po' perché  quello è il mio passo, un po' perché, fuori fa più freddo di quello che pensavo e la pioggerellina che cade dal cielo è gelida quanto basta per fare accelerare i miei piedi.

Quando svolto per entrare nel turrito viale di cipressi, non va meglio. Ora c'è anche il vento e i miei maestosi amici di sempre pare che con i loro scricchiolii mi vogliano dire: "Ma con questo tempo, perché non torni a casa?". Ma ormai ho deciso di fare una passeggiata e la farò. Aspetto speranzosa l'erta salita che mi aspetta a breve....so che allora mi scalderò.

Come immaginavo! Ora sto proprio bene, così bene che decido di andare nel grande posteggio sterrato e una volta lì, mi guardo intorno, una sbirciatina dietro, un occhiata circolare all'insieme e......la pioggia c'è, l'ombrello pure, le pozzanghere piene d'acqua non mancano. E' un palcoscenico perfetto per la musichina che mi sta da un pezzo dilagando dentro. Sono su un palcoscenico, un palcoscenico meraviglioso nella natura. Qui, per motivi miei,  Dean Martin avrebbe potuto cantare Taths Amore, qui Amtrak Joe, qualche giorno fa avrebbe potuto degnamente fare il suo primo discorso alla Nazione stellata, perché questo è un palcoscenico del mondo.

Accenno solo piccoli passi più che altro per evitare le pozzanghere, mentre il mio ombrello ondeggia in un accompagnamento discreto. E' danza anche questa. 

Poi la magia finisce e mi ritrovo sulla strada asfaltata. Ancora un po' di passi e sarò in pieno centro. Fino a quel momento non ho incontrato anima viva, ma non mi sono accorta di quanto sono stata bene. Me ne rendo conto poco dopo, quando un brusio di voci mi raggiunge improvvisamente. Le sento ma non vedo ancora nessuno. Mi danno quasi noia, immagino un sacco di gente a camminare per il Corso e invece, fatta l'ultima svolta, mi accorgo che ci sono solo quattro persone che parlottano tra di loro. Per il resto è deserto, negozi chiusi, senso di abbandono.

Improvvisamente capisco quanto abbia preferito la mia passeggiata silente, a quelle poche voci che ho sentito ora e che sono giunte amplificate nel mio silenzio. Prima ero in una natura perfetta e non avevo bisogno di niente, ora mi ritrovo in un contesto sociale strano e innaturale, nel quale anche il suono di qualche parola, mi sembra poco normale. Sento che questo non è giusto e mi sembra di aver vissuto un momento surreale. Questo non è il mondo nel quale sono stata fino a un anno fa e questo nuovo mondo mi fa sentire a disagio.  Non può e non deve continuare così. 

Il cellulare suona, è una videochiamata su Wa. Mi ritrovo abbastanza interdetta. Non me l'aspettavo. Rispondo per sentirmi dire: " non volevo chiamare te. La chiamata è partita da sola". "Allora riattacco" ho risposto ridendo e mi apprestavo a farlo quando un no no, mi ha fermato e  così ho scambiato un pò di parole col mio interlocutore, così, giusto per parlare, e mentre lo facevo ho  sentito che in questo momento ci possono essere solitudini ben peggiori della mia.

Sono tornata a casa un po' più rilassata, pronta a far nuovamente il pieno di crisi, di mancanza di lavoro, di governo che annaspa, di tamponi fatti agli amici, di mascherine, di vaccini che non ci sono. Ma se si vuole andare avanti bisogna vivere anche tutto questo e continuare sempre a dirci......io, speriamo che me la cavo. E aggiungo....noi, speriamo che ce la caviamo.

"Che domenica ragazzi!" e il tono in cui l'ho detto lo lascio a libera interpretazione.

 


sabato 16 gennaio 2021

Elogio della Follia

 "Pensare che basti voler bene agli altri, perché gli altri ti vogliano bene, è pura follia!"  da "Piccoli Pensieri di KB"

 


Può sembrare assurdo elogiare la Follia vero? Eppure per me è così, e mentre lo dico, mi scuso sinceramente con Erasmo da Rotterdam per aver preso  in prestito il titolo della sua sferzante satira, ma un altro titolo sarebbe stato inappropriato, anche se la follia di cui parlo io è quella del voler bene anche a chi non te ne vuole.Non è un privilegio, oh no davvero! E' uno stato di necessità, è solo il carburante che permette di cercare di andare avanti nella vita e magari anche di viverla decentemente.

Non è che se si continua a voler bene, questo vuol dire che desideriamo stare con le persone che non te ne vogliono. Siamo folli, ma non siamo mica scemi! Significa solamente augurare sempre il bene comunque e in ogni caso a chi invece vorrebbe infilarti un dito in un occhio. E rendersi conto che così facendo, si riesce anche a spiazzare per brevi attimi chi ci sta di fronte o ci sta ascoltando. Non c'è niente che possa spiazzare di più una persona, che invece di costruire ponti, scava solo solchi sempre più profondi, dell'accorgersi che l'altro è riuscito a conservare dentro di sé, un bene che forse fa parte del suo modo di essere e degli insegnamenti che ha ricevuto . 

