venerdì 6 settembre 2013

Le avventure di Bepi e Marilù°°°°

Ierisera ho visto nuovamente alla televisione 'Lo scandalo della Banca di Roma' con un bravissimo Beppe Fiorello
Semola  
E' un triste fatto di ladrocinio e truffa ai danni della popolazione, di dimensioni colossali, realmente accaduto ai tempi di Crispi e di Giolitti......ma a me è sembrato che potesse essere roba dei giorni nostri tristi giorni. E ci stupiamo se oggi siamo così? Con l'insegnamento che  abbiamo avuto, siamo anche troppo onesti, me lo confermava anche Semola, il gatto più piccolo che abbiamo, che quando crescerà diventerà Artù,..............e  che ierisera si e sgraffignato  quasi tutta una barretta di cioccolato alle nocciole e alle mie rimostranze mi ha detto:

che ti lamenti a fa?
pensa anche tu a magnà.
Non vedi? ce n'è ancora un pezzettino
spicciati e mettila giù nel tuo pancino
prima che arivi quello che è un gatto de concetto
e se lo pappi lui prima d'annasse a letto
La vita cara bella è proprio questa
campa bene chi ha la zampa più lesta.

Trilussa mi perdoni! Non ho potuto fare a meno di trascrivere quello che mi aveva detto il mio gatto e anch'io l'ho assolto, proprio come fu fatto a tutti quelli che parteciparono alla colossale truffa della 'Banca di Roma'.

Bah! meglio andare a vedere  che cosa combinano quei due........
 
 
 
Capitolo quarto


La notte finalmente arrivò e, come in ogni avventura che si rispetti, era buia buia, senza luna e senza stelle e persino senza nuvole. Non c'era proprio niente se non un vecchio gufo bianco che soffrendo di insonnia e di asma, girellava sue giù per il Picco medio brontolando continuamente.
Non c'è nemmeno un cane per scambiare due parole. Dormono tutti.....neanche le zanzare girano più a quest'ora- e andava avanti e indietro provandosi anche a contare le pecore per vedere se il sonno arrivava. Macché!
A un certo punto si fermò interdetto.
Aveva sentito un rumore. Si nascose svelto dietro il tronco di un albero di natale bianco e aspettò incuriosito. Il rumore si ripeté e infine senti distintamente dei passi che si avvicinavano furtivi e poi una voce che bisbigliò:
Marilù sei pronta?
Siiii....siii ....Bepi – rispose una vocina tremula.
Ma che hai?....Non mi verrai a dire che hai paura, eh Marilù? - ribattè bepi che cercava di parlare molto ranquillamente anche se sentiva lo stomaco che si stringeva.
Io paura?!....Ma scherzi?...Non ci penso nemmeno....solo che..... -Marilù sinterruppe peché se avesse detto un altra parola si sarebbe messa a piangere.....ma non doveva....non doveva assolutamente.
Solo che cosa? - Bepi era impaziente di cominciare l'avventura.
Solo che è molto buio! - ribatté lei rabbrividendo e anche lui sentì chiaramente scendergli qualcosa giù per la schiena.
Ma dai! Che vuoi che sia.....vedrai quanto ci divertiremo quando aremo partiti. Vedremo un sacco di cose nuove....conosceremo gente diversa. Non ci sarà più la noia di fare sempre le stesse cose....insomma sarà proprio uno spasso.
Hai ragione bepi, hai proprio ragione! - marilù aconsentì nuovamente convinta
Beh! Che stiamo aspettando? Leghiamo la corda a quel'abete che è sul Picco Medio e caliamoci giù. - ora era nuovamente lei che incitava a proseguire il gioco.
Cominciarono ad annodare la corda con molto impegno e scarsi risultati, sbuffando ed ansimando per lo sforzo, quando a un tratto udirono una voce che li fece sobbalzare.
Così non riuscirete a fare niente di buono! Possibile che non sappiate neanche fare un nodo?
Gufo Tore
E tu chi sei? - chiese Marilù che come tutte le donne faceva sempre prima a riprendersi dallo stupore.
Mi presento....sono Gufo Tore e nella mia vita ne ho viste tante di sciocchezze, ma questa è proprio grossa.
Non sono affari tuoi – si risentì Bepi
Ma voi così rischiate di fare un bel capitombolo – disse il Gufo
Tu non puoi impedirci di vivere la nostra avventura – rispose bepi spazientito.
Quando ero giovane anch'io ho avuto tante avventure, e se avessi avuto qualcuno più giudizioso di me al mio fianco, forse ora non mi troverei così- disse Tore scuotendo il capo tristemente.
Non mi sembra che te la passi proprio male.....Senti Gufo non ti mettere a farci la predica. Noi abbiamo deciso di andare e andremo, capitoooo?
Capito, capito testa dura...vuol dire che verrò con voi – disse il Gufo e rimase stupito lui per primo sentendosi dire quelle parole.


