giovedì 14 settembre 2023

La mia Capsula del Tempo

 E vai, alla fine ho fatto la mia capsula del Tempo, ci ho messo dentro solo una cosa e  da ora in poi, conoscendomi comincerò a fantasticarci sopra.

Sarà mai ritrovata?

E se sì, dove sarà ritrovata?

E quando?

Magari invece non la troverà mai nessuno, o forse sì, tra mille anni........

e mi torna in mente il racconto che ho scritto alcuni anni orsono, dove la mia fantasia è andata a briglia sciolta.




L'Epopea di Trepi

Trepi non era un tipo comune, o meglio non era un tipo come tutti gli altri, o meglio ancora,  gli altri, quando parlavano di lui dicevano tutti che era un pò 'a modo suo'.
Cosa volessero dire con quel 'a modo suo' probabilmente neanche loro lo sapevano, ma istintivamente sentivano che il modo di pensare di Trepi, il modo di fare di Trepi, il modo di parlare di Trepi era proprio diverso da quello che invece caraterizzava un pò tutti loro.
Il risultato era stato che comunque sentivano che Trepi era qualcosa più di loro e per quello lo rispettavano, qualcosa di diverso da loro e per quello lo temevano, qualcosa di incomprensibile per loro e per quello lo sfottevano, ma il risultato di tutto ciò è che comunque alla fine ciascuno era orgoglioso di conoscerlo e di poter dire 'sono amico di Trepi', anche se proprio amicizia non era, ma forse più lo sfoggio di qualcosa che faceva dire 'ma guarda quello è amico di Trepi' e quindi un aumento del prestigio personale.
Forse fu per questo e per altro ancora che alla fine il suo nome diventò semplicemente Pi scritto però P e più tardi, ma molto più tardi, dopo le vicissitudini che vi racconterò, divenne 'Il P' assurgendo a quell'importanza e a quella gloria imperitura che un articolo può dare a un nome. Ci possono essere centomila P, ma solo uno diventa Il P, e non c'è niente da fare.
Ma torniamo a noi!
P, come lo chiameremo noi da qui in avanti,  stava da una parte del mare, del grande mare, nessuno sa se dalla parte est o dalla parte ovest, ma comunque quello che si sa era che stava di là dal mare a seconda da quale parte si guarda. Della sua vita sappiamo solo notizie framentarie che giungono dai luoghi più impensati. C'è chi lo descrive, chiamandolo Pi,come un cavaliere, raffinato conoscitore dello scibile umano, dei megabyte e dei giga, dei quali purtroppo oggi si è persa la conoscenza e se ne parla solo grazie a pochi reperti che sono stati ritrovati da archeologi lungimiranti che hanno capito che quei segni, quei circuiti,  erano qualcosa di più di semplici pezzetti di metallo. Altri parlano di lui chiamandolo Pu, come grande curatore di cervelli a dimostrazione del ritrovamento  di crani aperti e ricuciti, nessuno sa con quale tecnica, ma sicuramente le cicatrici parlano di grande civiltà e di sopravvivenza all'operazione. Tutti i reperti ritrovati hanno in comune una 'P' incisa vicino al lobo frontale. Molti invece parlano di P come di una donna e l'appellano Pa, consolatrice di tutti gli animali ai quali dedicava la sua vita la sua tecnica e le sue conoscenze, fino a diventare per il grande bestiario della terra una specie di dea, che veniva adorata, specialmente dai gatti.
Il mito ha fatto il resto e P è giunto a noi Uno e Trino, Padre e Madre, Dio e Dea.........e tant'altro che ora non sto a dire.
I fatti che vado a  narrare accaddero in  tempi lontanissimi, dei quali solo da poco si è ritrovato il ricordo, grazie a una tavoletta di materiale sconosciuto, rinvenuta casualmente nell'orto di un contadino che zappava per piantare i cavoli.Questo ritrovamento ha aperto le porte di un passato che nessuno di noi immaginava e che .............