Preferisco la follia all'indifferenza,che invece è sempre più dilagante e autogiustificata, e sarebbe bello che questo tempo così strano che stiamo vivendo e che vivremo chissà per quanto, ci facesse pensare che è più facile di quanto possa sembrare, prendere il telefono o scrivere un messaggio e con un pizzico di follia  mettersi in contatto con  persone che non avremmo mai più cercato se non ci fosse stato proprio quel pizzico di maliziosa polvere pirimpimpina che scoppiettando in piccoli fuochi d'artificio ci ha detto ...dai, dai.....e daiiiii! E dopo averlo fatto, per un attimo sentirci contenti di noi stessi, anche se per i più saremo solo degli imbecilli.

E così mi sono ritrovata anch'io a elogiare la Follia, per Erasmo figlia di Pluto e della Giovinezza, per me figlia del mondo in cui mi trovo a vivere insieme a milioni di persone, molte delle quali come me pensavano che basta volere bene per farsi volere bene, e nonostante abbiano ammesso che non ci hanno capito niente di come va la vita, hanno deciso che per star bene con se stessi è preferibile andare sempre oltre. Ma oltre a che o a chi? Ma a se stessi, naturalmente, con quel tanto di follia che ci dice continuamente che si fatica molto di meno a continuare a voler bene, non tanto per il bene degli altri, quanto per il nostro, piuttosto che riempirci di risentimenti che finiscono per fare ingrossare il fegato e avere una cattiva digestione. E' una filosofia spicciola, ma funziona! Perché ci rende liberi.

Ad oggi, continuo a pensare, anche se certe volte non riesco a mettere in pratica il pensiero, che con un pizzico di sana, benevola, equilibrata  follia sia cosa buona. E'bello  svegliarsi e augurare buon giorno a tutti, anche a coloro che sappiamo benissimo  che non ci vogliono bene.

Si vive meglio! 

La vita è un brivido che vola via. E' tutto un equilibrio sulla FOLLIA

Vasco Rossi


sabato 9 gennaio 2021

Sì, viaggiare......

Ecco, se qualcuno mi chiedesse dove vorrei essere in questo momento, risponderei senza ombra di esitazione che vorrei essere in questa fotografia. E magari qualcuno mi prenderebbe anche per una tipa che vuole farsi le vacanze invernali in un posto alla moda. FOTO DEL GIORNO – Casaglia, il rifugio di Babbo Natale?Niente di tutto questo, perché il paesino che è raffigurato in questa immagine è Casaglia, a un tiro di schioppo da Marradi. Appena questa immagine mi è caduta sotto gli  occhi dentro di me ho detto che era bellissima, e subito dopo non ho potuto fare a meno di dirmi che quasi sempre abbiamo cose meravigliose sotto gli occhi e non le vediamo, salvo poi ritrovarle pubblicate in un giornale o in una rivista, e renderci conto che siamo stati proprio scemi a non accorgerci della Bellezza. Cerchiamo mondi di favola e la favola l'abbiamo sempre avuta vicino a noi, senza accorgercene, o peggio ancora senza averla ascoltata o letta nella maniera giusta.

E in quei campi coperti di neve, dove d'estate le mucche pascolano, io ho passato un pomeriggio a fare a pallate e a slittare con più entusiasmo che bravura, e quelle sono state le mie vacanze invernali.

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Sì, vorrei essere lì e poi scendere a valle per assistere ai fuochi d'artificio che quest'anno Marradi ha fatto per cominciare l'anno della "Via di Dante", che si snoda per tutto l'alto Mugello, del quale Marradi è l'ultimo tratto, se si viene dalla Toscana, o il primo avamposto se si arriva dalla Romagna. Vorrei, anzi voglio essere lì con la fantasia ai piedi del 'Castellone', non tanto per guardare i fuochi d'artificio, che anche se belli, non sono la cosa che mi interessa di più, quanto per far vivere dentro di me la storia che è passata attraverso le sue mura di torre di avvistamento, storia che poi si snoda in sentieri che hanno visto passare tanti uomini che hanno lasciato traccia di sé e delle loro imprese, dei loro misfatti, della loro vita spesa magari per assicurarsi un futuro migliore, proprio come oggi anche noi cerchiamo di fare.  Li vedo sopra di me, davanti a me quei fuochi che  si riflettono sulle acque del fiume che scende portando con sé le parole dei versi di Dante, che si confondono, si sommano, si dividono, si ritrovano, con quelle più moderne ed ermetiche di Dino Campana, fino a far abbracciare secoli lontani tra di loro,in un unico canto forgiato dai medesimi sentimenti di uomini erranti. Quanto è bello andare a spasso con la fantasia specialmente in una giornata uggiosa come questa, fatta di freddo e di quella pioggerella che non vuole saperne di tramutarsi in neve! Sono momenti unici che non si ripeteranno, perché saranno spazzati via da altre cose più impellenti e se anche volessimo richiamarli alla nostra attenzione onirica, non avrebbero più la stessa nitidezza del momento in cui li abbiamo immaginati. Che potere grandioso che è l'immaginazione, specialmente quando sceglie per i suoi viaggi luoghi conosciuti e li trasforma in immagini talmente vivide, che sembra basti poter allungare una mano per poter toccare Dante, Dino Campana, le pietre del Castellone, mentre il dolce rumore dell'acqua del fiume accarezza le orecchie, sovrastato di tanto in tanto dal rumore scoppiettante di un fuoco d'artificio, e intanto toccarsi le guance che trattengono  ancora il freddo della neve! Un viaggio che è durato cinque minuti, o delle ore? E chi lo sa?

