lunedì 2 settembre 2019

La filosofia delle tagliatelle

La mia mamma, mi ha sempre detto che per fare un buon piatto di tagliatelle, occorrono tre elementi indispensabili: un buon condimento, una bella grattugiata di Parmigiano, e le tagliatelle fatte a mano....
Di questi tre elementi, secondo lei la cosa più importante sono sempre state le tagliatelle, cioè la pasta fatta  con farina, uova e un pizzico di sale.
Maaa......appresa questa cosa, confesso di essere stata presuntuosa perché è stato facile pensare che una volta messi sulla spianatoia questi ingredienti, basti amalgamare il tutto e zac.....il gioco è fatto!!
Mica vero! 
Fare le tagliatelle è un'arte che non scaturisce dall'improvvisazione e dall'accrocco degli ingredienti. Mi spiego. 


Io, per esempio, le prime volte che mi cimentai nella preparazione delle tagliatelle, dopo che mia madre mi ebbe detto che cosa dovevo fare, la guardai, alzai le spalle e dissi: "E che ci vuole?". Lei mi guardò e non disse niente. Mia madre era una donna semplice, ma la sapeva lunga......e così capii immediatamente che mi conveniva fare tesoro della sua lunga esperienza. Infatti, non appena ebbi visto il risultato, invece di ostentare piacere per lo schifo che stavo mangiando, frutto del mio frettoloso lavoro, ammisi con me stessa che forse avrei fatto bene a ritornare sopra la mia presunzione, shiacciarla sotto il calcagno e rimettermi a pensare a quello che faceva mia madre ogni volta che preparava un piatto di tagliatelle. E così facendo, nel tempo ho capito tante cose, prima tra tutte che non basta avere gli ingredienti, ma che questi vanno saputi dosare, ben impastare in modo che l'uovo non sia più uovo e la farina non sia più farina, ma che la cosa che nasce  tra le mie mani stia diventando qualcosa che ha un nome diverso. A questo punto posso partire per fare di quel panetto che mi ritrovo tra le mani una sfoglia, che per essere buona deve essere liscia, consistente ed elastica. Per fare questo devo metterci la mia fatica e col mattarello dare la forma e lo spessore che deve essere proprio quello giusto per fare delle tagliatelle che quando le mangi, ne afferri la bontà.
Il pizzico del sale è indispensabile, è quel qualcosa in più, che sentirai in una buona tagliatella ben impastata, ben spianata e ben tagliata.
La cosa più importante da capire però è che il condimento e il parmigiano, anche se servono ad esaltare la bontà della pasta, non sono quelli che la fanno buona. Ciascuno ci può mettere del suo per condire un piatto di tagliatelle, e ben venga, perché se queste saranno fatte con arte, con fatica e con amore, saranno buone con qualsiasi cosa.

Risultati immagini per tagliatelleChe dire di più se non che anche le tagliatelle possono essere una filosofia spicciola della vita?

Se al posto delle uova e della farina mettiamo altri ingredienti per esempio, che hanno nomi diversi, e in questo momento molto attuali,  il discorso non può andare bene anche per loro?

A questo punto qualcuno potrebbe dirmi;"Ma delle uova e della farina che ce ne facciamo?" 

A me  è già venuto in mente....Provate a pensarci anche voi.

