martedì 1 settembre 2020

Questa piccola parte della mia vita......Il ritorno

Entro, e mi accoglie il silenzio.
Eppure il portone centrale è completamente spalancato sulla piazza prospiciente, che si allarga davanti a lui.
Più che sentirlo, intuisco che un lieve, lievissimo sorriso mi spiana la bocca, un sorriso che non arriva agli occhi, ma pur sempre un sorriso. Perché d'un tratto ricordo che è sempre stato così, perché ogni volta mi sono domandata come fa quel silenzio ad essere così dominante, anche se si sentono i rumori delle macchine che passano a non molti metri di distanza e le voci delle persone che parlano, si scambiano saluti.......
Anche ora mentre il mio sguardo corre lungo l'unica navata della Chiesa e raggiunge l'altare, sento che quel silenzio avvolge tutto ciò che è lì dentro e istintivamente mi metto in ascolto, per catturare qualche fessura di quella cortina che mi ha sempre estraniato dal mondo esterno, ma non riesco a trovarla.
Mi siedo automaticamente nell'ultima panca, come ho sempre fatto nell'arco dei tanti e tanti anni, che però in quel luogo sono sospesi e  mi ritrovo ad essere sempre la stessa, con i miei mille dubbi, le mie centinaia di domande, con i miei pentimenti e i miei buoni propositi che non riesco a mantenere fino in fondo...... ma con quel bisogno di essere, non di stare, ma di essere, cinque minuti in quel luogo, dove dopo cinque anni lentamente ritrovo me stessa.
Non sono mai stata capace di pregare, o meglio, non sono mai stata capace di pregare nella maniera in cui forse si sono sempre tutti aspettati che io facessi. Non è che non voglio, ma proprio non mi riesce. Per me la preghiera assume la forma di divagazione attraverso la quale il pensiero si libera e dice cose che in altro modo non si sognerebbe mai di dire. Semplicemente guardo, osservo gli angioletti che si rincorrono sulle pareti, mi fermo sulla statua della santa che tiene nella sua mano il nostro paese, e un altro sorriso mi spiana la bocca. Sento che in quel sorriso c'è più dolcezza, perché improvvisamente ricordo che molti anni fa proprio guardando quella mano, invece di pregare con gli altri, costruii la trama di un racconto per ragazzi, dall'improbabile titolo "Le avventure di Bepi e Marilù". 
Poi il mio sguardo vola ancora più in alto, a quel quadro appeso, molto bello quando si poteva guardare da vicino, ma che così, a seconda della prospettiva,   sovrasta in maniera minacciosa proprio la testa della statua, a mò di ghigliottina, togliendo la giusta importanza a due belle opere d'arte . Poi giro gli occhi sulle bandiere delle contrade , che indubbiamente danno colore a quell'ambiente che di per sé è molto bianco. Ma qualche volta il bianco ha ragione di esistere, e questo lo dico per me, che da sempre, quando vado (mi accorgo di aver scritto vado, come se cinque anni di lontananza non fossero esistiti) in quel luogo ho bisogno di leggerezza per andare più lontano col pensiero. Io lo chiamo pensiero, ma sarà davvero solo quello, o un inesprimibile bisogno .....non so neanche io di che, o di chi? Magari lo sapessi! Io so solo che lì sto bene, seduta nell'ultima panca, a pensare ai miei affetti più cari, agli amici, quelli veri,ai fatti della vita, ai tremendi giorni che stiamo vivendo e che sembra non debbano avere fine, alle tante cose fatte tra quelle mura, ai sogni che si sono realizzati e a quelli che ancora aspettano. 
Cerco con gli occhi il crocifisso ai piedi dell'altare e mi accorgo con un piccolo dispiacere che non c'è più. In effetti era così brutto, ma forse era per quello che lo avevo adottato! Me ne faccio una ragione e alzo le spalle. Anche lui è andato nel dimenticatoio allo stesso modo in cui ci sono andata io. I tempi cambiano, le persone anche, le idee vanno avanti, almeno le mie.
Dopo aver dato quell'occhiata circolare, una panoramica sul passato, mi concentro nuovamente sul silenzio e il mio pensiero se ne va a zonzo per altre vie. Mi viene in mente il periodo che ho vissuto, quando non riuscivo più a entrare in quella chiesa che per tanto tempo avevo considerato casa. Risento per un attimo quel senso di vuoto terribile nel quale sono stata sola, completamente sola e che mi ha accompagnato per tanto tempo e alla fine capisco che quello era un silenzio diverso da questo che oggi mi fa stare così bene. E in un attimo, come se non aspettassero altro, tante scene della mia vita passata lì, mi scorrono davanti come se fossero un film e rivedo volti che pensavo di aver dimenticato, sento voci stonate che si illudono di cantare bene al ritmo di una chitarra suonata nella notte di natale, nelle notti di tanti natale, e la luce delle candele che accendevo perché il bagliore di quelle piccole fiamme nelle quali tuffavo le mie speranze e i miei desideri e le mie strane preghiere, aiutassero  chi ne aveva bisogno in quel momento . E che importa se quelle persone oggi sono diverse da allora? Non sono forse diversa anch'io?Molto diversa e molto più vera.
il ritorno è come una pinta che fiorisce improvvisamente
Il ritorno è lo stupore dei fiori che non aspettavi più