 

 


sabato 26 dicembre 2020

Natale in punta di piedi

 Il Natale di quest'anno, per me è cominciato il 24 sera, durante la Messa celebrata dal Papa, che ho seguito da casa mia, trovandomi bene tra le mie bestioline, a mio agio con le cose familiari che mi circondavano, con i profumi del mangiare che stavo preparando per il giorno dopo. E subito mi sono accorta che stavo entrando nel Natale in punta di piedi.    In punta di piedi, con  passo leggero, come si fa quando si entra in una stanza nella quale non si sa chi e che cosa troveremo,e soprattutto, in silenzio. In effetti non mi sembrava nemmeno di essere alle porte col Natale, ma a una celebrazione in memoria delle tante vittime che ci sono state fino ad oggi, e siccome volevo rivolgere a loro e ai loro familiari il mio pensiero, questo era stato il mio intento e mi preparavo a viverlo così. 

Mai avrei pensato che invece un canto sarebbe stato il preludio a  colori e luce, ritrovati dopo mesi e mesi di profondo grigio. Quando voci virtuose si sono aperte e levate nel Gloria, in un canto che sentivo talentuoso e altisonante, improvvisamente un coro di voci giovani, vi si è sovrapposto con qualche stecca, accompagnato da un'orchestra fatta di un organo un pò scalcinato e di 3 chitarre volonterose.

Quel momento è stato come una pennellata di colore e di luce sulla mia tela  dallo sfondo grigio scuro che mi apprestavo a dipingere. Poi tutto è tornato come prima, la Messa è finita, io sono uscita dal Natale e sono rientrata nel silenzio della mia giornata che stava terminando, non prima di avere acceso la mia candela per l'attimo di una preghiera ogni volta diversa, come faccio ormai da quarantasei anni. E guardando la fiamma di quella candela  ho pensato alla vita fatta di tanti momenti mai uguali, momenti in cui mi sono sentita di volta in volta, fiduciosa, dubbiosa, invincibile, rassegnata, stanca, felice......fino a questo momento in cui le ho messo davanti la mia fragilità, che è la fragilità di tutto il mondo.

Ma quelle voci allegre che si sono sovrapposte per un attimo, a quelle più serie che intonavano un Gloria che per me era triste,....quelle voci sono rimaste, e ogni tanto sono riaffiorate, fino a trasformarsi in "Oh happy day" e in un'altra pennellata di colore sulla mia tela.

Quando sono andata a letto, ho sentito chiaramente che la vigilia di questo Natale, avvolta nel silenzio di un lungo momento che raccoglie in sé il pianto e il dolore di tante persone, la paura e la solitudine di tante altre, era fatta anche di qualche altra cosa, anche se non sapevo darle un nome. 

La mattina di Natale, la sveglia del mio cellulare è suonata come tutti i giorni alle sette, e così nel momento in cui l'ho preso in mano per tacitarla, ho visto che avevo un messaggio su WhatsApp. L'ho aperto e una chitarra in mano a  un volto noto ha suonato per me e non solo per me "Oh happy day" ed è stato come se un'ondata di confortante calore mi percorresse tutta, per sciogliere quel ghiaccio che avevo dentro.

E così è passata la mia giornata nel tentativo di portare a termine una tela immaginaria, che somigliava sempre di più a un tramonto, o a un alba chissà,


colorata dal grigio del silenzio irreale che sentivo per le strade e da pennellate colorate, date di volta in volta da un ricordo, da una telefonata di qualche amico, e più che altro dal tempo passato a parlare con i miei cari, anche se con qualcuno di loro, da molto lontano. Pennellate vivide e dorate, piene di luce quelle, specialmente quelle in cui la mano è stata guidata dalle voci e dalla confusione dei più piccoli. Ed è stato quando abbiamo parlato tutti insieme, solo con la gioia di esserci, di ritrovarci, al di là del tempo e dello spazio, e da tutto ciò che essi portano con sé, che ho capito che quello era il mio Natale, il regalo che più di ogni altro avevo desiderato da tanto tempo.

Sono entrata in punta di piedi anche in quel momento, senza perderne un attimo, e sempre in punta di piedi, senza fare rumore, per non turbare quell'attimo mi sono incamminata nel mio presepio immaginario,  nelle vesti di un pastore del mio tempo che va incontro al Mistero. E mi sono resa conto che anche gli altri, le persone a me care, gli amici, gli sconosciuti, il mondo intero, io stessa,  non siamo altro che pastori erranti che cercano lo stesso Mistero, che ha tanti nomi, per dare un senso a questa vita, al suo dolore, alle sue prove, alla sua gioia, alla sua bellezza.

La mia tela fatta di pennellate incoerenti, senza un'apparente senso è davanti ai miei occhi. La guardo dentro di me, senza riuscire a capire cosa vuole dirmi. Eppure lì dentro c'è tutta la mia vita. 

Ieri ho provato a scrivere tutte le sensazioni strane che mi ha lasciato questo Natale. Non ci sono riuscita perché  neanche io le ho capite  fino in fondo.