giovedì 5 settembre 2013

Le avventure di Bepi e Marilù°°°

Il meglio di me, stamani l'ho dato per la poesia di Rocco, per cui ora mi sento come una pila con le batterie a terra. Ho bisogno di rimettermi in carica.....sennò oggi chi lavora? 




Capitolo terzo

Decisero di partire di lì a pochi giorni, il tempo di preparare una corda lunga, no anzi....lunghisima....quanto? Nessuno dei due lo sapeva.
Già, è facile a dirsi! - disse marilù – Ma dove la prendiamo questa corda? Io non ce l'ho e nemmeno tu.
Troveremo il modo....vedrai che qualcosa ci verrà in mente. E bepi si sforzò di pensare a cosa potese usare per farla diventare una corda. Le lenzuola no davvero....la mamma se ne sarebbe accorta e poi chissà quante ce ne sarebbero volute. E allora che cosa, che cosa?
Ci sono! Ci sono! -urlò Marilù tutta eccitata – vieni con me bepi...prestoooo! - e senza attenderlo corse verso la chiesetta che si trovava poco lontano.
Bene e allora? - disse Bepi arrivando di corsa – non vedo nient'altro se non un campo di granturco.
Già! E cosa vedispenzolare dalle pannocchie?
I baffi....è vero....i baffi! - gridò Bepi – brava Marilù!
Un fremito corse per il campo di grosse pannocchie bianche che imponenti, ostentavano orgogliosamente grossissimi baffi bianchi arricciati con cura o allisciati verso il basso come esigeva l'ultima moda. Quei discolacci non si sarebbero mica sognati di mettere in atto ciò che temevano?
Anche un coniglio che passava di lì si fermò scandalizzato.
Come potevano osare quei due mocciosi fare un affronto a quel campo di pannocchie che sembrava un esercito pronto per una parata?
Ragazzi andate a casa. Lasciate stare i baffi alle pannocchie – si azzardò a dire timidamente, ma i due erano cosìpresi dai loro pensieri che neanche lo sentirono. Del resto, chi da ascolto a un coniglio? Scosse mestamente il capino bianco, e se ne andò con la coda tra le gambe.
Non si sa mai – disse tra sé mentre si allontanava – potrebbero attaccarsi anche al mio codino.
Intanto bepi e marilù si erano dati da fare e avevano cominciato a staccare gli enormi baffoni che si ammucchiavano ai loro piedi. Ci vollero ore per terminare questo lavoro e alla fine le pannocchie non sembravano più un esercito di generali, ma di giovani reclute.
Non tutto il male vien per nuocere – si dissero filosoficamente lepannocchie fiere del loro nuovo aspetto giovanile.
Intrecciare la corda non fu un lavoro da poco e richiese ancora ore ed ore, mai nostri eroi non sentivano la fatica e mentre lavoravano completarono il loro piano.
Andremo via di notte – disse Bepi – ci daremo appuntamento a mezzanotte, quando tutti dormono e se tutto va come dovrebbe, la mattina successiva saremo nei nostri letti e nessuno si accorgerà di niente.
Ma sei proprio sicuro che ce la faremo a tornare a casa per la mattina?! Chiese Mariulù titubante
Sicuro!! - Bepi non aggiunse altro perché la certezza non l'aveva nemmeno lui. Si grattò un pò la testa, poi un pò la pancia e alla fine riprese dicendo: partiremo la notte del sabato. Abbiamo più tempo per rientrare la domenica mattina. I nostri genitori sanno benissimo che fino a mezzogiorno non ci svegliamo.
Studiata la cosa in tutti i particolari, si guardarono soddisfatti e si salutarono.