"Bertingause! Bertingause! La zuppa è pronta...ti decidi a venire a mangiare prima che i tuoi figli te la facciano fuori tutta?"
"Arrivo Malorna, arrivo e dì ai ragazzi che se si azzardano a mangiare un mestolo della mia zuppa, assaggeranno il bastone sulla schiena. Fammi finire di piantare questi tre cavoli..........oh! Ma questo cos'è? Che strano aggeggio..."
"Ma che dici Bertingause? Ti sei messo anche a parlare da solo? Vieni sì o no?"
"Arrivo! Arrivo! Un attimo......devo vedere che questo affare che sta sbucando da sottoterra......" e si rimise a zappare finché non tirò fuori una tavoletta che tanto 'etta' non era e aveva non solo la forma strana di una barca senza sponde ma anche le dimensioni di quella specie di zattera con la quale lui andava a pescare i salmoni solo che questa era affusolata in cima e più piatta in fondo ed era fatta di un materiale leggerissimo, tant'è che potè mettersela con un pò di fatica sotto il braccio e trascinarla a casa, ma la cosa più strana è che era tutta segnata da incomprensibili disegni e segni per lui indecifrabili

Passarono gli anni e la strana barca un giorno di circa seicento anni dopo capitò in mano a un giovane che la scoprì nella cantina di suo nonno.
Farolfo era un ragazzo curioso e aveva anche un certo grado di cultura, sapendo leggere e scrivere e far di conto. Si mise a guardare la lunga e affusolata tavola e decise che era una cosa piuttosto antica e seppe che avrebbe fatto bene a portarla a Megrofina, una tizia strana, che raccontava cose incredibili, di antiche civiltà, di regni splendidi, di paradisi perduti. Tutti pensavano che fosse un pò tocca, ma non lui che fin da quando era bambino si era appassionato a tutte le cose che lei diceva. Ricordava ancora quando aveva parlato di strane torri alte fino al cielo...
"E in queste torri abitavano migliaia di persone e erano torri fatte di vetro e di ferro che dondolavano al vento.....per arrivare in cima usavano dei congegni che volano in alto e lasciano le persone davanti alla loro abitazione e poi c'erano delle strane palle di luce che illuminavano la notte fino a farla splendere come se ci fosse il sole ....e gli uomini parlavano lingue diverse ed erano anche diversi tra loro,chi chiaro di pelle, chi scuro, chi giallo........"
Quando Megrofina parlava tutti l'ascoltavano affascinati loro malgrado, ma poi qualcuno scuoteva il capo e si toccava la fronte facendo chiaramente capire che non aveva tutti i lunedì a posto.
E a proposito di lunedì Megrofina parlava sempre di un grande globo sospeso nel cielo, che con la sua pallida luce illuminava le notti e si divertiva a cambiare forma e a volte si faceva vedere solo sotto forma di esile falce, altre volte scompariva per notti e notti, altre ancora sembrava quella palla con cui da un pò di tempo a questa parte giocavano i ragazzi del villaggio.
Ma quando Farolfo ascoltava questi racconti, vedeva davanti a sé le grandi città con le torri altissime e nel cielo il grande globo che doveva esserci stato una volta. E ci credeva. E fu per quello che andò da lei una sera sfidando il grande gelo che attanagliava perennemente la terra
"Mi caro ragazzo -gli disse Megrofina dopo aver guardato tutti quei segni- non so dirti cosa può esserci scritto sopra questa cosa strana, ma sono sicura che qualnque cosa sia, viene da molto lontano. L'unica indicazione che ti posso dare riguarda questi pochi segni, che ho già visto in altri frammenti giunti fino a noi dal passato. Vedi? Sono questi qui – e indicò con il dito rugoso e ricurvo pochi segni strani che a Farlofo non dicevano proprio niente – Guarda, confrontali con quest'altri....vedi? Sono gli stessi anche se qui sono più dritti e in questa specie di barca pendono a destra.....ecco! Guarda per bene!- e gli fece luce con una torcia più grande che aveva accesa al fuoco – li vedi?
"Sì Megrofina li vedo, li vedo! - rispose eccitato Farolfo – quindi vuol dire che questa è una scrittura, un messaggio, qualcosa che chi l'ha scritto vuole fare arrivare fino a noi...."
"Già – rispose tranquilla Megrofina – questi sono i segni che sono scritti così.....2012D.C........ma cosa vorranno dire?