giovedì 15 agosto 2019

Un flash

Quando il 15 agosto per me era bello semplicemente a nominarlo! E non sta qui dire il perché, mi contento solo di ripensare a lui come a un giorno speciale nella mia vita e non per una volta sola, ma per ben tre.
Per me era una festa nella festa. Non più solo ferragosto, non più solo festa dell'Assunta, ma festa mia, tutta mia, proprio mia.
E con un sorriso il pensiero si colora per un attimo della gioia di allora, semplice, pulita, scevra da ogni sentimento che non fosse gratitudine, per quelle manine che si agitavano verso di me dalla culla che ha accolto per tre volte un bambino nuovo, i miei bambini, che proprio il quindici agosto venivano battezzati, a quattro anni di distanza l'uno dall'altro. Gratitudine non so bene neanche io verso chi o che cosa.....forse a quel senso di appartenenza al creato, che allora in me era così vivo, così tangibile, così scevro di domande. Dire grazie mi bastava. So che l'aria intorno era piena di quella gratitudine che nasceva da me e si mischiava ai profumi dell'estate del solleone. Sono giorni quelli, turgidi di calore, di colore, e l'apice è proprio il 15 di agosto e io lo vivevo con tutta me stessa e forse è per questo che anche negli anni a venire questo giorno è rimasto sempre impresso nel mio cuore, come qualcosa di uno e trino, gelosamente chiuso in uno scrigno, che si riapre ogni anno in questo giorno e  anche oggi mi fa dire che la vita è proprio bella.
Un flash! Solo un flash, o forse un raggio di sole che improvvisamente si riaccende anticipando l'alba di questo 15 di agosto, mentre scrivo, seduta al mio tavolino, con la compagnia dei miei ricordi e quella di un grillo che canta attraverso la finestra spalancata sul calore di quest'estate.

Buon ferragosto!

lunedì 12 agosto 2019

senso più senso meno

Mi è sempre piaciuto parlare dei nostri sensi. E non solo dei cinque sensi che ci definiscono  come animali, ma anche di quegli altri che comunque abbiamo, senza riuscire a definirli bene per farli aggiungere a pieno diritto a quelli che ormai ci incasellano nella scienza dei dogmi, un pò, per intendersi come è successo allo spazio tridimensionale, che è ingabbiato in questa definizione, anche se tutti ormai sappiamo che le dimensioni sono molte, ma molte di più e sfuggono alla nostra arroganza incasellatrice, per il semplice fatto che sfuggono al nostro comprendonio. Ma sì!Anche la scienza dopotutto ha i suoi dogmi, proprio come le religioni, ma questo è un argomento a parte che mi piacerebbe molto approfondire, ma non ora.
Ora si parla di sensi. Esistono, come ho appena detto i sensi certificati e tutti sappiamo quali sono, poi ci sono quelli figli di un dio minore e per questo tenuti in scarsa considerazione, senza neanche cercare di fermarci un attimo a rifletterci sopra, e capire che se i primi sono importanti, i secondi non lo sono di meno, perché l'uomo di oggi è il risultato dell'incontro, dello scontro e della fusione dei molteplici sensi che sono racchiusi tutti dentro la sua mente.
Chi non ha mai sentito parlare del senso dell'onore, del senso della giustizia, del senso del dovere,del buon senso, del senso del rispetto e dai dai dai..............? Tutta roba che diamo per scontato e che invece così non è, come del resto non lo è per la vista, il tatto, l'olfatto, il gusto, l'udito.
E parlando sempre di sensi positivi, chi non ha mai sentito parlare del senso del pericolo, di quello della neve, del sesto senso e dai dai dai........?
Tutti questi sensi positivi aggiunti, sono un regalo all'uomo, un dono che non tutti possiedono in uguale misura, ma che fanno di lui l'essere unico e irripetibile che tutti decantano senza saper mai dare una giustificazione plausibile del suo perché.
Ma c'è il rovescio della medaglia, che rende una volta di più giustizia all'imperfezione dell'uomo.
Avete mai sentito parlare del senso del ridicolo, del senso del potere, del senso dell'onnipotenza,del senso dell'opportunismo, del senso del compromesso, del senso della prevaricazione, del senso del tornaconto  e dai dai dai.....?Fortunatamente neanche questi sensi sono distribuiti in maniera uniforme e in uguale misura, e forse sarà colpa del caldo infernale (che parola appropriata!)di questi giorni, ma in questo momento questi sensi, proprio come gli angeli ribelli, stanno girando tutti intorno a noi, dentro di noi, e non so a voi, ma a me fanno venire in mente il teatro dei burattini, davanti al quale il pubblico di chi non ha in dotazione questi sensi si ritrova frastornato, allibito, spaventato, mentre sente finalmente nascere dentro di sé sempre più forte e vigoroso, un senso che pensava di non avere. Il senso dello schifo. E menomale! Chi avrebbe mai pensato che il senso dello schifo, questa parola che già di per sé parla di putridume, potrebbe invece diventare l'aiuto purificatore di un'aria diventata irrespirabile?
Forse per i più quello che ho scritto non ha senso, ma visto che si parla di sensi, aggiungo che c'è anche il senso del non senso ed è quello che prova l'uomo ogni volta che si trova a un bivio della sua vita, nel quale deve scegliere che cammino intraprendere e seguire.