E oggi  sono nuovamente lì, in altra veste senza dubbio, ma sono lì, e finalmente il sorriso raggiunge gli occhi perché sento che quello che provo ora non è nient'altro che un ritorno. Senz'altro diverso, ma proprio questa è la cosa che mi stupisce di più e che mi fa finalmente sorridere,  perché è un ritorno dove non trovo più niente di ciò che è stato e mi ha fatto male.  Questo mi fa dire che la vita non finirà mai di sorprendermi, perché mi accorgo sempre di più che ci plasma continuamente, ci cambia e ci permette allo stesso tempo di essere le persone di sempre .... è un ritorno che ha bisogno di ritrovare fiducia e poche cose certe, una delle quali, ma non la meno importante, sono io......io cammino e la vita cammina con me. Ci porta da tante parti la vita, ci fa imboccare strade sconosciute, strade in salita, strade che a volte ci fanno passare nuovamente nei posti dove siamo già stati e che vengono visti con i nuovi occhi di chi torna.
Questo, in questa piccola parte della mia vita, è il ritorno, il mio ritorno.

martedì 25 agosto 2020

Quella voce dentro di noi

(Questa piccola parte della mia vita: i 100 metri piani)........e forse è stato quell'attimo di regressione che mi ha fatto rivivere un momento della mia giovinezza e che mi ha fatto sentire giovane tra i giovani, a indurmi ad ampliare il discorso.
 Chi mi conosce sa che mi è sempre piaciuto stare con i giovani, parlare con loro, capire le loro aspettative, condividere le loro delusioni, dare una spinta a chi necessita di un incoraggiamento e tendere una mano a chi ne ha bisogno in qualche particolare momento che la vita fa incontrare a qualsiasi giovane. Né io sono qualcosa di particolare, perché gente come me e anche molto più brava di me a capire i giovani e i loro messaggi, i loro segnali, le loro paure, ce n'è tanta.
Il breve tuffo nella mia gioventù di allora, mi ha messo anche davanti all'abisso che c'è nel modo di vivere di un tempo e quello di ora.
Basti pensare che al tempo dei miei diciotto anni, ancora non si era maggiorenni,perché ciò accadeva solo al compimento del ventunesimo anno. Basta pensare che di vacanze in compagnia di amici, non se ne parlava proprio, specialmente per una ragazza. "Fatti mandare dalla mamma a prendere il latte" di Gianni Morandi, la dice lunga sulla nostra libertà di allora. Figuriamoci di andare all'estero.
Se oggi avessi ancora la possibilità di parlare con i giovani, come ho fatto per tanto tempo, credo che più o meno direi queste parole:

" Ragazzi, di strada da allora ne è stata fatta tanta e oggi avete conquistato diritti e libertà, che noi neanche osavamo sognarci. Eppure siamo riusciti a essere giovani anche noi.
Oggi voi potete viaggiare liberamente dove vi spinge la vostra curiosità e la vostra intraprendenza e questo è bello perché certe cose si fanno solo quando siamo giovani, perché se fatte dopo hanno un altro spessore e un altro significato. Noi non abbiamo potuto farlo. Eppure siamo riusciti a essere giovani anche noi.
A voi oggi è data la possibilità di comunicare visivamente a distanza non solo con la persona del cuore, ma anche con amici e conoscenti dell'ultima ora, magari incontrati a una festa in riva al mare, e da questo punto di vista il mondo non ha più confini. Noi dovevamo accontentarci di scrivere lettere che arrivavano a chi si voleva bene, dopo giorni e giorni e la lontananza molte volte faceva sorgere muri che non cadevano più. Eppure siamo riusciti ad essere giovani anche noi.
Se i giovani della mia generazione sono stati figli del '68, che prima è esploso e successivamente imploso, e  i giovani della generazione dei vostri genitori sono stati i figli di un benessere che si è rivelato illusorio, voi siete i figli della fretta che ha rincorso un benessere che si dileguava. 
Sempre meno tempo da dedicare alla famiglia, sempre più tempo per il lavoro che permettesse di far vivere una condizione ritenuta irrinunciabile, a discapito di tant'altro che invece era l'essenziale.
Pin su Filosofia di vitaDi chi la colpa? Al solito di tutti e di nessuno, ma tutto ciò ha comportato una crescita diversa tra noi e voi. Non parlo di sentimenti, né di affetti, parlo solo di crescita. Voi percorrete il sentiero che abbiamo già percorso noi molto più in fretta, perché avete superato tutti i nostri tabù e siete andati oltre. Ma siamo proprio sicuri che questo oltre sia ciò che è giusto per tutti? O che invece porti anche a forme di egoismo e indifferenza non consapevoli?
Credo che fermarsi a riflettere per un attimo su questa cosa, non faccia male a nessuno, e anzi, sia salutare.
Stiamo vivendo un periodo brutto, non solo noi, ma tutto il mondo, e siamo consapevoli che l'unica arma che abbiamo ad oggi in mano per fronteggiare questo nemico che si chiama Covid, è fatta di distanziamento, di igiene, di cautela e di mascherine. Non abbiamo altro per fronteggiare questo pericolo che non è solo un pericolo per la salute di tutti, compresa anche la vostra, anche se voi, come tutti i giovani, vi ritenete invincibili, forti del fatto che è proprio la vostra gioventù a proteggervi. No! Il pericolo è anche per il futuro, e il futuro siete voi, ma viene preparato dal lavoro dei vostri genitori. E se l'economia si ferma, ditemi voi, che futuro vi si prepara?
Ma se a distanziamento, mascherine e quant'altro, si aggiungono altri due elementi, l'arma che abbiamo per difenderci sarà molto più efficace: affetto e rispetto sono le cose da aggiungere, ed è inutile che scriva verso chi devono essere rivolti. Qualche volta alcune rinunce fanno guardare la vita da un'altra prospettiva e più che altro fanno capire che si può essere giovani ugualmente e magari scoprire cose che forse non si immaginava nemmeno potessero esistere.

Tornerà la movida, torneranno i viaggi all'estero, tornerà l'apericena e si aggiungeranno anche cose nuove, perché è così che funziona di generazione in generazione, ma tutto ciò è giusto che torni quando i tempi saranno sicuri, e il divertimento di una serata in discoteca non voglia dire dolore e lutto per altre persone, magari anche care.

Ho sempre creduto nei giovani, nei loro slanci, nel loro amore per la vita e ci credo anche ora.L'importante è solo fermarsi un attimo a riflettere e ascoltare ciò che la voce che è dentro ciascuno di noi e parla solo a noi, ci dice. Quella voce non mente e bisogna avere la forza di ascoltarla al di là di tante altre voci che, per motivi diversi, vengono a confondere le idee ".