Oggi, con la luce del nuovo giorno, ci ho provato. E forse ciò che non avevo capito la sera della vigilia, quel qualcosa che c'era ma non riuscivo a vedere, era proprio l'attesa della luce del nuovo giorno. Non lo so! Quello che so però è che a dispetto di questo lungo, lunghissimo periodo drammatico, il Natale trova sempre il modo di manifestarsi a ciascuno di noi,  all'improvviso e in maniera diversa e coinvolgente.

Buon  Natale a tutti.

 



giovedì 10 dicembre 2020

Passato prossimo venturo

 Ierisera, dopo tanto tempo che non uscivo più, a causa delle restrizioni imposte dal Covid, ho voluto fare un salto in paese, per scappare un attimo dallo stato di torpore in cui, complice anche l'inverno con la sua precoce notte, è così facile entrare....

Potrei concludere qui con poche semplici parole: un'esperienza da non ripetere.

Ma non posso, perché la mia breve passeggiata mi ha fatto tornare indietro nel tempo, in diversi momenti del tempo, e se da una parte è stata un'esperienza curiosa, dall'altra devo dire che non mi è piaciuta per niente.

Dopo aver posteggiato, mi sono avviata verso la porta principale dalla quale si cominciava a intravedere l'illuminazione natalizia. Menomale, mi sono detta,  almeno mi ricreo un pò lo spirito! Ma l'illusione è stata breve, perché via via che procedevo lungo il corso, lo spettacolo dei negozi tutti chiusi, con le serrande abbassate, o con le luci spente, ha reso surreale tutte quelle lucine appese tra cielo e terra. Erano le cinque e mezzo di un mercoledì che in altri anni sarebbe stato completamente diverso, proprio perché un giorno che prelude già al Natale, in cui la strada sarebbe stata animata dal brusio, dalle risate delle persone che venivano a fare acquisti fermandosi davanti a negozi ricchi di oggetti, di luci e di decorazioni. 

Invece il silenzio intorno a me era totale e di punto in bianco mi sono ritrovata in un passato ormai remoto, in cui mi muovevo proprio come ora, ma che guardavo con gli occhi di una bambina che sentiva crescere il magone dentro di sé e tornava precipitosamente a casa per dire al babbo e alla mamma: "Ma in che posto mi avete portato? Voglio andare via di qui immediatamente"......Poi le cose erano andate diversamente e mi ero innamorata di questo paese, fino a passarci la mia vita. Fino a rimpiangerne negli anni successivi, la sua tranquilla sonnolenza, che aveva ceduto alle esigenze di un turismo frettoloso.

Ed ero lì, dicevo, che guardavo, e mi trovavo fuori dal tempo, in un passato che sapevo non esistere più, ma che mi si ripresentava davanti, creato in poco tempo da questa pandemia che ancora non riusciamo a gestire e a vincere. Guardavo le luci di natale che cercavano di dare gioia a un paese che sembrava agonizzante. E questa cosa non mi è piaciuta per niente. Del resto non è stata solo un'impressione mia, perché dopo un pò sono passate due persone che, chiamate da un'altra che si è affacciata a una finestra si sono fermate un attimo a parlare e ho afferrato queste parole: "Eravamo venuti a fare acquisti, ma quest'atmosfera è surreale. Ci è
sembrato di entrare in un incubo". 


Sono tornata indietro, perché sentivo che lì non avevo altro da fare, se non prendere freddo, e mentre ritornavo sui miei passi, mi è caduto l'occhio su una finestra illuminata della casa dove vivevo da bambina, e anche allora il passato si è impadronito di me, in maniera più dolce stavolta, ma non meno inopportuna, perché avevo fatto quella passeggiata, solo per cercare un pò di futuro, e invece avevo trovato solo un tempo sospeso.

Sono uscita dalla porta principale del paese e mi sono ritrovata in un altro passato. Più recente questo. Un passato prossimo, che si è spalmato sulla facciata di una chiesa e nella sua piazza antistante, che ora vedevo tutta buia, senza niente che ricordasse il Natale, mentre in altri tempi era stata piena di fermento di voci di ragazzi, di illuminazioni ardite, di capanne allestite per un presepio vivente e per altri presepi che lasciassero un messaggio a chi passava, perché i giovani, questi giovani che tutti considerano scriteriati hanno invece dentro di sé tanti tesori da dare agli altri ed è perciò che lei idee venivano fuori una dopo l'altra, dopo che si erano liberate dalla timidezza dei primi momenti, fino al punto che le stesse idee cambiavano forma fino a diventare ciò che erano veramente...sentimenti.

Non ho trovato più niente di tutto ciò, se non nel ricordo del passato, che non è più neanche mio, perché indietro non
si torna.

E chi ci vuole tornare? Mi sono detta, mentre montavo in macchina e mi ritrovavo finalmente nella mia vera dimensione, che è quella attuale, che non è bellissima è vero, che è tutta da ricostruire, è vero anche questo, ma che invece di guardare a un passato che la Covid ha reso ancora più remoto in un tempo brevissimo, deve guardare al futuro incerto che si prepara. Ci deve trovare forti questo futuro, forti e senza rimpianti, pronti a vivere la vita che si presenta, con l'obiettivo di renderla nuovamente bella. Sono i corsi e ricorsi della Storia dell'Uomo.