Il tempo passò e passò ancora e le costellazioni si spostarono nell'arco del cielo
Quando Radon si alzò quella mattina non sapeva che avrebbe fatto la scoperta più importante di tutta la sua vita.
Era giovane e pieno di belle speranze e viveva in un periodo in cui, dopo il buio dei tempi oscuri la mente si riapriva a nuove scoperte e a nuove invenzioni. Qualche tempo indietro un certo Galino aveva fatto un'invenzione che aveva del prodigioso. Aveva trionfato sulle tenebre della notte con una cosa di sua invenzione che spandeva luce nel giro di tre o quattro metri  e questa luce non si consumava come il fuoco. La mente degli uomini era in fermento da quando un altro giovane pensatore aveva teorizzato che Ameropa, il luogo in cui vivevano non fosse altro che una gigantesca palla sospesa nel vuoto.......Lui, intanto sognava sui reperti che aveva trovato e su quelli che gli erano pervenuti dalla sua famiglia, conservati gelosamente di  generazione in generazione da quando la sua antenata Megrofina li aveva definiti la chiave di volta della storia dell'uomo. Primo tra tutti l'esile barca, leggera e maneggevole fatta di un materiale resistente e incorruttibile. Ma il cuore accelerò il battito quando pensò alla grande tavola di pietra che gli era stata portata da Radico, un ragazzotto che pascolava il suo gregge nella collina prospicente. Sin da quando l'aveva avuta davanti a sé aveva intuito di essere davanti a qualcosa di importante. La tavola era coperta di una scrittura fatta con  segni strani,ma la cosa più strabiliante era che c'erano almeno tre scritture diverse tra loro e la cosa ancora più entusiasmante era che uno di quelle scritture lui la conosceva.
Avrebbe dovuto ringraziare Megrofina per il resto dei suoi giorni perché era proprio grazie a lei e alla sua mania di raccogliere le cose del passato che era potuto venire in contatto con quella scrittura e riuscire a comprenderla almeno in parte.Non vedeva l'ora di mettersi all'opera e confrontare con il nuovo reperto le cose misteriose che erano scritte su quella tavola affusolata e leggera che veniva dalla notte dei tempi. L'unica cosa che sapeva era che aveva un solo dato da cui partire.....2012D.C.  Doveva cercare, confrontare, senza stancarsi, senza perdersi d'animo.......cosa che fece per circa trecento ombre lunghe, che era sempre il  modo più usuale  di misurare il tempo,anche se nuovi esperimenti parlavano di ipotesi ardite e meccaniche......... finché un giorno chiese un colloquio con il Grande Maestro del Venerabile Ordine degli Anziani e quando si tròvò al suo cospetto parlò con voce emozionata:
"Grande Maestro ciò che sto per dirti è talmente incredibile che io stesso fatico a dirlo , ma le scritture parlano chiaro, per cui ti prego di ascoltarmi"
"Parla Radon...conosco la tua prudenza e so che non faresti o diresti mai niente di avventato...Ti ascolto"
"Allora ascolta o Grande Maestro! Tu sai che da quando ho l'uso della ragione mi sono dedicato a studiare la tavola misteriosa che è in possesso della mia famiglia da tante di quelle generazioni che ho perso il conto......ecco, senza fare tanti ed inutili preamboli ti posso dire che finalmente ho decifrato i suoi segni e dunque so che cosa c'è scritto,.........ma ciò che c'è scritto è talmente strano, talmente inaudito, talmente stupendo che mi lascia attonito, mi rende euforico e timoroso allo stesso tempo....."
"Bene Radon! Capisco la tua eccitazione, ma non ti sembra che faresti bene a illuminare anche me?"
"Hai ragione, scusami Grande Maestro...dunque ecco ciò che c'è scritto sulla grande tavola:

"Questa è l'epopea di Trepi. Ascoltate voi tutti che ancora potete ascoltare e tramandate ciò che affido a questa tavola che una volta si chiamava surf. Al tempo in cui accaddero questi fatti nuvole nere si stavano addossando all'orizzonte, nuvole predette e non credute. L'anno vecchio se ne era appena andato e il 2012 D.C già annunziava ciò che sarebbe accaduto a breve. L'aria era sempre più carica di elettromagnetismo e il timore incombente di una catastrofe cominciava a prendere forme sempre più precise. Il mondo tutto sapeva che di lì a poco niente sarebbe stato più come prima e che la civiltà splendente che l'uomo viveva avrebbe avuto un duro colpo. Le distanze che ora erano facilmente superabili, a breve sarebbero state insormontabili, la conoscenza sarebbe caduta nell'oblio, il buio della notte non sarebbe più stato vinto dalla luce conquistata dal genio dell'uomo.Fu allora che Trepi decise o decisero di costruire il grande uccello di fuoco, un uccello meccanico sulle indicazioni di un certo Da Vinci, un grande uccello che nutrendosi proprio del nemico del mondo, l'elettromagnetismo, avrebbe coperto le grandi distanze per portare messaggi ai sopravvissuti e riceverne in cambio. Se fu Pi,o Pu, o Pa o se furono tutti e tre insieme ciò non è noto neanche a me che scrivo, io so che fu un tipo un pò a 'modo suo' a restituire la speranza agli uomini e quel tipo si chiamava Trepi, ma più tardi tutti lo chiamarono 'il P.'......Il grande uccello di fuoco volò nei cieli da una sponda all'altra dell'oceano per lungo tempo, fino a che ci fu qualcuno capace e in grado di ricaricarlo, tra lo stupore, l'ammirazione e il terrore degli uomini, che ormai privi delle conoscenze del passato pensarono che fosse un  dio  e lo mitizzarono fino a farlo diventare un'unica leggenda con ' il P'.
Ciò che ho udito è giunto fino a me di generazione in generazione ma ora sento il bisogno di scriverlo anche su questa tavola che affiderò al mare. Chi lo troverà avrà l'arduo compito di diffondere il messaggio che tramanda: Nessuno mai sconfiggerà l'uomo.
Vengo in pace dal grande lago ghiacciato e vado in pace verso  Proto, la stella del mattino. Neber"

Il silenzio regnò totale per un lungo momento poi il Grande Maestro si alzò, si avvicinò a Radon e abbracciandolo gli disse:
"Tu oggi hai reso un grande servizio all'umanità intera. Di qui in avanti questo giorno  sarà dedicato al ricordo del grande P e della sua epopea e il tuo nome non sarà dimenticato".
E fu così che Trepi, quello un pò 'a modo suo' , che un giorno decise che qualunque cosa avrebbe riservato il 2012, sarebbe sempre rimasto in contatto con i suoi fratelli in barba al mondo intero, troneggia in un colossale monumento alla cui base si snoda un corso d'acqua di ampie dimensioni.
Uomo, Donna? Nessuno anche oggi sa dirlo. Il suo volto che nessuno conosce è stato rappresentato sotto le nobili sembianze di un cane il cui sguardo ardito si posa lontano inseguendo un sogno che solo lui conosce mentre corre a perdifiato per la valle e fa incredibili salti sulle rotoballe.

Mah! Qualche volta è salutare e piacevole fare andare a zonzo il cervello. Basta ricordarsi di tenerlo legato con un filo proprio come un palloncino


domenica 10 settembre 2023

Lettera dal passato

 

Lettera di Seneca a Lucilio

Comportati così, Lucilio mio, rivendica il tuo diritto su te stesso e il tempo che fino ad oggi ti veniva portato via o carpito o andava perduto, raccoglilo e fanne tesoro. Convinciti che è proprio così, come ti scrivo: certi momenti ci vengono portati via, altri sottratti e altri ancora si perdono nel vento. Ma la cosa più vergognosa è perder tempo per negligenza. Pensaci bene: della nostra esistenza buona parte si dilegua nel fare il male, la maggior parte nel non far niente e tutta quanta nell’agire diversamente dal dovuto.

Puoi indicarmi qualcuno che dia un giusto valore al suo tempo, e alla sua giornata, che capisca di morire ogni giorno? Ecco il nostro errore. Vediamo la morte davanti a noi e invece gran parte di essa è già alle nostre spalle: appartiene alla morte la vita passata. Dunque, Lucilio caro, fai quel che mi scrivi: metti a frutto ogni minuto; sarai meno schiavo del futuro, se ti impadronirai del presente. Tra un rinvio e l’altro la vita se ne va.

Niente ci appartiene, Lucilio, solo il tempo è nostro. La natura ci ha reso padroni di questo solo bene, fuggevole e labile: chiunque voglia può privarcene. Gli uomini sono tanto sciocchi che se ottengono beni insignificanti, di nessun valore e in ogni caso compensabili, accettano che vengano loro messi in conto e, invece, nessuno pensa di dover niente per il tempo che ha ricevuto, quando è proprio l’unica cosa che neppure una persona riconoscente può restituire


 

Che dire di più? Leggere questa lettera mi ha lasciato letteralmente senza parole e allo stesso tempo ha illuminato la mia giornata.