 


Lampi di felicità: i 100 metri piani

Stasera alla  televisione è andata in onda una miniserie sulla vita di Pietro Mennea. In effetti l'avevo già vista qualche anno fa, ma mi ha fatto piacere guardarla nuovamente, perché mi è sempre piaciuta la corsa, avendola anch'io praticata quando ero ragazzina, cioè un bel pò di anni fa.
Ma non mi sarei mai aspettata che l'ultima parte di questo film avrebbe avuto un impatto così potente su di me.
Siamo alla finale dei 200 metri piani e ogni attimo di quella corsa è entrato dentro di me a tal punto che a un certo momento, mentre guardavo le gambe di Mennea che correvano con tutti i muscoli tesi nello sforzo della gara, mi sono accorta che non erano più le sue le scarpe che vedevo, scarpe azzurre, ma le mie, color cuoio e rosse, che mi aveva comprato il mio babbo a Firenze, sapendo che mi dovevo preparare per i cento metri piani delle mie gare studentesche. Avevo già vinto le eliminatorie e anche la staffetta. Ora mancavano i 100 metri, che per me era la gara più importante. Le scarpette erano arrivate inattese e graditissime, un vero paio di scarpe da corsa.................
Ma non volevo divagare, anche perché la sensazione che ho provato stasera ha bisogno di essere fissata subito, altrimenti se ne va, diventa evanescente e prima che ciò succeda voglio scriverla, e scrivendola, viverla nuovamente.
Ero rimasta alle sovrapposizione delle mie scarpe con quelle di Mennea, delle mie gambe con quelle di Mennea, del mio corpo con quello di Mennea, ma cosa molto molto più importante, della mia mente con quella di Mennea, perché io sapevo cosa stava provando lui in quei momenti, anche se lui è un campione e io sono nessuno e dico che è e non era un campione, perché i campioni non muoiono mai.
Chi era Pietro Mennea: carriera, curiosità, vita privata e morte ...E nessuno mi venga a dire che si corre per partecipare, perché non è vero. Si corre per vincere, e nel momento stesso in cui si appoggiano i piedi sui blocchi di partenza, sappiamo che comincia l'agone, la lotta, che spinge a dare tutto di se stesso, per riuscire a tagliare per  primo il filo del traguardo. 
Ed è così che è stato tutto un crescendo e mentre lui correva, io correvo e faticavo e soffrivo perché ero lì per vincere e sentivo i miei capelli al vento e il sudore che scendeva lungo la schiena,  e l'impressione di volare fuori dal tempo e dalla mia dimensione. Ed è così che quando lui ha vinto, anch'io ho vinto e mi sono ritrovata ad alzare le braccia allargate in alto e a gettare indietro la testa e a tirare fuori il grido liberatorio della vittoria.
E per un attimo, un meraviglioso attimo sono tornata ad avere diciotto anni.
Subito dopo mi sono ritrovata sbalordita di me stessa, e mi sono girata indietro sulla seggiola, sperando che nessuno mi avesse visto fare quei gesti e quel grido. Mi è andata bene, ma anche ora, mentre scrivo, incurante se lo faccio bene o male, sento dentro di me una grande felicità, anche perché mi sembra che chi scrive non sia la signora dai capelli bianchi che sono diventata nel frattempo e dopo tanta vita, ma la ragazza di allora che vinse i 100 metri piani in un fantastico pomeriggio di giugno.
Ciao ragazza, è stato bellissimo poter essere nuovamente te, anche se solo per brevi attimi.