Il mattino è spuntato sul mondo


 Stamani, per prima cosa pubblico questa bellissima poesia di Rocco, che mi è giunta ieri improvvisa e gradita.
 In genere prima di commentare una poesia scritta da un altro, aspetto di farla mia, insomma ci ragiono sopra e cerco tra le righe i sentimenti e le motivazioni che hanno spinto a scrivere  quelle  parole invece di altre. Stavolta, l'impatto è stato immediato, e forse ho anche sbagliato, ma questa poesia mi porta visivamente alle soglie dell'autunno, dove l'uomo guarda se stesso e la consapevolezza della propria vita, del proprio andare, dei frutti della sua fatica. Una strada ben definita e piena dei caldi colori che solo l'autunno sa dare, ma che si apre ancora su orizzonti sconosciuti dove scorre la verde linfa della lotta per costruire un mondo migliore.
Alla notte sono lasciati i sogni che aiutano a rimanere giovani a trovare nuove speranze e a ricaricarsi per il nuovo giorno che tra un pò sorgerà ..............






Mi alzo
non so per quanti risvegli
ancora
Il mattino è spuntato sul mondo
luce dell'alba appena scesa dal monte
Mi viene chiesto di imparare
a guardare
più lontano di quanto
si estende l'orizzonte
Mi lavo nell'acqua del mattino
cercando rugiada
che mi dia la possibilità
di portare foglie e frutti
Cammino per strada
e molti destini si agitano
accanto al mio
Chiedo al cielo di avvicinarsi
e che la mia ombra
e l'ombra della terra siano uno
Amo il silenzio
che conserva il tempo
Aspetto che qualcuno
scriva nel mio cuore
che lo stringere la mano dell'altro
prenda la forma di una pausa
Anche oggi ho colto giunchi
per costruire
il cesto della consapevolezza
ma mentre cala la notte
non ne ho che un pugno
Mi rifugio
nella fanciullezza della notte
abbandonando il capo
sulle ginocchia del mattino
Un nuovo giorno sorgerà presto

mercoledì 4 settembre 2013

Le avventure d Bepi e Marilù°°

Io qualche volta proprio non riesco a capirmi! 
Il mondo in questo momento è seduto sopra un barile di dinamite...... se va bene, e io mi diletto a scrivere queste cavolate!
Chissà! forse inconsapevolmente sto tentando di esorcizzare la paura e allora mi ritiro in un mondo che sta sul palmo della mano di una statua, dove non c'è la televisione, dove non ci sono i giornali, dove non si sente parlare di "conflitto mondiale", dove comunque, non posso fare a meno di pensare che c'è una figura tutta bianca anche lei, proprio come i personaggi del mio racconto, che dice con voce forte "mai più guerra!"
Qual'è la cosa giusta? Accettare il 'silenzio degli innocenti' sacrificati al proprio interesse o reagire perché lo scempio di tante vite umane non resti impunito? Ciascuno dentro di sé ha la sua risposta, dettata dalla propria coscienza, ma questo non basta e forse è proprio per questa impotenza che sento dentro di me, che preferisco andarmene a zonzo con Bepi e Marilù e le loro avventure.....................






