venerdì 7 febbraio 2020

Il cielo è sempre un pò più su

Toccare il cielo con un dito! E chi non lo vorrebbe? E magari qualche volta ha pensato anche di riuscirci, salvo poi  capitombolare nuovamente nella melmosa pozzanghera della delusione. Bah! La vita è fatta così, ma che magra consolazione e io non ci sto, non ci sto proprio.
Un bel pò di anni fa un amico che era uso parlarmi per aforismi soleva rispolverarmi di tanto in tanto il famoso "Si nasce incendiari e si muore pompieri!". Io lo ascoltavo, e non sentivo mie quelle parole, così  mi limitavo a fare spallucce. Oggi no. Oggi dico che io non sono nata incendiaria, nel senso che della mia vita non ho mai voluto farne un'epopea da tramandare ai posteri, costasse quello che costasse, nossignori, io la mia vita l'ho sognata piena di ideali, ma possibilmente tranquilla e ricca di affetti. Guardando a ritroso, posso dire che di affetto ne ho ricevuto tanto e tanto ne ho dato, ma per trovare un attimo di tranquillità devo tornare alla  mia infanzia, al massimo fino alla prima giovinezza. Dopo è stato tutto un crescendo, ma non di tranquillità, bensì del suo esatto contrario. E di anni ne sono passati tanti. Lune su lune si sono avvicendate sulle mie esperienze e sui fatti della mia vita, molti dei quali mi hanno tolto il sonno e il sorriso, ma non mi hanno per niente spinto a diventare pompiere, e cioè a gettare acqua su quel piccolo fuoco che è dentro di me e che ho continuamente alimentato con la ricerca di risposte alle tante domande che si sono agitate sempre nella mia testa. Domande colorate dei colori più brillanti, perché io amo il colore, e cullate da una musica speciale che è sempre stata dentro di me e dalla quale non posso prescindere, pur non conoscendo neanche una nota musicale No! Io ho ancora i miei ideali e il mio credo, intatti ora, come tanti anni fa, ai quali dentro di me, e solo dentro di me, ora potrei aggiungere anche l'illusione di quel pizzico di giovinezza, che prima non mi è stata concessa, e che ora, anche a dispetto di me stessa, in certi momenti viene fuori prepotentemente, incurante dei miei capelli bianchi, e mi ricorda che la vita non è immutabile, che le idee possono cambiare, migliorare, evolvere e volare verso orizzonti che fino a un attimo prima non riuscivo a vedere. E allora, in quei momenti, la parte più vera di me è lì, che guarda il cielo e si rende conto che in effetti il cielo è sempre un pò più in su di come lo vedo io e che avrò solo l'illusione di toccarlo con un dito, perché toccarlo significherebbe imprigionarlo dentro confini che invece non esistono se non nella nostra superba arroganza di uomini. E così facendo mi accorgo di vivere nei problemi quotidiani, con i piedi dentro una pozzanghera, ma con la mente curiosa e il cuore vagabondo, sempre pronti a partire verso orizzonti lontani, e più che altro speranzosi di poter aprire ancora un pò di più le tende del mio cielo, di quel cielo, che sicuramente è sempre un pò più in su, ma che mi invita a capire, a cambiare, a rinnovarmi. E nel mio girovagare del pensiero,  crollano tabù e resta solo la parte bella di ciò che mi viene dal passato, e mi permette di andare vero un futuro che io forse non vedrò mai, ma che voglio intravedere più bello, più pulito. E' un sentiero solitario, quello in cui cammino, ma mi permette di ricaricarmi di ossigeno per andare avanti, per sperare, per guardare il cielo sapendo che se non posso toccarlo con un dito, posso almeno imparare a conoscerlo sempre un pò di più, con la libertà che nasce dall'umiltà di chi sa di essere solo una piccola, piccolissima,infinitesima parte di un tutto.