lunedì 1 giugno 2020

Un giorno di tanto tempo fa


Ma era comunque un giorno come tanti altri, in cui il sole era sorto al mattino, forse in cielo c'era qualche nuvole e magari tirava pure vento. Insomma un giorno comune, che però dopo le poche parole pronunciate da un uomo che sapeva il fatto suo, sarebbe diventato un giorno speciale, uno di quei giorni che portano un peso sulle spalle, che mai nel tempo, che scorre beffardo, potrà essere tolto. Quell' uomo disse pochissime parole che suonarono così "Ama il prossimo tuo", e queste parole dettero il via al Grande Gioco, che ancora non si è concluso, semplicemente perché anche se qualcunio è riuscito a capire veramente che cosa vuol dire "ama il tuo Prossimo" è stato destinato a rimanere solo, perché nessuno gli è andato dietro, nonostante la buona volontà.
Il fatto è che ciascuno queste parole crede di averle fatte sue, ma non si è accorto di essersele spalmate addosso, adattandole alle proprie esigenze e al proprio modo di essere.
C'è da dire che in nome di queste parole, qualcuno ha fatto cose grandissime e ha sentito che il suo Prossimo doveva andarlo a scovare in Africa, in India, in capo al mondo. Sono state fatte traversate tranoceaniche in nome del Prossimo, ma prima sono state fatte anche tante Crociate. E sempre in nome dell'amore verso il Prossimo sono stati accesi roghi  e alzati muri. Per non parlare di quell'amore verso il Prossimo che ha soggiogato interi popoli e li ha annientati! Ma anche quello è nato come amore verso il Prossimo, un amore costruito e spiegato in maniera splendida e che rendeva lecito tutto ciò che veniva fatto. Ma qui si parla di un Prossimo spinto all'eccesso.
E veniamo a noi. Se qualcuno mi chiede se amo il mio Prossimo, rispondo senza esitare di sì, ma dentro di me so che non è vero. Perché io sono brava, lo so. Io mi commuovo quando sento in televisione le richieste di aiuto che si snocciolano come i grani di un rosario. Io qualche volta pigio il bottoncino del mio cellulare per donare due o cinque euro, a questa o quella associazione,  e mi sento tanto a posto.
Ma mi sento a posto davero? Mi sento a posto quando rinuncio a un pò di vestiti vecchi che metto nel cassonetto che raccoglie per i bambini del terzo mondo? Ho amato il mio Prossimo? Io sono tentata di credere di sì, ma non è mica vero. Eh no! Troppo facile via! E troppo comodo. Non che quando si fanno queste cose, non si facciano cose buone, e parlo solo di elemosine e di piccole rinucie o grandi rinuncie,o anche di ricche donazioni, e certo non di roghi e di discriminazioni....ma non è del tutto amore del Prossimo. E' altra cosa, bella, buona, ma altra cosa.
Ma allora che significato ha "Ama il Prossimo tuo"?
Con un bel pè di presunzione mi sento di dire che "ama il Prossimo tuo" trova la sua spiegazione nella autenticità inequivocabibe della pace che si trova  con se  stessi in certe occasioni neanche cercate della nostra vita. Credo che nella vita di ciascuno ci siano stati momenti in cui si sono attuate veramente quelle parole che ci vengono da lontano e che comunque sono così attuali. Sono momenti  che non hanno niente di grandioso o di eroico, momenti in cui si fanno delle scelte senza neanche a starci pensare troppo,  ma seguendo semplicemente cio che siamo dentro di noi, anche quando non lo sappiamo. Si può decidere  di andare avanti o girare le spalle e fare finta di niente, ma le scelte che verranno fatte porteranno a sentire stati d'animo molto diversi tra di loro.
Per esempio ci si può trovare in un giorno qualsiasi della nostra vita a dire una preghiera in chiesa e vedere che davanti a noi c'è una persona che piange sommessamente. Ci avviciniamo o ce ne andiamo in silenzio? Ma se ci avviciniamo e mettendo una mano sulla spalla di quella persona domandiamo :"Posso fare qualcosa per te"? sappiamo che stiamo per fare nostro un fardello del quale sicuramente non abbiamo bisogno, visto che la vita ne ha per tutti, e forse per condividere un dolore, che magari potremo solo ascoltare e non risolvere, ma la pace che sentiremo dentro di noi  è qualcosa di grandioso e che ci farà inequivocabilmente capire che abbiamo amato il nostro Prossimo. E questo è solo un piccolo esempio.
Chissà perché oggi sono qui a scrivere queste cose. Certo il mio non vuole essere un discorso moraleggiante. Ho detto che io per prima mi dimentico troppo spesso il significato di queste parole che quell' uomo ci ha messo davanti agli occhi con apparente noncuranza e tanta semplicità. Credo di aver scritto, proprio perché sentivo il bisogno di ricordale a me stessa, visto che è tanto più facile e tanto più comodo farne a meno.
Credo che nella società del nostro Tempo "Ama il tuo Prossimo" sia alleviare la solitudine di tante, troppe persone, che vengono dimenticate e lasciate a se stesse, immemori che magari quelle stesse persone in tempi andati hanno dato tanto di sé agli altri. Ha ragione chi dice che la nostra sia "una società liquida" dove tutto scorre troppo in fretta e cade nell'oblio, mentre invece basterbbe così poco a restituire un pò di felicità e più che altro a trovarla per se stessi, nella pace che ci viene data dalle nostre azioni. O perlomeno io la penso così!

venerdì 10 aprile 2020

In Piazza san Pietro, stasera

In Piazza san Pietro, stasera.