Capitolo secondo



Sono stanco di andare a fare il bagno in piscina! Non cambia mai niente. L'acqua sa di mentuccia e ormai tutti sanno che con quaranta bracciate si arriva dall'altra parte.
Almeno ci fosse un fiume, o anche un torrente – sospirò lei- eppure sotto di noi c'è un mare grandissimo, e noi dobbiamo contentarci di guardarlo solo dal Picco medio.
Certo sarebbe bello vederlo – azzardò ancora lei timidamente.
Senti Marilù – dise lui – sai che ti dico?.....io non credo che sia impossibile.
Ma dai! Non sai che non c'è mai riuscito nessuno?! Eppure ci hanno provato in tanti!
Si sono arresi troppo presto e non hanno avuto fiducia nelle loro possibilità – rispose lui seguendo il suo pensiero.
Io non ci proverei mai! -  disseMarilù seria seria e molto convinta.
Davvero?! - e Bepi la guardò deluso – io contavo proprio su di te. Gli altri non mi starebbero neanche a sentire, mentre con te avrei scommesso che sarebbe stato diverso e penos che insieme riusciremo a farcela.
Davvero ci avresti scommesso? - domandò lei con un sorrisino di interesse – e perché poi?
Mah!.... mi sembra che io e te ci somigliamo parecchio. Tutti e due abbiamo tanta voglia di avventura e di conoscere cose nuove. Insomma a me sembrerebbe proprio una buona idea.
E come funzionerebbe? - incalzò lei subitamente interessata. Tutta la sua prudenza la potevi vedere su quel ciuffo di ortiche bianche che un poco più in là faceva capolino come a raccomandare di stare attenti. Le guardò per un attimo e poi scosse il capino biondobianco. Beh! Con Bepi non era certo la prima avventura che viveva e tutte erano state divertenti, qualcuna addirittura bellissima. Certo questa era una cosa che faceva sentire i brividi solo a pensarci.....ma insomma!!
Allora? - chiese nuovamente Marilù
Ecco....senti ...ora ti spiego. E Bepi avvicinò ancora di più il suo capo a quello dell'amichetta e abbassando la voce cominciò a parlare con aria da cospiratore mentre gli occhi di entrambi piano piano diventavano sempre più lucenti e vividi.
segue......



martedì 3 settembre 2013

Le avventure di Bepi e Marilù°

 L'idea di scrivere questo raccontino, mi venne un giorno in cui ero alla messa e pare proprio che il mio pensiero vagasse verso altre cose, più che seguire la celebrazione, cosa che mi capita sempre.............non so che farci!
 Nella nostra chiesa, dietro l'altar maggiore c'è la statua che rappresenta sant'Agnese che tiene sul palmo della mano la nostra città. Cominciai a immaginare gli abitanti di quella città e il raccontino cominciò immediatamente dentro di me. Quando ne parlai ai ragazzini che seguivo in quel momento, cercando di insegnare loro un improbabile catechismo, frutto di mie convinzioni radicate, ma non condivise dai più, che se si deve raccontare storielle ai bambini, tanto vale raccontargliele divertenti, questi si mostrarono talmente entusiasti, che nelle domeniche successive, mi sentii molto colpevole di vederli con lo sguardo costantemente rivolto alla statua di sant'Agnese, come se questa santa improvvisamente avesser  attirato tutta la loro attenzione. Il sacerdote, al quale diedi dopo la spiegazione di quello che sapevo bene non essere un  improvviso misticismo, invece di arrabbiarsi, si dimostrò soddisfatto, .........ed essendo un prete di larghe vedute, non mi stupii per niente quando mi disse "almeno stanno fermi e non si annoiano!"
E fu così che anche questo raccontino fu stampato (in proprio naturalmente) e distribuito a tutti i bambini...........altri tempi!







Le avventure di Bepi e Marilù


C'era una volta una città. Non era una città grandissima, anzi devo dire che era proprio piccola, ma così piccola che stava sul palmo di una mano, ma i suoi abitanti non lo sapevano e quando provavano a guardare oltre il bordo del dito mignolo, ma anche del pollice se è per questo, vedevano solamente uno spaventoso interminabile precipizio, in fondo al quale si intravedeva qualcosa di molto simile a un mare, sul quale galleggiavano strane isole tondeggianti.