mercoledì 25 dicembre 2019

In nome dei miei

E' Natale....mi viene quasi da dire è Natale anche quest'anno, e lo dico con un certo stupore, perché è un Natale così diverso, così unico nel suo genere, così informale, così minimo, rispetto agli standard dei Natali passati, se torno indietro con la memoria da ora fino a quando ero bambina. E di strada ormai ne devo fare non poca.....questo infatti è il mio settantesimo Natale.Mi concedo quattro anni di smemorata beatitudine, ma poi i ricordi cominciano e sono tanti, netti, così tangibili, che mi pare ancora di poter toccare con le mani le calde pantofoline scozzesi che spiccavano sui regali di allora, di quando avevo quattro anni. Da allora il Natale si è evoluto, si è arricchito, si è dilatato, si è snaturato fino a diventare una delle più effimere feste, dove tutto è luccichio, a discapito di quella luce che ogni uomo dovrebbe cercare e trovare dentro se stesso, al di là che sia credente o semplicemente pensante. 
E' strano accorgersi di come il Natale abbia cavalcato la scia di una cometa illusoria, che si è nutrita della nebulosa del boom economico fino a diventare gigantesca e apparentemente indistruttibile, per poi invece contrarsi in spasmi che l'hanno portata in una crisi che sembra senza soluzioni. Il Natale consumistico, alla fine è diventato ipocritamente quello della salvaguardia dell'ambiente, delle tasse senza paternità, delle attività che chiudono le serrande. 
Ma Natale non è né  questa, né l'altra cosa. Quello che non sappiamo ancora capire è che cosa sia veramente.  Certamente non il disprezzo che viene ostentato da molti, e altrettanto certamente neanche le parole sulluccherose che ci vengono dette dagli altari troppo imbanditi di cose e parole che distolgono la visione, che se ancora non è diretta a Dio, tantomeno lo è verso l'uomo e la sua fragilità, che oggi è una nuova fragilità.
Non ho scelto io di vivere il mio Natale nella maniera in cui l'ho vissuto oggi.
Già nei giorni precedenti però mi ero accorta che sarebbe stato un Natale diverso. Gli altri facessero il Natale che volevano io avrei vissuto il mio che mi portava su una via sulla quale sapevo avrei ritrovato la mia dimensione, il mio vissuto, le regole che mi erano state date e quelle che avevo dato io.Quello che in definitiva volevo per ritrovare me stessa e capire chi ero. E così improvvisamente tutto è stato più semplice, mentre preparavo i cappelletti che non vengono mangiati più da nessuno, ma che la mia mamma preparava ad ogni Natale. Come è stato semplice ritrovare i miei figli e  mio padre mentre impastavo la torta di castagne e con la mente riandavo ai tempi indietro, prima col mio babbo che aiutava sempre nei preliminari della preparazione, e poi con i miei ragazzi che si davano da fare per mescolare e assaggiare, e mescolare e assaggiare nuovamente, finché interveniva la nonna, la cuoca, che decideva che almeno un pò di torta a cuocere nel forno ce la voleva mettere. Quei profumi ritrovati, si sono diffusi nell'aria per giorni, insieme all'odore inconfondibile delle candele, che riportavano il pensiero ad altre candeline accese nell'albero. E quelle candeline accendevano anche il cuore, che si preparava a un giorno diverso da tutti gli altri. E così, in silenzio, giorno dopo giorno, da quando ho tirato fuori il calendario dell'Avvento,  ho riavuto quel Natale, senza volerlo, senza cercarlo. E' lui che ha cercato me e gliene sono grata. Oggi, questa giornata tranquilla, così uguale a tutte le altre, eppure così diversa è stata vissuta in nome dei miei,di quello che mi hanno dato, del tempo che ho passato con loro, di quello che ancora ci passerò, di quel poco che io riesco ancora a dare a tutti loro, di quelli che sono qui con me, di quelli, che sono oltre oceano, di quelli che non ci sono più, ma che in questi giorni sono stati qui, presenti come allora, con noi, anche se solo io lo sapevo. 
Che dire di più se non grazie?

 

mercoledì 11 settembre 2019

World Trade Center

 

 11 Settembre 2001.

Risultati immagini per torri gemelleDa quel giorno il Mondo non è stato più lo stesso e le certezze che credevamo di avere sono crollate nel medesimo istante in cui sono crollate le Torri Gemelle.

"il cambiamento è l'unica cosa permanente e  l'incertezza è l'unica certezza"

Zygmunt Bauman

lunedì 2 settembre 2019

La filosofia delle tagliatelle

La mia mamma, mi ha sempre detto che per fare un buon piatto di tagliatelle, occorrono tre elementi indispensabili: un buon condimento, una bella grattugiata di Parmigiano, e le tagliatelle fatte a mano....
Di questi tre elementi, secondo lei la cosa più importante sono sempre state le tagliatelle, cioè la pasta fatta  con farina, uova e un pizzico di sale.
Maaa......appresa questa cosa, confesso di essere stata presuntuosa perché è stato facile pensare che una volta messi sulla spianatoia questi ingredienti, basti amalgamare il tutto e zac.....il gioco è fatto!!
Mica vero! 
Fare le tagliatelle è un'arte che non scaturisce dall'improvvisazione e dall'accrocco degli ingredienti. Mi spiego. 