Una cosa è certa. La mia prossima visita in paese la farò di giorno, perché di notte se è vero che tutti i gatti sono bigi, con la luce del sole invece si riesce a cogliere tutte le sfumature, specialmente quelle che ci piacciono.

Mi rifiuto anche solo di intravedere per il domani il  passato prossimo venturo che ho vissuto ieri sera, perché la vita deve cambiare  continuamente, evolvere, in un'eterna rinascita dalle proprie ceneri.


sabato 28 novembre 2020

Voglia di scrivere

Un po' di tempo fa, parlando con una persona piuttosto  giovane, ma già ampiamente inserita nel mondo del lavoro, è venuto fuori il discorso di quello che uno avrebbe voluto fare nella vita, per trovare quelle soddisfazioni e quelle valvole di sfogo delle quali tutti sentiamo il bisogno.ILMIOLIBRO - Come scrivere una lettera (…e suscitare un'emozione) - Corso  di scrittura

Tra le altre cose, quella che mi ha colpito di più sono state tre parole,  "voglia di scrivere" dette con convinzione dal  mio interlocutore, che ho fatto mie e ho cercato di elaborare.

Da allora sono passati diversi giorni, ma non mi sono dimenticata di quanto mi era stato detto, per cui, dopo essere stata a lungo nel pensatoio, oggi sentirei che è arrivato il momento di prendere virtualmente carta e penna in mano e scrivere una lettera. Ci riuscirò? E' così difficile entrare nella sfera intima di un'altra persona, salvaguardandone l'integrità...... Ci provo.

Buongiorno mio caro amico,

come vedi non ho dimenticato la nostra conversazione e più che altro quelle parole che mi hanno tanto colpito, perché, pur conoscendoti molto bene, non immaginavo che facessero parte dei tuoi desiderata. Voglia di scrivere. Credimi, la conosco benissimo, perché ho avuto voglia di scrivere fin da quando ero bambina e in una mano tenevo i colori e nell'altra una penna. Con i colori ho fatto tanti disegni e più tardi tante tele, con la penna ho fatto tanti temi, tanti riassunti ai quali cambiavo il finale, se questo mi intristiva o mi faceva piangere, ho riempito diari su diari, ho scritto racconti demenziali e altri un pò meno, ho aperto un blog, che mi serve solo per continuare a scrivere, perché per me scrivere è dare luce all'esistenza. In tutto ciò, la cosa più bella, arrivata a un certo punto della mia vita, è stato  capire che la cosa più importante non è tanto scrivere, quanto il rileggere ciò che si è scritto, perché se è vero che attraverso la scrittura, impariamo a dire, molte volte, anzi, il più delle volte, chi siamo o chi pensiamo di essere, è altrettanto vero che è rileggendo ciò che abbiamo  scritto che impariamo a capire ciò che non siamo, ciò che dobbiamo cambiare di noi  e a che  punto siamo  nel nostro  cammino dentro noi stessi e verso gli altri.Va da se' che quando rileggiamo le cose che abbiamo scritto nel tempo, ci accorgiamo subito di quanti cambiamenti abbiamo fatto, perché i nostri stati d'animo, le nostre tensioni, le nostre rare felicità, le speranze che nutriamo, i sogni che non si sono avverati, le avversità che si  presentano nella vita, si fissano inesorabilmente attraverso la nostra calligrfia sui fogli, e molte volte sembra a noi stessi impossibile che la persona che ha vergato un pensiero con dei tratti morbidi e tondeggianti, sia la stessa che ha graffiato in un altro foglio i suoi pensieri. Questo naturalmente vale per tutto ciò che è scritto a mano.

E sembrerà impossibile, ma anche attraverso i tasti di un computer accade la stessa cosa, anche se ci vuole più tempo per accorgersene. Possibile che anche una fredda tastiera, riesca a trasmettere sul monitor, gli stati d'animo dello scrivente? Certo che è possibile, e non per l'intelligenza del computer, ma per le pause che facciamo, per i puntini che lasciano in sospeso un discorso, per la logorrea di certi momenti, per la fluidità del discorso in altri momenti, per l'uso delle maiuscole e delle minuscole in certi giorni in cui lo stato d'animo che accompagna il pensiero tende a enfatizzare o a sminuire ciò a cui ci si riferisce. Un conto è scrivere Dio, un altro è scrivere dio, pur riferendosi alla stessa cosa, che però evidentemente stiamo vivendo con stati d'animo diversi. Questo naturalmente è solo un esempio, per spiegarmi meglio.

La voglia di scrivere quindi è un dono come un altro che ci aiuta a conoscerci meglio. Se poi da ciò che si scrive viene fuori qualcosa di bello, di gratificante, di importante, tanto meglio, ma questo non è l'Essenziale, e noterai che l'ho scritto con la E maiuscola.

A questo punto credo che avrai capito che scrivere è un' esperienza affascinante, un modo per proiettarsi fuori da se stessi e riuscire di volta in volta a vivere una vita dentro la vita stessa, perché mentre scrivi,  tu stai creando e ti accorgerai che improvvisamente, quando meno te l'aspetti, viene il momento in cui entri nella realtà che è nata dal tuo pensiero, che sai benissimo essere una realtà virtuale, ma non importa, perché tu ne fai parte.