mercoledì 7 agosto 2019

Vi presento l'Autore

Ma...a che ora era l'appuntamento?
ho detto, guardandomi intorno e scoprendo con stupore che l'unica ad essere impaziente sono io. Io che non conto proprio un bel niente. Gli altri lentamente si sono riuniti in un cerchio intorno al grande tavolo centrale, dove sono appoggiati alcuni libri,...diversi libri per essere più precisi.
Cerco di richiamare la loro attenzione.

Ma signori! L'argomento che dovete trattare è di grande interesse e decisamente difficile. Ci vorrà diverso tempo per riuscire almeno a provare a venirne a capo, e quello che dovrebbe essere il più interessato, è in ritardo.....

Nessuno mi ascolta. Sembra che tutti siano molto presi da un'improvvisa conversazione che è nata tra di loro e che esula completamente dall'argomento che dovrà essere trattato.
Mi avvicino lentamente, cominciando a sentirmi anche un pò irritata. Se sapessero quanto tempo ho impegnato per riuscire a organizzare questo convegno, che sta già slittando di oltre venti minuti. I miei ospiti però non sembrano neanche accorgersene di questo tempo che passa, presi come sono ad approfondire un argomento, che mi rendo conto ora, per loro è molto più interessante di qualsiasi convegno. Mi accorgo solo ora che stanno parlando di libri. 

Borges è di spalle, ma mentre avanzo verso di loro, lo vedo allargare le braccia e riesco ad afferrare queste parole:
“Mi sono sempre immaginato il paradiso come una specie di biblioteca”
" Proprio vero - interloquisce annuendo Jules Redard - Quando penso a tutti i libri che mi restano ancora da leggere, ho la certezza di essere ancora felice”.
"Parole giustissime - interviene Pasolini con uno dei suoi rari sorrisi - “Puoi leggere, leggere, leggere, che è la cosa più bella che si possa fare in gioventù: e piano piano ti sentirai arricchire dentro, sentirai formarsi dentro di te quell’esperienza speciale che è la cultura”.

Sono talmente presi dalle loro parole, che non si  accorgono nemmeno che mi sono unita a loro per richiamare la loro attenzione. E' come se io fossi un'ombra che disturba quella luce improvvisa che si è accesa negli occhi di tutti loro,......e così semplicemente mi ignorano-

"Sapete che vi dico? - Tiziano Terzani parla mentre sfoglia un libro tra le mani -
“Ho scoperto prestissimo che i migliori compagni di viaggio sono i libri: parlano quando si ha bisogno, tacciono quando si vuole silenzio. Fanno compagnia senza essere invadenti. Danno moltissimo, senza chiedere nulla."
"Hai proprio ragione - aggiunge Luigi Pirandello col suo accento che non ha perso la lieve calata siciliana - 
“I libri pesano tanto: eppure, chi se ne ciba e se li mette in corpo, vive tra le nuvole”.
"Guarda....mi hai tolto le parole di bocca - ha aggiunto con foga Haruki Murakami -  "Leggevo e rileggevo lo stesso libro molte volte, e a volte chiudevo gli occhi e mi riempivo i polmoni del suo odore. Il semplice annusare quel libro, scorrere le dita tra le pagine, per me era la felicità”.
" E sai perché? Te lo sei mai domandato? - E' solo perché “Non c’è nessun amico più leale di un libro” Hemingway ha inteso dire ciò molto semplicemente, ma tutti gli altri, nessuno escluso, hanno annuito in silenzio con convinzione.