Io, per esempio, le prime volte che mi cimentai nella preparazione delle tagliatelle, dopo che mia madre mi ebbe detto che cosa dovevo fare, la guardai, alzai le spalle e dissi: "E che ci vuole?". Lei mi guardò e non disse niente. Mia madre era una donna semplice, ma la sapeva lunga......e così capii immediatamente che mi conveniva fare tesoro della sua lunga esperienza. Infatti, non appena ebbi visto il risultato, invece di ostentare piacere per lo schifo che stavo mangiando, frutto del mio frettoloso lavoro, ammisi con me stessa che forse avrei fatto bene a ritornare sopra la mia presunzione, shiacciarla sotto il calcagno e rimettermi a pensare a quello che faceva mia madre ogni volta che preparava un piatto di tagliatelle. E così facendo, nel tempo ho capito tante cose, prima tra tutte che non basta avere gli ingredienti, ma che questi vanno saputi dosare, ben impastare in modo che l'uovo non sia più uovo e la farina non sia più farina, ma che la cosa che nasce  tra le mie mani stia diventando qualcosa che ha un nome diverso. A questo punto posso partire per fare di quel panetto che mi ritrovo tra le mani una sfoglia, che per essere buona deve essere liscia, consistente ed elastica. Per fare questo devo metterci la mia fatica e col mattarello dare la forma e lo spessore che deve essere proprio quello giusto per fare delle tagliatelle che quando le mangi, ne afferri la bontà.
Il pizzico del sale è indispensabile, è quel qualcosa in più, che sentirai in una buona tagliatella ben impastata, ben spianata e ben tagliata.
La cosa più importante da capire però è che il condimento e il parmigiano, anche se servono ad esaltare la bontà della pasta, non sono quelli che la fanno buona. Ciascuno ci può mettere del suo per condire un piatto di tagliatelle, e ben venga, perché se queste saranno fatte con arte, con fatica e con amore, saranno buone con qualsiasi cosa.

Risultati immagini per tagliatelleChe dire di più se non che anche le tagliatelle possono essere una filosofia spicciola della vita?

Se al posto delle uova e della farina mettiamo altri ingredienti per esempio, che hanno nomi diversi, e in questo momento molto attuali,  il discorso non può andare bene anche per loro?

A questo punto qualcuno potrebbe dirmi;"Ma delle uova e della farina che ce ne facciamo?" 

A me  è già venuto in mente....Provate a pensarci anche voi.

giovedì 15 agosto 2019

Un flash

Quando il 15 agosto per me era bello semplicemente a nominarlo! E non sta qui dire il perché, mi contento solo di ripensare a lui come a un giorno speciale nella mia vita e non per una volta sola, ma per ben tre.
Per me era una festa nella festa. Non più solo ferragosto, non più solo festa dell'Assunta, ma festa mia, tutta mia, proprio mia.
E con un sorriso il pensiero si colora per un attimo della gioia di allora, semplice, pulita, scevra da ogni sentimento che non fosse gratitudine, per quelle manine che si agitavano verso di me dalla culla che ha accolto per tre volte un bambino nuovo, i miei bambini, che proprio il quindici agosto venivano battezzati, a quattro anni di distanza l'uno dall'altro. Gratitudine non so bene neanche io verso chi o che cosa.....forse a quel senso di appartenenza al creato, che allora in me era così vivo, così tangibile, così scevro di domande. Dire grazie mi bastava. So che l'aria intorno era piena di quella gratitudine che nasceva da me e si mischiava ai profumi dell'estate del solleone. Sono giorni quelli, turgidi di calore, di colore, e l'apice è proprio il 15 di agosto e io lo vivevo con tutta me stessa e forse è per questo che anche negli anni a venire questo giorno è rimasto sempre impresso nel mio cuore, come qualcosa di uno e trino, gelosamente chiuso in uno scrigno, che si riapre ogni anno in questo giorno e  anche oggi mi fa dire che la vita è proprio bella.
Un flash! Solo un flash, o forse un raggio di sole che improvvisamente si riaccende anticipando l'alba di questo 15 di agosto, mentre scrivo, seduta al mio tavolino, con la compagnia dei miei ricordi e quella di un grillo che canta attraverso la finestra spalancata sul calore di quest'estate.