Grande Seneca, che duemila anni fa ha scritto parole di un'incredibile attualità .

Perché non ho letto prima questa Lettera?


venerdì 8 settembre 2023

Metti una sera a casa

 Metti che una sera sei seduta  sul tuo divano, con un solitario di carte davanti a te, che non va avanti, perché improvvisamente ti è frullata un'idea in testa. E' qualcosa di nebuloso che piano piano prende forma fino a diventare un'immagine e improvvisamente senti che è quella che cercavi, quella che da tanto tempo volevi dipingere su quella grande tela, che nel frattempo è andata a finire nel ripostiglio e si è anche un pò sciupata a forza di spostarla da una parte all'altra.

Ti prendi un attimo di tempo per fissare bene quell'idea, quell'immagine, quei colori che vedi nella tua mente e poi senza più indugi vai a prendere la tela, la spolveri accuratamente, apri la cassetta dei colori, la grande cassetta dei colori, e in un attimo la tua idea si frantuma, scende dentro di te in tanti piccoli pezzetti colorati e di lei  non resta nient'altro che un pulviscolo e la tua rabbia. Rabbia verso te stessa, verso la tua scelta di privilegiare sempre l'acquisto di altre cose e rimandare quello di comprare colori, che costano, che sono diventati sempre più cari, rabbia verso la tua incuria, che nella fretta di rimetterli a posto , nell'arco del tempo, di tanto tempo, li hai buttati alla rinfusa dentro la grande cassetta, senza chiuderli bene, rabbia anche verso i colori, perché anche quelli chiusi bene non sono più utilizzabili. Provi ad aprirli, a strizzarli, ma non c'è niente da fare. I tuoi colori sono tutti secchi. Da qualche tubetto però esce ancora qualche scampolo di colore, insufficiente però per fare quello che volevi.

Metti che guardi quella tela bianca, stesa sul tavolo di cucina,....è così bianca, intonsa, tabula rasa in attesa, e allora senti che la tua rabbia non ha più confini e si porta dietro anche tutte le cose accumulate in un lungo periodo, e senti l'incontenibile bisogno di farla venire fuori subito,  e allora che fai?

Prendi tutti i tubetti, li apri ad uno ad uno e spremi in qua e in là i residui di colore che riesci a trovare e poi con la prima spatola che ti capita tra le mani, ti ritrovi a dare spatolate rabbiose su quei piccoli cumuli colorati, così, a caso, senza dare importanza a dove vai, cosa copri, cosa mischi.....ma guardi e vedi i rossi che si mischiano con i blu, per poi esaurirsi sui verdi, sui gialli,sui neri, creando macchie di colore inattese, vedi macchie di azzurro che veng

KAOS

ono fuori pulite, perché è il colore che è rimasto in quantità maggiore essendo quello che ti è sempre piaciuto di meno, e alla fine di quello sfogo, scopri con stupore crescente, che cio che vedi lo senti tuo, perché comincia a parlarti, a dirti cose che ancora non sai leggere bene, ma che poi riuscirai a capire, di questo ne sei certa, peché hai creato il Kaos, il tuo Kaos naturalmente, qualcosa che ora è lì che ti guarda e  ti aspetta . Il Kaos che è dentro di te e che finalmente sei riuscita a fissare su una tela.

E ti senti meglio.


mercoledì 16 agosto 2023

Il lungo viaggio


Anche se oggi non si direbbe, vista la mia propensione a restare nei dintorni di casa mia, anch'io ho viaggiato e ho visto qualcosa del mondo. 

Le terre di Inghilterra, Francia, Svizzera, Russia, Turkmenistan, Egitto,  Stati Uniti, sono state calpestate dalle mie solette n. 38, per tempi più o meno lunghi, più o meno intensi, più o meno istruttivi.

Già! Da queste terre infatti ho riportato impressioni diverse tra di loro, che però hanno manteuto la mia convinzione di sempre, nata, nutrita e cresciuta nel mio paese.....e cioè che l'uomo è sempre lo stesso, in ogni posto che vai.