Li guardo ad uno ad uno, mentre dentro di me comincia a farsi strada che il Convegno è già, non solo iniziato, ma sta evolvendo rapidamente in prospettive così semplici e lineari, che da sola non avrei mai potuto neanche lontanamente immaginare. A questo punto non mi interessa più che il mio Ospite sia in ritardo.

"Ma vi rendete conto che "È un viaggio per viandanti pazienti, un libro.”? Baricco è intervenuto con entusiasmo girando il suo sguardo su tutti.
A questo punto, presa dall'entusiasmo Marguerite Duras ha fatto un piccolo passo avanti e ha esclamato - “Leggere, leggere un libro – per me è questa l’esplorazione dell’universo.”.
 “Ricordo che i libri erano come cibo per me quando non avevo cibo.” ha rincarato Bukowski con fervore.
"E la cosa più bella è accorgersi che “I libri migliori sono proprio quelli che dicono quel che già sappiamo.’ ha aggiunto George Orwell

"E più che altro che “Non ci sono libri morali o immorali. Ci sono libri scritti bene o scritti male.”ha detto lentamente Oscar Wilde......e forse voleva aggiungere altro, ma in quel momento l'Ospite è arrivato e mio malgrado sono stata costretta a interrompere quella conversazione che alla fine mi aveva presa totalmente e affascinata oltre ogni dire.....

Signori, vi prego di prendere posto, per poter dare inizio alla nostra riunione. Si dibatterà sul tema:
 
"Anche agli stessi numeri primi «sarebbe piaciuto essere come tutti, solo dei numeri qualunque», senza tuttavia esserne capaci."

 A voi Signori dare una risposta a questo quesito. Inizialmente pensavo che fosse molto difficile dare risposte, ma dopo avervi sentito dialogare, credo che la cosa sia più semplice del previsto.Mi è stato detto che il signor Wilde sarà il vostro portavoce, per cui affiderete a lui i vostri pensieri.

Signori, vi presento l'Autore.





















mercoledì 10 luglio 2019

Quel giorno.

Ore 8. Entro in chiesa e mi dirigo dietro l'altare, in quello che viene chiamato 'Coro'. Lì è allestito un tavolino coperto dalla candida tovaglia e un messale. Oltre a me,ci sono altre tre persone. Tra poco avrà inizio la Messa. Ultimamente non sono una grande frequentatrice e non me ne faccio una colpa. Mi conosco bene e so che a momenti di assidua  partecipazione, ne ho sempre alternati altri in cui ho bisogno di farmi domande, di risolvere dubbi e anche di entrare in conflitto col Padreterno, al quale ho sempre dato del tu, ma con grande rispetto, proprio come ho sempre fatto col mio babbo. Se stamani sono entrata in chiesa per rimanerci e non fare la mia solita visitina scappa e fuggi, è perché, la Messa che oggi si celebra è quella per i miei genitori. Non è stato semplice per me decidermi a far dire questa Messa, vai a sapere perché, poi ho pensato al giorno del matrimonio dei miei genitori e allora, invece di pensare alla morte, ho guardato alla vita. Ho annuito dentro di me e mi sono detta che quel giorno, almeno per come me ne avevano sempre parlato loro, era degno di essere ricordato. E così alle otto in punto ero lì ed ero serena. Ma mai avrei pensato che di lì a poco avrei vissuto un momento bello, pieno di calore, di colore, di festa. 
La Messa ha avuto inizio e dopo due minuti e il primo ...preghiamo,....ero già partita, senza che lo volessi, per un'altra strada, un'altra chiesa, un'altra Messa.