Questa città, come tutte le città che si rispettano, aveva anche un nome che spiccava bene in vista all'inizio del Viale della Vita, che era la strada più importante e più lunga di quel luogo. Poi c'era la Via della Fortuna, quella della Felicità e quella dell'Amore, ma tutte erano meno grandi del Viale della Vita che portava anche al Municipio, nonché nella piazza più bella della città, che si chiamava appunto Piazza Bella Piazza.

Ah! Scusate. Mi ero dimenticata di dirvi il nome di questa città: si chiamava Biancaneve ma non aveva niente a che vedere con i sette nani. Si chiamava Biancaneve semplicemente perché era bianca come la neve e bianche erano le case, bianchi gli alberi, bianche le persone e anche gli animali, gatti compresi; non c'èra il verso di trovare un gatto nero neanche a pagarlo a peso d'oro.

I suoi bitanti erano convinti che non ci fosse niente di strano in ciò, non sapendo che esistevano altri colori e non sapendo nemmeno che la loro città era nel palmo di una mano di una statua di marmo bianco. I neviani non erano numerosissimi, ma molto organizzati: avevano un sindaco, la giunta comunale, la chiesa, tre o quattro negozi e anche un cinema parrocchiale nel quale la domenica i bambini trascorrevano due o tre ore divertenti.

Era insomma una cittadina tranquilla e industriosa e molto pulita....essendo bianca, ma proprio bianca!

La gente pareva essere felice anche se isolata dal resto del mondo. Dopo il lavoro uomini e donne andavano a passeggio per le amene strade della loro città e per la Via dell'Amore potevi trovare tante coppiette che camminavano mano nella mano, guardandosi negli occhi, mentre invece le persone più anziane preferivano camminare nel Viale della Vita, più tranquillo.....e meno trafficato. I bambini giocavano a tutti i giochi che fanno i bambini di questo mondo e dai loro visi li avresti detti proprio felici come quei due, un maschietto e una femminuccia, che un pò più appartati dagli altri, chiacchieravano animatamente.
segue........

lunedì 2 settembre 2013

La metafora della botte

Ieri finlmente il 'Bravìo delle botti', la corsa che si fa nel nostro paese spingendo le botti lungo tutto il corso della città, che è molto in salita e qualche volta in rovinosa discesa, è stato corso.
Io ormai da svariati anni non vado più a vederlo, perché alla fine la sfilata in costume è sempre quella, i costumi anche, il paese pure e dagli e ridagli,  preferisco passare la mia domenica in altro modo. Però ammiro la costanza di chi ci si dedica, sono contenta che questa bella tradizione trovi sempre gente disposta a farla continauare e penso che per il turista che lo vede per la prima volta sia uno spettacolo degno di nota, vuoi per i colori, vuoi proprio per l'aria che si respira.
Io mi sono limitata a guardare in streaming la corsa delle botti, che dura al massimo sette o otto minuti......e ierisera, mentre guardavo le botti rotolare sul lastricato della strada, spinte da braccia possenti in una corsa in cui le gambe muscolose e allenate degli spingitori danno il meglio di se stesse, mi è venuto spontaneo paragonare la corsa a una metafora della vita, dove la strada è la vita , noi siamo le botti e gli spingitori sono gli eventi, gli entusiasmi, i desideri  che le fanno andare avanti. Qualcuno di loro ierisera è arrivato al traguardo senza alcuna fatica apparente, qualcun altro ha sbandato e poi si è raddrizzato, altri ancora hanno colliso, qualcuno ha mostrato segni di cedimento e di grande fatica. Tutti comunque, chi in un modo, chi in un altro, sono giunti al traguardo. Così è per la vita. La fatica accompagna il nosro andare in ogni caso, anche quando ci sembra di non sentirla..............ma quando si sente e ogni passo diventa una sofferenza credo che sia terribile e solo la volontà alla fine è quella che fa tagliare il traguardo. Quelli sono i veri vincitori del Bravìo e della Vita.