 E hai voglia a dire che culture diverse, religioni diverse, usanze diverse, cucine diverse, fanno uomini diversi. Per me non è così. L'uomo, la donna, insomma noi uomini,  (magari oggi dovrei scrivere noi uomine, e magari anche con la e finale capovolta, ma non so come fare),  siamo sempre gli stessi, in ogni parte del mondo, e la parola stessi, non sempre ha un valore positivo, anzi!

Ragion per cui, a un certo punto della mia vita, e dopo aver vissuto tante esperienze, alcune belle, altre meno, dopo aver conosciuto il bene e il male, mica solo quello degli altri, anche il mio, sono arrivata a desiderare altri viaggi.

Non sono andata a cercarli, perché l'Agenzia che li promuove è dentro ciascuno di noi, in un luogo imprecisato del nostro essere, e si fa scoprire solo quando è giunto il momento di trovarla. 

Ha anche un nome. Si chiama "Viaggia e scopri". Nel senso che devi proprio scoprirti, toglierti da dosso, tutte quegli abiti di troppo, anche e soprattutto quelle firme assurde che ti chiedono tanto per renderti una nullità, quelle etichette, che ti vengono appiccicate addosso e che tentano di uniformarti ad altre migliaia di persone.

In genere si comincia con viaggi molto brevi, perché all'inizio ciò che si vede di noi stessi e degli altri potrebbe anche non piacere. 

Io almeno ho cominciato così.

 Addirittura può capitare che al momento della partenza si rinunci al viaggio. Non si perde niente, perché come ho già detto il biglietto è a costo zero...quindi non ci sarà nessun rimborso, andrà solo ritrovata la voglia e il coraggio di rimettersi ai blocchi di partenza.

E così sono cominciati i viaggi dentro me stessa, e sono incredibili, il più delle volte difficili da affrontare, con voli traballanti e atterraggi di fortuna, specialmente i  primi, perché dovevo imparare a gestire i venti contrari, che mi volevano impedire di conoscermi, di trovarmi, di accettarmi, e perché no, anche di piacermi, di sentirmi unica.... ma poi tutto è andato a posto e dopo averne fatti una decina, improvvisamente mi sono acccorta che in me si stava verificado un cambiamento importante.

Credo, anzi sono sicura, di essere ancora lontana dal raggiungimento della mèta che si prefiggono questi viaggi organizzati da me stessa, e cioè il raggiungimento e la consapevolezza della mia unicità, con l'accettazione di tutto ciò che fa parte di me e che mi rende diversa dagli altri.

Ogni viaggio è un'avventura che mi regala qualcosa di nuovo, che magari faceva già parte di me, ma che non riuscivo a vedere, presa come ero a uniformarmi  a ciò che tutti volevano e facevano per rendersi sempre più uguali agli stereotipi di turno.

Ora non più. Per fortuna mia non più.

E può capitare che viaggiando dentro me stessa, riesca a rompere quel muro di cemento fatto dalle convenzioni che ci vogliono tutti uguali, per far nascere un fiore di vita.

Intanto sono contenta di viaggiare così.



mercoledì 19 luglio 2023

La parte più bella


"La parte più bella della mia vita deve ancora arrivare". 

E' il mio mantra da sempre. 

Questa breve frase mi induce a riprendere continuamente fiducia nel domani. 

Si forma incessantemente, caparbiamente, nel mio pensiero, nelle mie meditazioni che non riescono mai del tutto ad estraniarsi dalla realtà incombente, e che tuttavia mi aiutano a superare i momenti difficili della vita.

E' una frase bellissima, piena di fiducia e di scommesse.

Domani è un altro giorno. Come sarà? Comincerà allora la parte più bella della mia vita? Chi lo sa! Ma non importa. Più l'attesa va avanti, più a lungo durano le mie speranze, e intanto io continuo a fare quello che mi pare, anche nei giorni difficili, soprattutto nei giorni difficili.

Spazzo e penso, spolvero e penso, cucino e penso. E il pensiero vola, partendo dai fatti quotidiani, tanto poi so che si allarga,si espande, raggiunge spazi dove si muovono tanti personaggi cari alla mia fantsia. Scrittori, pittori, scienziati, filosofi,santi,musicisti mi vengono incontro e mi portano nel loro tempo sia esso passato o contemporaeo, dove vivono una dimensione perlomeno diversa dal piattume della nostra, mi invitano a considerare le loro parole, le loro opere i loro colori, la loro musica, con occhi diversi, più aperti, più curiosi.