#collina #autunno #biforco #paceinterioreMi sono ritrovata senza sapere come,  in una strada in leggera salita e, lasciate le ultime case del paese, solo la campagna rispondeva ai miei occhi, mentre uno scampanio allegro e prolungato mi incitava ad allungare il passo. Più su, a molti metri da me, una ragazza con un mazzolino di fiori in mano, si affrettava con passo leggero verso la chiesetta che sovrastava la strada. Era attaccata al braccio di un uomo magro, vestito con i vestiti della festa, nei quali,lo percepivo anche a distanza, non si sentiva a suo agio, come succede a chi, abitualmente indossa altri panni. Suo padre. La giovane donna sventolava allegramente il suo mazzolino allo stesso modo in cui ad ogni passo sventolava l'ampia gonna che le scendeva fino al polpaccio. Quella ragazza era mia madre, che quel giorno, 10 luglio 1948, andava a sposarsi. Conoscevo molto bene quel vestito di un caldo marrone, arricchito da un colletto di trina avorio, perché anni dopo, diventata una signorinella,  l'avrei non solo rivisto, ma addirittura indossato, tramutato in gonna.Come del resto avrei rivisto anche l'abito grigio a righine che un distinto giovanotto che sarebbe stato mio padre,  indossava, mentre fischiettando aspettava davanti alla chiesa la ragazza che di lì a poco sarebbe diventata sua moglie. Tutto era così tangibilmente vero, che per un attimo ho pensato di nascondermi dietro un albero per non farmi vedere, mentre entravano in chiesa circondati da una piccola folla di parenti e di amici allegri, ridenti ed emozionati. Aria di festa, aria leggera, profumo di fiori, voci amiche, un sì che sento ancora aleggiare intorno a me, mentre le immagini sbiadiscono........................La Messa è finita, andate in pace.

Mi sono riscossa, e per un attimo sono rimasta tra sogno e realtà, un leggero sorriso sulla bocca e una gran pace dentro di me. Quando sono uscita dalla chiesa ho provato un vero, sincero senso di gratitudine per aver vissuto questo momento che per me è stato proprio una Messa.

martedì 9 luglio 2019

In lingua romagnola



Voce di Forrest Gump:
 "Mamma diceva sempre "Devi gettare il passato dietro di te, prima di andare avanti".

Voce Mia:
"Mamma diceva sempre:" Valà valà!!"

Che in lingua romagnola, perché di lingua si tratta e non di dialetto, significa esattamente lo stesso....con l'aggiunta di qualcosina.

giovedì 27 giugno 2019

Dagli Appennini alle Ande

Che caldo oggi! Mi riporta a un pomeriggio di quarant'anni fa, all'improvviso, un flash, mentre spaparazzata sul divano cerco di riposarmi un pò e trovare sollievo a questo senso di fuoco che minuto sopo minuto si impadronisce dell'aria che respiro. Gli occhi sono pesi, c'è voglia di sonno, ma non riesco a dormire,  il sonno non viene, respinto dal baluardo di caldo caliginoso, che si muove davanti ai miei occhi stanchi che crea fate morgane che giungono dal passato e si mischiano con i miraggi dell'odierno tempo, quasi a creare piccoli tasselli del puzzle di una vita. Ho la sensazione di essere la spettatrice di un film che si proietta davanti a me a caso,in una ridda di immagini che devono trovare una collocazione, per avere un senso.
Batto gli occhi e un immagine si forma, li riapro e sono nella mia stanza, nel mio salotto, in mezzo alle mie cose. Li batto nuovamente ed ecco apparire un'altra immagine. Li riapro e quella scompare. E poi un'altra e un'altra ancora. Forse ho bisogno di bere qualcosa di fresco. Suona il campanello. Vado ad aprire con un ghiacciolo al limone in mano.Essere originali va bene. Volerlo essere va male (anonimo), ma io non ho voluto essere originale, mi ci sono ritrovata punto e basta. Dopo due minuti, oltre al ghiacciolo in mano ho anche tre paia  di calzini. Chi ha suonato era il solito 'vo' cumprà' detto in senso affettuoso, che conosco da una vita  e che mi ha anche regalato una pillola di filosofia spicciola: " Qui fa parecchio caldo, ma in Africa molto di più, e c'è molta meno acqua". Già.Mi sento impotente quando vengo scaraventata nei problemi del mondo. Non trovo di meglio da fare, se non mettermi nuovamente seduta sul divano con le gambe stese su una sedia. A una certa età, è bene stare attenti alla circolazione. In mano mi ritrovo i calzini e improvvisamente sorrido perché proprio da quei calzini parte il mio viaggio sconclusionato.