Buon ferragosto!

lunedì 12 agosto 2019

senso più senso meno

Mi è sempre piaciuto parlare dei nostri sensi. E non solo dei cinque sensi che ci definiscono  come animali, ma anche di quegli altri che comunque abbiamo, senza riuscire a definirli bene per farli aggiungere a pieno diritto a quelli che ormai ci incasellano nella scienza dei dogmi, un pò, per intendersi come è successo allo spazio tridimensionale, che è ingabbiato in questa definizione, anche se tutti ormai sappiamo che le dimensioni sono molte, ma molte di più e sfuggono alla nostra arroganza incasellatrice, per il semplice fatto che sfuggono al nostro comprendonio. Ma sì!Anche la scienza dopotutto ha i suoi dogmi, proprio come le religioni, ma questo è un argomento a parte che mi piacerebbe molto approfondire, ma non ora.
Ora si parla di sensi. Esistono, come ho appena detto i sensi certificati e tutti sappiamo quali sono, poi ci sono quelli figli di un dio minore e per questo tenuti in scarsa considerazione, senza neanche cercare di fermarci un attimo a rifletterci sopra, e capire che se i primi sono importanti, i secondi non lo sono di meno, perché l'uomo di oggi è il risultato dell'incontro, dello scontro e della fusione dei molteplici sensi che sono racchiusi tutti dentro la sua mente.
Chi non ha mai sentito parlare del senso dell'onore, del senso della giustizia, del senso del dovere,del buon senso, del senso del rispetto e dai dai dai..............? Tutta roba che diamo per scontato e che invece così non è, come del resto non lo è per la vista, il tatto, l'olfatto, il gusto, l'udito.
E parlando sempre di sensi positivi, chi non ha mai sentito parlare del senso del pericolo, di quello della neve, del sesto senso e dai dai dai........?
Tutti questi sensi positivi aggiunti, sono un regalo all'uomo, un dono che non tutti possiedono in uguale misura, ma che fanno di lui l'essere unico e irripetibile che tutti decantano senza saper mai dare una giustificazione plausibile del suo perché.
Ma c'è il rovescio della medaglia, che rende una volta di più giustizia all'imperfezione dell'uomo.
Avete mai sentito parlare del senso del ridicolo, del senso del potere, del senso dell'onnipotenza,del senso dell'opportunismo, del senso del compromesso, del senso della prevaricazione, del senso del tornaconto  e dai dai dai.....?Fortunatamente neanche questi sensi sono distribuiti in maniera uniforme e in uguale misura, e forse sarà colpa del caldo infernale (che parola appropriata!)di questi giorni, ma in questo momento questi sensi, proprio come gli angeli ribelli, stanno girando tutti intorno a noi, dentro di noi, e non so a voi, ma a me fanno venire in mente il teatro dei burattini, davanti al quale il pubblico di chi non ha in dotazione questi sensi si ritrova frastornato, allibito, spaventato, mentre sente finalmente nascere dentro di sé sempre più forte e vigoroso, un senso che pensava di non avere. Il senso dello schifo. E menomale! Chi avrebbe mai pensato che il senso dello schifo, questa parola che già di per sé parla di putridume, potrebbe invece diventare l'aiuto purificatore di un'aria diventata irrespirabile?
Forse per i più quello che ho scritto non ha senso, ma visto che si parla di sensi, aggiungo che c'è anche il senso del non senso ed è quello che prova l'uomo ogni volta che si trova a un bivio della sua vita, nel quale deve scegliere che cammino intraprendere e seguire.


mercoledì 7 agosto 2019

Vi presento l'Autore

Ma...a che ora era l'appuntamento?
ho detto, guardandomi intorno e scoprendo con stupore che l'unica ad essere impaziente sono io. Io che non conto proprio un bel niente. Gli altri lentamente si sono riuniti in un cerchio intorno al grande tavolo centrale, dove sono appoggiati alcuni libri,...diversi libri per essere più precisi.
Cerco di richiamare la loro attenzione.

Ma signori! L'argomento che dovete trattare è di grande interesse e decisamente difficile. Ci vorrà diverso tempo per riuscire almeno a provare a venirne a capo, e quello che dovrebbe essere il più interessato, è in ritardo.....