Il silenzio del Papa nella Via Crucis in piazza San Pietro, medici ...Suggestione, silenzio che neanche le parole sono riuscite a penetrare. La mente corre verso l'uomo di duemila anni fa che sale al Calvario. Sangue, sudore, fatica, affanno, prostrazione e infine morte. La Via Crucis di allora è la nostra Via Crucis di oggi, momento in cui abbiamo finalmente sentito l'umanità di Cristo legata imprescindibilmente alla nostra umanità, nel dolore e nella fatica di questi giorni . Abbiamo preso la nostra croce e abbiamo seguito l'uomo di Nazareth fino al Calvario, che oggi è anche quello del mondo intero. Guardando il Crocifisso nella piazza deserta, il mio pensiero è corso alle tante, troppe vittime che ci sono state e continuanio a esserci in questi strani giorni, ciascuna in qualche modo crocifissa accanto a lui, con il suo vissuto, la sua vita falciata, incompiuta, i suoi pentimenti, i suoi perdoni da chiedere e da dare. Già una volta l'uomo della croce si voltò verso il ladrone dicendogli che nello stesso giorno sarebbe stato in Paradiso con lui. Anche ora dentro di me voglio sentire quelle parole rivolte a chi non è più tra noi. Sono parole di pace, di speranza , di rinascita.