domenica 1 settembre 2013

La piramide, lo zed e i ferrero rocher

Un pò di anni fa mi capitò tra le mani il contenitore dei cioccolatini Ferrrero Rocher, quello in plexiglass, che allora aveva la forma di una piramide. Dopo essermelo rigirato tra le mani, una volta svuotato del suo contenuto, mi chiesi se non fosse il caso di fargli fare un volo, ma il mio amore per tutto ciò che ricorda le piramidi vere e l'Egitto è tale, che invece lo misi da una parte e  lì me ne dimenticai. Fino al giorno in cui, leggendo un articolo apparso su un giornale non appresi che erano stati fatti interessanti esperimenti dentro alcuini modellini fatti a piramide. La cosa mi affascinò subito, per cui andai a ricercare la mia piramidina e anch'io cominciai a 'sperimentare'. Iniziai con un limone, cioè presi un limone lo misi al centro della piramide, lo coprii col coperchio trasparente e me ne andai. Gli altri limoni, presi dallo stesso sacchetto, in parte li lasciai in un piattino all'aria aperta, in parte li misi dentro il frigorifero. Ogni giorno passavo davanti alla piramide e guardavo il mio limone. Dopo circa venti giorni i limoni che erano sul tavolino erano sechi, e dopo un mese quelli dentro il frigorifero diventarono verdi di muffa e poi marcirono. Il limone sotto la piramide era apparentemente come l'avevo lasciato....consistente, con la buccia turgida e vitale. temendo che fose solo un effetto ottico, lo tirai fuori e me lo rigirai tra le mani, ma la sua consistenza era quello di un frutto che giudichiamo 'buono', per cui lo rimisi dentro e mi rassegnai ad aspettare ancora per vedere quanto tempo ci avrebbe messo per deperire e infine morire. Passò così un altro mese e ancora tutto come prima. Ripetei lo stesso esperimento e avendo avuto lo stesso risultato, feci la stessa manovra, cioè lo rimisi al suo posto e aspettai. Dopo quattro mesi il limone era sempre lui, tale e quale, ma io non ero più io, nel senso che non avevo più pazienza, per cui, una volta che l'ebbi  in mano, la tentazione di aprirlo per vedere se dentro c'era ancora succo fu tale, che prima di ragionare presi un coltello e lo tagliai a metà....................e quale fu la mia sorpresa! Non solo il suo interno era succoso come sempre, ma due semi avevano cominciato a germogliare e si vedeva già una piccola fogliolina verde che stava nascendo all'interno del limone. Mi mandai un sacco di accidenti per la mia curiosità, che mi aveva impedito di vedere la fine di un esperimento che forse avrebbe richiesto ancora tanto tempo. ma che poi mi avrebbe dato la giusta soddisfazione. Molte volte mi sono chiesta se alla fine la fogliolina sarebbe uscita fuori o sarebbe rimasta all'interno del limone..........per saperlo dovrei rifare l'esperimento, ma la mia piramide nel frattempo è stata rotta da un ragazzino distratto e anche se ne ho cercata un'altra uguale, non mi è riuscito di trovarla. prima che si rompesse però feci altri interessanti 'esperimenti con una lametta da barba ed è vero che ne uscì nuovamente affilata, con un uovo, che rimase integro per mesi, ma che non ho avuto il coraggio di assaggiare, con il latte che diventò yogurt e quello lo assaggiai anche e che non mi fece male lo si evince dal fatto che oggi sono qui a scrivere. Nel frattempo  i Ferrero Rocher sono sotto una cupola conica, e non me ne faccio di niente.  Forse dovrei costruirla da me, anche con materiale diverso, ma quasi a punirmi per la mia scarsa pazienza, non ci ho mai preso capo.................e comunque sono sicurissima che all'interno di qualiasi piramide ci sono delle forze elettromagnetiche che agiscono sulla materia facendola reagire in maniera diversa dall'usuale............................e chissà perché in questo momento mi viene in mente lo Zed che è nella piramide di Cheope!