Poi, dopo queste fughe,il mio  sguardo cade inevitabilmente sulla copertina di un libro che mi sta aspettando e che magari ho già letto anche più di una volta, ma io so, che mi dirà sempre qualcosa di nuovo, che ancora non avevo afferrato, o capito.

la parte più bella

E allora, pianto tutto ciò che sto facendo e mi metto a leggere e chi se ne frega dei peli del mio bestiario, della polvere sui mobili! 

Sono questi momenti di grande leggerezza e di nessun senso di colpa. Momenti che mi vengono dal passato, perché sono sempre stata così, fin da che 

ne

ho ricordo.

E anche oggi, in età stramatura continuo a essere me stessa, perché niente vale più  della senzazione che ti da una curiosità appagata che porta con sé un novo dubbio e una nuova voglia di imparare, della voglia sempre verde di sapere, di conoscere di farsi un'opinione diversa dalla corrente odierna, dal desiderio di non farsi trascinare supinamente da questa società liquida, e aggiungo io , vischiosa, che amalgama tutti in un'unica identià consumistica, che non porta a conoscere se stessi e le diversità degli uni dagli altri, che sono il vero arricchimento di una società libera. Io voglio la mia microscopica identità che anche se è visibile solo a me stessa, comunque esiste.

E la voglio, anzi la pretendo da me stessa, magari anche sapendo di restare  da sola, senza sentire il minimo senso di colpa, se per me conta più l'essenza che l'apparenza, mentre aspetto che la parte più bella della mia vita arrivi. 

 

E  così anche oggi, pianto scopa e strofinacci e dopo aver letto, scrivo.




"Oggi, neanche il sole quando sorge, nasce libero"

da Piccoli Pensieri di KB


martedì 27 giugno 2023

Vado al mare

 Ho aperto una nuova pagina sul mio Blog e immediatamente mi sono detta "E ora che ci scrivo?" 

L'ho fatto così, istintivamente, ma consapevole che quando scrivo mi rilasso, che le nuvole nere vanno un pò più in là, e mi lasciano libera di scorrazzare per un po' sotto i raggi del sole o di un temporale estivo, o nella fragranza del profumo dei tigli e anche in quello dei gelsomini.

Sì, proprio nel profumo del gelsomino, di quei gelsomini che erano in quel fazzoletto di terra, che pomposamente chiamo orto, dove vado tutti i giorni d'estate a sedere negli scalini, al riparo di un muro che protegge le mie scorribande nei più fantastici mari del mondo, fino ad arrivare a farmi sentire persino il profumo della salsedine  e un leggero sciabordio delle onde, che arrivano fino ai miei piedi nudi, anche se io so benissimo che non è Fino a 49% su 1 o 2 gelsomini bianchi | Grouponnient'altro che il vento che smuove le foglioline dei pomodori che stanno crescendo e maturando. Lì, appoggiata a quel muro, resto sotto il sole per dieci minuti, ma sono dieci minuti rigeneranti.

I gelsomin erano stati piantati una decina di anni fa e da bravi ragazzi si erano arrampicati su per la rete insieme all'edera e a una rosa rossa.....poi il gelo, di quattro anni fa li aveva seccati e se ne erano andati, senza lasciare traccia.Acer campestre - Wikipedia

Ero rimasta molto dispiaciuta della loro assenza, ma non avevo mai pensato di piantarne altri. Poi, due anni fa, mentre tagliavo l'erba, vidi spuntare alcune foglioline e così seppi che i miei gelsomini non si erano arresi, che ce la stavano mettendo tutta per tornare a vivere e a regalare il loro profumo, e da quel giorno ho seguito la loro rinascita. Ora me li godo insieme a un carpano, un testucchio, un faggio e tante fragole, che hanno deciso di Carpino - Carpinus betulus - Carpinus betulus - Alberi - Carpino - Carpinus  betulus - Alberipropagarsi all'infinito. Nessuna di loro è una pianta per caso e ciascuno di loro mi è caro, perché mi porta a dei ricordi che rinverdiscono ogni volta che il mio sguardo si posa su di loro, prima di chiudere gli occhi al tepore del sole che mi scalda. Così, ogni giorno  prima di lasciarmi cullare dal mio sonnellino pomeridiano di cinque minuti, scorro lievemente col pensiero  sul significato che ognuno di essi ha per me e mi addormento nel mio mare immaginario, che cambia ogni Fragole, promettente inizio di stagione per Parthenopegiorno prospettiva e colore, mentre i gelsomini mi inondano col loro profumo.