La scrittura spalanca le porte di un mondo diverso, intimo e al tempo stesso proiettato verso gli altri, se abbiamo  il coraggio di condividere i nostri pensieri e i nostri  sentimenti col mondo esterno, altrimenti resta comunque una notevolissima apertura mentale che aiuta a capire noi stessi  e anche le persone che ci sono più vicine. Questo accade anche quando leggiamo cose scritte da altri, ma non di tutti gli altri, solo di quegli scrittori che sanno prenderti per mano e portarti dentro ciò di cui parlano e questo è ancora più affascinante perché bisogna essere proprio bravi scrittori per riuscire a fare entrare un'altra persona nel mondo scritto da un altro.

La voglia di scrivere nasce da un desiderio della mente, da un desiderio prepotente e preponderante di esternare le visioni che sono al suo interno, ed è bellissimo raccogliere quelle visioni e scriverle, descriverle, plasmarle, dar loro una vita, un'espressione, tante espressioni che crescono via via che i personaggi, o i numeri, o i colori che stai scrivendo si formano, aumentano di spessore, vanno in giro per un mondo fuori dal tempo. E la cosa più bella è vedere che quando anche tu entri a far parte di quel mondo, non hai più età e ti muovi liberamente negli ambienti che la tua mente ha immaginato e che non hai mai neanche lontanamente visto e che provi momenti veri di sentimenti che spaziano dal tormento alla gloria, a seconda di come si sviluppa la trama del tuo scrivere.

Una cosa è certa. Non si può scrivere per gli altri se non si scrive prima per se stessi.

 Questa è una parte della mia esperienza con la scrittura. Dell'altra parte te ne parlerò solo personalmente, perché avrei ancora tante cose da dirti, forse le più importanti, se sarai ancora interessato all'argomento. Attendo che tu me lo faccia sapere.

Un caro saluto

Chissà se sono riuscita a spiegarmi bene? E se l'interlocutore si è riconosciuto? Si vedrà.


sabato 21 novembre 2020

Cena "Vecchi Scout" 2020


Grigliata Scout 2019 - Gruppo Scout Udine 2 AGESCI


IN QUEL TEMPO

PROLOGO

 

Quella mattina si svegliarono prima del sole. Chissà perché, ma la notte non erano riusciti a dormire bene, in quel boschetto, vicino ai ruderi di un antico insediamento. Erano arrivati, muniti di tutto l’equipaggiamento più sofisticato, una decina di giorni prima e si erano messi subito al lavoro, sicuri che quel luogo così bello avrebbe avuto delle sorprese per loro, ma fino a quel momento i loro scavi non avevano prodotto alcun risultato, salvo forse un po' di pietre che sembravano quasi definire un anfiteatro, vicino ai pochi resti di quella che doveva essere stata forse un’abitazione, neanche tanto piccola in verità.Il Gruppo Archeologico, del quale facevano parte, dopo aver fatto un sopralluogo del posto e avere ammirato il panorama che si vedeva da quel poggio alto poco più di seicento metri, aveva deciso che in tempi passati doveva avere avuto una vita piena di fermento e così senza lesinare sugli equipaggiamenti e sul tempo da impiegare in quella ricerca, aveva inviato i tre archeologi più svegli di tutto il gruppo. che erano gli stessi che avevano partecipato alla recente spedizione in Egitto, per recuperare l’antica piramide, dall’insabbiamento che la stava nuovamente nascondendo agli occhi del mondo. I tre uscirono uno dopo l’altro dalla tenda supertecnologica che avevano montato semplicemente premendo un bottone. Dentro era fornita di tutti i comfort possibili, WC profumato all’essenza di mammole incluso. Il sole ora era sorto all’orizzonte e brillava già di un verde intenso, ma in lontananza si vedevano le prime nuvole cianotiche che non promettevano niente di buono.Speriamo di poter lavorare, e che quei nuvoloni non ci scarichino addosso tutto il loro liquido così nauseante!” si dissero col pensiero. Poi ciascuno prese i suoi strumenti e la giornata cominciò. Spitz, che era il capo della spedizione prese il suo SLIM/2 e cominciò a scrivere col pensiero. “Oggi, giorno trentaquattresimo del mese di Nim, dell’anno 627 p.c, il nostro lavoro si concentrerà nella zona limitrofa agli insediamenti, nella parte che guarda la valle”. E così passò tutta la mattina e parte del pomeriggio, poi Pug gridò “Ho trovato qualcosa!” e Spitz e Akita corsero vicino a lui, che teneva trionfante qualcosa in mano. Si precipitarono all’interno della tenda, mentre le prime gocciolone puzzolenti scendevano su di loro lasciando vistose patacche di intenso ciano. Ci volle parecchio tempo e molta precauzione per riuscire a togliere tutto ciò che lo strano oggetto aveva intorno a sé, ma alla fine riuscirono a liberare quello che a loro sembrò essere una bottiglia, sulla quale si vedevano ancora dei segni, una grande C e più distaccato e più piccolo un ...ola.Chissà che vuol dire!” disse Akita, ma subito dopo avvicinò di più gli occhi alla bottiglia sporca di terra e di anni ed esclamò “Ma dentro c’è qualcosa!”. Diverso tempo dopo erano riusciti a estrarre dalla strana bottiglia un rotolino di carta molto ben conservato.Apriamolo con molta attenzione!” disse Pug e cominciò a srotolare quello che si rivelò essere uno scritto. "Mi sembra che sia scritto in Italiano antico!” disse Akita eccitatissima. “Meno male che abbiamo con noi il traduttore simultaneo, così potremo leggere subito che cosa dice!”. Spitz prese lo SLIM/2, appoggiò il foglio sullo schermo e tre secondi dopo riuscì a leggere ciè che era scritto nell’antico foglio.Leggi a voce alta!” dissero gli altri e lui lesse.