Nessuno mi ascolta. Sembra che tutti siano molto presi da un'improvvisa conversazione che è nata tra di loro e che esula completamente dall'argomento che dovrà essere trattato.
Mi avvicino lentamente, cominciando a sentirmi anche un pò irritata. Se sapessero quanto tempo ho impegnato per riuscire a organizzare questo convegno, che sta già slittando di oltre venti minuti. I miei ospiti però non sembrano neanche accorgersene di questo tempo che passa, presi come sono ad approfondire un argomento, che mi rendo conto ora, per loro è molto più interessante di qualsiasi convegno. Mi accorgo solo ora che stanno parlando di libri. 

Borges è di spalle, ma mentre avanzo verso di loro, lo vedo allargare le braccia e riesco ad afferrare queste parole:
“Mi sono sempre immaginato il paradiso come una specie di biblioteca”
" Proprio vero - interloquisce annuendo Jules Redard - Quando penso a tutti i libri che mi restano ancora da leggere, ho la certezza di essere ancora felice”.
"Parole giustissime - interviene Pasolini con uno dei suoi rari sorrisi - “Puoi leggere, leggere, leggere, che è la cosa più bella che si possa fare in gioventù: e piano piano ti sentirai arricchire dentro, sentirai formarsi dentro di te quell’esperienza speciale che è la cultura”.

Sono talmente presi dalle loro parole, che non si  accorgono nemmeno che mi sono unita a loro per richiamare la loro attenzione. E' come se io fossi un'ombra che disturba quella luce improvvisa che si è accesa negli occhi di tutti loro,......e così semplicemente mi ignorano-

"Sapete che vi dico? - Tiziano Terzani parla mentre sfoglia un libro tra le mani -
“Ho scoperto prestissimo che i migliori compagni di viaggio sono i libri: parlano quando si ha bisogno, tacciono quando si vuole silenzio. Fanno compagnia senza essere invadenti. Danno moltissimo, senza chiedere nulla."
"Hai proprio ragione - aggiunge Luigi Pirandello col suo accento che non ha perso la lieve calata siciliana - 
“I libri pesano tanto: eppure, chi se ne ciba e se li mette in corpo, vive tra le nuvole”.
"Guarda....mi hai tolto le parole di bocca - ha aggiunto con foga Haruki Murakami -  "Leggevo e rileggevo lo stesso libro molte volte, e a volte chiudevo gli occhi e mi riempivo i polmoni del suo odore. Il semplice annusare quel libro, scorrere le dita tra le pagine, per me era la felicità”.
" E sai perché? Te lo sei mai domandato? - E' solo perché “Non c’è nessun amico più leale di un libro” Hemingway ha inteso dire ciò molto semplicemente, ma tutti gli altri, nessuno escluso, hanno annuito in silenzio con convinzione.

Li guardo ad uno ad uno, mentre dentro di me comincia a farsi strada che il Convegno è già, non solo iniziato, ma sta evolvendo rapidamente in prospettive così semplici e lineari, che da sola non avrei mai potuto neanche lontanamente immaginare. A questo punto non mi interessa più che il mio Ospite sia in ritardo.

"Ma vi rendete conto che "È un viaggio per viandanti pazienti, un libro.”? Baricco è intervenuto con entusiasmo girando il suo sguardo su tutti.
A questo punto, presa dall'entusiasmo Marguerite Duras ha fatto un piccolo passo avanti e ha esclamato - “Leggere, leggere un libro – per me è questa l’esplorazione dell’universo.”.
 “Ricordo che i libri erano come cibo per me quando non avevo cibo.” ha rincarato Bukowski con fervore.
"E la cosa più bella è accorgersi che “I libri migliori sono proprio quelli che dicono quel che già sappiamo.’ ha aggiunto George Orwell

"E più che altro che “Non ci sono libri morali o immorali. Ci sono libri scritti bene o scritti male.”ha detto lentamente Oscar Wilde......e forse voleva aggiungere altro, ma in quel momento l'Ospite è arrivato e mio malgrado sono stata costretta a interrompere quella conversazione che alla fine mi aveva presa totalmente e affascinata oltre ogni dire.....

Signori, vi prego di prendere posto, per poter dare inizio alla nostra riunione. Si dibatterà sul tema:
 
"Anche agli stessi numeri primi «sarebbe piaciuto essere come tutti, solo dei numeri qualunque», senza tuttavia esserne capaci."

 A voi Signori dare una risposta a questo quesito. Inizialmente pensavo che fosse molto difficile dare risposte, ma dopo avervi sentito dialogare, credo che la cosa sia più semplice del previsto.Mi è stato detto che il signor Wilde sarà il vostro portavoce, per cui affiderete a lui i vostri pensieri.

Signori, vi presento l'Autore.