 

domenica 11 giugno 2023

Un ricordo lungo 30 anni

  
 
 Un ricordo! E' solo un ricordo....e a me piace ricordare.........
 
 Il Corpus Domini, per tanti anni, 30 per la precisione, per noi Scout è stata una data da ricordare. 
Perché durante questo lungo arco di tempo abbiamo realizzato tutte le nostre Infiorate.
 
Una data da ricordare spesso, per la fatica che ha sempre comportato  la realizzazione del nostro tappeto di 140 mq.
 
 Una data da ricordare per la sfida che si è sempre presentata puntuale il 1° di Maggio, dopo la fiera e la chiusura delle Feste di Sant'Agnese, da noi chiamata familiarmente solo Santa, durante le nostre cene a base di porchetta, baccelli, pecorino e fragole, sfida dalla quale non ci siamo mai tirati indietro e che terminava inevitabilmente con un progetto visionario e ardito e la solita frase "Si può fare. Che ci vuole?". A dimostrazione che l'unione fa la forza.
 
Una data da ricordare per il senso di soddisfazione provata tutti insieme, quando l'ultima manciata di segatura, l'ultimo tappino, l'ultima lettera della scritta, era stata posata sull'enorme foglio bianco, fino a coprire totalmente il disegno fatto  con i pennarelli.

In me rimane tangibile anche oggi il senso di gioia che sentivo stando in mezzo a tutti i miei ragazzi che crescevano e diventavano donne e uomini, e non solo per l'Infiorata in sé, che ho sempre considerato un mezzo per avvicinare grandi e piccoli,  per stare tutti insieme e tutti uguali, sopra un tappeto magico, dove gli anni non contavano più, in quel tappeto grande quanto un appartamento, che per un giorno era la casa di tutti noi, e molto di più per quel senso di vicinanza palpabile che è diventata inossidabile nello scorrere di questi lunghi anni.

Poi c'è stata la Pandemia che per due anni ci ha costretto alla lontananza, e per un attimo abbiamo temuto che questo tempo sospeso avrebbe  scavato un solco non più  colmabile tra ciò che è stato ieri e ciò che è oggi. Ma non è andata così perché  in quei due anni, seppure in forma molto ridotta, la presenza degli scout in piazza c'è stata, e l'Infiorata anche.
 
Perché le cose belle, buone, aggreganti dovrebbero finire? Forse perché le nuove generazioni sono tanto, ma tanto diverse? Diverse senz'altro, altrimenti non ci sarebbe progresso, ma la diversità deve sempre essere costruttiva per servire a qualcosa.
 
Io non so dare una risposta a  questo "perché", se non che bisogna insegnare alle generazioni che si avvicendano che le cose buone, aggreganti, dove uno sono cento e cento sono uno, devono continuare a esistere proprio per il bene dell'Uomo. 

Una cosa però la so e la voglio dire. So che indietro non si torna e che bisogna sempre guardare avanti facendo tesoro di ciò che è stato. 
Io ormai sono 'diversamente giovane', ma  chiunque ha fatto parte dell'avventura dell'Infiorata, sa che ciascuno di noi oltre a tanta fatica, tante abbronzature da muratore e nessuna riconoscenza, ha avuto un premio che personalmente non scambierei con niente: amicizia e ricordi indelebili.

Può chiamarsi Infiorata, può chiamarsi in ogni  altra maniera, ma se qualcuno ha ancora dentro di sé questi valori, non esiti a mettersi in gioco per donarli agli altri, perché servano in modo gratuito a lasciare il mondo un pò migliore di come l'ha trovato. 
 
Spero che anche per chi legge, rimanga sempre non solo un bel ricordo, ma anche una spinta per andare avanti 
 
Ps. - Ho scelto l' immagine di questa Infiorata, non perché sia la più bella, anzi! ma perché parla di unione e di condivisione