Ciò che è scritto

Antefatto


Siamo a novembre inoltrato, il novembre del 2020. Oltre a essere un anno bisestile, cosa che avremmo sopportato facendogli ricchi pernacchioni, questo è l’anno del Covid e con lui i pernacchioni non funzionano. Stiamo combattendo una guerra contro un nemico invisibile, ma potentissimo, talmente potente che ha messo in ginocchio tutto il mondo, e ha cambiato chissà per quanto tempo il nostro modo di essere e di rapportarci agli altri. La nostra vita sociale è drasticamente cambiata e molte cose che prima erano naturali e scontate, ora non si possono più fare ormai da molti mesi. Tra l’altro proprio pochi giorni fa siamo stati confinati in quella che è chiamata “Zona Rossa” per cui fino a che questo periodo che oserei chiamare di “merda”, perché nessun altro termine può rendergli giustizia, non sarà passato, non possiamo neanche incontrarci. Ma Novembre è anche il mese della Cena dei Vecchi Scout, e così per non perdere una tradizione che ormai ci è cara, abbiamo deciso che se non possiamo farla in presenza, la faremo in altro modo, e neanche in maniera virtuale, sul computer, perché questa cena deve rimanere negli annali, e non sparire nel niente, dopo una frugale apparizione. Quindi la faremo all’Eremo della Maddalena, là dove tutto è cominciato nel lontano 1985. Non andremo nel convento, perché i Cappuccini sono in quarantena per via del Covid, ma nel boschetto che è lì vicino, nel magico boschetto che ha visto tante delle nostre uscite. Non avremo neanche freddo, perché saremo lì solo con la fantasia, con i nostri ricordi, con la voglia di essere insieme…………………..tutti siamo prenotati, con le rispettive famiglie naturalmente e naturalmente i pargoli non devono mancare, anche se alcuni di loro non sono più tanto pargoli. La data della nostra cena è fissata a sabato 21 Novembre 2020 alle ore 20,00. Basta fare un tuffo nella fantasia e dentro di noi.


Oggi 21 Novembre 2020

 

Ed eccoci qua, e non fa neanche tanto freddo in verità. Forse sarà perché i primi volonterosi che sono arrivati hanno già acceso il fuoco, che sta scoppiettando, forse sarà perché la voglia di fare un’uscita era in tutti, dopo tanto tempo che non facciamo più niente. Mentre aspettiamo gli altri, si improvvisano i tavoli e come ogni anno anche se si dice di contentarci di poca roba da mangiare, alla fine ci ritroviamo a fare delle epiche strippate. Intanto, in attesa di chi deve arrivare, facciamo il primo brindisino, per scaldarci e per creare la nostra solita atmosfera goliardica, ridanciana, perché la vita di tutti i giorni con i suoi tanti problemi, stasera deve rimanere fuori da questa porta. Già, ma dov’è la porta? Quanti brindisini la la la la la la dovremo fare, prima di capire dov’è questa benedetta porta? Ma dai! Basta guardare il cielo che c’è stasera, con le stelle e il suo quarto di luna, per capire che quella è la porta. Qui ci siamo noi stasera, e oltre quella porta, ciascuno ci veda quello che vuole. 