giovedì 9 aprile 2020

Questo Giovedì Santo

Il Giovedì Santo per me ha sempre avuto un'importanza particolare, perché fino a  dove arriva la mia memoria, non c'è mai stato un anno in cui non abbia vissuto questo giorno con sincera partecipazione, fino a farlo diventare una vera e propria tradizione nella mia vita. Ricordo ancora con nostalgia la mano della mia mamma che, quando ero piccola,  si protendeva verso la mia quando salivamo le scale che portavano alle chiese che andavamo a visitare. Tutto mi appariva bello allora e io mi sentivo felice di andare con mia madre a vedere i tanti fiori che addobbavano gli altari. C'era allora quasi una gara a chi faceva l'altare più bello, più colorato, più caratteristico, ma in ciascuno di loro, quello che aveva più importanza ai miei occhi bambini erano le cascate della veccia, che pazienti mani avevano fatto germogliare al buio e che nella loro semplice e bianca eleganza  davano l'impronta a quelli che da sempre ho sentito chiamare e ho chiamato io stessa 'I sepolcri',
Bronte Insieme/Tradizioni - I Sepolcri del giovedì santoDiventata una signorinella, festeggiavo le vacanze della scuola andando con le mie amiche a fare le tradizionali visite alle chiese. Sguardi furtivi di giovanotti ci seguivano  e ci facevano provare dei piccoli batticuore, che poi ci confidavamo, tra una preghiera e l'altra. Di quegli anni ricordio l'aria. Mi parlava quell'aria, mi diceva che la vita era lì davanti a me,mi inondava di primavera, e di sensazioni nuove, mai provate fino ad allora. Eppure era così semplice la mia vita|! Quella breve passeggiata del Giovedì Santo in mezzo a tanta gente che allora si spostava per andare ai sepolcri, mi faceva sentire felice, viva tra tante persone vive che non avevano sguardi indifferenti, ma festosi, per quella giornata che tornava ogni anno a ricordarci chi eravamo. 
Negli anni successivi,  fui io a protendere la mia mano ad altre manine che si affidavano alle mie, e anche allora nel mio cuore c'era gioia, serenità. Anche negli anni che furono difficili, pieni di incertezze e di tempeste, quel giorno per me continuè ad essere il preludio della resurrezione,e anche se la mia fede non aveva più la freschezza e la semplicità dei miei anni verdi, restò sempre lì con me, vicino a me, pronta a sorreggermi, disponibile a farmi sentire ancora quell'aria profumata che distingue un giorno speciale da un giorno normale. E poi mi sono ritrovata sola a salire gli scalini delle chiese, ad andare incontro agli altari che non erano più festosi, casomai più raffinati, questo sì,  ma ormai vuoti di quella devozione popolare che li faceva così belli, così spontanei. Anche io ero diversa. Più distante, più critica, forse più indifferente, ma mai e poi mai ho rinunciato a quel giorno, che poi, tornata a casa, descrivevo a mia madre, che non poteva più muoversi. Eppure anche allora, con il bagaglio della mia vita vissuta, sulle spalle, sentivo che quei brevi momenti passati in chiesa, con la mente vuota e il cuore non so neanch'io dire come, erano per me un balsamo potente, un aiuto che veniva a darmi forza, coraggio, voglia di andare avanti, anche se ero sempre più sola. Tutti i Giovedì Santi della mia vita. Tutti i miei Sepolcri............................e sono tanti.
Poi è arrivato quest'anno e la rottura di tutto ciò che è stata la nostra vita fino ad oggi. Non solo della mia vita, ma di quella di tutto il mondo. Di punto in bianco ci siamo ritrovati in balia di un nemico invisibile che ci distrugge, che gioca con noi, che ci sbeffeggia. Ci siamo sentiti impotenti, il mondo si è sentito impotente, ma per un breve attimo c'è stato qualcosa di grandioso. L'uomo, solo l'uomo, non più ricco o povero, non più bello o brutto, non più potente o emarginato, ma solo l'uomo...........e Dio, quel Dio mai visto e solo immaginato in mille forme diverse, ma presente da sempre nella sua esistenza. E questo momento che scomparirà, nell'attimo stesso in cui ricomincerà la nostra gara accaparratrice di un posto al sole, incuranti gli uni degli altri, ha avuto la forza di aprire il mare della nostra indifferenza, per traghettarci per un breve attimo in lidi più certi e sicuri.  E poi la la lotta ancestrale per la sopravvivenza della specie, ha un che di meraviglioso nelle tante meraviglie del creato. Di punto in bianco ci siamo ritrovati confinati nelle case, senza la possibilità di vederci, di incontrarci, di poter fare una passeggiata. Con tanto tempo a disposizione e tanto tempo per pensare. Per pensare al virus che è più forte di noi, e per pensare a un futuro che sentiamo sarà molto diverso dalla vita che abbiamo vissuto fino a un mese fa. Un mese fa e basta? Sembra quasi impossibile che sia passato solo un mese, impossibile, perché sembra che siano passati anni, ma cos' è.. Ma è bastato molto meno di un mese per renderci conto della nostra fragilità e del nostro bisogno di potere sperare in qualcosa, in qualcuno. E così siamo arrivati in prossimità della Pasqua e oggi è Giovedì Santo e io non ho la minima intenzione di disattendere il mio incontro con questo giorno. Se non posso andare io in chiesa,come ho fatto ogni anno, troverò il modo di portare la chiesa in casa mia. Come? Io lo so, ma non importa che lo spieghi ad altri. Ciascuno, se vuole , troverà il suo modo per farlo. A me basta pensare che non mi sono arresa, che ho dato continuità a un momento che è importante per me, per il mio spirito che a volte è fragile e ha bisogno di essere sostenuto dalla speranza....e dalla fede. Io ho bisogno di credere.
Stasera c'è una luna bellissima. La chiamano la luna rosa e sembra che grande così la rivedremo solo tra otto anni. Chissà come sarà il mondo allora? Voglio immaginarlo più bello di ora, con la natura che continua a essere bella, come è bella anche ora in questo momento di morte che finalmente non la riguarda, con la natura che si riappropria dei suoi spazi, che tanto stupidamente abbiamo rubato per le nostre effimere voglie. Ecco! Spero, se ci sarò, di ritrovare un mondo ancora più bello di quello che è in questa notte, e con un uomo più consapevole del suo ruolo e del posto che deve occupare in questa nostra terra martoriata dal nostro presuntuoso egoismo. Ecco! Questa è la mia preghiera in questo Giovedì Santo, una preghiera senza manierismi, senza paroloni, senza pretese, una preghiera che mi faccia respirare al di là della mascherina che devo indossare, e mi faccia sentire il profumo di una nuova primavera, non tanto per me, quanto per chi viene dopo di me.