Ghiacciolo al limone
  1. 80 ml di acqua.
  2. 60 gr di zucchero.
  3. 100 ml di succo di limone.
  4. buccia grattugiata di limone.




Stavo mettendo i calzini in un cassetto, quando improvvisamente una fitta di dolore acuto mi ha attraversato la schiena e si è diretta alla pancia, giù in basso. Mi sono fermata per riprendere fiato, ho fatto due telefonate importanti e nel giro di poco più di un'ora sono arrivata a Siena. La stanza è in penombra, ma dalle persiane accostate entrano lame di sole infuocato e io le guardo, chiedendomi se per caso oltre quelle c'è la montagna che sto scalando con sudore, fatica, e qualche imprecazione, Una montagna ammantata di sole e di fuoco, ecco la prima immagine che trova il posto nella pellicola del film di una vita, ma che c'entra con gli altri flash che in questa ora meridiana mi sfrecciano davanti agli occhi? E più che altro che c'entrano le immagini di altre montagne verdi, ventose, ricche di acque? C'entrano c'entrano e mi sto accorgendo che pur non avendo vissuto in prima persona le loro ascese a volte coraggiose, altre volte dolorose, altre ancora piene di sfida, fanno parte della mia vita, perché le ho viste con altri occhi non miei, ma che fanno parte di me, e con le aspettative di chi ha trovato dalle loro vette, spinte esistenziali per dare di volta in volta un nuovo senso al proprio andare. Già. E ora viene il bello. Che c'entra tutto ciò con Machu Picchu? C'entra c'entra, eccome se c'entra. Perché proprio attraverso quegli stessi occhi io vedrò il sentiero che verrà percorso, l'Urubamba che scorre tumultuoso a valle, mi affaccerò sugli orridi senza fine e spazierò per le alte cime, al di sopra delle quali solo il condor può volare.  Vedrò le antiche rovine che hanno accolto la vita di mitici popoli dei quali più che la loro storia parlerà il loro silenzio. Un sogno della mia vita, un miraggio che viene da lontano, nato il 27 giugno di  quarant'anni fa, e che oggi si concretizza senz'altro in maniera più completa che se lo vedessi in prima persona. Già. Allora perché, visto che mi sembra di aver ricomposto il puzzle, perché sento che ancora qualcosa manca? E perché questo qualcosa deve essere proprio Lozzole, un eremo, vicino a Marradi, sperduto tra i monti degli Appennini? Mi sembra quasi un affronto riduttivo alla grandiosità delle Ande e del suo complesso archeologico. Poi mi dico: "Perché no?" In fin dei conti Lozzole è ancora più antico del Machu Picchu...non ce lo scordiamo e non siamo troppo modesti!" E poi capisco perché! Potere del ghiacciolo che mi ha snebbiato le idee. E rivedo i miei passi stanchi che arrancano per una carrareccia, mentre porto in braccio una bambina ed esorto due maschietti ad andare avanti, mentre mio zio, montanaro esperto ci precede col suo solito bastone. E' la montagna con il suo caldo, i suoi ronzii,i rumori furtivi del sottobosco e i profumi dei fiori e l'odore acre della fatica, quello che mi viene in mente. E poi improvvisamente la vedo quella chiesa ora restaurata, ma prima tutta diroccata e per me allora piena di un fascino unico e improvvisamente la sola cosa che sento è il silenzio, e nel silenzio il mio senso di pace, di abbandono totale, di appartenenza. Un attimo di eternità.
Lo stesso attimo di eternità che mi regalano tutti i monti dagli Appennini alle Ande, lo stesso della montagna sconosciuta di quel 27 giugno di quaranta anni fa.

Se qualcuno leggerà queste righe scritte alla rinfusa, probabilmente non ci capirà niente, ma posso dire che fino a due minuti fa non ci ho capito molto neanche io. Ora finalmente sì!