Un profumo di salsicce e di costolette comincia a diffondersi nell’aria dando forma alle pareti di questa sala di un ristorante immaginario, dove tutti siamo di volta in volta commensali, cuochi e camerieri. Intanto alla spicciolata stanno arrivando tanti ragazzi, molti veramente giovani, altri un po' meno, altri ancora, decisamente attempati. Ma siamo tutti ragazzi stasera, pronti a prenderci in giro, a sfotterci, a dire scempiaggini, e a brindare….. sempre a brindare. Come sempre, come ogni anno! I tavoli improvvisati sono pieni di ogni ben di dio. Ma guarda che zuppiere di pici! E che profumo. Chi li avrà fatti? Ma importa forse?E più in là le immancabili ciaccine e il formaggio pecorino, e gli affettati di una volta, quelli veri insomma, che basta guardarli e vedi il maiale che ti saluta. Anche le salsicce e le costolette sono pronte. Da ultimo è comparso anche il rigatino, mentre le bianche fette di pane, che di notte sono ancora più bianche, si ammucchiano una sull’altra sui tavoli. E poi le crostate e i ciambelloni, poi, meraviglia! la Nutella, con altro pane. Il dulcis in fundo e che acquolina in bocca!Ecco! Ora siamo tutti e nel pensiero ci sono anche quelli che non sono potuti venire o che non sono voluti venire, ma che hanno condiviso con noi momenti unici e irripetibili, destinati a rimanere per sempre, volenti o nolenti. L’appetito è tanto e la sera frizzantina lo stimola anche di più. E se si facesse anche il vin brulé? Perché no! Arriva quasi all’improvviso la benedizione, corta e veloce come sempre, intrisa del profumo di salsiccia e di ragù che con un “buon appetito” ci da il via. Tutto è buono, no ….buonissimo, anche quello che non è perfetto. Qualche ciaccina è bruciacchiata, nei pici se ci fosse stato un po' di sale in più, male non sarebbe stato, qualche costoletta non era proprio cotta, il vino un po' buono, un po' decisamente meno, scorre con vivacità dai bicchieri nelle gole, il casu martzu corre per il tavolo, le parole volano libere sempre più in alto, insieme a quei musicali rumori detti anche rinfaccini, o meglio, ruttini, che a volte se si corre il rischio di dire che non si riconoscono più gli autori, diventano anche ....oni! Qualcuno ha già toccato la luna che è impallidita, i brindisi si intensificano e siamo contenti…...sì ecco! Contenti di esserci, di ritrovarci ancora una volta, di sentire che intorno a noi, lentamente, ma in maniera sempre più avvolgente corre un sentimento vecchio come il mondo, ma sempre nuovo, se noi riusciamo a rinnovarlo , ad alimentarlo fino a farlo scoppiettare come la fiamma del nostro fuoco che ora, libera dai freni delle griglie e alimenteta con nuova legna brilla intorno a noi, per noi, e ci riscalda. Possibile che l’amicizia, anche dopo tanto tempo, tante distanze, tanti modi di pensare diversi, abbia lo stesso colore del fuoco e i suo stesso calore? Sembra proprio di sì. E così è naturale in un momento non scelto, non stabilito, ritrovarci in cerchio intorno a quel fuoco, come tante e tante volte abbiamo fatto nel corso di tutti questi anni, e accorgerci che ogni favilla che si innalza porta con sé un ricordo. E sono tanti, così tanti, che verrebbe voglia di scriverli, ma allora ci vorrebbero pagine e pagine.Si ride, si scherza, ci si guarda, intorno a quel fuoco, alla ricerca di ciò che il tempo ha lasciato su ognuno di noi, dentro i nostri occhi, e ci troviamo tutto, gioie, dolori, preoccupazioni, speranze, la gioventù di allora e la gioventù di ora, vissuta da ciascuno con gli anni che ha….la vita insomma e ci sentiamo fortunati di poterla condividere di tanto in tanto e una volta di più tornare ad essere Amici miei.La cena è finita, i più piccoli cominciano a ciondolare, tutti ci ritroviamo un po' malinconici, non si sa se per via del vino, o per l’imminente separazione, o per entrambe le cose. Passerà un altro anno prima che questa cena sia nuovamente organizzata. E così , senza volerlo si è creata l’atmosfera giusta per cominciare a intonare stonando come sempre “Signor tra le tende schierati” . Non ci sono credenti e non credenti in questo momento. Ci siamo solo noi e un’emozione, alla quale ciascuno da il nome che crede, ma tutti sentiamo, in quell’attimo, mentre stringiamo forte la mano, degli altri prima di lasciarla, che qualcosa è passato tra di noi, qualcosa che non ha nome ma che ci ha tenuto uniti nel tempo. Già, il tempo! Che è passato in maniera diversa a questa cena, come del resto a tutte le altre. Sembra di essersi incontrati da poco e invece mezzanotte è passata da un bel pezzo! Così è bello terminare la serata con un Bim Bum Crac, portandosi a nanna un’altra manciata di ricordi. Oltre a quelli, è questa cena che deve diventare un ricordo, in modo che quando parleremo di quelle fatte a Santa, o dalla Marcella, o da Forcillo, ricorderemo anche questa fatta all’Eremo della Maddalena, o o se preferiamo ai Cappuccini, in un anno strano, in una modalità diversa, per non rompere quel filo magico che ci tiene uniti da tanti anni. Chissà! Forse sarebbe bello, prima di andare via, arrotolare questo foglio, infilarlo in una bottiglia vuota della Coca-Cola, e ridendo e scherzando, ma non più di tanto, pensare che un giorno speriamo non troppo lontano, faremo un’uscita e evocando la Tribù, decideremo di nascondere in un luogo sicuro questa bottiglia per lasciarla al Tempo che verrà, e forse in quel momento ritroveremo la nostra vera dimensione che è quella di crescere, maturare, invecchiare, restando sempre dentro tutti un po' ragazzi. Ragazzi che non disdegnano di pensare che tra tanti anni forse qualcuno ritroverà quella bottiglia e leggerà ciò che ci è scritto e anche questo brindisi molto raffazzonato, al quale speriamo che ne seguano molti altri, declamati da quelli che in genere sono i menestrelli di tutti i nostri pranzi e delle nostre cene, e quindi anche di questa cena unica e speciale.

E magari dirà “Ma che gente strana viveva in quell’epoca!”

 Sì….....Ma a noi ce ne frega qualcosa?

  E QUESTO VINO E'

BONO E SA DI MALVASIA UN 

BRINDISI ALL'IMMANE ED ALLA COMPAGNIA